SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Prove di diplomazia adriatica: Italia e Albania, 1944-1949

Settimio Stallone

Torino, Giappichelli, 272 pp., euro 27,00 2006

Esiste oramai una storiografia relativamente ampia sull'Albania anche in Italia, con particolare attenzione all'ambito militare, diplomatico e religioso per il periodo precomunista. Lo studio di Settimio Stallone costituisce un contributo significativo allo studio del periodo comunista, soffermandosi sui rapporti diplomatici italo-albanesi nei primissimi anni del regime di Enver Hoxha (1944-1949). Il libro di Stallone si presenta come il primo di due volumi dedicati ai rapporti italo-albanesi, giungendo sino agli anni Sessanta del XX secolo. Lo studio si basa su una ampia ricerca di archivio (Roma, Tirana e Londra), su di una scelta delle fonti a stampa e della letteratura secondaria. Il primo capitolo ricostruisce, in modo davvero dettagliato, la vicenda degli accordi siglati da Hoxha e dal sottosegretario al Ministero della Guerra italiano, Mario Palermo (14 marzo 1945). In questa prima fase si accavallarono una serie di problemi difficilmente risolvibili dal governo italiano: la questione degli italiani (secondo la UNRRA, United Nations Relief and Rehabilitation Administration 24.000, 18.500 militari e 5.000 civili) rimasti in territorio albanese dopo la fine della guerra; le difficoltà oggettive di Roma ad agire in una situazione soggetta (formalmente e sostanzialmente) al controllo della Commissione Alleata di Controllo; e infine il desiderio di rivalsa da parte delle autorità comuniste albanesi, intente a ottenere il massimo di compensazioni per i danni materiali ed umani dell'occupazione italiana. In questo contesto, i comunisti italiani (dalle cui fila proveniva Palermo) non erano di grado di modificare molto la situazione di stallo nei rapporti italo-albanesi. Gli accordi Hoxha-Palermo avviarono comunque una graduale risoluzione del problema del rimpatrio in Italia. Nei capitoli successivi, Stallone descrive la vicenda del console Ugo Turcato, stazionato a Tirana prima del vero e proprio riconoscimento; la chiusura della rappresentanza italiana nel dicembre 1945; il ruolo giocato dall'Albania nella firma del trattato di pace. Il quinto prende in esame i due anni seguiti all'espulsione di Turcato; e infine la instaurazione di relazioni diplomatiche tra Italia e Albania (1949). Per quanto riguarda invece la bibliografia, alcune integrazioni sarebbero state utili. Sulla figura di Hoxha (e sui suoi rapporti con le formazioni militari britanniche) sarebbe stata utile l'introduzione di Jon Halliday alla sua edizione delle memorie di Enver Hohxa (1986). L'aspetto più interessante della ricerca di Stallone in una prospettiva di storia europea più generale è l'intreccio tra le vicende italo-albanesi e l'emergere della guerra fredda: dapprima nell'allineamento con la Jugoslavia titoista (1944-1948), successivamente nel distacco da Tito e l'allineamento con Mosca, che facilitò un limitato riavvicinamento italo-albanese. Sarebbe stata utile una maggiore e più sistematica attenzione al contesto più generale, anche per rendere lo studio più usufruibile dagli studiosi in campi affini.


Guido Franzinetti