SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Ritorno a Tirana. La politica estera italiana e l'Albania fra fedeltà atlantica e «ambizioni» adriatiche (1949-1950

Settimio Stallone

Roma, Edizioni Nuova Cultura, 141 pp., Euro 13,00 2011

Allo studio dei rapporti italo-albanesi nel periodo 1944-1949, pubblicato alcuni anni fa, l'a. aggiunge ora un altro interessante capitolo, che prende in considerazione l'arco temporale successivo, dal maggio 1949, momento della ripresa delle relazioni diplomatiche, al maggio 1950, quando si toccò un nuovo momento di tensione. Fu un anno molto difficile per l'Albania di Hoxha, stretta tra crisi economica interna e isolamento internazionale, dovuti alla rottura con la Jugoslavia di Tito da una parte, e alle difficoltà che presentava il quadro greco dall'altra, sconvolto da una guerra civile che vide fino all'autunno 1949 contrapporsi partigiani comunisti e governo filo-occidentale. Mentre il regime di Tirana sosteneva i comunisti greci, che sarebbero poi stati sconfitti, nel governo di Atene si riaffacciarono le tradizionali ambizioni territoriali sul Nord-Epiro albanese, sostenute a livello internazionale dagli anglosassoni. L'Italia repubblicana, che aveva già risolto il problema della sua sicurezza con l'adesione al Patto atlantico, guardò allora con rinnovato interesse all'Albania, riprendendo la politica della difesa dell'indipendenza e dell'integrità del piccolo Stato adriatico, che aveva seguito, in modo altalenante, fin dalla nascita dello Stato albanese. Proprio dalla sua posizione di membro del Patto atlantico, l'Italia si adoperò per scongiurare l'ipotesi di una spartizione dell'Albania tra una Grecia, di fatto alleata degli occidentali, e una Jugoslavia ormai di fatto cooptata nel campo occidentale. La diplomazia italiana, inoltre, non appoggiò, ma anzi giudicò destinati a sicuro insuccesso, i tentativi di rovesciamento del regime di Hoxha messi in atto dagli anglosassoni con l'ausilio di gruppi e personalità albanesi esuli in Occidente, e promosse, benché senza successo, un comitato di consultazione a quattro (con Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia) per discutere delle questione albanese e adriatica in generale. Gli alleati, tuttavia, guardarono con insofferenza questo ritorno di interesse dell'Italia per Tirana: da una parte si temevano rigurgiti «imperialisti», dall'altra sia a Londra che a Washington si preferiva puntare su nuovi attori quali la Jugoslavia di Tito, ormai cliente degli americani, e la Grecia, tradizionale alleato mediterraneo dei britannici.Il regime di Tirana, da parte sua, guardò inizialmente con attenzione all'Italia sia per ragioni economiche, sia per poter riprendere, su basi diverse, il negoziato su quanto gli sarebbe spettato in base al trattato di pace italiano del 1947, alla cui elaborazione l'Albania, ritenuta «associata» dell'Italia fascista, non era stata ammessa. Il puntuale studio di Stallone, però, evidenzia come Tirana non comprendesse appieno il ruolo che l'Italia poteva ora giocare in campo occidentale in favore dell'integrità dell'Albania, rimanendo piuttosto circospetta circa gli obiettivi ultimi di Roma, sospettando un coinvolgimento italiano nei tentativi di rovesciamento del regime e, infine, generando una nuova temporanea crisi nelle relazioni italo-albanesi.


Luca Micheletta