SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Under Mussolini. Decorative and Propaganda Arts of the Twenties and Thirties from the Wolfson Collection, Genoa

Silvia Barisione, Matteo Fochessati e Gianni Franzone (a cura di)

Introduzione di Gianfranco Pasquino, Milano, Mazzotta, pp. 110, euro 26,00 2002

George L. Mosse, sottolineando l'importanza della ?rappresentazione scenica? quale elemento cruciale del nuovo modo di fare politica in Europa, inaugurò, oltre vent'anni fa, una ricca stagione di studi. Da allora, infatti, molti studiosi hanno indagato il complesso e mai univoco rapporto che ha legato, specie negli anni Venti e Trenta del XIX secolo, arte e politica. I risultati di tale stagione stanno a dimostrare come il fenomeno culturale abbia spesso preceduto e dato forma all'avvenimento politico. Tutta l'ambivalenza di questo rapporto è colta negli articoli che illustrano il ricco catalogo della mostra di Palazzo Ducale. Più volte, infatti, gli autori insistono sul fatto che la realizzazione artistica, benché esplicitamente realizzata in funzione dell'esaltazione del regime, non possa per questo motivo essere deprezzata nel suo valore di opera d'arte. I condizionamenti operati dal fascismo sull'arte del suo tempo furono esterni e si concretizzarono ? si veda il bel saggio di Matteo Fochessati, The Politics of Persuasion: Art and Propaganda under Fascism, pp. 21-8 ? sia attraverso la predisposizione di ?contenitori? (le grandi esposizioni come la Biennale di Venezia, la Triennale di Milano o la Mostra della Rivoluzione Fascista del 1932) connotati ideologicamente (grazie alle loro dimensioni, per esempio, esse stimolavano ?naturalmente? un senso d'orgoglio nazionale), sia in virtù di una attenta gestione degli appalti per quanto concerneva la realizzazione delle grandi opere pubbliche promosse dal regime. Insomma, era l'arte a mettersi al servizio di quel regime politico in quanto in esso gli autori riconoscevano una forma di potere assai più vicina, rispetto alle precedenti, alle loro esigenze ? non solo materiali, ma anche spirituali. Nel piano complessivo dell'opera, che annovera anche i contributi di Franco Ragazzi (Santagata and Salietti: Two Examples of Mural Painting from the Wolfson Collection between the ?Fascistization? of Italy and the Collapse of the Regime, pp. 29-36), di Silvia Barisione (The Decorative Arts in Italy fron the Monza ?Biennale? to the Milan ?Triennale?, pp. 37-45) e di Gianni Franzone (The Demographic Colonization of Libya: Propaganda, Art and Architecture, pp. 47-54) stonano forse le pagine introduttive affidate a Gianfranco Pasquino il quale, nell'articolo Under Mussolini (pp. 15-20), pare non allinearsi al taglio complessivo adottato dagli altri autori. Ben comprendendo le difficoltà di riassumere in pochissime pagine le vicende storiche del regime, lascia però perplessi il fatto che Pasquino abbia fatta propria una interpretazione del fascismo non solo ormai invecchiata (quella, cioè, del fascismo come reazione della classe borghese), ma anche in palese contrapposizione con gli orientamenti del resto degli autori del volume. Ciò detto, il giudizio a proposito del volume rimane ampiamente positivo. Anche attraverso lavori come quello presentato credo, infatti, che possa rafforzarsi una collaborazione interdisciplinare tanto proficua quanto necessaria ai fini dello studio del fascismo.


Andrea Baravelli