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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'eredità Cadorna. Una storia di famiglia dal XVIII al XX secolo

Silvia Cavicchioli

Pubblicazioni del Comitato di Torino dell'Istituto per la Storia del Risorgiment 2001

Il titolo conduce simbolicamente al cuore del libro: è una eredità immateriale quella che ? attraverso il lungo Ottocento ? ben tre generazioni della famiglia finiscono per trasmettere ai loro discendenti. Oggetto della ricostruzione è infatti il tentativo ? destinato ad essere frustrato ? di vedere riconosciuta la nobiltà originaria dei Cadorna, antichissima famiglia pallanzese. Sullo sfondo, dopo il passaggio dei territori dell'alto novarese dal ducato di Milano al Piemonte con la pace di Aquisgrana ? che segna lo smembramento delle proprietà della famiglia tra le due sponde del lago Maggiore e la trasformazione dei Cadorna in sudditi dei Savoia ? c'è un regno percorso dalle agitazioni giacobine ed un piccolo borgo alla sua estrema periferia animato da contrasti internotabilari; e poi mano a mano si stagliano all'orizzonte le vicende del Piemonte preunitario e del Regno d'Italia attraverso il contributo che alcuni esponenti della famiglia offrono alla storia politica e militare. Andata perduta ? per uno strano gioco della sorte ? la documentazione che costituiva la prova diretta della nobiltà, presentata nel 1815 da Luigi Cadorna al Governo di S.M., è il figlio Giovanni Battista (1812-1870) a dedicarsi ad un defatigante lavoro di ricostruzione storico-genealogica con l'obiettivo di riabilitare i destini suoi e dell'intero casato; con il risultato di fallire l'obiettivo agognato e di consegnare invece all'archivio di famiglia l'inusuale e interessante corpus documentario che ha consentito la ricostruzione di Silvia Cavicchioli. È infatti dalle pieghe dei carteggi e delle corrispondenze raccolti e intrattenuti da Battistino che emergono ? nonostante una narrazione un po' prolissa ? gli elementi più significativi a livello interpretativo per quanto riguarda gli aspetti della autopercezione e autorappresentazione di ceto: un problema al centro degli interessi di ricerca recenti sulle nobiltà. Ogni attore infatti di questa vicenda, ed ogni personaggio della famiglia Cadorna, vive in modo particolare e singolare il proprio rapporto con l'idea di nobiltà, oscillante tra aspirazioni velleitarie e tentativi di sottrarsi alle imposizioni e alle logiche del cognome; e si tratta di un rapporto mutevole anche in relazione alle stagioni della vita individuale, oltre che al ruolo ricoperto nella famiglia e nella società. Emblematica da questo punto di vista la distanza che separa i tre fratelli Battistino e Raffaele ? non soddisfatti da inappaganti titoli di servizio e disposti a dedicare tempo e denaro al riconoscimento del loro illustre casato ? e Carlo fondamentalmente estraneo a tali disquisizioni nobiliari, ed incline ad autorappresentarsi sempre, anche e soprattutto di fronte agli elettori in occasione della candidatura politica, semplicemente con la qualifica professionale di avvocato. Che quest'ultimo, perfettamente consapevole del cambiamento in atto ed irreversibile della società, sia figura ormai compiutamente borghese, è confermato proprio dalla sua idea di nobiltà: ?Nella mia opinione la nobiltà non è un peccato né un merito; è una cosa che può, o poteva essere utile; per me è e fu sempre una cosa affatto indifferente? (p. 321).


Emma Ma