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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La teologia della liberazione in America latina,

Silvia Scatena

Roma, Carocci, 110 pp., euro 10,00 2008

La teologia della liberazione ha rappresentato per anni uno dei nodi controversi della ricerca teologica in America latina. Di fronte ad una teologia abituata a ragionare a partire dai grandi principi e dalle essenze, alcuni teologi cristiani proponevano un percorso diverso, cercando di riflettere a partire dall’esperienza viva delle comunità cristiane, proponendo, in altri termini, una teologia contestualizzata. Accusati molto presto di adottare, nell’analisi della società, la metodologia marxista, divennero per molti segno di contraddizione. L’a. di questo saggio, già nota sia per le sue ricerche di grande respiro su alcuni temi fondamentali del Concilio Vaticano II, sia per gli studi sull’America latina, presenta qui una breve e ben documentata sintesi, nello spirito di questa collana, delle origini e degli sviluppi della teologia della liberazione. Abbiamo una presentazione delle premesse, dai preti cosiddetti «fidei donum», il cui ruolo in America latina diventa importante a partire dagli anni ’60, alla nascita delle varie organizzazioni, fino alle due grandi assemblee postconciliari di Medellín e Puebla. In qualche modo, il terreno era preparato dal diffondersi delle Comunità di base e della lettura popolare della Bibbia, per la quale avrebbe avuto un ruolo di grande importanza Carlos Mesters. Prima gli articoli e poi il volume di Gustavo Gutierrez, Teología de la liberación. Perspectivas, apparso a Lima nel 1971, avrebbero segnato l’avvio di questi nuovi orientamenti teologici. Negli anni successivi sarebbero stati i lavori di Leonardo Boff, soprattutto Jesús Cristo libertador (1972), ad accendere le discussioni, mettendo in causa un certo modo di fare teologia. Scatena segue questi percorsi, presentando in modo sintetico ma preciso i vari personaggi coinvolti, le loro opere e il contributo che hanno apportato. Le discussioni si sarebbero riaccese in seguito ai due interventi romani degli anni ’80, il primo più severo, il secondo più moderato, che alcuni avrebbero letto come una quasi-condanna di quella corrente teologica. Tra l’altro, alcune opere, soprattutto di Gutierrez, sfatano quella specie di luogo comune che vorrebbe la teologia della liberazione come un lavoro più sociologico che teologico. La Conferenza di Santo Domingo, del 1992, sarebbe stata l’occasione per un primo bilancio. Era anche necessaria una profonda revisione di quel cammino, revisione proposta dagli stessi autori ricordati. Il che non significa affatto, come avrebbero scritto Sobrino ed Ellacuría (il teologo ucciso in Salvador), che questa teologia sia solo una moda passeggera, poiché il suo correlato, cioè l’oppressione, non è purtroppo una moda ma è in aumento. Tra l’altro, la Nota romana (2007), concernente le riflessioni cristologiche di Sobrino, non solo ha riaperto il dibattito ma lo ha riportato a uno dei grandi temi da cui era partito, la cristologia. Il volume è completato da un’ottima bibliografia, che contribuisce a renderlo un utile strumento di lavoro e di conoscenza di uno dei temi più appassionanti della teologia del XX secolo.


Maurilio Guasco