SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La cruna dell'ago. Craxi, il Partito socialista e la crisi della Repubblica

Simona Colarizi, Marco Gervasoni

Roma-Bari, Laterza, pp. 292, euro 18,00 2005

In sette capitoli gli autori ricostruiscono la vicenda politica italiana dal 1976 al 1993, facendo perno sulla centrale personalità ? per quegli anni ? di Bettino Craxi. Il tentativo politico di Craxi, per gli autori, consiste nell'aspirazione ad attraversare la ?cruna dell'ago? che avrebbe dovuto portare dal sistema politico ormai paralitico della Prima Repubblica alla riforma politica di una Seconda Repubblica. Perciò il lavoro di Colarizi e Gervasoni si apre con l'ascesa di Craxi alla segreteria del PSI nel Comitato centrale dell'hotel Midas di Roma del luglio 1976 e si chiude, con le dimissioni di Craxi dalla segreteria di quel partito, circa sedici anni dopo, nel gennaio del 1993. Questa vicenda è narrata attraverso protagonisti (discorsi, interviste, dichiarazioni, articoli), e osservatori (per lo più editorialisti politici). Viene anche utilizzata qualche fonte archivistica. La novità tecnica più importante è l'uso diretto delle fonti televisive dagli archivi RAI. Al libro si deve riconoscere una rigorosa impostazione obiettiva, senza indulgenze all'agiografia né all'invettiva demonizzante. Faremo due osservazioni. Gli autori omettono forse un'esplicitazione aperta dei limiti da loro attribuiti al sistema politico che Craxi avrebbe voluto modificare. Danno, sì, molto spazio alla vicenda della metamorfosi del comunismo italiano che fa tutt'uno con la storia di Craxi: questa è infatti in gran parte storia del suo conflitto con il comunismo per un'egemonia sulla sinistra italiana. E l'anomalia del sistema politico italiano era l'egemonia comunista a sinistra. Craxi cercava di superarla tentando un presidenzialismo di fatto. Come Mitterrand? Ma questi aveva alle spalle la riforma di De Gaulle e Craxi no. Aveva solo un partito ?medio? ? come lo classificava Bobbio ? e lo alimentava sul filo ad alta tensione della ?questione morale?. Il fallimento di Craxi avvenne sul terreno del consenso: non riuscì mai a raggiungere nemmeno il 15 per cento dei voti dell'elettorato, laddove gli sarebbe stato necessario almeno un 30 per cento. Mitterrand ci era riuscito. Una seconda osservazione che si può fare è che gli autori lasciano un po' nell'ombra la materia economica e finanziaria. Non è che sottovalutino la ?crisi fiscale? che sta nello sfondo di tutta la vicenda italiana di quegli anni. Ma era forse questa, per Craxi, il vero grande ?infila-ago? per introdursi nella cruna della metafora degli autori, fare ? cioè ? per il paese qualcosa di straordinario. Era forse il terreno sul quale avrebbe potuto mostrarsi vincente la carta del decisionismo democratico di Craxi e di una sua possibile sintonia maggioritaria con l'opinione pubblica. Egli lo capì quando parve apparire all'orizzonte una ripresa di ?miracolo economico? ? che sfruttava anche alcune mosse di Craxi, come l'abbattimento della scala mobile. Ma quel miracoletto economico durò quanto un'estate di San Martino perché era effetto secondario di un ciclo internazionale e non un'interna svolta strutturale. Qui sarebbe occorso proprio un duro ?thatcherismo? che era troppo ? tutto sommato ? chiedere a un uomo di sinistra che voleva soprattutto sottrarre i voti ai comunisti.


Luciano Cafagna