SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Integrazione internazionale e sviluppo interno. Stati Uniti e Italia nei programmi di riarmo del blocco atlantico (1945-1955)

Simone Selva

Roma, Carocci, 383 pp., euro 39,70 2009

Questo lavoro di Simone Selva compendia un’ampia ricerca archivistica su un tema a lungo centrale nella storiografia italiana: la reintegrazione del paese nel sistema capitalistico alla fine della seconda guerra mondiale. L’angolo visuale adottato dall’a. è di sicuro interesse poiché mira a fondere due attitudini interpretative che di rado hanno interagito: la connessione che nei primi anni del confronto bipolare ebbe il riarmo europeo con l’integrazione economica atlantica. La tesi che vi si sostiene è semplice: tra il 1950 e il 1955 le amministrazioni Truman e Eisenhower considerarono il legame fra sviluppo economico e sicurezza il ganglio su cui imperniare l’integrazione politica e industriale del blocco occidentale. Un’integrazione che - nel quinquennio considerato - coincise con l’avvio dell’americanizzazione economica e con la consensuale creazione di un sistema di mercato. Se questa tesi è sviluppata da un’infinità di studi, il proposito dell’a. sembra quello di comporre un quadro analitico in grado di mostrare il nesso tra le trattative per il riarmo dei paesi Nato, l’approvvigionamento di materie prime e le principali scelte politico-economiche assunte dai governi italiani alla fine del triennio del Piano Marshall. Questo intento può dirsi assolto in maniera adeguata anche grazie a una buona conoscenza dello sterminato dibattito storiografico che l’a. maneggia con equilibrio e perfino con un ecumenismo a tratti forse eccessivo. Nelle quasi 400 pagine del libro si ha, infatti, la sensazione che egli sia riluttante a prendere apertamente partito tra le maggiori tendenze interpretative che, pur spiegate esaurientemente, costituiscono più lo sfondo della narrazione che l’interlocutore con cui confrontarsi.Se l’analisi di Selva appare persuasiva in molti particolari, alcune valutazioni sui rapporti tra Roma e Washington avrebbero meritato una discussione più approfondita anche alla luce dello status italiano nell’Alleanza atlantica che, almeno fino al 1953, lasciò il paese in una posizione di solo formale parità con gli alleati europei. Così come si può rimanere perplessi di fronte alla scelta di non dare adeguato spazio all’ampio dibattito politico interno che si sviluppò sui vincoli internazionali del paese. Nel complesso, le pagine più riuscite del lavoro di Selva sono quelle dedicate alla nascita e alla gestione delle commesse offshore assegnate dalla Nato ai paesi membri: qui l’a. documenta rigorosamente i passaggi attraverso cui gli Stati Uniti incoraggiarono la razionalizzazione produttiva europea sostenendo un sistema di «produzione integrata» capace di valorizzare le peculiarità economiche dei partner. Il circuito costruito da Washington per accelerare la ricostruzione fu poi affiancato dai programmi finanziati attraverso la burden sharing atlantica e costituì a lungo un rilevante impegno economico del Pentagono. Nello svolgimento della sua argomentazione l’a. rende opportunamente evidente la funzione stabilizzatrice svolta dall’Unione europea dei pagamenti, il cui successo fu garantito anche dal flusso di dollari delle suddette commesse militari.


Mauro Campus