SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Spazi pubblici, discorsi segreti. Istituzioni e settarismo nel Risorgimento italiano

Carolina Castellano

Trento, Tangram, 101 pp., € 11,50 2013

Lo snello volume si compone di tre saggi dedicati alla censura, alla cultura settaria e al rapporto tra settarismo e istituzioni nel Risorgimento, i primi due dei quali riprendono il precedente studio dell’a., Il segreto e la censura. Storia di due concetti nel Risorgimento italiano (Tangram, 2010). Il concetto e le pratiche della censura letteraria e teatrale, materia di polizia negli anni della Restaurazione, e la cultura della sociabilità clandestina disegnano due campi di esperienza dove si gioca la partita tra monarchie amministrative e borghesie urbane, e dove emergono le dinamiche fluide del dissenso. Anche se le tre sezioni del libro non dialogano esplicitamente tra loro, emerge chiaro il quadro, rispetto al ’700, di un nuovo print capitalism e di una nuova sete di circuiti relazionali che la polizia politica al servizio dei sovrani tenta di controllare, con l’ossessione di un contagio morale diffuso da pochi a danno dei molti «buoni» (p. 40), prolusivo alla mobilitazione politica. Lo spazio pubblico negato e i tentativi di surrogarlo attraverso luoghi di incontro come i teatri e, ancor più, gli ambienti settari è del resto una chiave di lettura efficace che la storia delle istituzioni ha applicato al lungo ’800 italiano: l’a. ripercorre qui l’evoluzione dell’associazionismo a partire dalla massoneria settecentesca, con il suo richiamo alla tradizione esoterica e la sua apoliticità, e segue le trasformazioni dell’età repubblicana e napoleonica che rendono le realtà settarie un luogo di politicizzazione di cui la Carboneria resta esempio paradigmatico. Significative pagine vengono dedicate nel secondo e nel terzo saggio alla meno conosciuta esperienza delle controsette, in particolare quella dei Trinitarj e quella dei Calderari, creatura del principe di Canosa che, grazie alla sua matrice popolare-corporativa, avrebbe dovuto contrastare la Carboneria – salvo venirne in alcuni casi assorbita – nel mercato politico clandestino del Regno delle Due Sicilie. Il salto qualitativo nella teoria e nella pratica cospirative concepite da Mazzini avrebbe meritato più respiro prima delle pagine dedicate all’offensiva del moderatismo e alla cultura dazegliana della cospirazione «alla luce del sole», a proposito della quale l’a. sottolinea opportunamente che «negli anni più caldi della protesta riformista e popolare, il segreto non è più soltanto un vincolo tra congiurati, ma piuttosto una necessità determinata dalle condizioni proibitive cui è costretta la sfera pubblica, tra divieti di associazione e censura» (p. 69). «In che misura il settarismo […] si inserisce nel rapporto tra individuo e istituzioni, nel tentativo di costruire la comunità politica?»: a partire da questa domanda si sviluppa infine la parte più interessante del libro, che ripercorre il «processo tutt’altro che lineare» (p. 83), fatto di movimento nello spazio e di gestualità di riconoscimento identitario, attraverso il quale il settarismo carbonaro si istituzionalizza e si politicizza in concorrenza con lo Stato.


Arianna Arisi Rota