SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le sfide della modernità. Idee, politiche e percorsi dell’Europa orientale nel XIX e XX secolo

Stefano Bianchini

Soveria Mannelli, Rubbettino, 376 pp., euro 24,00 2009

Le risposte date negli ultimi due secoli dagli intellettuali e dalle classi dirigenti dell’Europa centro-orientale alle «modernità», intesa non solo come puro sviluppo economico ma come assimilazione di nuovi modelli socio-culturali, sono al centro di questo ambizioso volume in cui gli elementi più tradizionali della storia politica, economica e sociale si mescolano a un affascinante viaggio nel dibattito intellettuale contemporaneo. Populismo, marxismo e liberalismo si intrecciano e scontrano in una dialettica aspra ma non priva di sorprendenti aperture. La tesi fondamentale di Bianchini è che la modernità est-europea non si limita a un fenomeno «di rincorsa» tipico delle periferie arretrate, ma contiene elementi di originalità dovuti al peculiare «meticciato» che ha storicamente contraddistinto quest’area dell’Europa. Tra i numerosi spunti di riflessione che quest’opera concettualmente densa propone, mi limito a segnalarne alcuni: l’ampia discussione, condotta sulle tracce di Franco Venturi, della complessa eredità del populismo russo sul marxismo ortodosso; il giudizio (forse troppo severo ma stimolante, sulla scorta di Weber e Gerschenkron) sul ruolo frenante che le grandi religioni, soprattutto la cattolica e l’ortodossa, ebbero sul capitalismo e sull’evoluzione dei rapporti di proprietà; l’utopia agraria dell’Internazionale verde degli anni ’20 e ’30, che si appoggiava in Bulgaria, Croazia, Cecoslovacchia e Romania a forti partiti contadini di ispirazione radical-democratica; il dibattito economico all’interno del blocco sovietico e soprattutto la costante dialettica con l’eresia jugoslava, portatrice di un modello di sviluppo in parte divergente da quello sovietico. Molto interessanti, in quanto toccano argomenti che suscitarono all’epoca un ampio dibattito politico nel mondo sovietico, sono inoltre le riflessioni sul carattere delle rivoluzioni nel Terzo Mondo: il non capitalismo nasseriano (con il suo corredo di nazionalizzazioni ed espropri ai danni degli stranieri) preludeva al socialismo o rifletteva solo il nazionalismo economico tipico dei nuovi attori della scena politica mondiale?L’a. affronta infine la questione dell’industrializzazione accelerata basata sull’industria pesante e sul settore minerario, che costituì la base della risposta dei regimi di tipo sovietico al problema del sottosviluppo e della competizione economica con l’Occidente. Il decollo industriale e, a partire dagli anni ’60, la sempre maggiore attenzione posta dai regimi comunisti all’assistenza sociale si inserirono infatti in un processo ambivalente di convergenza e insieme crescente differenziazione fra Est e Ovest. L’interdipendenza fra i due blocchi politico-militari e le similitudini riscontrabili in alcune forme del welfare state celavano infatti, soprattutto negli anni ’70, il crescente distacco tecnologico dovuto all’incapacità (unita spesso alla mancata volontà, per ragioni di sicurezza) di trasferire all’uso civile i moderni sistemi di comunicazione: un errore strategico cui neppure l’illusione gorbacheviana di correzione controllata riuscì a rimediare.


Stefano Bottoni