SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La questione razziale negli Stati Uniti dalla ricostruzione a Barack Obama,

Stefano Luconi

Padova, Cleup, 262 pp., euro 16,00 2008

Un libro senz’altro utilissimo per il pubblico italiano, che ripercorre la condizione sociale, economica, politica e culturale degli afro-americani tra la Guerra civile e la vigilia dell’elezione di Barack Obama. Una buona sintesi, basata su dati e letteratura aggiornatissimi, in cui i problemi legati all’integrazione si intrecciano ai rapporti etnico-razziali (Franklin Delano Roosevelt compreso), alle teorie sulla razza, alla «debolezza» di alcuni presidenti democratici timorosi di perdere il sostegno dei senatori razzisti degli Stati del Sud, alla leadership nera (da Booker T. Washington, a William E. B. DuBois, a Martin Luther King, a Malcolm X). Ci sono dunque i linciaggi e le denunce di Ida B. Wells, le attività della National Association for the Advancement of Colored People e la violenza del Ku Klux Klan, la povertà estrema dei neri nel periodo della Depressione e le discriminazioni nell’ambito dei programmi newdealisti a favore dell’occupazione, le battaglie del movimento per i diritti civili e il ruolo delle Chiese protestanti come luoghi di aggregazione, la legislazione a favore dei diritti civili degli anni ’60 e le dinamiche elettorali, il ruolo svolto dalle donne e il separatismo del Black Power e del Black Panter Party intrisi di sessismo. E ancora ci sono la discriminazione nei confronti delle donne nere nell’ambito delle politiche di welfare e i tagli messi in atto dalle amministrazioni repubblicane, fino alla sostituzione del programma di origini newdealiste Aid to Families with Dependent Children con il Temporary Aid to Needy Families - firmato da Bill Clinton nel 1996 - che sanciva il passaggio a politiche di attivazione al lavoro. Il volume si chiude con Barack Obama candidato, la campagna elettorale e la sua strategia post-razziale che ha sollevato i dubbi di una parte della leadership politica e culturale afro-americana, spaventata dalle possibili conseguenze controproducenti dell’elezione di Obama.Il libro riesce a tenere insieme, con equilibrio, intento divulgativo e nuova storiografia sulla questione razziale. Dalla narrazione traspaiono con forza le competenze scientifiche dell’a.: la storia dell’immigrazione quando tratta di rapporti etnico-razziali, le ricerche sul comportamento politico degli immigrati quando analizza il voto afro-americano, gli studi sulla whiteness quando esamina le teorie della razza.Ilimiti del volume sono a mio avviso tre: il tema dei rapporti di genere, più enunciato che trattato, così come la presenza femminile nell’ambito del movimento dei diritti civili su cui la storiografia ha fatto passi talmente ampi da permettere agevolmente un inserimento nella trama della narrazione; la mancata enfasi sulle potenzialità transnazionali di alcuni dei movimenti afroamericani e, ultimo, la troppa enfasi sull’atteggiamento post-razziale di Barack Obama. Basta leggere il discorso del presidente - luglio 2009 - in occasione delle celebrazioni del centenario della nascita della National Association of Colored People: la discriminazione esiste ancora, per combatterla il governo deve giocare la propria parte, ma spetta ai giovani neri l’assunzione di responsabilità nei confronti delle loro vite e delle loro ambizioni.


Elisabetta Vezzosi