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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Un'azienda e un'utopia. Adriano Olivetti 1945-1960

Stefano Semplici (a cura di)

Bologna, il Mulino, pp. 258, euro 20,66 2001

Entro quella che è possibile definire come la ?Olivetti Renaissance? ? un fenomeno di ritorno tutto culturale ? questa raccolta di scritti si ritaglia uno spazio di singolare centralità. Nel tambureggiare di iniziative legate all'anniversario della nascita di Adriano Olivetti, essa si pone non nel ?colore?, ma di fronte all'intero fenomeno Olivetti, considerato meritevole di una lettura più profonda, che tenesse conto della prismaticità di un caso abbastanza unico nella storia delle imprese e delle comunità di lavoro. Obiettivo raggiunto grazie alla scelta di affidarsi a nomi e competenze di sicuro risultato; e poi di averli valorizzati al meglio attraverso uno studio d'apertura di grande respiro. L'Introduzione ? come il curatore Stefano Semplici troppo modestamente la chiama ? è infatti capace di tenere, con il proprio presidio di nessi, l'intera res olivettiana. I successivi saggi integrano il campo di ricerca. A partire da quelli di Valerio Castronovo su Un modello imprenditoriale mai più eguagliato e di Ottorino Beltrami su La difficile eredità di Adriano Olivetti. In Un lavoro a misura d'uomo, l'esperienza e la competenza di Francesco Novara fermano uno dei momenti cruciali di formazione, crisi e crescita della Olivetti, viste come modello di una trasformazione epocale nella coscienza del lavoro industriale. I due colloqui con Gianluigi Gabetti (La Underwood: miracolo italiano o passo falso?) e con Enrico Sargentini sull'esperienza I-Rur (Istituto per il Rinnovamento Urbano e Rurale, voluto da Adriano Olivetti nel Canavese) ci portano a visitare dilemmi e contrasti negli anni di difficile convivenza fra l'Adriano industriale di successo e l'uomo dei malesseri finanziari e politici. A seguire, dopo un Franco Ferrarotti autobiografico e critico delle vicende economiche e politiche di Adriano Olivetti, due incisive incursioni: Marcello Fabbri (L'urbanistica per l'unità della cultura. Il problema del Mezzogiorno) e Carlo Iotti (Matera, i Sassi, la Martella), su quella che è l'altra faccia non solo dell'impegno Olivetti, ma della cultura e del dibattito storico-politico italiano. La testimonianza di un federalista, di Umberto Serafini, è una ?vertenza? aperta che l'autore ha tutta l'aria di intrattenere non solo con Adriano, ma con se stesso e con le ?intellighenzie? d'azienda e del paese sulla possibilità dell'utopia. Nei due studi successivi vengono privilegiati due ambiti fondamentali: i rapporti fra lavoratori e management (Innovazione e produzione. Idee e realtà a confronto, di Mario Di Carlo e Daniela Lopedote); le vicende politiche ed elettorali del Movimento di Comunità (Un imprenditore engagé, di Fiammetta Berardo e Francesca Comunello). Eloquente fin dal titolo l'intervento di Marco Valletta (La battaglia insieme ad Altiero Spinelli), incentrato su un capitolo poco conosciuto della storia delle idee federaliste italiane. Ad Antonio Manca e Tiziano Mariani (Un ?mecenate? e i suoi intellettuali) spetta l'analisi di quell'idea e pratica di cultura che contraddistinsero l'epoca olivettiana. L'intervento finale (Stefano Iannitti, L'Elea 9003 e l'avventura informatica italiana) proietta le intenzioni del libro oltre l'obiettivo, per collegarle a quella storia della scienza non più solo italiana, ma dell'intero occidente, alla quale l'azienda e l'utopia di Adriano Olivetti hanno tutto il diritto di appartenere.


Alberto Projettis