SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Abbiamo fatto quello che dovevamo. Vescovi e clero nella provincia di Pisa durante la Seconda guerra mondiale

Stefano Sodi, Gianluca Fulvetti (a cura di)

Pisa, Ets, 402 pp., Euro 25,00 2009

Questo volume propone i primi, notevoli, risultati di un dissodamento documentario nel territorio della provincia di Pisa. Nei dodici contributi che lo compongono vengono presentati altrettanti spaccati di storia della Chiesa locale nella fase più drammatica (e controversa) della seconda guerra mondiale, dal 25 luglio 1943 all'arrivo delle truppe anglo-americane, nel settembre del 1944. Al centro, una serie di figure di ecclesiastici (e non mancano le monache costrette ad abbandonare la clausura dagli eventi bellici).L'intento, scrive Fulvetti , è quello di ricostruire l'operato della Chiesa in quelle diocesi rileggendo «le storie e i protagonisti di quegli anni entro categorie analitiche rinnovate, più aperte, meno cariche di tensioni ideologiche e politiche» (p. 264). Lasciata dunque da parte l'alternativa secca fascismo/antifascismo, viene adottata la chiave di lettura più ampia della «resistenza civile» non armata, fatta di una gamma vasta di atteggiamenti non tutti riconducibili allo spazio della politica. Sodi attribuisce alla svolta avvenuta nei primi anni '90 nel dibattito sulla Resistenza l'inizio di una nuova fase, capace di allargare la prospettiva degli studiosi verso una «visione dal basso» delle vicende e di disinnescare atteggiamenti difensivi e diffidenze, rendendo disponibili nuovi materiali.Più in generale, questo lavoro indica la strada degli archivi ecclesiastici periferici per ricostruire lo sforzo messo in campo dal clero «qualunque» nell'«ordinaria amministrazione» della cura pastorale in tempo di guerra. Diari e cronache forniscono allo studioso informazioni sulla cultura di chi li ha scritti, in questo caso di due generazioni di sacerdoti: quella che ha partecipato alla stagione popolare e la successiva.I materiali che il progetto presenta, pur preziosi e particolarmente consoni ad approcci non schematici alla storia, restano però materiali: non sono «la storia». Nella provincia di Pisa, come altrove, il clero scrive per rendere una testimonianza. Con questo non si vuole ovviamente sollevare dubbi sulla loro attendibilità, ma semplicemente ricordare che come ogni altra fonte devono essere lette con tutte le avvertenze critiche del caso, e dunque incrociate con altre fonti. Come i responsabili di questo progetto dimostrano di voler fare.Non va trascurato un utilizzo ulteriore di questo tipo di produzione storiografica attenta al territorio. Ricostruire gli avvenimenti del passato fa sperimentare il fatto che la memoria collettiva è il prodotto di un lavoro a cui tutti possono partecipare (stimolando l'offerta di testimonianze, ma anche di carte private). Mantiene in vita la consapevolezza che passato e presente sono due cose diverse, e che dall'uno si è arrivati al secondo per via di scelte e avvenimenti concreti. È questo, tra l'altro, uno dei punti che ricorrono nel volume: l'essere stata la memoria del primo dopoguerra della partecipazione dei cattolici alla democrazia mantenuta viva da alcuni preti più anziani un antidoto alla propaganda fascista per i confratelli della generazione successiva.


Liliana Ferrari