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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Mare nostrum. Percezione ottomana e mito mediterraneo in Italia all'alba del '900, prefazione di Andrea Riccardi

Stefano Trinchese (a cura di)

Milano, Guerini e Associati, pp. 314, euro 22,50 2005

Un numero contenuto di saggi (sette) e un filo conduttore che li lega in modo coerente, sono le caratteristiche editoriali di questo volume. Il contesto storico è quello dei grandi cambiamenti che vive il Mediterraneo tra Ottocento e Novecento, presentati in modo suggestivo nella prefazione di Andrea Riccardi e, in forma più estesa, nel saggio di apertura del curatore. Al centro c'è l'affermazione degli ?dèi delle nazioni?, sorti nel XIX secolo come espressione della nuova ?religione secolare del nazionalismo? (p. 12), in un'articolazione plurale di storie e di culture che, tuttavia, traggono origine e presentano i comuni segni del ?grande movimento di occidentalizzazione proveniente dal Nord europeo? (p. 11). Un contesto mediterraneo che ha come protagonista la crisi del mondo ottomano ? percepita in modo interessato dal sistema culturale etnocentrico europeo ? e che vede affacciarsi l'Italia con il suo contraddittorio e pesante carico di aspirazioni e di illusioni. Come accennato, il saggio di apertura di Trinchese propone un ampio quadro della pluralità delle rappresentazioni del Mediterraneo, a partire da quella ?dell'incontro-conflitto tra Oriente e Occidente? (p. 34), e lo fa con l'ausilio di testimoni e interpreti della cultura letteraria. Tra questi ultimi, il letterato algerino Waciny Larey, del quale viene ripresa la bella definizione di ?memoria blu?: sintesi di un vissuto mediterraneo frutto di divergenze e di convergenze. I temi affrontati nei contributi successivi sono più circoscritti. Olga Tamburini esamina il ruolo assegnato al mito del mare nostrum nel discorso colonialista dell'Italia primo novecentesca, tra suggestioni provenienti dal secolo precedente e nuove percezioni di tipo geopolitico. L'ampio numero di testi e di autori, noti e meno noti, offre un campionario significativo, sub specie marittima, dei linguaggi nazionalisti dell'epoca. Gli stessi linguaggi sono al centro dello studio di Roberta Viola, dedicato alla stampa nazionale all'epoca dell'intervento in Libia, di cui si evidenziano le argomentazioni politiche e le rappresentazioni stereotipate, così come il nuovo rilievo dato ai principi cristiani per conquistare il consenso cattolico. Di taglio più ?tradizionale' l'analitico saggio di Gian Paolo Ferraioli sulla politica estera di Antonino di San Giuliano verso la Libia. Del ministro siciliano si tende a sottolineare la funzione moderatrice e una visione più pacifica delle relazioni internazionali, a dispetto della veste di espansionista assegnatagli nel ventennio fascista. Affronta il tema del rapporto con l'Islam il lungo saggio di Vittorio Ianari sull'attività di Enrico Insabato, fiduciario di Giolitti e instancabile, ma spesso improvvisato, costruttore di una politica filoislamica che avrebbe dovuto vedere primeggiare l'Italia nella trama delle relazioni mediterranee. Anche il saggio di Clemente Ciammaruconi concentra l'attenzione su una singola figura, il capuccino Pio Navarra e la sua missione orientale a Costantinopoli. Chiude il volume il contributo di Anna Pizzo sulla recezione dei concetti di patria, nazione e nazionalità in Egitto.


Giancarlo Monina