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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Adriatico contemporaneo. Rotte e percezioni del mare comune tra Ottocento e Novecento

Stefano Trinchese, Francesco Caccamo (a cura di)

Milano, FrancoAngeli, 367 pp., euro 30,00 2008

Frutto del progetto di ricerca europeo Adriatic Seaways, coordinato dal Comune di Pescara, il volume si snoda attraverso dodici contributi introdotti da una concisa premessa di Stefano Trinchese. Oggetto dell'indagine sono le percezioni e rappresentazioni storiche del mare Adriatico dall'800 ai primi decenni del '900, dal punto di vista di ambedue le sponde anche se quella italiana è decisamente, seppur comprensibilmente, sovrarappresentata.Gli aa. dei saggi, alcuni di taglio più generale e altri focalizzati su questioni circoscritte, sviluppano una gamma molto eterogenea di argomenti: la «questione adriatica» nella politica estera italiana dall'Unità agli esordi del fascismo (Gian Paolo Ferraioli); l'elaborazione culturale del mito adriatico a sostegno dell'espansionismo coloniale dell'Italia di primo '900 (Olga Tamburini); il ruolo giocato dalle comunità italiane in Dalmazia (Luciano Monzali), dalla minoranza endogena italo-albanese (Francesco Caccamo), dalle scuole italiane nell'oriente mediterraneo (Stefania De Nardis) e dalla stampa abruzzese d'ispirazione dannunziana (Piero Di Girolamo), nel suscitare l'ambizione di estendere a tutta questa porzione del mare nostrum la sfera d'influenza dell'Italia, prima liberale e poi fascista. Le coordinate cronologiche si dilatano al secondo dopoguerra con un saggio sugli orientamenti dei cattolici e dei socialisti nei confronti della questione di Trieste (Marialuisa Lucia Sergio). Un contributo riguardante i contenuti e le finalità delle visioni tedesche dell'Adriatico, segnate dal susseguirsi, tra fine '800 e seconda guerra mondiale, di mutazioni, attenuazioni e nuovi impulsi (Rolf Wörsdörfer), amplia gli orizzonti geografici e geopolitici del volume. L'attenzione rimane focalizzata sulla sponda orientale dell'Adriatico in altri due saggi, uno sul tentativo, attuato ad inizio '800, di unificazione, fallita, delle Chiese cristiane della Dalmazia (Persida Lazarevi? Di Giacomo) e l'altro sulle dinamiche interconfessionali della Bosnia dopo il passaggio, nel 1878, all'amministrazione austriaca (Paola Pizzo).Il libro si chiude con riferimenti ai contatti letterari, le rotte evocate nel titolo che rimandano appunto allo scambio di cose e di idee e che nell'arco cronologico considerato dalla ricerca divengono sempre meno frequentate. Gli ultimi due saggi sono infatti dedicati alla presenza della drammaturgia delle regioni iugoslave nell'Italia fascista (Antonella Di Nallo) e agli influssi italiani sul teatro croato di primo '900 (Sre?ko Juri?i?).Da questa pluralità di contributi risulta un quadro dell'Adriatico come spazio parcellizzato, segnato da una diversità di obiettivi geopolitici, culture e credi religiosi che ripropone, in scala ridotta ma non certo minore, la profondità delle faglie che segnano il Mediterraneo nell'età del trionfo dei nazionalismi. Un più percepibile intervento dei curatori avrebbe certamente aiutato il lettore a cogliere meglio sia la complessità dello scenario che, e soprattutto, l'interesse e la ricchezza degli spunti offerti dai singoli saggi.


M. Elisabetta Tonizzi