SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La prima guerra mondiale

Stéphane Audoin-Rouzeau, Jean Jacques Becker (a cura di)

Edizione italiana a cura di Antonio Gibelli, Torino, Einaudi, 2 voll., XXXII-590 2007

L'Encyclopédie de la Grande Guerre, opera monumentale uscita nel 2004, ha costituito un po' il bilancio della storiografia che negli ultimi quindici anni ha ruotato intorno all'Historial de la Grande Guerre di Peronne e che ha indagato estesamente e pregevolmente sulla «cultura», in senso ampio, della prima guerra mondiale (Histoire et culture era il sottotitolo dell'edizione originale) come momento fondante le società occidentali di massa del '900. L'opera, come già allora notarono vari commentatori, non era esente da limiti di fondo: un'impostazione francocentrica e piuttosto autoreferenziale (anche l'intervento americano era basato su bibliografia francese); troppi saggi con bibliografie datate; scarsa attenzione a temi innovativi della ricerca recente, ad esempio sulla Società delle Nazioni o sulla guerra come momento di «globalizzazione» dell'economia mondiale. Ancora più vistosamente - specie volendo essere una storia «internazionale e totale» della guerra, come recitava la quarta di copertina - il volume in pratica ignorava l'Italia, sia come paese belligerante, sia come fronte militare, sia dal punto di vista storiografico: nessun italiano tra gli autori; nessun saggio sull'Italia, alla quale erano fatti sporadici cenni nelle narrazioni di alcuni argomenti; non più di tre-quattro riferimenti bibliografici in oltre 1.340 pagine; nessuna curiosità sul caso italiano nemmeno nei saggi dichiaratamente comparativi; un indice dei nomi nel quale Armando Diaz era confuso con Porfirio Diaz. C'è da chiedersi se un'opera certo ampia e autorevole, ma tanto disattenta, meritasse proprio una traduzione italiana e in una veste editoriale così prestigiosa.La cura e la generosità che Antonio Gibelli e i suoi collaboratori hanno profuso in questa edizione italiana la rendono in effetti un'opera più equilibrata di quella originale, che è stata sfrondata di alcune parti più deboli mentre sono stati valorizzati i saggi più significativi, integrati con bibliografia sull'Italia (e un nuovo saggio sugli Stati Uniti che ristabilisce le proporzioni storiografiche). Soprattutto, sono stati aggiunti contributi scritti appositamente, che mostrano una storiografia italiana «profondamente partecipe, e in taluni casi persino all'avanguardia, al profondo rinnovamento che ha investito gli studi sulla Grande Guerra nell'ultimo quarto di secolo» (p. XVII). I nuovi saggi mettono in risalto specificità (la guerra sulle montagne), fonti, attori sociali e istituzioni (la Chiesa, l'esercito), snodi della condotta politico-militare (la neutralità, Caporetto) e della memoria di guerra (i sacrari, i musei), passaggi tematici e interpretativi (la violenza e le sue eredità sullo squadrismo) e vari altri aspetti del caso italiano che lo rendono non una delle tante esperienze «nazionali» della guerra, ma parte integrante dello sconvolgimento, materiale politico e culturale, prodotto dall'esperienza bellica sulle società europee, e che per gli storici stranieri è una grossa lacuna ignorare o snobbare.


Barbara Curli