SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia del Marocco moderno dai protettorati all’indipendenza

Stefano Fabei

San Demetrio Corone, Irfan Edizioni, 242 pp., € 19,50 2014

ercorrendo le origini del movimento nazionale marocchino e il cammino che ha portato il paese all’indipendenza nel 1956. Il lavoro, basato su un’ampia bibliografia in lingue europee, contribuisce a colmare un vuoto apparentemente inspiegabile nella storiografia di lingua italiana che ha, con qualche lodevole eccezione, trascurato questo paese. Dopo la «Primavera araba» nel 2011 c’è stata una ripresa di interesse anche verso questo paese maghrebino. Segnaliamo il volume curato da Eva Pföstl nel 2014, preceduto dieci anni prima dal saggio di Bruna Bagnato su Mattei in Marocco. Mancava una storia generale del Marocco moderno. Fabei illustra bene il periodo di gestazione del movimento nazionale marocchino in cui si distinguono nettamente le vicende autonome del movimento nella parte controllata dalla Francia e in quella controllata dalla Spagna. Il diverso carattere della presenza dei due Stati europei nel nord e nel sud del paese, infatti, suscita caratteristiche specifiche nei nazionalisti delle due regioni. In particolare, l’a. evidenzia il ruolo spesso marginalizzato dei nazionalisti nella parte settentrionale del paese, dove, al contrario, essi godettero di ampi spazi di libertà e di azione specialmente quando la sinistra andò al governo in Spagna (cap. IX). Tuttavia, proprio la delusione verso la sinistra spinse i nazionalisti a rivolgersi verso i franchisti che «moltiplicavano le dichiarazioni favorevoli ai nazionalisti arabi» (p. 104). In altra parte del volume si approfondisce anche il rapporto dei nazionalisti marocchini con la Germania nazista (capp. XII e XIII). L’a. mostra come la componente berbera e quella araba abbiano sviluppato percorsi diversi anche se a tratti confluenti e come le potenze coloniali abbiano cercato di sfruttare la rivalità arabo-berbera per spezzare la compattezza del fronte arabo e islamico (p. 48). Pagine interessanti sono dedicate ai rapporti tra i leader nazionalisti marocchini e i loro omologhi di altri paesi arabi, in particolare è raccontata l’influenza esercitata da Shekib Arslsan, l’emiro druso libanese animatore dei circoli nazionalisti arabi in Europa e in Medio Oriente. Un altro aspetto su cui l’a. insiste è la dimensione internazionale, segnalando i complessi rapporti intercorsi tra i leader nazionalisti marocchini e le forze politiche delle potenze coloniali. In particolare, si tratteggiano le speranze e le delusioni dei nazionalisti nei confronti degli esponenti della sinistra spagnola che si erano espressi in favore della causa dei popoli colonizzati, ma che col governo repubblicano applicarono una politica coloniale conservatrice (p. 86). Analoghe difficoltà incontrarono i nazionalisti marocchini nei rapporti con la sezione francese dell’internazionale operaia (p. 70). Nella parte conclusiva del libro, l’a. illustra il ruolo delle diverse componenti del movimento nazionale (partiti, leadership religiosa, monarchia) nella gestione dell’ultima fase della lotta nazionalista e nel primo periodo della storia del Marocco indipendente.


Paola Pizzo