SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Making liberalism work. The Italian experience, 1860-1914

Susan A. Ashley

Westport-London, Praeger, pp. 200, $ 69,95 2003

Nella scarsa e intermittente produzione dedicata dagli storici americani alle vicende dell'Italia liberale, si inserisce questo contributo pubblicato all'interno di un'interessante collana diretta da Spencer Di Scala dove negli ultimi anni sono apparsi altri lavori riguardanti la storia italiana postunitaria. Il lavoro della Ashley, docente al Colorado College, si basa essenzialmente su fonti secondarie (la stampa periodica, gli atti parlamentari). Un cenno merita, a tal proposito, anche la letteratura utilizzata; in larga misura si tratta di opere datate, nel migliore di casi risalenti alla prima fase di ?rilettura? della storia dell'Italia liberale, quella apertasi nella seconda metà degli anni Sessanta. Manca quasi completamente tutta la ?nuova? storiografia sul periodo risalente agli ultimi quindici anni. La lacuna non è di poco conto, trattandosi di una produzione che, secondo un giudizio ormai consolidato, ha fortemente innovato gli studi sulla storia politica e sociale dell'Italia liberale. Una produzione, aggiungiamo, che forse avrebbe consentito all'autrice da dare un'impostazione diversa a questo suo lavoro che, ad esempio, nella prima parte affronta tematiche di grande interesse, ma ampiamente indagate dalla storiografia italiana negli ultimi anni come quella sulla definizione dei caratteri del liberalismo italiano e, ancora di più, quella sulle origini della crisi e sul crollo finale del regime liberale. La parte più interessante del volume appare a prima vista quella in cui la Ashley si ripromette di esaminare ?how liberals created liberalism in Italy? (p. 3). Tre sono le tematiche approfondite: la questione ferroviaria, di cui ricostruisce con precisione il lungo iter parlamentare fino alla nazionalizzazione, la ?questione sociale? con particolare attenzione ai problemi del mondo del lavoro (la regolamentazione del lavoro femminile e minorile e l'assicurazione sugli infortuni), e infine quella dell'ordine pubblico. Anche in questo caso, al di là dei puntuali riferimenti alle discussioni parlamentari, il lettore italiano rimane insoddisfatto: le analisi proposte ? in particolare per i primi due temi segnalati ? ricalcano risultati già da tempo acquisiti nella nostra storiografia. Meritevoli di essere segnalati risultano, invece, lo sforzo compiuto per inquadrare culturalmente la svolta che porta all'approvazione del Codice Zanardelli del 1889, e il capitolo conclusivo dedicato al dibattito sull'economia politica che vede nella seconda meta degli anni '70 confrontarsi ?liberisti? e ?socialisti della cattedra? nostrani attorno al tema del ruolo dello Stato nelle politiche pubbliche.


Renato Camurri