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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Un destino parallelo. La storia del mondo vista attraverso lo sguardo dell'Islam

Tamim Ansary

prefazione di Renzo Guolo, Roma, Fazi, 533 pp., € 22,00 (ed. or. New York, 2009) 2010

L'a. di questo volume non è uno storico, ma non per questo il suo libro può essere ritenuto irrilevante. Anzi, il suo valore sta proprio nel carattere non specialistico che permette di ascoltare un'altra narrazione, solitamente accessibile a pochi privilegiati. Chi non conosce una delle lingue più diffuse tra i musulmani, difficilmente può rendersi conto di come la storia sia percepita e imparata nel loro contesto. Sarebbe meglio dire nei loro contesti, poiché la qualifica religiosa rischia di scavalcare quelle appartenenze locali che sono invece determinanti rispetto alla prospettiva dalla quale si guarda agli avvenimenti tanto remoti quanto recenti e rispetto al peso che ad essi viene dato. Ansary è nato a Kabul da madre americana e padre afghano nel 1948 e vi è rimasto fino a 16 anni, per trasferirsi quindi negli Usa. Esser rimasto nel suo paese d'origine fino all'adolescenza gli ha consentito di assimilare la storia del proprio mondo secondo la narrazione locale, il che ha prodotto in lui un forte spaesamento quando si è trovato di fronte ai manuali che la raccontavano, inevitabilmente, da tutt'altro punto di vista. Avrebbe potuto limitarsi a constatare che ciascuno vede le cose a modo suo, oppure lamentare - insieme a molti altri - l'eurocentrismo dei soliti colonialisti. Per nostra fortuna ha scelto di tentare di «spiegare cosa i musulmani pensano sia accaduto, perché è quello che li ha motivati nel corso dei secoli e che rende intellegibile il loro ruolo nella storia mondiale» (p. 19). Ecco venirci incontro da queste pagine nomi di personaggi altrimenti ignoti, ma determinanti quanto per noi lo sono stati Attilio Regolo e Nerone, Lorenzo de' Medici e Machiavelli, Cavour e Mussolini… all'interno di una più ampia collocazione regionale o continentale nella quale, una volta tanto, l'Europa resta periferica e, quando vi fa irruzione, vede le sue pretese d'essere l'ombelico del mondo ridimensionarsi o fare i conti con la percezione non sempre entusiastica di chi se la trova tra i piedi. Altra cosa che emerge prepotentemente, e di cui dobbiamo esser grati all'a., sono le dinamiche interne, gli squilibri e i conflitti intestini che finalmente ci liberano da una visione statica e monolitica della storia d'Oriente. Senza cadere nel facile vittimismo dell'(ex?) colonizzato, né nell'apologetica del difensore delle patrie glorie negate, ma con sguardo disincantato e con l'invidiabile privilegio di poter guardare le cose da due punti di vista non inevitabilmente opposti, ma utilmente complementari, Ansary traccia un affresco abbastanza ampio e sistematico (senza per questo scadere nella pedanteria) di 14 secoli visti con altri occhi. Soprattutto la seconda parte del volume, dedicata all'epoca moderna e contemporanea, non giustifica ma dà ampia spiegazione delle profonde turbolenze che hanno sconvolto e continuano a travagliare questa parte del mondo. Anche chi si arrovella su domande cruciali come quella sulla presunta incompatibilità tra democrazia e islam potrebbe trovare spunti di riflessione in queste pagine, se solo avesse la pazienza di mettersi ad ascoltare la storia di «un destino parallelo».


Paolo Branca