SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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The Fascist Effect. Japan and Italy, 1915-1952

Reto Hoffmann

Ithaca, Cornell University Press, 224 pp., $ 35,00 2015

Se si vuole scoprire che cosa il fascismo giapponese e italiano, prima e durante la se- conda guerra mondiale, avevano in comune e in cosa differivano, è necessario consultare il volume di Reto Hofmann, a. di una dettagliata e approfondita analisi della letteratura e delle fonti disponibili su un argomento ancora non sufficientemente indagato. Il libro è ricco di fatti, è ben strutturato e spiega in modo convincente perché e quando le élite po- litiche e gli intellettuali nazionalisti e ultranazionalisti giapponesi hanno iniziato a consi- derare l’Italia come un modello al quale ispirarsi, portatore di valori politici ed economici applicabili anche in Oriente. L’a. ripercorre la storia della nascita del fascismo giapponese, che trae le sue origini da quello italiano e che negli anni ’30 e ’40 ha portato a quello che l’a. definisce il «Mus- solini Boom» nella Terra del Sol Levante. Come ben emerge dal primo capitolo, regista di questo fenomeno di imitazione fu in gran parte il simpatizzante fascista giapponese Shimoi Harukichi, che dopo aver trascorso un decennio in Italia, ritornò in Giappone nel 1924, convinto che il modello di nazionalismo e di fascismo italiano fosse quello da seguire per realizzare il sogno giapponese di predominio egemonico in Asia orientale. A dire il vero, come spiega l’a. nel terzo e quarto capitolo, l’invasione dell’Etiopia nel 1935 e le politiche di colonizzazione italiane del 1930, contribuirono a creare dubbi in merito alla bontà del modello: in effetti, l’iniziale ammirazione per Mussolini e per il fascismo si trasformò in diffidenza, facendo emergere la possibilità che l’Italia fosse solo un’altra potenza colonizzatrice dell’Occidente che il Giappone aveva intenzione di combattere e di espellere dall’Asia per creare la cosiddetta «Sfera di Co-Prosperità della Grande Asia Orientale», con il Giappone al suo centro. Dopo la fine dell’opposizione giapponese alle politiche coloniali italiane in Africa, spiega persuasivamente l’a., Tokyo mutò ancora una volta idea e politiche: la firma del patto tripartito tedesco-italiano-giapponese nel 1940 creava infatti un’alleanza trilaterale di paesi fascisti e nazionalisti-socialisti, per garantire che Berlino, Tokyo e Roma non fossero soli in un percorso di dominazione «globale». Tutto questo e molto altro è offerto dallo studio di Hofmann ai lettori interessati ad approfondire le influenze del modello italiano e i rapporti bilaterali nei decenni compresi tra il 1915 e il 1952, l’anno in cui il Giappone riacquistò l’indipendenza attraverso l’accoglimento del sistema democratico imposto dagli Stati Uniti e un autentico pacifismo.


Axel Berkofsky