SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La cooperazione in Emilia-Romagna. Dalla Resistenza alla svolta degli anni settanta

Tito Menzani

Bologna, il Mulino, 443 pp., Euro 32,00 2007

Il filone degli studi sulla cooperazione da anni si è rivelato molto proficuo e di grande spessore. Questo contributo si inquadra perfettamente in questa tradizione; non a caso, appare nella collana «Storia e studi cooperativi» promossa dal Centro italiano di documentazione sulla cooperazione e l'economia sociale di Bologna, che già allinea studi di autori come Zamagni, Battilani, Casali e vari altri.L'ambizione del lavoro è quella di una visione a tutto tondo del movimento cooperativo in Emilia-Romagna, nel quale confluiscono diversi settori di attività, in un arco temporale che spazia dalla ricostruzione post-bellica agli anni '70. E per far questo l'a. fonde la ricca storiografia esistente con una ricerca originale, basata soprattutto sui documenti di una quarantina di cooperative (soprattutto agricole ed edili), in gran parte inediti.Il lavoro si apre con un'ampia ricostruzione delle caratteristiche del «modello emiliano», percepito come esempio ideale di crescita equilibrata, basata su piccole e medie imprese competitive, su servizi efficienti e un'attenzione al territorio quasi unica nel panorama italiano. Su questa costruzione, si innesta - anzi, ne è parte integrante - la storia delle cooperative che, però, vista nel dettaglio, appare assai complessa e stratificata. Osserviamo qui le originali notazioni sulla «costruzione» di un ruolo fondamentale delle cooperative nel movimento resistenziale (pp. 67-70); la dialettica che si instaura tra centro e periferia (cioè tra l'impostazione delle associazioni nazionali e la realtà regionale); il problematico rapporto tra cooperazione «rossa», «bianca» (quest'ultima quasi inesistente nel dopoguerra in Emilia-Romagna, ma in via di organizzazione) e «riformista»; nonché - altro nodo poco dibattuto - l'azione del governo centrale e delle amministrazioni locali per ostacolare o favorire, secondo l'ispirazione politica, lo sviluppo delle cooperative (pp. 93-99). Gli anni '60 e '70 determinano una svolta significativa, che sostanzialmente consiste in due elementi: «il disancoramento dall'ideologia, e la ricerca di pacificazione dell'ambiente circostante, istituzionale e non» (p. 437). Vediamo così realizzarsi un superamento della dimensione locale e dell'identità iniziale, che prende forme diverse: nel settore agricolo ci si muove verso grandi consorzi, che assumono un carattere decisamente industriale e divengono talvolta leader del settore agroindustriale; nel settore edile, la spinta viene dalla realizzazione di opere fuori dal territorio (quartieri popolari a Milano e Torino, opere nel Meridione - interessante l'osservazione sulla sottovalutazione del fenomeno mafioso, pp. 328-330), e così via.Questo studio si presenta dunque come un ottimo contributo storiografico: non solo per l'approfondito esame di fonti primarie, riguardanti settori ancora poco esplorati (ad esempio quello edile), e per il puntale riferimento agli studi esistenti, ma perché l'a. mostra una notevole maturità di giudizio e una finezza di analisi che gli permettono di padroneggiare l'ampia ricerca, fornendo un risultato molto convincente.


Emanuela Scarpellini