SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Mappe della memoria. L’ultima generazione tedesco-orientale si racconta

Tiziana Gislimberti

Milano-Udine, Mimesis, 208 pp., euro 24,00 2009

Il saggio è frutto di un duplice percorso di formazione. Gislimberti è infatti laureata in germanistica e ha poi conseguito un dottorato di ricerca in Filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica presso l’Università dell’Insubria con la tesi di cui questo volume propone i risultati. Lo studio si colloca pertanto all’intersezione fra saperi e metodologie diverse: la ricostruzione storica delle vicende che hanno portato al crollo della Ddr (cap. I), l’analisi sociologica della realtà tedesco-orientale dopo l’89 (capp. II e III) e la presentazione di una scelta di testi autobiografici (cap. IV), assunti come paradigma delle forme di memoria prodotte dall’ultima generazione nata e cresciuta all’ombra del Muro. Come sempre, nel taglio interdisciplinare sono presenti anche elementi di rischio, essendo difficile padroneggiare con uguale rigore scientifico approcci differenti, tanto più in una materia così complessa e dibattuta, sulla quale si innesta anche il vasto dibattito sviluppatosi negli ultimi decenni intorno ai concetti di memoria individuale, sociale, collettiva e culturale. Ci sembra che, nell’aver voluto tenere conto di tutte queste componenti, il saggio abbia sacrificato in certa misura i suoi obiettivi primari e più originali, dichiarati nell’introduzione: «la volontà di indagare il fenomeno Ostalgie», ossia le forme assunte dal rimpianto per taluni aspetti della vita nel socialismo reale, e di mostrarne alcune esemplari modalità di rappresentazione. Per il lettore italiano è invece soprattutto questa sezione del lavoro a rivelarsi utile e interessante, poiché chiama in causa un gruppo di sei autori e testi inediti da noi, ad eccezione di Zonenkinder. I figli della generazione scomparsa di Jana Hensel, appena pubblicato anche nella nostra lingua. Ad accomunare gli scrittori presi in esame - oltre alla Hensel: Jana Simon, Claudia Rusch, Susanne Leinemann, Nadja Klinger, Jens Bisky - l’appartenenza alla quarta generazione tedesco-orientale, secondo la definizione proposta dal sociologo Wolfgang Engler per interpretare il vissuto della coorte nata tra il 1965 e il 1975. Si tratta di autori per i quali la caduta del Muro ha coinciso con la fine dell’infanzia o della prima giovinezza e con la necessità di integrarsi nella realtà della Germania unificata. Questi soggetti sono stati privati in modo repentino dell’intero orizzonte di riferimento in cui si era svolta la fase cruciale della loro socializzazione. L’urgenza di inserimento nel nuovo sistema di valori ha implicato la cancellazione quanto più rapida possibile del marchio di appartenenza a una sistema politico stigmatizzato dalla storia. Proprio contro tale esproprio della memoria agiscono - con le diverse declinazioni messe in luce da Gislimberti nella sua analisi - queste narrazioni di sé, che rispondono alla frattura biografica serbando traccia delle proprie radici identitarie riposte per lo più nella sfera della quotidianità e della vita materiale. È solo verso questi ambiti che si proietta la nostalgia di autori che mantengono uno sguardo critico verso la natura autoritaria del sistema in cui si sono formati.


Eva Banchelli