SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Ernesto Ragionieri e la storiografia del dopoguerra

Tommaso Detti e Giovanni Gozzini (a cura di)

Milano, Franco Angeli, pp. 238, euro 20,66 2001

Quale significato può avere, oggi, l'opera storiografica di Ernesto Ragionieri (1926-1975)? L'interrogativo, ora sotterraneo, ora esplicito, percorre molti degli interventi al convegno che si tenne a Firenze nel 1995, poi raccolti in questo volume. Non si tratta di confrontare puntigliosamente i risultati del suo lavoro con quelli delle tendenze più recenti della storiografia, poiché tali confronti risultano quasi sempre ingenerosi e, per lo più, genericamente liquidatorî: tuttavia, per affermare una sua ?attualità?, non basta nemmeno registrare la ripresa nei nostri anni di temi e problemi con cui pure egli si confrontò, perché quello che conta è poi la cornice di riferimento, sono i quesiti e le finalità interpretative da cui lo storico prende lo spunto. È proprio da questo punto di vista che la storiografia di Ragionieri, più di altre esperienze di ricerca a lui contemporanee, ci appare consegnata a una stagione ormai conclusa: è, infatti, drammaticamente tramontato l'insieme dei presupposti ideologici, storici e politici che fecero da sfondo alla sua operosità e ne influenzarono profondamente temi e soluzioni. Queste osservazioni non implicano una sottovalutazione dei risultati delle sue ricerche, del ruolo pionieristico che talora hanno svolto e delle direttive di ricerca da esse indicate; ma la necessità di valutarle oggi ? lo nota Claudio Pavone (p. 66) ? anche come ?fonte? per una storia degli intellettuali italiani del secondo '900, come documento, fra i più notevoli, del percorso di una generazione: dal distacco dalla ?storiografia dei maestri? al confronto col marxismo, all'impegno come organizzatori culturali e dirigenti politici. Molti di questi saggi si muovono in questa direzione e l'attività di Ragionieri (come storico delle istituzioni, della politica internazionale, della Resistenza, del marxismo e del movimento socialista e comunista, come cultore di storia locale ed esponente della politica culturale comunista) viene in essi ampiamente documentata e minutamente esaminata. Poco o niente ci viene detto, invece, dell'origine sociale della sua famiglia (di borghesia medio-alta), del contesto politico della sua prima formazione (che sembra prevalentemente conservatore) e delle sue esperienze negli anni della guerra. Giorgio Galli (Passato prossimo. Persone e incontri 1949-1999, Milano, Kaos, 2000, p. 76) ha recentemente ricordato una confidenza di Giulio Seniga, secondo cui il futuro storico di Togliatti, durante la guerra civile, avrebbe militato nella X Mas. Si tratta di una ?bufala? calunniosa o la voce ha un qualche fondamento? È un aspetto della biografia di Ragionieri che merita un approfondimento, anche in relazione alle sue vicende successive, culturali e politiche: per fare un esempio, quella critica dell'orianesimo, che costituisce uno dei punti di partenza del suo lavoro di storico, potrebbe allora risultare quasi una resa dei conti con aspetti di una cultura che era stata anche la sua.


Roberto Pertici