SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Ucraina tra Russia e Occidente. Un’identità contesa

Gaetano Colonna

Milano, Edilibri, 141 pp., € 12,90 2014

Il presente volume si colloca tra le pubblicazioni – alcune sotto forma di instant book – apparse a seguito degli eventi che hanno recentemente scosso l’Ucraina. Sebbene i due primi capitoli siano dedicati alla storia dell’Ucraina nel ’900 – rispettivamente al 1919, anno della conferenza di Versailles e annus horribilis per l’Ucraina dilaniata dalla guerra civile, e al periodo 1920-1945 – la gran parte delle pagine riguarda le vicende contemporanee, fino ai fatti intercorsi nell’ultimo anno, di cui è fornita una cronaca dettagliata. Il maggiore problema del volume risiede nel fatto che l’«identità contesa», evocata dal titolo, è riferita soprattutto a fatti recenti, a partire dalla «rivoluzione arancione» del 2004, passando per la mancata stipula del trattato di associazione e libero scambio con l’Unione Europea, fino al conflitto con la Russia di questi ultimi mesi, e non collocata nella vicenda storica di cui l’Ucraina è stata protagonista sul lungo periodo. Poco emerge il controverso rapporto con la Russia, lo speciale legame che questa rivendica con l’Ucraina in virtù di una storia millenaria che affonda le proprie radici nella comune origine dalla Rus’ kieviana e nella tradizione slavo-ortodossa e che ha conosciuto varie modulazioni fino alla frattura del 1991. Anche l’identità «al plurale» che connota un territorio che è stato sempre «alla frontiera» (questo il significato del toponimo Ukraijna), crocevia di popoli, culture, fedi e lingue emerge a fatica. A ragione l’a. scrive della difficoltà a individuare un’identità ucraina comune a tutti i territori che costituiscono lo Stato indipendente sorto dalle ceneri dell’Unione Sovietica, quella che lui chiama «ucrainitas», il cui «vero fondamento» andrebbe cercato nella «variegata complessità etnico-culturale» (p. 132), ma tali riflessioni rimangono relegate in poche pagine dell’ultimo capitolo, quando invece avrebbero dovuto essere il punto di partenza per tentare una comprensione della situazione attuale. La causa di quanto sta avvenendo non è soltanto «l’indeterminatezza europea con i suoi dilemmi e i suoi pericoli», la mancanza di un’identità europea condivisa – chiamata dall’a. «europeitas» –, che «ha appiattito l’Europa sul concetto di Occidente» (p. 125), anche se è innegabile che la mancanza di un pensiero europeo abbia avuto conseguenze anche sull’Ucraina. Vi è la storia complessa di questo territorio, la sovrapposizione di identità regionali, linguistiche e religiose, a cui l’a. accenna, ma che lascia sullo sfondo. Infine, appare quantomeno velleitaria l’idea di un superamento del conflitto in corso a partire dall’integrazione tout court della Federazione Russa (e dell’Ucraina) nella UE, la realizzazione di una «unità di cui la Russia fosse parte con pienezza di ruolo e di diritti» (p. 131), con la «caduta delle frontiere realizzata nell’Unione Europea» (p. 132), una visione che non tiene conto della particolare percezione, di vicinanza e al tempo stesso di alterità – e comunque su un piano di parità –, che ha storicamente caratterizzato il rapporto della Russia con l’Europa.


Simona Merlo