SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La guerra nelle terre del papa. I bombardamenti alleati tra Roma e Montecassino attraversando i Castelli Romani

Ugo Mancini

Milano, FrancoAngeli, 300 pp., Euro 30,00 2011

Il volume si inserisce nel recente filone di studi sui bombardamenti effettuati dagli anglo-americani sul territorio italiano nel corso del secondo conflitto mondiale. Al centro della sua analisi si colloca il territorio laziale. È esaminata in particolare l'area di Roma e quella circostante dei Castelli Romani, a cui l'a. ha dedicato in passato diversi studi, riferiti al periodo fascista e alla situazione in quei territori alla vigilia dello scoppio della guerra. Non per questo l'ottica scelta da Mancini è di tipo locale. Al contrario, l'analisi della vicenda che porterà ai bombardamenti della capitale italiana e delle sue aree limitrofe viene inquadrata dentro la storia della particolare guerra totale rappresentata dai bombardamenti aerei. Si ricostruiscono gli sforzi da parte italiana, ma soprattutto della Santa Sede, per tenere Roma fuori dalle dinamiche distruttive della guerra in corso, al pari della discussione delle gerarchie militari e politiche, prima soltanto inglesi e poi anche americane, sull'opportunità di colpire il centro del cattolicesimo mondiale, sulla quale certo non poteva non pesare negativamente la decisione germanica di stabilire vicino a Roma, nei Castelli Romani, il comando generale dell'aeronautica tedesca in Italia, dove già dalla fine del dicembre del 1941 si installò Kesselring. L'evoluzione del conflitto e la centralità strategica acquisita dall'Italia nel corso dell'estate del 1943 piegheranno progressivamente le perplessità americane, spingendo gli Alleati a intensificare i raid aerei nella convinzione che ciò avrebbe accelerato la crisi del regime fascista e il distacco da esso della popolazione. In effetti, anche l'attenta ricostruzione delle reazioni alle incursioni aeree del maggio del 1943 su località limitrofe a Roma (Ostia, Civitavecchia, Albano, Velletri, Tivoli) conferma come a quel punto l'ostilità verso il fascismo e i tedeschi fosse altissima. Non può quindi stupire la reazione di gioia alla caduta di Mussolini, peraltro accompagnatasi in alcuni centri dei Castelli di tradizione antifascista alla distruzione di sedi del Pnf e di beni e proprietà di noti esponenti fascisti. L'intensificarsi dei bombardamenti sul Lazio si legò poi, da parte alleata, soprattutto alle esigenze militari in vista di un possibile sbarco nella regione, che si sarebbe poi realizzato in Campania. Con lo stabilizzarsi del fronte lungo la linea Gustav sul finire del 1943, l'intensità dei raid aerei crebbe ulteriormente. Da quel momento in avanti i centri situati lungo le principali vie stradali e ferroviarie si ritrovarono soggetti a continui e pesanti bombardamenti, divenuti ancor più martellanti dopo la difficoltà anglo-americana di superare la resistenza opposta dai tedeschi ad Anzio e Nettuno. In questo quadro non solo il Vaticano ma anche le ville pontificie ed abbazie come Montecassino apparvero alla popolazione luoghi in cui cercare rifugio, anche se proprio la tragica fine del monastero benedettino con le sue molte vittime civili conferma l'impossibilità di sfuggire alla natura «totale» del conflitto.


Tommaso Baris