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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'Italia sospesa. La crisi degli anni Settanta vista da Washington

Umberto Gentiloni Silveri

Torino, Einaudi, XVIII-238 pp., Euro 28,00 2009

Nell'aprile del 1969 l'intelligence statunitense preparava per il presidente Nixon, da poco insediato alla Casa Bianca, una lunga riflessione sulla situazione politica italiana dai toni pessimistici, preoccupati: il centrosinistra, si decretava da Washington, aveva «semplicemente fallito nello scopo di indebolire il PCI», e per di più il buon governo delle sinistre a livello locale rendeva l'opzione comunista sempre più attraente «per i tanti cittadini italiani non tradizionalmente di sinistra», ma schierati «contro l'inerzia e la corruzione della pubblica amministrazione» (p. 9). Si profilavano i segni inequivocabili di una instabilità politica destinata a durare un decennio, e i limiti entro i quali si sarebbe mossa la politica americana, stretta tra una valutazione sempre più negativa dell'establishment democristiano e l'inossidabile discriminante anticomunista.Così si apre l'Italia sospesa, proseguimento ideale del precedente lavoro dell'a. sul centrosinistra (L'Italia e la Nuova Frontiera, Bologna, il Mulino, 1998). Obiettivo dichiarato del libro, ricostruire le vicende italiane degli anni '70 tramite i giudizi di Washington, nel tentativo di «sprovincializzare» la storia d'Italia «legando la parabola repubblicana alle logiche e al contesto della guerra fredda» (p. X), e ricomporre i motivi profondi della crisi italiana in relazione a un contesto internazionale in un momento di difficile e profonda ridefinizione.La grande quantità di documentazione spesso inedita, proveniente prevalentemente dagli archivi statunitensi con alcune incursioni in quelli italiani, rappresenta senza dubbio il punto di forza del libro. Ampie citazioni dalle fonti disegnano un vasto affresco sugli eventi principali del decennio (i movimenti sociali, la questione comunista, la crisi economica, il terrorismo) e sul difficile rapporto degli Stati Uniti con l'Italia, paese alleato e amico - anzi nelle parole dell'ambasciatore Volpe «l'unico paese del Mediterraneo sedicente democratico alleato con noi e intenzionato a rimanerci» (p. 137) - ma allo stesso tempo perennemente in bilico e sospettato di poter franare da un momento all'altro.Se questa messe di materiali genera nel lettore una sorta di positivo «straniamento», un salutare sguardo esterno sulle vicende nazionali, il libro tuttavia non sempre raggiunge gli obiettivi dichiarati: i nessi tra vicende internazionali e nazionali sollevano certamente importanti interrogativi, ma restano sfondi tratteggiati troppo rapidamente. Inoltre spesso non sono offerti al lettore gli strumenti interpretativi che permetterebbero di valutare più a fondo il lavoro dei policy makers statunitensi. L'a. sottolinea, a ragione, come i giudizi d'oltreoceano risultino spesso «affrettati o incoerenti», incapaci di cogliere i processi profondi della realtà italiana, simili «ad una fotografia sbiadita della realtà» (p. 14), ma proprio per questo si sente la mancanza degli approfondimenti necessari che potrebbero illuminare i contenuti delle stesse fonti: contesti, motivazioni, impostazioni ideologiche, posizioni politiche di coloro che tali giudizi esprimevano.


Lucrezia Cominelli