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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Un particolare universalismo. La diplomazia vaticana tra totalitarismi e guerra fredda

Luigi Rossi (a cura di)

Bologna, il Mulino, 205 pp., € 18,00 2016

Il volume raccoglie sei contributi, introdotti da Luigi Rossi, che approfondiscono, in genere sulla base di documentazione archivistica vaticana e statunitense, alcuni momenti particolari della diplomazia della Santa Sede. Con l’eccezione dello storico gesuita Gerald Fogarty e di John Pollard, gli autori sono docenti e collaboratori dell’Università di Salerno, dove insegna lo stesso Rossi. John Pollard, già noto per diversi scritti su Benedetto XV, ne traccia qui un profilo biografico, partendo dalla sua lontana preparazione diplomatica sotto la guida di Mariano Rampolla. Pollard rileva che durante il pontificato di Della Chiesa, grazie anche al contributo del segretario di Stato Pietro Gasparri, la diplomazia vaticana cominciò ad agire «non solo per la difesa di interessi contingenti della Chiesa, ma anche nello svolgimento di un ruolo umanitario e di pacificazione permanente» (pp. 57-58). Donato Di Sanzo indaga con perizia e sulla base della documentazione vaticana la posizione della Santa Sede di fronte alla nascita dell’Irish Free State e alla conseguente guerra civile tra i cattolici irlandesi. Il Vaticano tenne inizialmente una posizione di cauta attesa, inviando poi mons. Salvatore Luzio per cercare una mediazione tra le parti, missione che terminò con un sostanziale insuccesso e la successiva decisione di riconoscere lo Stato Libero d’Irlanda. Fogarty analizza i rapporti tra Santa Sede e Stati Uniti tra le due guerre mondiali, soffermandosi soprattutto sul problema rappresentato da padre Charles Coughlin, uno dei primi sacerdoti a utilizzare la radio per interventi che raggiungevano più di 20 milioni di persone. Dopo essere stato inizialmente favorevole a Franklin Delano Roosevelt, padre Coughlin ne era divenuto uno dei principali oppositori, arrivando persino a fondare un’organizzazione politica per contrastare la rielezione di Roosevelt nel 1936. La gerarchia ecclesiastica americana si rivelò divisa e incapace di fronteggiare il sacerdote di Detroit, che divenne poi tristemente famoso per i suoi sermoni antisemiti. Sempre dedicato agli Stati Uniti tra le due guerre è il saggio di Luca Castagna, che ripercorre la storia dei rapporti informali tra Washington e Roma. Durante il pontificato di Pio XI si realizzarono infatti rapporti de facto, che andavano nella direzione perseguita dalla Santa Sede di una sempre maggiore apertura internazionale. Completano il volume uno scritto di Beatrice Benocci sul ruolo delle Chiese cattolica ed evangelica nella Ostpolitik tedesca e il profilo storiografico di Roberto Parrella sui rapporti tra Chiesa e fascismo, in particolare tra il 1925 e il 1929. Come spesso avviene in raccolte di saggi, anche in questo caso si nota una certa mancanza di organicità. Alcuni degli scritti presentati sono però di ottima fattura e molto ben documentati e permettono di comprendere meglio quella che è stata definita una peculiare «diplomazia senza eserciti».


Alfredo Canavero