SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Una preghiera, una speranza, una certezza. Migrazioni ebraiche dai paesi musulmani in Israele

Sara Valentina Di Palma

Firenze, Giuntina, 204 pp., € 20,00 2013

L’a. pubblica, rielaborandola, la propria tesi di dottorato, discussa presso la Facoltà di scienze politiche di Siena. L’argomento trattato è assai vasto e concerne le migrazioni ebraiche provenienti dai paesi musulmani tra il 1949, l’anno successivo alla fondazione dello Stato di Israele, e il 1977, l’anno della vittoria elettorale di Menachem Begin. In realtà non vengono trattate, inspiegabilmente, le migrazioni provenienti dalla Turchia e soprattutto dall’Egitto, entrambi paesi musulmani. La questione delle migrazioni ebraiche dai paesi arabo-musulmani resta un tema pressoché sconosciuto in Italia e dunque è apprezzabile lo sforzo di presentare ad un pubblico italiano tali vicende. Ma se manchiamo di pubblicazioni italiane abbiamo invece a disposizione una bibliografia vastissima in inglese, ebraico e francese, arricchitasi in questi ultimi decenni di opere fondamentali, risultato di lavori d’archivio condotti da studiosi riconosciuti, ma soprattutto del dibattito scientifico che ne ha fatto seguito, entrambi ignorati in questo saggio che si avvale di fonti secondarie risalenti piuttosto agli anni ’80. Come si può ignorare The Arab Jews di Yehouda Shenhav (Stanford University Press, 2006), un testo di riferimento da cui si può dissentire ma che non può non essere preso in considerazione quando si tratti della migrazione degli ebrei dell’Iraq? Come si possono tralasciare i lavori di Aziza Khazzoom, sempre sugli ebrei iracheni, di Yaron Tsur, Yigal Bin-Nun, Haim Saadun sugli ebrei marocchini o di Tudor Parfitt, Reuven Aharoni, Esther Meir-Glitzenstein sugli ebrei yemeniti? È ben vero che, difficilmente, si troverebbe oggi un singolo studioso disposto a trattare delle migrazioni degli ebrei provenienti dai paesi arabo-musulmani nel loro complesso, in ragione proprio della grande diversità che caratterizza ogni migrazione e della quantità di trattazioni ampie e approfondite che sono state pubblicate sulle singole migrazioni. Ma, a maggior ragione, come è possibile affrontare tale tema in una tesi di dottorato? Ultimamente si pubblicano soprattutto curatele di volumi a più mani che si avvalgono della expertise di studiosi diversi proprio per poter dar conto di un quadro tanto complesso. L’a. afferma che il saggio vuole colmare il vuoto di studi sul periodo delle prime migrazioni; ma anche quando si avvale di lavori esemplari come le inchieste condotte tra il 1963 e il 1967 da Doris Bensimon-Donath, il cui libro Immigrants d’Afrique du Nord en Israël (1970) è citato nel saggio, l’a. pare utilizzarli ben poco, confidando piuttosto sulle proprie ricerche d’archivio o comunque non riuscendo a mettere in relazione i dati trovati con le analisi già esistenti e a reinterpretarli. Quello che manca in generale nella trattazione è una contestualizzazione e storicizzazione degli eventi (nel caso degli ebrei yemeniti manca un esame preciso delle politiche britanniche ad Aden e in Palestina) e il risultato è un senso di confusione, spesso favorito dall’assemblaggio di inchieste condotte in epoche molto diverse (p. 73).


Emanuela Trevisan Semi