SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Uomini in grigio. Storia di gente comune nell’Italia della guerra civile

Carlo Greppi

Milano, Feltrinelli, 380 pp., € 20,00 2016

Se il titolo strizza l’occhio al dibattito storiografico (che alla «zona grigia» si è più volte richiamata, sull’onda della citazione di Primo Levi), il sottotitolo del libro illustra con maggiore semplicità, ma anche chiarezza, chi sono i personaggi del suo racconto. Fare la storia di chi non è stato protagonista, di chi, nel corso del secondo conflitto mondiale, della Resistenza e della guerra civile, è stato coinvolto in modo minore, non voluto, senza una chiara coscienza e volontà di partecipare da una parte o dall’altra dello scontro. Questi «non protagonisti», come l’a. stesso li chiama, un tempo chiamati attendisti, spesso opportunisti, e solo negli ultimi anni oggetto d’interesse di una parte ancora estremamente limitata della storiografia, come espressione, appunto, di quella «zona grigia» che si vuole cercare di raccontare e interpretare e non solo richiamare sull’onda della definizione, spesso fraintesa, di Primo Levi, costituiscono, da un punto di vista numerico, la maggioranza della popolazione che ha vissuto le tragiche vicende dell’Italia 1943-1945. Eppure vi è sempre stata una forte difficoltà a prenderli in considerazione, a dare loro vita e voce, a cercare di situarli in un mondo articolato e composito, dove ai combattenti che per decenni hanno dominato il racconto della Resistenza – i partigiani di montagna, i gappisti di città, i militari a fianco degli alleati – si sono affiancate solo più recentemente le «altre» Resistenze, quella degli internati militari e quella dei deportati politici, quella delle famiglie contadine che hanno costituito l’acqua vitale di molti gruppi partigiani, e quella di chi nelle città e non solo ha dato aiuto, fatto scappare, ha nascosto ebrei e fuggitivi tanto politici quanto militari. Il libro cerca di fare un salto ulteriore, entrando nel mezzo di un mondo che per molti è proprio un «mondo di mezzo», dove si cerca di sfuggire a un impegno diretto ma si è coinvolti, pur non volendolo, moralmente o praticamente, dove la logica e la dinamica della guerra civile non permettono di restare permanentemente a guardare e costringono comunque ad agire, sia pure in forme minimaliste o autodifensive. Andare oltre i grandi protagonisti visibili – i partigiani, i fascisti, gli alleati, gli ebrei, i nazisti – che hanno dominato la ricostruzione storica e cercare di scoprire la realtà e l’umanità (con quanto ha necessariamente anche di sordido e volgare) è il filo rosso dell’opera, raccontata attraverso una Torino dove la ferocia del fascismo si scontra con il coraggio e a volte l’ingenuità degli antifascisti, ma dove settecentomila cittadini cercano di sopravvivere, di sfuggire, di ignorare, restando spesso coinvolti e dovendo più tardi pagare il prezzo dei loro comportamenti. Arresti, delazioni, confessioni, condanne, uccisioni accompagnano questo primo grande tentativo di entrare in un orizzonte poco conosciuto, in cui si deve fare i conti con la documentazione archivistica e con una gran quantità di storia orale e di memorialistica, bisogna confrontarsi con una ricca storiografia e trovare una sintesi – difficile, spesso impossibile – tra storia e memoria.


Marcello Flores