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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Utopia e azione. Per una storia dell’anarchismo in Italia (1848-1984)

Antonio Senta

pre- fazione di Claudio Venza, Milano, Elèuthera, 256 pp., € 15,00 2015

Da Carlo Pisacane a Giampietro Berti. Ecco un volume di piacevole e intrigante let- tura, dalla trama narrativa coinvolgente, che pare rivolto al grande pubblico e che si presta bene a svolgere anche funzioni di manuale di studio o di documentazione per specialisti in tematiche storiografiche afferenti. Opera di sintesi dunque che ha l’indiscusso pregio di squadernare una fruibilissima storia «nazionale» del movimento anarchico sul lungo periodo, utilizzando fra l’altro cesure assai originali e inconsuete. L’adozione di un terminus a quo come il 1848 è l’indubbio risultato di una riflessione collettiva sviluppatasi negli ultimi anni tra gli addetti ai lavori. Uno sguardo, infatti, più ampio e attento sulle vicende ottocentesche, che in particolare evidenzi il legame stretto tra sinistra risorgimentale e nascente movimento operaio, induce senza ombra di dubbio a riconsiderare la vecchia tradizionale cesura del 1864. Esistono – come ben dimostra l’a. – prodromi libertari consistenti (a partire ad esempio proprio da Pisacane) e una dimen- sione federalista e tutta «italiana» dell’anarchismo che precedono di qualche decennio la nascita ufficiale della Prima Internazionale a Londra. Per quanto riguarda invece il terminus ad quem, la scelta dell’a. di giocare sull’orwel- liano 1984 ci pare inconsistente o quantomeno discutibile. Meglio, forse, sarebbe stato allargare ulteriormente la prospettiva, dall’esaurirsi della spinta propulsiva del Sessantotto fino alla successiva presa d’atto della fine del ’900. C’è uno snodo epocale tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 che tutto rivoluziona, perfino i connotati di quel «neo-anarchi- smo» consolidatosi in Italia e nel mondo con il protagonismo della generazione dei nati nel secondo dopoguerra. In un arco di tempo brevissimo si concentrano infatti eventi e situazioni di incommensurabile portata: fine del comunismo, comparsa di movimenti di massa a carattere ecologico, rivoluzione informatica, globalizzazione e nuovo mondo che si affaccia dall’Asia, avvento della new economy e frantumazione competitiva, individuali- smo e ritorno delle religioni, collasso del sistema politico italiano… Ma al di là di questo rilievo tecnico tutto sommato marginale, il libro, bello da legge- re, è il risultato eccellente della bravura dell’a. che ben interpreta il nuovo trend della forma narrativa storica su questi temi. A partire dagli anni 2000 la storiografia sull’anarchismo in Italia ha operato una svolta qualitativa rimarchevole. Le ricerche di valore pubblicate, il nuovo focalizzarsi dell’interesse sulle figure del movimento e la loro «riscoperta» sono il risultato di molteplici fattori (tramonto della dimensione politica partitica, rivalutazione delle fonti autonarrative e dei percorsi biografici, ecc.). Ma sono anche l’esito di una sorta di «caduta del muro di Berlino» che, dagli anni ’90, ha pian piano creato situazioni am- bientali più favorevoli per la formazione di giovani leve della ricerca.


Giorgio Sacchetti