SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Liberi tutti. Manicomi e psichiatri in Italia: una storia del Novecento

Valeria P. Babini

Bologna, il Mulino, 364 pp., Euro 28,00 2009

Due i principali itinerari proposti dall'ampio volume di Valeria Babini: il primo, certamente più nuovo, riguarda l'incontro del sapere psichiatrico con i mezzi di comunicazione; il secondo ricostruisce, invece, le diverse fasi e i distinti approcci che la psichiatria italiana ha abbracciato nel corso del '900.Entrambi gli itinerari delineano due diverse parabole; il primo, quello riguardante il rapporto tra la scienza psichiatrica e i mezzi di comunicazione, vede in una prima fase l'utilizzo della fotografia e dei documentari come strumento di autopromozione e di diffusione (anche ai fini didattici) del sapere scientifico, nonché di propaganda della pratica di internamento manicomiale; saranno, però, gli stessi mezzi (documentari, servizi giornalistici, film di successo), nella seconda metà del '900, a preparare quel clima di sensibilizzazione per i temi dell'esclusione sociale che porterà alla chiusura definitiva degli ospedali psichiatrici in Italia.L'a. al riguardo ricostruisce, infatti, la storia dei primi documentari attraverso cui, con compiacimento, alcuni medici stupirono un pubblico curioso con fitte sequenze di paralisi muscolari, accessi epilettici, attacchi isterici. Nella seconda metà del '900, invece, altre inchieste (una per tutte il celebre servizio di Sergio Zavoli - I giardini di Abele - del 1969 con cui ha inizio il volume) denunceranno sporcizie di ogni genere, catene e ceppi con cui i ricoverati erano costretti a convivere.Parallela la parabola novecentesca della scienza psichiatrica: ancorata alla pratica di segregazione, in virtù delle legge del 1904 che stabiliva come criterio di internamento la pericolosità sociale e il «pubblico scandalo», ed incentrata sulla separazione tra il malato di mente e il contesto sociale, finirà con l'abbracciare l'idea che la lungodegenza non può essere progetto terapeutico e con il ricucire la netta linea di demarcazione tra salute e disagio psichico. Nel mezzo, l'analisi di molte stagioni e di molti temi: da quelli più noti, come il dibattito intorno alle «nevrosi di guerra», il saldo ancoraggio al biologismo e all'ereditarismo, la lunga marginalizzazione della psicoanalisi, le celebri terapie da shock, alle fasi decisamente più trascurate dalla storia della psichiatria. Tra queste, i lunghi anni '50 e '60 che, per un verso, vedono la prevalenza della neurologia e della tradizione organicista, per un altro le aperture alla fenomenologia abbracciata da una minoranza di giovani psichiatri. L'attenzione alle espressioni artistiche e verbali dei ricoverati sarà infatti un risultato importante, nel cui ambito svetta l'opera di Sergio Piro, Semantica del linguaggio schizofrenico (1961).Un lungo ed equilibrato capitolo sul contesto culturale e politico che ha portato all'approvazione della Legge 180 chiude il volume, restituendoci il senso della riflessione teorica e della pratica di Franco Basaglia.


Vinzia Fiorino