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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La nascita dell'opinione pubblica in Italia. La stampa nella Torino del Risorgimento e capitale d'Italia (1848-1864)

Valerio Castronovo (a cura di)

Roma-Bari, Laterza, pp. VII-375, euro 22,00 2004

L'introduzione del curatore affronta il contributo della stampa alla costruzione dell'Unità, nel quadro di un'interpretazione del Risorgimento come moto nazionale e liberale. Su questa falsariga si allineano i primi due saggi, che insistono sulla specificità piemontese, ovvero sulla libertà di stampa garantita dallo Statuto, ?nascita? dell'opinione pubblica. A Torino fu fenomeno durevole, non interrotto da restaurazioni, anche se il persistere della censura è qui valutato in maniera più riduttiva rispetto ad un recente lavoro di G. Talamo (qui ignorato). In un saggio che si concentra sul biennio 1859-1861 e sugli anni successivi, Daniela Maldini passa in rassegna la stampa moderata e democratica. Daniela Orta si interroga invece sui ?prodromi di un'opinione pubblica? nel fatidico 1848. Marta Margotti ricostruisce il percorso della stampa cattolica fra 1859 e 1864, tentando di relativizzare la centralità della Questione romana e di smussare il dualismo fra conciliatoristi e intransigenti. Sabina Cerato sottolinea la preziosa finestra che gli importanti periodici satirici torinesi aprono, fra 1859 e 1864, sulle culture dell'epoca (ad esempio sui ruoli femminili), ma anche sul mondo dei giornalisti. Enrica Bricchetto si concentra sulla «Gazzetta del popolo», un foglio diffusissimo, non solo a Torino, per via del tenue prezzo e quindi di indubbia presa su settori che travalicavano quel ?ceto medio? a cui la storiografia collega solitamente la diffusione dei quotidiani in Italia. Se ne trova conferma nel saggio conclusivo, dedicato alla ?questione operaia? negli anni postunitari, nel quale Emilio R. Papa riprende propri lavori di una trentina d'anni or sono. Informati e quasi sempre frutto di ricerche di prima mano, ricchi di riferimenti ai fogli e a carteggi, memorie e diari (specie se editi), questi studi si collocano per lo più sul versante della storia politica tradizionale e seguono sulle pagine dei giornali la cronaca degli avvenimenti. Prescindendo da fonti archivistiche, di non facile reperimento, ma anche da altre risorse preziose come l'iconografia e la letteratura, si giunge tuttavia a sottovalutare la dimensione produttiva e distributiva del giornale ottocentesco, così come la diffusione sociale e il peso culturale della stampa (assente, ad esempio, la storia della lettura). Fanno in parte eccezione i contributi di Margotti, Cerato e soprattutto quello di Bricchetto. Si registra quindi una distinzione fra il giornale come fonte per una ricostruzione centrata su politica e classi dirigenti e la stampa come luogo della mediazione culturale, produttrice o canale di diffusione di rappresentazioni della società e dei suoi conflitti: una distinzione evidente nel diverso modo di considerare il rapporto fra stampa e ?nazionalizzazione?. A livello più generale si avverte la mancanza, se non di vere comparazioni, almeno di più corposi riferimenti agli sviluppi europei e di lungo periodo. Al di là dell'occasionale menzione ai classici lavori di Lippmann (1922) e Habermas (1962), sarebbe stato opportuno riflettere sulla categoria ?opinione pubblica?, oggetto di importanti ricerche segnalate da G. Civile in interventi qui ignorati.


Michele Nani