SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Galeazzo Ciano, operazione Polonia. Le relazioni diplomatiche italo-polacche degli anni Trenta. 1936-1939, Prefazione di Giorgio Petracchi

Valerio Perna

Luni, Milano 1999

Già simpatetico autore di una biografia del maresciallo Józef Pilsudski, il fondatore della Seconda Repubblica polacca (tale è infatti, nonostante il titolo, la sua Storia della Polonia tra le due guerre, Milano, Xenia, 1990), Valerio Perna ricostruisce in questo bel libro, solidamente basato su fonti d'archivio italiane e polacche, e sulla memorialistica e la stampa quotidiana dei due paesi, le relazioni fra Roma e Varsavia negli anni trenta - ed in particolare fra il 1936 e il 1939. Nel ventennio interbellico, la politica estera polacca si resse (come poi, del resto, quella del Terzo Reich) sulla strategia degli accordi bilaterali, considerando la "sicurezza collettiva" propugnata dalla Società delle Nazioni (e, nell'Europa centro-orientale, dalla Piccola Intesa) come nociva agli interessi nazionali di una grande potenza continentale, quale la Polonia - nell'orgogliosa ma irrealistica visione delle sue classi dirigenti - ambiva ad essere riconosciuta. Questa linea di politica estera, che nella fedeltà assoluta alle concezioni di Pilsudski trovò dal 1932 al 1939 il suo indefesso realizzatore nel colonnello Józef Beck, era però destinata a sfociare nel disastro del settembre 1939 e nella quarta spartizione della Polonia - giacché i polacchi "si consideravano una grande potenza indipendente, e dimenticavano di aver conquistato la propria indipendenza, nel 1918, solo perché sia la Russia che la Germania erano state sconfitte" (A.J.P. Taylor). Dal libro di Valerio Perna emerge l'instancabile sforzo degli ambasciatori polacchi nell'Italia fascista (dall'agosto 1933 al maggio 1938 il diplomatico di carriera Alfred Wysocki, cui subentrò il generale Boleslaw Wieniawa-Dugoszowski fino al 10 giugno 1940) per consolidare gli (apparenti) buoni rapporti tra i due paesi, facendo leva soprattutto sulla confusa e velleitaria aspirazione di Galeazzo Ciano ad accrescere, in sintonia anche con la Polonia, la presenza e l'influenza italiana nell'Europa centro-orientale. Ma se, come nota il Perna (pp. 115-16), "il settore orientale era quello dove il giovane ministro [...] otteneva le maggiori soddisfazioni", occorre anche rimarcare come queste si limitassero sostanzialmente ai successi venatorii: come dimostrò anche l'inconcludente visita ufficiale di Ciano in Polonia alla fine di febbraio del 1939. In ogni caso, se "è molto dubbio che Loraine [l'ambasciatore inglese a Roma] abbia mai sofferto di quella patologia del diplomatico consistente nel desiderio di essere ben accolto, se non addirittura gradito e benvoluto da coloro presso i quali viene accreditato" (D.C. Watt), al termine della lettura del libro di Valerio Perna non si può dire altrettanto dei suoi colleghi polacchi accreditati presso il Quirinale dal 1933 al 1939. Per loro, il duro richiamo alla realtà effettuale giunse solo nella primavera del 1939, pochi mesi prima che la loro patria fosse ancora una volta annientata dall'azione combinata dei suoi nemici d'Oriente e d'Occidente.


Lauro Grassi