SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Relazioni tra Santa Sede e repubbliche baltiche (1918-1940). Monsignor Zecchini diplomatico

Valerio Perna

Udine, Forum, 238 pp., € 14,50 2010

La storia della relazioni tra paesi baltici e Vaticano è sicuramente un settore inesplorato, non solo da parte della storiografia italiana, ma anche a livello internazionale. Qualche studio è stato condotto in Lituania, ma il tema non ha mai suscitato l'interesse degli accademici estoni e lettoni. A ragione di questo potrebbe andare il fatto che Estonia e Lettonia abbiano sempre avuto esigue comunità cattoliche (per lo più non autoctone). La ricerca presentata da Valerio Perna, pertanto, contribuisce a fare luce su quest'aspetto, concentrando l'attenzione sulla figura di monsignor Antonino Zecchini, visitatore apostolico nelle Repubbliche baltiche e poi nunzio in Lettonia tra il 1921 e il 1935, anni nei quali Estonia, Lettonia e Lituania erano stati indipendenti e membri della Società delle nazioni.Dopo un primo capitolo, nel quale vengono delineati gli avvenimenti che portarono al riconoscimento internazionale delle Repubbliche baltiche, con particolare attenzione al caso lituano e alla querelle su Vilnius, città contesa tra Lituania e Polonia e poi inserita in territorio polacco, si passa a descrivere la politica perseguita dal Vaticano nelle «terre di Maria». L'attenzione da parte della Santa Sede era, per forza di cose, maggiore per la cattolica Lituania, mentre i tentativi di penetrazione nelle altre due Repubbliche baltiche a maggioranza luterana, vanno letti come finalizzati, più che alla creazione di comunità cattoliche, alla costruzione di ponti verso l'Unione Sovietica. Sullo sfondo rimane lo scacchiere internazionale, all'interno del quale si muove il Vaticano: è così possibile intendere quali fossero le posizioni francesi, inglesi o italiane in merito all'annoso contenzioso polacco-lituano. L'a. traccia poi anche un quadro politico della situazione interna alle neonate Repubbliche, dai governi di sinistra alle svolte autoritarie nazionaliste degli anni '30. Tutto questo viene fatto seguendo gli spostamenti e le vicissitudini di monsignor Zecchini, da superiore della Residenza gesuita a Trieste a nunzio apostolico in Lettonia. Tuttavia, più che le vicende del monsignore, il centro dell'interesse è dato dalla Lituania, sia per le vicende di cui sopra, sia per il ruolo che il cattolicesimo lituano ebbe nella costruzione dello Stato nazionale e il modo in cui esso si incontrò e scontrò con Roma. Nel complesso, la Santa Sede, fino alla nomina di monsignor Arata come unico nunzio apostolico per i Baltici nel 1935, avrà un atteggiamento differente per le varie Repubbliche.Il volume rappresenta un lavoro di ricerca indubbiamente interessante, benché i toni apologetici coi quali spesso viene rappresentato monsignor Zecchini non facilitino la comprensione del complesso quadro politico e diplomatico. Manca una caratterizzazione delle comunità cattoliche presenti nelle Repubbliche baltiche e, considerato l'interesse vaticano principalmente per Polonia e poi Lituania, la scelta di incentrare l'analisi sulla figura di Zecchini, presto estromesso dagli affari lituani, non facilita la comprensione dei reali interessi della Santa Sede sulle Repubbliche baltiche.


Matteo Varani