SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Victorian Radicals and Italian Democrats

Marcella Pellegrino Sutcliffe

Woodbridge, Royal Historical Society, 252 pp., £ 50,00 2014

Negli ultimi anni l’approccio transnazionale allo studio del Risorgimento e in particolare il rapporto tra il movimento nazionale italiano e la Gran Bretagna stanno interessando sempre più studiosi in Italia come all’estero. Il lavoro dell’a. si colloca in questo versante storiografico scegliendo il punto di vista del mondo mazziniano britannico e analizzando i legami e le reciproche contaminazioni tra mazziniani britannici e italiani e l’influenza e l’eredità dell’esule genovese nel mondo radicale inglese sul lungo periodo. L’a. si concentra su un gruppo di radicali britannici che, avvicinatisi a Mazzini grazie alle sue idee repubblicane e per la promozione dei principi legati alla «libertà individuale, all’uguaglianza e all’emancipazione» (p. 1), ne divennero i principali sostenitori e propagatori oltremanica. Nelle parole dell’a. si trattava di «una minoranza particolarmente resiliente» (p. 12) che, filtrando attraverso gli occhi e gli scritti di Mazzini l’immagine dell’Italia e di «un Risorgimento popolare», mantenne la fiducia nell’idea di un’Italia repubblicana e democratica, nonostante il fallimento dei suoi tentativi insurrezionali e il trionfo della soluzione sabauda che gli alienarono, invece, l’appoggio della parte liberale del paese e dell’opinione pubblica. Oltremanica questi gruppi diffusero il pensiero mazziniano tra le classi operaie attraverso la stampa radicale e le istituzioni educative operaie come le sale di lettura, le società � � � � � � �� � � cooperative, i college operai, influenzando alcuni riformisti di Oxford, come dei gruppi cooperativisti. Tra le più interessanti novità del lavoro la scelta di estendere lo sguardo oltre la capitale culturale e politica per analizzare il movimento radicale mazziniano nelle province e l’arco cronologico lungo – il libro muove, infatti, dall’arrivo di Mazzini in Gran Bretagna nel 1837 per inoltrarsi nel nuovo secolo. Proprio la seconda parte del libro, nel quale si approfondisce la continuità del legame dei mazziniani britannici con il pensiero di Mazzini e la difesa delle sue credenziali democratiche anche dopo l’Unità, quando gli esuli italiani tornarono nella penisola, appare tra le più originali. L’a. indaga le delusioni e le frustrazioni del mondo radicale verso i risultati dell’unificazione, ma anche la costante speranza in una soluzione democratica per l’Italia e l’impegno per l’educazione nella penisola e per la creazione di società operaie e repubblicane che travalicassero i confini nazionali, fino all’organizzazione dei «co-operative tours»: quei viaggi che, riproducendo per le classi popolari di fine secolo i Grand Tour delle élite britanniche, toccavano i luoghi del culto mazziniano. Si tratta di una ricerca che aggiunge un tassello alla conoscenza delle realtà repubblicane britanniche dell’800 nei loro legami con Mazzini e con gli esuli democratici italiani. Sarebbe tuttavia interessante indagare in modo più approfondito la ricezione e la rielaborazione tra le classi popolari britanniche della letteratura radicale mazziniana propagandata dai network studiati.


Elena Bacchin