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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia del Terzo Mondo

Vijay Prashad

Soveria Mannelli, Rubbettino, 488 pp., euro 27,00 (ed. or. New York, 2007) 2009

Storia del Terzo mondo è un titolo che lascia intendere allo stesso tempo di più e di meno di quanto contenuto in questo denso libro. Nelle sue 500 pagine si cercheranno invano, così come suggerito dalla pietosa immagine di copertina che raffigura un bimbo africano aggrappato a una delle molti madri in fuga da qualche guerra civile, statistiche sulle carestie e sull’Aids, sulle guerre etniche, insomma su quanto normalmente evoca l’immaginario del Terzo mondo. Questo perché il volume di Prashad, storico di origine indiana che insegna negli Stati Uniti e frequenta gli ambienti del radicalismo statunitense e dei cultural studies, è in realtà un atto di amore nei confronti di «un progetto» incarnato da leader forti e da popolazioni battagliere: un’idea che secondo l’a. ha preso corpo negli anni ’50 nel momento di massima forza dei movimenti di indipendenza, per poi tramontare all’inizio degli anni ’80 sotto il peso, tra le altre cose, delle nuove regole imposte dalle organizzazioni economiche internazionali e dell’ascesa di fenomeni come il radicalismo musulmano. Il soggetto del libro è dunque la difficile cooperazione fra «le nazioni scure» - titolo originale dell’opera - per emanciparsi dalle rigidità della guerra fredda e offrire una prospettiva non atomica alle relazioni internazionali, e allo stesso tempo prospettare alle proprie popolazioni un autonomo orizzonte culturale ed economico. La narrazione è divisa in tre grandi momenti: quello della «ricerca» della cooperazione, che culmina con la Tricontinentale del 1966; quello delle «disavventure» nel percorso, come l’emergere di Stati autoritari; e l’ultimo degli «assassinii» del progetto come il fallimento dell’Unctad e l’introduzione degli «aggiustamenti strutturali». Ognuno di questi tre momenti è a sua volta diviso in episodi che prendono il nome di una città, protagonista di un incontro delle nazioni scure o capitale di un paese che ha avuto un ruolo particolare. Ad esempio, l’episodio Caracas tratta la storia della formazione dell’Opec che ebbe il Venezuela fra i protagonisti e del tentativo fallito di organizzare cartelli fra altri produttori di materie prime.L’a. non sempre riesce a disciplinare la sua irruenza e finisce per allargare oltre il dovuto singoli episodi con connessioni logiche a volte non evidenti: l’episodio della Tricontinentale dell’Avana del 1966 finisce per occuparsi anche di tutte le rivolte africane contro il colonialismo portoghese e poi della rivoluzione in Etiopia. La presenza dei soldati cubani in Africa non basta automaticamente in questo caso a giustificare la tesi che lo «spirito della Tricontinentale» fosse vivo anche nel caso della decolonizzazione portoghese. Il grande merito di Prashad è di non incolpare il «mondo occidentale» di tutte le sconfitte subite dal progetto del Terzo mondo. Al contrario egli sottolinea in modo convincente e con insistenza come la pura e semplice conquista del potere, così come magari la nazionalizzazione delle risorse, abbia determinato quasi sempre il rafforzamento dei gruppi dirigenti nazionali a scapito sia di un miglioramento delle generali condizioni di vita della popolazione, sia di una pacifica collaborazione fra continenti.


Giuliano Garavini