SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Guglielmo Motolese. Un vescovo italiano nel Novecento

Vittorio De Marco

Cinisello Balsamo, San Paolo, 312 pp., Euro 21,00 2007

«Avrei voluto anch'io pregare con il suo popolo, ringraziare il Signore per il dono che a questa terra pugliese ha voluto fare, implorare dalla Vergine Immacolata ancora tanta lucidissima forza, tanta capacità di coinvolgimento, tanta passione per il Regno che lei, Eccellenza, ha espresso in questi cinquant'anni di servizio. [...] La ringrazio per tutto il bene che fa per la nostra gente. La ringrazio, soprattutto, per quella saggezza biblica, serena, non precaria, umile e discreta, che trasuda dai suoi gesti e dalle sue parole quando ci riuniamo nella Conferenza pugliese» (p. 179). Così scriveva, non potendolo incontrare di persona, il vescovo «giovane» don Tonino Bello al decano, l'arcivescovo di Taranto, Guglielmo Motolese (1910-2005) per i suoi 50 anni di sacerdozio. Parole di stima sincera (e preghiera esaudita: mons. Motolese sarebbe sopravvissuto di oltre dieci anni al suo più giovane e sfortunato confratello...), tra le tante pazientemente vagliate e riprodotte in questo libro da Vittorio De Marco, tarantino, docente di Storia contemporanea alla Facoltà di Economia dell'Università degli studi del Molise, che ha messo a nostra disposizione la vicenda di questo vescovo «antico» e straordinariamente longevo, eppure capace di camminare col proprio tempo, nel radicamento e nell'amore alla tradizione. A De Marco si può rimproverare di non aver integrato il suo testo con l'apparato che meritava (perché non aggiungere un indice dei nomi, almeno, a un libro così ricco di memorie e di citazioni?).Ne emerge il profilo di un vescovo «di Pio XII», dal punto di vista della formazione, cresciuto nella severa atmosfera del Seminario Romano, dotato di una spiritualità lineare e genuina (pietà mariana compresa). Motolese, però, fu anche un attento conoscitore della propria realtà d'origine, dalla quale non si allontanò mai, e insieme uno spirito aperto a cogliere il soffio novatore dell'evento conciliare. Arcivescovo dal 1962 al 1986, fu promotore instancabile della «autocoscienza cristiana» di Taranto (puntando con decisione alla formazione del clero e del laicato); ridisegnò la fisionomia della Chiesa locale, incoraggiando il fervore di riflessione e di impegno ormai richiesto dai tempi. Incoraggiò la promozione culturale ed economica della città, accompagnando con favore la nascita del polo siderurgico, pur consapevole dell'impatto «rivoluzionario» che avrebbe avuto sul contesto locale; fu interlocutore sia delle autorità e della classe dirigente, sia delle maestranze operaie dei cantieri e dell'Italsider (che nel 1968 vide l'evento del tutto inedito di una messa celebrata da papa Paolo VI). Rinviamo al testo di De Marco per il dettaglio dell'impressionante serie di iniziative di cui fu promotore a ogni livello (ricordiamo solo il suo sogno degli ultimi anni, la Cittadella della Carità, cresciuta in rapporto organico con la Fondazione S. Raffaele di Milano), per non dire dei ruoli di vertice, ricoperti non solo nella Conferenza episcopale pugliese, ma nella stessa CEI.Una biografia che integra ulteriormente il ritratto, ancora in larga parte incompiuto, della Chiesa meridionale.


Monica Vanin