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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia d'Italia. Annali 18. Guerra e pace

Walter Barberis (a cura di)

Torino, Einaudi, pp. XXIII-951, euro 85,00 2002

Sarebbe vano tentare di rendere conto di un volume tanto ricco e variegato. Né sarebbe opportuno limitarsi a restituire un indice appena chiosato dal recensore dei tanti contributi. Si è dunque optato per l'individuazione di un tragitto di lettura (a mio avviso prevalente sui diversi praticabili) dei saggi sull'Italia unita, scelti per congruità con la sede. Tale tragitto muove dalla constatazione che il titolo che meglio avrebbe restituito un profilo potenzialmente unitario dei diversi interventi sarebbe stato quello di ?nazione in guerra e nazione in pace?. Non v'è dubbio infatti che il filo neppure tanto sottile ? quanto consapevolmente steso? L'Introduzione del curatore lascerebbe intendere una scelta esplicita ? che lega parte consistente dei saggi è quello del rapporto tra esperienza ? e discorsi ? di guerra e costruzione/rielaborazione dell'identità nazionale. Certo non tutti i contributi sono immediatamente riconducibili a tale comune denominatore (ad esempio quelli, peraltro assai densi, di Luciano Segreto sull'industria di guerra e di Giorgio Rochat sulle guerre del fascismo). Ma la maggior parte di essi delinea e reinterpreta in questa chiave la storia d'Italia. Ne risulta, in modo abbastanza sorprendente per un opera del genere, dove ai tanti autori corrispondono tante e diverse sensibilità, una dimensione non priva di omogeneità sul piano dell'interpretazione; segno che forse la stagione di ricerca e dibattito sull'identità nazionale ha sedimentato nell'ultimo decennio risultati e ipotesi di lettura. Dall'Unità alla prima guerra mondiale l'Italia costruirebbe, proprio anche attraverso l'esperienza bellica, un profilo identitario: il Risorgimento provvede alla ?militarizzazione dell'idea di nazione, o viceversa, alla nazionalizzazione dell'immagine dell'esercito? (Alberto M. Banti e Marco Mondini), pur nel gorgo di quella guerra civile che fu il brigantaggio (Salvatore Lupo); poi le alterne imprese coloniali (Nicola Labanca) e la Grande Guerra (Antonio Gibelli) porteranno a termine questa prima tappa tra rappresentazioni nazionalistiche e concrete esperienze di nazionalizzazione degli italiani in trincea. Il fascismo e la seconda guerra mondiale, la tappa successiva, segneranno una brusca interruzione, tra eccessi di retorica nazionalistica e costruzione di immagini mitografiche (Bruno Tobia), impreparazione bellica (Segreto e Rochat), effetti disgregatori della guerra sulla società e sul regime (Giovanni De Luna), sino al fatidico 8 settembre, che non distrugge la patria, ma semmai è provocato dalla patria distrutta (Alberto Asor Rosa). La guerra partigiana (Angelo Bendotti), contro alcune tendenze interpretative recenti, rimetterebbe in moto ? nella scelta dell'impegno ? la ricerca di un fattore unificante e identificante della nazione. Ma ? e questa è lacuna non trascurabile dell'Annale ? non è dato sapere quali sono gli effetti dei venti mesi (del discorso sulla guerra e della aspirazione alla pace) nella ridefinizione dell'identità nazionale dell'Italia repubblicana. Solo l'intervento di Gian Enrico Rusconi offre qualche considerazione, saldando il tema a noi contemporaneo dell'intervento umanitario e dell'affidabilità internazionale dell'Italia con quello della costruzione di un nuovo patriottismo costituzionale.


Luca Baldissara