SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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I bosniaci sul fronte italiano 1915-1918

Werner Schachinger

Gorizia, Leg, 242 pp., euro 24,00 (ed. or. Graz, 1989) 2008

La prima edizione di questo volume, uscito originariamente in Austria nel 1989, destò un certo interesse tra gli storici militari e, in particolare, tra gli studiosi della prima guerra mondiale. Il lavoro di Schachinger si inquadrava infatti in una fiorente stagione di studi sulle istituzioni militari austro-ungariche, di cui rimangono testimonianze migliori la straordinaria opera di sintesi curata de Wandruska e Urbanitsch Die bewaffnete Macht (quinto volume della serie Die Habsburgermonarchie) e alcune opere di ricerca metodologicamente assai innovative, come quella di István Deák (Gli ufficiali della monarchia asburgica). Si dovrà subito sottolineare che Schachinger non possiede né il dominio di una vasta bibliografia, come gli autori coordinati da Wandruszka e Urbanitsch, né una stimolante prospettiva di analisi, come avrebbe fatto Deák. Ciò non ostante, il suo studio sui bosniaci all'interno delle forze armate austro-ungariche, rappresentava (e rappresenta ancora oggi) un buon contributo alla conoscenza del mondo militare asburgico, sia in guerra sia nelle sue relazioni in pace con le diverse componenti etniche e sociali dell'Impero. Il libro si può dividere infatti in due parti: i primi quattro capitoli sono dedicati al resoconto delle vicende politiche che portarono, tra 1978 e 1908, al reclutamento e all'inquadramento di unità bosniache nell'Esercito comune, alla costituzione dei reggimento di fanteria bosno-erzegovese e al loro ruolo di tutori dell'ordine pubblico in quanto truppe di comprovata fedeltà dinastica. La seconda parte (capp. V-XVI) è destinata alla narrazione dell'impiego dei reggimenti sul fronte italiano, dove si guadagnarono la fama di truppe d'élite per lo spirito combattivo in alcuni dei più cruenti episodi della guerra, sul Carso, a Caporetto e durante la battaglia del Solstizio, benché la fama di soldati leali si sia costruita in larga parte in contrapposizione alla slealtà di alcune componenti nazionali notoriamente «infide» come i cechi: a Carzano, nel settembre 1917, sarebbero stati alcuni bosniaci a salvare la linea, impedendo (anche grazie all'ottusità dei comandi italiani) uno dei più clamorosi rovesci del fronte trentino. Il volume è completato (capp. XVII-XIX) da un approfondimento memorialistico, che rivela, ad un tempo, la prima qualità della ricostruzione di Schachinger (lo scrupolo nei dettagli, la ricchezza dei riferimenti) e i suoi peggiori difetti. Schachinger, in effetti, non è un ricercatore accademico, e palesa tutti i difetti del dilettante. La passionalità, quasi la militanza, del tono (gli ufficiali cechi di Carzano sono ancora «traditori», il comportamento dei soldati bosniaci è descritto come «valore delle nostre truppe»), l'irritante vaghezza con cui si menzionano le fonti di archivio (si veda l'appendice bibliografica) e la larga concessione all'anedottica.


Marco Mondini