SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Ai confini della nazione.

Cognome: Nani
Nome: Michele
Dottorato in: Storia sociale europea
Istituzione: Università Ca' Foscari di Venezia
Facoltà: Lettere e Filosofia
Ciclo: XII
Anno: 2001
Primo tutore: Giovanni Miccoli
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Abstract:

Le pagine di Flaubert con le quali si apre il lavoro mostrano il nuovo statuto delle immagini dell’alterità nel XIX secolo. Nell’Introduzione si discutono le nuove forme della costruzione e diffusione di stereotipi che caratterizzano il lungo Ottocento. In particolare, nell’età dell’imperialismo si trasforma l’immaginario europeo riguardo ai popoli extraeuropei e coloniali, ma anche alle differenze interne, come ad esempio gli ebrei. Problema centrale della ricerca è la verifica del ruolo della stampa - il principale mezzo di comunicazione dell’epoca - nella riproduzione degli stereotipi. Il caso di studio prescelto è quello di una grande città italiana, Torino. La parte analitica della tesi è divisa in tre sezioni. La prima è dedicata all’esame della ricezione dell’antisemitismo europeo fra gli anni Ottanta e Novanta dell’Ottocento e della trasformazione delle immagini degli ebrei. Particolare attenzione è riservata ai casi di accusa di omicidio rituale (Tisza-Eszlár 1882-1883 e Xanten 1891-1892) e all’affaire Dreyfus (1894-1899). Ebrei e antisemitismo occupano uno spazio rilevante sulla stampa torinese. Si distinguono i giornali cattolici, che utilizzano massicciamente la polemica antiebraica. La seconda sezione indaga la rappresentazione degli italiani del Mezzogiorno in occasione della rivolta di Napoli (1893), del movimento del fasci siciliani (1893-1894), dell’emergenza criminale sarda degli anni Novanta e dei moti del 1898. A fine secolo si apre un dibattito sull’inferiorità razziale dei meridionali e sulla decadenza delle nazioni latine. Le inquietudini di fine secolo vengono superate con il rilancio dell’espansionismo in chiave demografico-migratoria, una delle basi del nazionalismo del primo Novecento. L’ultima sezione esamina la costruzione dell’immagine del Nero, attraverso lo studio degli stereotipi sugli Africani delle colonie italiane, dalla presa di Massaua (1885) all’Esposizione torinese del 1898. Si tratta di un vero sistema simbolico della contrapposizione fra civiltà italiana e barbarie africana. La sconfitta di Adua intacca solo parzialmente il quadro concettuale. Nelle Conclusioni si ricapitolano i tratti delle varie «alterità», si evidenzia la ricchezza della fonte utilizzata e il peso della politica interna e congiunturale nell’uso degli stereotipi. Ma la definizione delle rappresentazioni risale spesso ad un immaginario comune. Nel discutere la relazione fra immagini degli ebrei, dei meridionali e degli africani emerge la cornice delle alterità, l’immagine della Nazione, che media fra Civiltà, Progresso e gerarchie antropologiche. La costruzione dell’alterità - o la sua contestazione - è una risorsa per il rafforzamento delle varie forme di identità nazionale. Infine, la specificità della stampa e l’importanza del tema dell’alterità sono confermate dalla discussione del problema dei rapporti fra linguaggi, stereotipi e razzismo, a partire dalle elaborazioni di Victor Klemperer e Antonio Gramsci.

Abstract in inglese:

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