SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

Premi Sissco 2020: vincitori e motivazioni

Premio Sissco 2020

Carmine Pinto, La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici e briganti, 1860-1870, Laterza, 2019

Il volume è articolato in nove capitoli e un epilogo, i primi cinque di carattere cronologico e gli altri di carattere tematico, trasversali rispetto ai contenuti dell’opera. Filo rosso dell’architettura narrativa, vero refrain martellante nel percorso disegnato dall’autore, è il sostantivo guerra. La guerra è infatti la protagonista di questo lavoro, declinata in tutte le sue forme, attraverso i luoghi e gli attori che la praticano per conseguire i rispettivi obiettivi: guerra di tutti contro tutti, nella quale conflitti antichi si intrecciarono ai nuovi obiettivi messi in campo dalla rivoluzione di coloro che l’autore definisce «gli unitari», e da coloro che a questa rivoluzione opposero una contro-rivoluzione, i legittimisti o borbonici. Ma anche la guerra dei briganti, che tuttavia, nella persuasiva e documentata ricostruzione offerta dal volume, non può considerarsi una controrivoluzione.

Riuscendo a restituire la voce a ogni parte in causa – gli italiani, i borbonici e i briganti del sottotitolo – l’autore ne ripercorre strategie di combattimento e narrazioni (eroiche, mobilizzatrici, delegittimanti l’avversario) che si scontrarono e si sovrapposero nei documenti istituzionali, nella pamphlettistica, nella propaganda verbale e visiva, nelle messe in scena destinate a mettere in crisi il nemico e a conquistare consenso alla propria lotta.

Utilizzati con maestria, i numerosissimi fondi archivistici consultati testimoniano la dimensione locale e globale al contempo di una vicenda collettiva che viene ricostruita grazie a un ventaglio di fonti istituzionali, di carteggi, di letteratura grigia, di memorialistica – anche quella in apparenza “minore” – sottoposte a una stringente e lucida tesi interpretativa e a una convincente periodizzazione: dal patto nazionale dell’estate 1860 (quello che chiude definitivamente lo spazio per i difensori dell’autonomia dell’antico regno napoletano), attraverso la crisi del 1862 e la svolta del 1864, anno nel quale gli unitari si avvicinano al traguardo della stabilizzazione, sino all’estate del 1866 e alla crisi di Palermo, durante la quale Francesco II e i borbonici capirono che la partita era chiusa.

Motivazione:

Per la riuscita sistematizzazione di una materia ancora controversa grazie a una forte capacità interpretativa fondata su una ricca messe di fonti primarie, che fa approdare la storiografia sul Mezzogiorno nel decennio 1860-1870 a un saldo ancoraggio le cui acquisizioni saranno durature;

per la capacità di scomporre e descrivere i vari fronti attivi nel campo delle rivoluzioni e delle controrivoluzioni nel Mezzogiorno pre e post-unitario, attribuendo una meditata e documentata analisi a ognuno di essi e restituendo voce a ogni parte in causa, con attenzione anche per le motivazioni dinamiche e antropologiche del conflitto;

per la persuasiva periodizzazione e la solidità della base documentaria, frutto di anni di innovative ricerche individuali affiancate dal contributo della filiera di giovani studiosi che nell’autore hanno trovato una guida e l’incoraggiamento per affrontare sfidanti piste d’indagine;

per l’impegno di militanza sul territorio nazionale che il volume ha reso possibile dalla sua pubblicazione a oggi anche attraverso le numerose presentazioni e occasioni di dibattito da esso suscitate, con il risultato di contrastare la vulgata controrisorgimentista e di restituire la giusta dimensione alle variabili e agli attori in campo,

il Premio Sissco edizione 2020 viene conferito a Carmine Pinto per il volume La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici e briganti, 1860-1870, Laterza, 2019.


Premio Sissco Opera prima 2020

Anna Ferrando, Cacciatori di libri. Gli agenti letterari durante il fascismo, FrancoAngeli, Milano 2019

Il volume ricostruisce la storia e il lavoro dell’Agenzia Letteraria Internazionale, fondata da Augusto Foà che la gestì a lungo assieme al figlio Luciano, noto per essere stato in seguito tra i fondatori della casa editrice Adelphi (1962). L’Agenzia Letteraria Internazionale, a partire dalla sua nascita nel 1898, promosse libri e autori stranieri presso gli editori italiani e consentì la traduzione e la pubblicazione in Italia di molte opere di autori europei e nordamericani.

Il focus del libro è il periodo fascista, in cui gli autori stranieri tradotti furono numerosi. Anni in cui, a dispetto di una retorica nazionalista molto forte, la cultura italiana fu permeabile alle sollecitazioni internazionali. Almeno fino all’adozione da parte del regime di un controllo più stretto sull’industria culturale, nella seconda parte degli anni Trenta, sebbene l’apparato censorio del regime rimase imperfetto anche allora.

La ricostruzione dell’autrice permette di cogliere le difficoltà del sistema della censura fascista e i margini d’azione che l’industria culturale italiana, pur tra molte difficoltà, conservava, come mostra la pubblicazione, ancora sul finire degli anni Trenta, di alcune opere non allineate all’ideologia del regime.

Nel panorama degli studi sulla cultura italiana negli anni del fascismo il libro di Anna Ferrando s’inserisce con originalità, ricostruendo un tassello sinora trascurato, quello degli agenti letterari. Lo fa attraverso uno scavo archivistico rigoroso e una buona capacità analitica. È un lavoro che risulta interessante sia per gli studi sulla censura fascista e più in generale sul ventennio fascista, sia per gli studi sull’industria culturale italiana del primo Novecento e sulle sue connessioni con autori, editori e agenzie letterarie di altri paesi.

Motivazione:

  • per aver messo a fuoco il tema del delicato rapporto tra editoria e fascismo attraverso un angolo visuale inedito, quello dell’agenzia letteraria e delle opere straniere tradotte in Italia, dando un contributo originale agli studi sul periodo fascista;
  • per aver condotto una rigorosa ricerca archivistica su una storia sinora poco conosciuta, quella dell’Agenzia Letteraria Internazionale e dei libri che, con il suo lavoro, l’Agenzia permise di far conoscere al pubblico italiano;
  • per aver compiuto una sintesi efficace e stilisticamente pregevole su un tema vasto e potenzialmente dispersivo.

Il Premio Sissco Opera Prima edizione 2020 viene conferito ad Anna Ferrando per il volume Cacciatori di libri. Gli agenti letterari durante il fascismo, FrancoAngeli, Milano 2019


Premio Sissco per un articolo di rivista 2020

 

Costanza Bonelli, Guerra ed expertise medica. La medicina tropicale nell’organizzazione del conflitto italo-etiopico, in “Quaderni storici”, 160/1 (2019), pp. 11-42.

 

L’articolo prende in esame, alla luce delle riflessioni che la storiografia ha recentemente elaborato attorno alla nozione di «expertise»,  i caratteri e le forme della consulenza offerta all’organizzazione sanitaria della campagna etiopica da Aldo Castellani, Alto Consigliere per le colonie dell’Africa orientale e tra i più rinomati tropicalisti italiani.

Il caso si rivela interessante per diversi aspetti. In primo luogo per le prospettive che offre sul nesso costruzione dell’expertise-processi di legittimazione del sapere, che Costanza Bonelli mette a fuoco attraverso un attento esame della formazione scientifica acquisita dal clinico a partire dalla fine dell’Ottocento e delle esperienze professionali vissute all’interno di istituzioni mediche specializzate nell’Impero britannico e in Italia. L’osservazione dell’organizzazione sanitaria permette inoltre all’autrice di riflettere sulla natura della competenza offerta da Castellani, sul rapporto che quest’ultima intrattiene con la consolidata expertise dei corpi militari, rimodellata dalle esigenze «industriali» e «di massa» della prima guerra mondiale, che daranno vita ad un ampliamento senza precedenti del servizio medico bellico, di cui Castellani fu spettatore ed attore. L’esame del ruolo assunto dal tropicalista nel conflitto italo-abissino offre infine un punto d’osservazione sul rapporto tra medicina e guerra, contribuendo a modificare l’idea consolidata che la guerra costituisca un fattore d’indubbio avanzamento della scienza medica, attraverso un approccio più attento allo statuto della disciplina e ai meccanismi che hanno consentito l’influenzarsi reciproco di scienza medica e situazioni di conflitto. Proprio perché  ripercorre la formazione internazionale di questo specialista e  gli sviluppi di una nuova disciplina medica che risalgono alla fine dell’Ottocento e all’inizio del Novecento, il saggio fa risaltare l’esaltazione modernizzante che il regime costruisce, fino alla falsificazione, dei proprio investimento nella scienza nazionale. Non meno interessante è l’attenzione all’autobiografia di quel successo nel secondo dopoguerra, che prende le distanze dalla politica del regime con significative rimozioni.

La rilevanza del tema, l’originalità dell’approccio, la solidità metodologica, la ricchezza delle fonti utilizzate, unite a una scrittura rigorosa ed elegante rendono il lavoro di Costanza Bonelli meritevole del Premio Sissco.

 

Nella terna anche Lorenzo Ferrari, The Pursuit of Humanity’s Inner Demons. The Reception of Norman Cohn’s Intellectual Journey, in “Storia della Storiografia”, 1, 2019, pp. 59-82; Andrea Umberto Gritti, Enfants trouvés de la décolonisation. Gli ebrei di Libia e la cittadinanza italiana, in “Contemporanea”, 2, 2019, pp. 195-224.


PREMIO SISSCO-ANCI STORIA 2020

Opere riguardanti aspetti, vicende e problemi di storia locale, delle identità territoriali e delle autonomie locali

Salvatore Romeo, L’acciaio in fumo. L’ILVA di Taranto dal 1945 a oggi, Donzelli, 2019

La “questione Taranto” è diventata centrale nel dibattito pubblico e argomento di cronaca pressoché quotidiana. Essa è l’esito drammatico di un percorso storico lungo e complesso che Salvatore Romeo ricostruisce in questo libro denso e appassionato, in cui lo storico tarantino dà conto in sette capitoli delle vicende che hanno caratterizzato nel lungo periodo lo stretto rapporto tra città e industria.

Il libro è frutto di una ricerca originale che tratta un periodo poco frequentato dagli storici dell’età contemporanea ed è sicuramente uno dei migliori che sia stato scritto negli ultimi anni su argomenti che riguardano il Mezzogiorno d’Italia. I processi di trasformazione e i loro passaggi cruciali sono rappresentati in tutta la loro problematicità e complessità senza cadere mai in facili ideologismi. Il testo si fonda su un solido e ricco apparato di documenti e fonti di varia natura e tratta una grande varietà di temi come il rapporto tra città e industria e la storia della siderurgia pubblica, le politiche per il Mezzogiorno e la storia del movimento sindacale ed operaio, le ricadute della deindustrializzazione e l’insorgere della questione ambientale, gli effetti della deregulation dei mercati e il dissolversi del sistema di valori che avevano caratterizzato il lavoro operaio.

L’acciaio in fumo è un libro “paradigma”, è un modello di come si può fare storia incrociando scale diverse e differenti prospettive di analisi storica (sociale e politica, economica ed ambientale). L’autore riesce a collegare dimensioni spaziali differenti (locale, nazionale, internazionale) e dalla sua analisi emerge nitidamente l’ampio spettro degli attori coinvolti nonché la circolarità dei processi decisionali. Ma è soprattutto un libro che invita a riflettere sul rapporto tra la storia del sistema produttivo e la storia d’Italia nel suo complesso, sul ruolo dell’industria pubblica al di là delle troppo facili e sommarie valutazioni negative, sulle drammatiche ricadute culturali e sociali della fase liberista e su come il nostro paese abbia costruito la sua casuale e sciagurata risposta alla globalizzazione.