SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

Premi Sissco 2021

Premio SISSCO SENIOR

Stefano Cavazza, in qualità di membro del Direttivo, annuncia la terna di volumi presi in considerazione per il premio:

• Paolo Borruso, Debre Libanos 1937. Il più grave crimine di guerra dell’Italia, Laterza, 2020;

• Vinzia Fiorino, Il genere della cittadinanza. Diritti civili e politici delle donne in Francia (1789-1915), Viella, 2020;

• Renato Moro, Il mito dell’Italia cattolica. Nazione, religione e cattolicesimo negli anni del fascismo, Studium, 2020.

Annuncia, quindi, all’assemblea il nome dell’autore e il titolo del libro risultato vincitore del premio Sissco Senior 2020 e legge la motivazione.

Volume premiato: Renato Moro, Il mito dell’Italia cattolica. Nazione, religione e cattolicesimo negli anni del fascismo, Studium, 2020.

Il volume di Renato Moro, articolato in 14 capitoli, affronta un tema di grande rilievo storiografico mettendo al centro della sua analisi il rapporto tra cattolici e nazione durante il regime inserito all’interno del più generale rapporto tra cattolici e nazione nella storia d’Italia. Dopo aver discusso in apertura lo stato dell’arte, mettendo in luce in luce il persistere di interpretazioni divergenti sul rapporto tra fascismo e cattolicesimo, l’A. ricostruisce con grande acribia filologica i differenti modi con cui il mondo cattolico percepì il fascismo e i differenti orientamenti interni al fascismo nei confronti della religione. La relazione tra fascismo e cattolicesimo viene così ad inserirsi nel processo di rielaborazione dell’idea di nazione da parte del mondo cattolico e del suo inserimento nello stato. Dopo aver ricordato come il fascismo avesse abbandonato le sue iniziali posizioni anticlericali per assumere un atteggiamento di apertura verso la religione e il cattolicesimo, l’A. dimostra come il riconoscimento di queste aperture non fosse esente da timori sia per il loro carattere strumentale sia per alcuni aspetti dell’ideologia fascista in via di definizione. Se da un lato il cattolicesimo politico vide con chiarezza il pericolo che il fascismo rappresentava e la sua alterità rispetto ai valori cattolici, una parte del mondo cattolico, pur preoccupato per la strumentalità di alcune aperture verso la religione, vide nella rivalutazione della religione realizzata nella scuola il superamento della statolatria liberale. L’A. mette però in luce come la stessa discussione attorno al concordato rivelasse differenze significative nell’interpretazione dell’evento rispetto al primato dello stato o della religione, differenze che furono temporaneamente superate dal riconoscimento dell’unificazione della nazione cattolica che si sarebbe realizzata attraverso il concordato. Fu questo – mostra con chiarezza l’A. – il terreno di incontro tra fascismo e cattolicesimo, che consentì di superare conflitti come quello sull’azione cattolica. A fronte delle minacce che si manifestavano in Europa verso il cristianesimo: l’ateismo bolscevico e il neopaganesimo nazionalsocialista, il fascismo appariva un difensore del cattolicesimo. L’A. ricostruisce con efficacia come questo positivo rapporto sia rafforzato fino a raggiungere il culmine con l’impresa etiopica per poi cominciare a indebolirsi in correlazione al rafforzamento dei legami politici con la Germania. Con l’ingresso in guerra e l’avvio del progetto totalitario del regime, l’A. dimostra come il rapporto tra cattolicesimo e fascismo si incrinasse e come il tema della nazione cattolica potesse poi diventare un ponte verso il superamento dell’esperienza del ventennio da parte del mondo cattolico.
Motivazione: per l’ampia disamina di fonti condotta con acribia filologica che gli ha consentito di ricostruire con ricchezza di sfumature le differenti posizioni all’interno del mondo cattolico e di quello fascista offrendo una rappresentazione articolata del dibattito del periodo; per aver saputo inserire la sua ricostruzione all’interno della storia nazionale e del rapporto tra stato e cattolici; per aver saputo ben collocare l’evoluzione del rapporto tra fascismo e cattolicesimo nella dimensione internazionale mettendo in luce il ruolo che la situazione internazionale ebbe nell’influenzare le posizioni dei cattolici verso il fascismo; per aver offerto una nuova interpretazione del rapporto tra cattolicesimo e fascismo fondata sul concetto di nazione cattolica, interpretazione ricca di sfumature e distinzioni e al tempo stesso aver illuminato indirettamente sulle stesse modalità di costruzione dell’identità nazionale offrendo in tal modo una significativa innovazione allo stato dell’arte; il Premio Sissco edizione 2021 viene conferito a Renato Moro, Il mito dell’Italia cattolica. Nazione, religione e cattolicesimo negli anni del fascismo, Roma, Studium 2020.

Premio SISSCO OPERA PRIMA

Pinella Di Gregorio, nelle vesti di membro del Direttivo, comunica all’assemblea la terna di autori presi in considerazione per l’assegnazione del premio:

• Nicola Bassoni, Haushofer e l’asse Roma-Berlino. La geopolitica tedesca nella politica culturale nazi-fascista, Viella, 2020;

• Laura Ciglioni, Culture atomiche, Gli Stati Uniti, la Francia e l’Italia di fronte alla questione nucleare (1962-68), Carocci, 2020;

• Cora Ranci, Ustica. Una ricostruzione storica, Laterza, 2020.

Quindi annuncia all’assemblea il nome della vincitrice e legge la motivazione della scelta.

Volume premiato: Laura Ciglioni, Culture atomiche, Gli Stati Uniti, la Francia e l’Italia di fronte alla questione nucleare (1962-68), Carocci, 2020.

Nel volume Laura Ciglioni ha ricostruito il dibattito pubblico degli anni Sessanta sulla questione nucleare in tre paesi occidentali, Stati Uniti, Francia e Italia, che occupavano posizioni internazionali assai diverse tra loro. Un’analisi comparata che oltrepassa gli ambiti propri della ‘cultura alta’ per passare in rassegna settimanali popolari, programmi televisivi, film, romanzi di fantascienza e fumetti e riviste d’arte, senza dimenticare i sondaggi di opinione. Il libro mette in luce le profonde differenze e, al tempo stesso, le inaspettate consonanze nelle “culture atomiche” nazionali in un momento in cui l’incubo di una guerra atomica era già da tempo entrato nella discussione pubblica nel contesto bipolare della Guerra Fredda. Negli Stati Uniti l’opinione pubblica americana aveva ampiamente familiarizzato con il tema per cui il dibattito degli anni Sessanta in gran parte rilanciava modelli definiti da tempo, in cui il nucleare rappresentava la nuova frontiera dello spirito americano e, seppure l’ottimismo iniziasse ad essere incrinato dalle critiche dei movimenti pacifisti, la fiducia dell’opinione pubblica nello sviluppo dell’energia nucleare rimase piuttosto forte. In Francia la scelta nucleare fu in grado di compensare la perdita del ruolo di potenza coloniale per scongiurare l’uscita dal novero delle «grandi potenze». In tal modo attorno alla costruzione di un arsenale atomico e allo sviluppo del nucleare per obiettivi civili si coagularono le ambizioni politiche di un intero paese. Infine, agli inizi degli anni Sessanta gli italiani sembravano ancora poco interessati sulle problematiche del nucleare. La percezione di essere una potenza di secondo ordine si legava alla diffusa percezione negativa dell’energia nucleare, alimentata dal clamore del “caso Ippolito” e dalle paure della superbomba sovietica.
Motivazione: per aver condotto una innovativa ricerca di storia comparata sulla rivoluzione dell’atomo, nel secondo dopoguerra, analizzata attraverso le ripercussioni sulla formazione delle mentalità collettiva e sulle politiche estere di tre Stati della comunità atlantica; per l’accurato lavoro di ricognizione su fonti d’archivio variegate (archivi di stato, fonti a stampa) ed anche su un cospicuo repertorio di materiale visivo (film, mostre, fumetti). Fonti non giustapposte tra loro ma integrate dall’approccio metodologico comparato; per avere portato a termine una ricerca complessa su tre differenti paesi mantenendo l’articolazione comparatista senza scadere nell’interpretazione meccanicistica dei processi storici. Il Premio Sissco Opera Prima edizione 2021 viene conferito a Laura Ciglioni per il volume Culture atomiche, Gli Stati Uniti, la Francia e l’Italia di fronte alla questione nucleare (1962-68), Carocci, 2020.

Premio SISSCO ANCI STORIA

Guido Formigoni, in qualità di membro del direttivo e di coordinatore della commissione giudicatrice – composta da Melania Nucifora e Bruno Ziglioli per la Sissco e da Antonio Capitano e Vincenzo Santoro per l’Anci –, annuncia all’assemblea, dopo aver reso nota la composizione della terna finalista, il vincitore del premio Sissco–Anci Storia 2021 e legge le motivazioni del riconoscimento.
Finalisti:

• Giacomo Bonan, Le acque agitate della patria. L’industrializzazione del Piave (1882-1966), Viella, 2020;

• Antonio Bonatesta, Mezzogiorno e integrazione europea. La Puglia dall’intervento straordinario alla regionalizzazione (1957-1993), Edizioni Unicopli, 2020;

• Oswald Überegger, All’ombra della guerra. Storia del Tirolo (1918-1920), Carocci Editore, 2020.

Volume premiato:

Giacomo Bonan, Le acque agitate della patria. L’industrializzazione del Piave (1882-1966), Viella, 2020.

Il volume di Giacomo Bonan Le acque agitate della Patria, introduce nel panorama della storiografia italiana il tema delle biografie fluviali, già frequentato in ambito europeo ed extraeuropeo, declinandolo secondo un approccio autonomo e originale. Il racconto sviluppato ci offre un’immagine del Piave distante dal luogo simbolico che il fiume rappresenta nelle memorie storiche nazionali, per ricostruirne il ruolo di grande infrastruttura commerciale e industriale e di spazio di relazioni non sempre pacifiche fra società e ambiente.
Il lavoro è sviluppato su un arco temporale pressoché secolare (non a caso racchiuso tra due grandi alluvioni), e ha un pregio notevole nella capacità di connettere un richiamo di lungo periodo alla storia del fiume come via d’acqua essenziale nel commercio del legname della Serenissima, alla descrizione della vicenda contemporanea di utilizzo delle acque in chiave sempre più integrale. Da una parte le esigenze della produzione idroelettrica, dall’altra quelle dell’irrigazione di un’agricoltura sempre più esigente si intrecciano e si contendono le risorse idriche, configurando nel tempo uno sfruttamento sempre più invasivo, non privo di ricadute pesanti sull’ambiente. Viene cioè studiato un approccio ingegneristico via via cresciuto e lentamente codificato, che sarà modificato significativamente solo in epoca recente. Articolato secondo autonomi affluenti narrativi, il testo ha il pregio di una scrittura specialistica e ricca di connotazioni interdisciplinari e al tempo stesso molto limpida e chiara, che ne fa un contributo alla ricerca importante e innovativo, ma insieme uno strumento accattivante di divulgazione della Storia.

Premio SISSCO ARTICOLO

Domenico Rizzo, membro della commissione giudicatrice composta anche da Catherine Brice e Fulvio De Giorgi, annuncia ai soci una sestina di finalisti:

• Nicola Bassoni, Fascismo, nazismo e coscienza geografica. Elementi per un confronto tra Zeitschrift fur Geopolitik e Geopolitica, in “Ricerche di storia politica”, 2, 2020;

• Giacomo Bonan, An Alpine Energy Transition: The Piave River from Charcoal to ‘White Coal’, in “Environmental History”, 25, 2020;

• Antonio Buttiglione, 1848: sfera pubblica, movimenti popolari e borghesia radicale nelle Calabrie in rivoluzione, in “Società e storia”, 167, 2020;

• Nicola Camilleri, Colonial Subjects and Others Racism and Inequality during Italian Rule in the Horn of Africa, in “Northeastern African Studies”, 20, 2020;

• Andrea Martini, Fuori e dentro le mura dell’università. Il femminismo a Padova negli anni Settanta, in “Italia contemporanea”, 294, 2020;

• Francesco Tacchi, The Modernist crisis and religious Orders. The Society of Jesus in the face of Catholic integralism (1911-1914), in “Revue d’histoire ecclésiastique”, 115, 1-2, 2020.

Annuncia, quindi, il nome dei due vincitori ex aequo e legge le motivazioni della scelta.

Nicola Camilleri, Colonial Subjects and Others Racism and Inequality during Italian Rule in the Horn of Africa, in “Northeastern African Studies”, 20 (2020).
Il lavoro presentato da Nicola Camilleri per il premio SISSCO ha attirato l’attenzione della giuria e meritato la vittoria per diverse ragioni. Il tema riguarda l’applicazione dell’ordine coloniale in Eritrea, Somalia ed Etiopia, durante la dominazione italiana, e, più specificamente, il delicato problema della cittadinanza italiana in queste zone. Tale studio si interessa, in particolare, della elaborazione, la codificazione e l’applicazione della categoria di «sudditanza coloniale», che si basa su una visione razzializzata e gerarchizzata degli statuti individuali. Malgrado il postulato di base della superiorità europea, l’Autore individua la presenza anche di differenze etniche, religiose e sociali che si sovrappongono alla griglia razziale dei colonizzatori. L’articolo studia dunque le diverse configurazioni assunte dalla «cittadinanza coloniale», tra il 1890 e il 1940, in contesti diversi e come le popolazioni reagiscono ad esse. Il saggio si inserisce in un filone di studi sul colonialismo italiano che da circa un decennio è stato oggetto d’importanti rinnovamenti: il tema dell’articolo dimostra i fruttuosi risultati di un lavoro che combina storia politica, storia sociale e storia del diritto. Infine, l’attenzione portata dall’Autore alle modalità di applicazione della legge e di negoziazione colle norme provenienti dal «basso» conferisce all’articolo una dimensione analitica supplementare di grande interesse.

Francesco Tacchi, The Modernist crisis and religious Orders. The Society of Jesus in the face of Catholic integralism (1911-1914), in “Revue d’histoire ecclésiastique”, 115, 1-2 (2020).
Il saggio di Tacchi persegue una linea di ricerca originale nell’indagare l’atteggiamento gesuita – negli ultimi anni di pontificato di Pio X – dinanzi alle accuse di liberalismo e di modernismo di cui la Compagnia di Gesù è fatta bersaglio da parte dell’integralismo cattolico. Un tema trascurato dalla storiografia, piuttosto concentrata sulla linea anti-gesuita degli attacchi e poco attenta rispetto alle differenze e articolazioni interne, presenti nella Compagnia come in altre congregazioni religiose. A fronte di una lettura troppo spesso appiattita sul contesto italiano (e romano), l’Autore – basandosi su una estensiva ricerca d’archivio – sviluppa con ampiezza l’indagine attraverso la disamina minuziosa di casi relativi a quattro contesti nazionali diversi: la Germania, l’Austria-Ungheria, la Francia e l’Italia, dimostrando i segni di resistenza gesuita all’integrismo sostenuto dal pontefice; una resistenza che trovava appoggi negli ambienti della Curia generalizia, fino a legittimare l’auto-difesa della Compagnia davanti all’opinione pubblica. Sullo sfondo il saggio pone inoltre la questione più ampia degli ordini religiosi nella ‘crisi modernista’, adottando una prospettiva che non mancherà di suscitare ulteriori ricerche.