SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Attività

Premi Sissco 2022

PREMIO SISSCO SENIOR 2022

Quest’anno il direttivo si è trovato di fronte a un numero significativo di libri belli importanti e ha individuato fra questi 4 opere su cui concentrare l’attenzione per la scelta del Premio Senior:

  • Raffaella Baritono, Eleanor Roosevelt. Una biografia politica, Il Mulino, 2021.
  • Fulvio Conti, Il Sommo italiano, Dante e l’identità della nazione, Carocci 2021.
  • Raffaele Romanelli, Nelle mani del popolo. Le fragili fondamenta della politica moderna, Donzelli 2021.
  • Mariuccia Salvati, Camillo Pellizzi. Un intellettuale nell’Europa del Novecento, Il Mulino 2021.

La scelta finale è caduta su un ex aequo ai volumi di Romanelli e Salvati prima di tutto per l’importanza e la qualità dei loro lavori. Con questo premio, il direttivo vuole anche esprimere la riconoscenza della Società per la loro lunga carriera e impegno nella professione e per il ruolo svolto nella fondazione e nella vita della Società stessa.

Raffaele Romanelli, Nelle mani del popolo. Le fragili fondamenta della politica moderna, Donzelli 2021.

Il volume di Romanelli si sviluppa in 13 capitoli su un tema di grande attualità la crisi e le difficoltà della democrazia ricostruite storicamente a partire dalla Rivoluzione francese. Con un lavoro molto approfondito di ricognizione storiografica Romanelli prende in considerazione il valore della rappresentanza nello stato liberale democratico a partire dalla fine del Settecento nel mondo occidentale. Il volume inizia con l’analisi dei tre punti cardinali della Rivoluzione libertà, eguaglianza e fraternità messi in crisi dall’emergere dei poteri locali. Il nesso tra polis e Stato, tra globale e locale e l’emergere dei corpi intermedi è stato il primo punto di rottura. Era complesso mettere insieme il potere di tutti i cittadini, soprattutto in un grande paese, così come diceva la Dichiarazione dei diritti. Tra Ottocento e Novecento l’allargamento del suffragio e quindi della rappresentanza, diedero vita ai partiti moderni. Poi la Rivoluzione russa si presentò come un inveramento dei principi dell’Ottantanove. Di fronte a queste difficoltà è emerso il germe del totalitarismo: la guerra contro il nemico interno. Dopo la Seconda guerra mondiale si tornò a celebrare il motto originario “Libertà Eguaglianza Fraternità”. Ma nello stesso tempo la nascita e l’affermazione dello Stato sociale portò al superamento della democrazia e degli stati nazionali. Nel suo momento di massimo fulgore la democrazia era insidiata da un insieme di fattori che la condizionavano. Nello stesso tempo la crescita delle disuguaglianze ha portato alla nascita dei “populismi” ostili ai partiti. Movimenti, alleanze, leghe, unioni hanno marcato la differenza con i partiti.

Motivazione: L’ampia e complessa riflessione sulle origini e sulla storia del sistema democratico gettano una luce nuova e originale sul nostro sistema di governo. E sulla crisi di questo sistema in tutto il mondo occidentale attraversato dai venti del populismo. La lettura del volume di Romanelli aiuta a comprendere quali spettri si aggirano sulla democrazia e dunque quali difficoltà ne inquinano il consolidamento. Per questi motivi uno dei premi viene assegnato all’opera di Raffaele Romanelli.

Mariuccia Salvati, Camillo Pellizzi. Un intellettuale nell’Europa del Novecento, Il Mulino 2021.

Salvati che si è già occupata del tema del passaggio dal fascismo alla Repubblica, affronta qui una questione specifica la biografia di un intellettuale significativo, un filosofo, anche nel passaggio dalla caduta del fascismo all’affermazione della Repubblica. Nel volume dedicato alla biografia di Camillo Pellizzi viene ricostruito il suo tragitto intellettuale e umano, nella prima fase di militante e poi funzionario del fascismo fino alla seconda fase come professore di sociologia nell’università italiana. Attraverso una ricerca approfondita condotta sulle carte inedite conservate presso il suo Archivio privato e in numerosi altri archivi. Salvati si è concentrata in particolare su due testi scritti da Pellizzi uno nel 1924 – dove l’autore ancora molto giovane – presenta il fascismo come una risposta alla crisi politica del mondo occidentale dopo la Prima guerra mondiale. L’altro del 1949 sul regime come rivoluzione mancata, sul fallimento del corporativismo analizzandone però anche gli aspetti positivi. Quindi una parabola difficile: quella di un ex fascista che ne difende le ragioni e ne critica le mancate realizzazioni. Nei due libri di Pellizzi sono presenti le questioni del corporativismo, del sindacalismo, del rapporto tra pubblico e privato. Tuttavia, più con l’intento di una autoriflessione personale che non per esigenze di mercato. Nei 4 capitoli della biografia Salvati ricostruisce i primi anni a Londra, il ritorno in Italia, gli inizi della carriera universitaria e poi il passaggio alla repubblica. Motivazione: Il Premio viene assegnato per aver affrontato con coraggio e determinazione lo scavo della complessa biografia di un intellettuale cattolico ma che rifiutava la retorica dei riti collettivi per preferire la riflessione e il pensiero. Per aver riflettuto con libertà su alcuni punti del pensiero di Pellizzi che anticipano il dibattito successivo primo fra tutti la critica del produttivismo. Per aver riflettuto su bisogni e qualità della vita dell’uomo e non del mero consumatore. Tutte questioni decisive anche nel dibattito attuale.

 

PREMIO SISSCO OPERA PRIMA 2022

Come ogni anno il direttivo ha lavorato prendendo in considerazione un’ampia rosa di titoli che dimostra la vivacità della produzione storiografia che emerge soprattutto dai dottorati di ricerca. L’attenzione del direttivo si è concentrata su una cinquina di libri che ci sono apparsi particolarmente significativi.

Finalisti:

  • Agnese Bertolotti, Bisogni e desideri. Società, consumi e cinema in Italia dalla Ricostruzione al Boom, Mimesis.
  • Alice Ciulla, La cultura americana e il PCI. Intellettuali ed esperti di fronte alla “Questione Comunista” (1964-1981), Carocci.
  • Salvatore Corasaniti, VOLSCI, I Comitati autonomi operai romani negli anni Settanta (1971-1980), Le Monnier.
  • Maya De Leo, Queer. Storia culturale della comunità LGBT+, Einaudi.
  • Stefania Ragaù, Sognando Sion. Ebraismo e sionismo tra nazione, utopia e stato (1877-1902), Viella.

Volume premiato: Maya De Leo, Queer. Storia culturale della comunità LGBT+, Einaudi, 2021

De Leo indaga l’evoluzione delle rappresentazioni, delle identità e delle esperienze della comunità Queer con un respiro geografico e cronologico ampio, che abbraccia il mondo occidentale e va dall’inizio del Settecento fino ai giorni nostri. Basato su una solida conoscenza della letteratura internazionale emersa negli ultimi quarant’anni e su una pluralità di fonti, il libro analizza l’affermazione e, al tempo stesso, la contestazione del binarismo di genere e del disciplinamento della condotta sessuale in età contemporanea. Si tratta di una sintesi stilisticamente pregevole e godibile nella lettura, che sa unire interpretazioni e riflessioni di lungo respiro a dei focus su esperienze particolari. Il libro porta quindi il lettore nella Parigi del 1750, nella Berlino di inizio Novecento, nella San Francisco degli anni Trenta, e nella New York alla fine degli anni Sessanta, passando per Vienna, Firenze, Amsterdam, Napoli, Londra. Si tratta dei momenti e dei luoghi nei quali si compone, costruisce e inventa la comunità Lgbt+; una comunità della quale si ripercorrono i vissuti plurali, le immagini e le narrazioni interne ed esterne nelle loro continuità e discontinuità. Ne emergono storie di persecuzione, disciplinamento e silenziamento, ma anche di affermazione identitaria, rivendicazione dei diritti, negoziazione delle rappresentazioni, appropriazione degli spazi dell’arte, della cultura, della socialità. Si tratta di un libro di ambizioso che tenendo assieme diversi ambiti — dalla letteratura al diritto, dalla medicina alla politica — mostra la complessità e le sfaccettature di una comunità la cui costruzione culturale è connaturata all’età contemporanea, mettendo, inoltre, in discussione periodizzazioni consolidate.

 

PREMIO ANCI-STORIA 2022

Come ogni anno dal 2002, nel corso del convegno annuale viene assegnato il premio ANCI storia, frutto di una collaborazione tra l’Anci e la Sissco. Il premio è dedicato a valorizzare opere che riguardano aspetti, vicende e problemi di storia locale, delle identità territoriali e delle autonomie locali,

Quest’anno la giuria era composta per la Sissco da Emanuele Bernardi, Paola Carlucci e da Pinella Di Gregorio, che la presiedeva, e per l’ANCI da Vincenzo Santoro e Giorgia Chiné.

Finalisti:

  • Roberto Giulianelli, Porto e città. L’economia del mare ad Ancona dall’Unità al Duemila, FrancoAngeli, Milano 2021;
  • Andrea Francesco Zedda, E poi arrivò l’industria. Memoria e narrazione di un adattamento industriale, Donzelli, Roma 2021;
  • Marta Baiardi, Le tavole del ricordo. Guerra e Shoah nelle lapidi ebraiche a Firenze (1919-2020), Viella, Roma 2021.

Volume Premiato: Marta Baiardi, Le tavole del ricordo. Guerra e Shoah nelle lapidi ebraiche a Firenze (1919-2020), Viella, Roma 2021.

Il libro di Marta Baiardi si fonda su un’indagine esaustiva delle epigrafi contenute in lapidi e iscrizioni dedicate ad ebrei fiorentini, in un’accezione ampia: non si tratta solo di epigrafi commemorative di ebrei, ma, anche, di epigrafi “prodotte” da ebrei, nell’arco di tempo che va dal 1919 al 2020.

Uno dei punti di forza del libro è proprio l’indagine di lungo periodo, dalla fine della Prima Guerra Mondiale, appunto, ai giorni nostri. Il libro ricostruisce infatti i rapporti tra la società ebraica locale e la città Firenze, in un lasso di tempo che comprende l’esaltazione per la Grande Guerra e, poi, i suoi terribili lutti, fino alla triplice violenza del fascismo, del secondo conflitto mondiale e della persecuzione antiebraica, per poi arrivare ai giorni nostri.

Lo sguardo locale si intreccia costantemente con il contesto nazionale e, quindi, l’analisi sulle epigrafi, sulle loro motivazioni palesi e recondite, sulle narrazioni che le accompagnano si muove sempre oltre la vicenda fiorentina. Lo sguardo dell’autrice permette, più in generale, di cogliere bene continuità e fratture relative alla percezione della questione ebraica in relazione ai principali snodi della storia dell’Italia contemporanea: in primo luogo, ovviamente, la politica razziale del fascismo e la sua successiva ricostruzione storica nonché la valutazione, anche giudiziaria, che di tale politica si è operata nell’Italia repubblicana.

Infine, va sottolineata la capacità dell’autrice di confrontarsi con uno dei temi storiografici più dinamici degli ultimi anni, quello della memoria, indagato sotto vari profili, e in qualche caso delineandone, con sobrietà, gli eccessi.

 

PREMIO SISSCO ARTICOLO

Per la terza edizione del Premio Articolo, assegnato a lavori di giovani storici, la giuria, composta da Paolo Capuzzo, Maurizio Isabella e Silvia Salvatici, ha individuato su 17 articoli proposti, una rosa di tre composta da:

  • Christopher Calefati, “Gli abbiamo tagliato la testa”. Repertori e attori dell’iconoclastia politica nelle Puglie del 1848-49, “Società e storia”, 174, 2021;
  • Federico Creatini, «Case e chiese». L’edilizia di culto nello sviluppo urbanistico della terraferma veneziana (1946-1958), “Passato e presente”, 112, 1, 2021
  • Giorgio Lucaroni, Rapporti di forza. Architettura e politica nelle Biennali/Triennali di Monza e Milano (1923-1936), in “Contemporanea”, 1, 2021;

Ha quindi deciso di assegnare il premio al saggio di Giorgio Lucaroni.

L’articolo affronta il tema del rapporto tra architettura, design e fascismo attraverso un’accurata analisi delle biennali e triennali di arti applicate, organizzate a Monza e Milano negli anni Venti e Trenta. L’autore ricostruisce i processi decisionali, le strutture che hanno ideato e gestito le esposizioni, le scelte di allestimento e il dipanarsi dei rapporti tra architetti e regime fascista attorno al tema del progetto estetico e industriale della nuova Italia fascista. La progressiva transizione da un orientamento saldamente radicato nella storia a uno che privilegia la proiezione nel futuro non restituisce compiutamente la pluralità degli indirizzi estetici presentati nelle mostre. Ne risulta un percorso di crescente interrelazione tra gli sviluppi delle arti applicate e il progetto di modernità che il fascismo intendeva perseguire che si sostanzia di una molteplicità di soluzioni tecniche e progettuali che saldano in modo sempre più intimo ricerca architettonica e politica, accompagnando l’affermazione imperiale dell’Italia fascista. Un rapporto ricercato da entrambi i lati della relazione, quello degli architetti e quello dell’apparato di governo, e che conduce l’architettura italiana da una condizione di minorità nel dibattito pubblico di inizio anni Venti alla centralità conquistata nel corso degli anni Trenta.

L’articolo, oltre a dare conto di una ricerca seria, approfondita e metodologicamente avvertita sulla storia delle sei esposizioni, dimostra una profonda conoscenza del dibattito storiografico sul rapporto architettura/fascismo e si colloca criticamente al suo interno, disegnando i percorsi di possibili futuri sviluppi. In particolare, il saggio evidenzia la necessità di un’esplorazione complessiva dell’architettura come “campo intellettuale”, in modo da indagarne le complesse articolazioni (realizzative, comunicative, pubblicistiche, corporative) e da collocarla in un periodo lungo, che affonda le proprie radici nel periodo precedente al ventennio e prosegue, come testimoniano gli eventi analizzati dall’autore, ben oltre la fine del regime fascista.

Motivazione Premio Articolo
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