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SUMMARY:Insegnare la complessità. Magistero scientifico e impegno civile in Renzo De Felice a novant\'anni dalla nascita
DESCRIPTION:In occasione dei novant’anni dalla nascita di Renzo De Felice\, la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice ha deciso di commemorare lo storico romano con una serie di iniziative culturali. La prima di queste iniziative si svolgerà a Rieti\, città dove De Felice nacque\, e vedrà la partecipazione del Sindaco Antonio Cicchetti\, dell’Assessore alla Cultura Gianfranco Formichetti\, del Presidente della Fondazione professor Giuseppe Parlato e di una serie di giornalisti: Gianni Scipione Rossi\, Pasquale Chessa\, Mario Ciampi\, Luigi Compagna\, Stefano Folli\, Gianni Oliva\, Marcello Veneziani\, Stefano Pozzovivo. In tale occasione verrà presentato il terzo volume degli Scritti giornalistici di Renzo De Felice
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LOCATION:Biblioteca Comunale Paroniana\, Via San Pietro Martire 28\, Rieti\, 020100\, Italia
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SUMMARY:Il colonialismo fascista
DESCRIPTION:Venerdì 8 novembre 2019 dalle ore 10 si terrà il convegno internazionale Il colonialismo fascista. Storia\, memoria e mito dell’italiano brava gente presso il Dipartimento di Lingue\, Letterature e Culture moderne dell’Università di Bologna. \nL’iniziativa si svolge nell’ambito della Festa internazionale della Storia e vedrà intervenire studiosi provenienti da Università italiane e non: \nOre 10.00 \nChair: Simona Salustri\, Università di Bologna \nLa cultura coloniale degli italiani a cura di Alessandro Pes\, Università di Cagliari \nVideo-intervista a Angelo Del Boca\, Università di Torino \nLa memoria del colonialismo italiano: tra rimozione e retorica a cura di Simona Berhe\, Università di Milano \nUn fil rouge coloniale. Le disfunzioni economiche tra Grande Guerra e fascismo a cura di Fabio Ecca\, Università Roma3 \nColonialismo e antisemitismo nel fascismo a cura di Tommaso Dell’Era\, Università della Tuscia \n___________________________________________ \nII sessione: 15-18 \nChair: Roberta Mira\, Università di Modena e Reggio Emilia \nLa costruzione della “notizia Etiopia”: il caso del “Corriere della sera” (ottobre 1935-maggio 1936) a cura di Enrica Bricchetto\, Cremit (Centro di Ricerca per l’Educazione ai Media\, l’Innovazione e la Tecnologia)\, Università Cattolica Milano \nLa guerra all’Etiopia nelle riviste satiriche italiane a cura di Mirco Dondi\, direttore del master di Comunicazione storica \nLetteratura coloniale italiana. Linee di ricerca a cura di Stefano Scioli\, Università di Bologna \nLa costruzione del mito coloniale tra i banchi di scuola e nelle università a cura di  Simona Salustri\, Università di Bologna \nTra mito e memoria. L’informazione cinematografica sulle colonie italiane tra l’impero fascista e la decolonizzazione a cura di Gianmarco Mancosu\, University of Warwick
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LOCATION:Bologna\, Via Cartoleria 5\, Bologna\, Italia
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SUMMARY:La storia a scuola oggi. Questioni e metodi di insegnamento nella scuola primaria
DESCRIPTION:DESCRIZIONE: \nIl curricolo della scuola primaria include il solo studio della preistoria e della storia antica\, limitando la conoscenza del passato all’ambito più lontano dal presente ed escludendo lo studio sistematico della storia medievale\, moderna e contemporanea.\nTuttavia\, le larghe maglie delle indicazioni consentono una sperimentazione didattica che riguarda metodi e contenuti ma che\, per varie ragioni\, fatica a essere messa a sistema.\nAlla luce di ciò e ritenendo che un significativo rinnovamento della storia insegnata a scuola possa venire soltanto dal dialogo e dalla collaborazione tra insegnanti e specialisti della ricerca\, si è pensato di coinvolgere queste figure e chiamarle a un confronto su vari temi: i quadri di riferimento normativi e le loro radici teoriche\, la progettazione e la selezione dei contenuti\, la formazione dei docenti e l’uso di metodologie attive. \n  \nSeminario valido anche come corso di aggiornamento per gli insegnanti della scuola primaria. E’ possibile iscriversi presso la piattaforma SOFIA o scrivendo a storicamente@unibo.it \n  \nPROGRAMMA \n10:15 \nSaluti e introduzione- Vittorio Caporrella\, Elisabetta Serafini \n  \nLuigi Cajani- Indicazioni nazionali: limiti e possibilità \nWalter Panciera – Tra competenze e contenuti: storia generale e storia ‘locale’ \n  \n11.30 \nIvo Mattozzi – Insegnare la contemporaneità nella scuola primaria \nGianluca Cuniberti – Il laboratorio di storia nella scuola primaria \nCecilia Ricci\, Stefano Colavecchia – La storia nella formazione iniziale dei docenti \n  \n14:30 \nGianluca Gabrielli – Guardare la Costituzione con gli occhiali della storia \nNadia Olivieri – Raccontare la Shoah nella scuola primaria? \nLiliana Ellena – Storia delle donne\, storia di genere nella scuola primaria \n  \n16:00 \nRolando Dondarini – Il patrimonio di esperienze del DiPaSt \nElisabetta Serafini – L’albo illustrato per raccontare la storia delle donne \nMarco Tibaldini- Il gioco come strumento di costruzione delle competenze storiche
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LOCATION:Dipartimento di Storia Culture Civiltà – Università di Bologna\, Piazza San Giovanni in Monte\, Bologna\, Italia
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SUMMARY:La strategia della tensione tra Piazza Fontana e l'Italicus: fenomenologia\, rappresentazioni\, memoria
DESCRIPTION:Convegno internazionale di studi: \n“La strategia della Tensione fra piazza Fontana e l’Italicus. Fenomenologia\, rappresentazioni\, memoria” \n2^ sessione: \n“Dalla Banca al treno: Configurazioni\, Attori\, Relazioni e Letture dell’eversione stragista tra il 1969 e il 1974″   \n  \n                                                                                        \nPROGRAMMA \nMercoledì 20 novembre 2019 (Aula 15 Teaching Hub) \n9.30 Saluti istituzionali e apertura dei lavori. \n  \n10.30 LETTURE E COMPARAZIONI EUROPEE (Presiede Mirco Dondi) \nLaura di Fabio\, Un Paese nel quale “tutto era possibile e nulla impensabile”. Le stragi in Italia nei media tedesco-occidentali.               \nJonathan Dunnage\, Due culture istituzionali a confronto: apparati di polizia\, ordine pubblico e la lotta al terrorismo in Italia e Gran Bretagna\, 1960-1980. \nUgo Russo\, “Profonde inquiétude en Italie”: la strategia della tensione vista dalla stampa francese. \n  \n14.00 PENSIERO E AZIONE EVERSIVA (Presiede Domenico Guzzo\, coordinatore del convegno) \nMassiliano Capra\, La Strategia della Tensione e la Nuova Destra. \nLoredana Guerrieri\, Contro la “debolezza costituzionale dello Stato”: Avanguardia Nazionale e la strategia della tensione. \nFrancesco M. Biscione\, La P2 durante e dopo la Strategia della Tensione. \nCarlo Costa\, “A noi non resta che la vendetta”. I Nuclei Armati Rivoluzionari (1977-1982). \nOttavio D’Addea\, Denari invisibili: la storia della costruzione del sistema Sindona. \nFrancesco Germinario\, La Disintegrazione del sistema. Il revisionismo del radicalismo di destra: il 1969 di Franco Freda. \n  \nGiovedì 21 novembre 2019 (Aula 15 Teaching Hub) \n10.30 RELAZIONI INTERNAZIONALI (Presiede Giuliana Laschi) \nLeopoldo Nuti\, La politica internazionale nel quinquennio 1969/1974: paradossi e contraddizioni della distensione. \nValentine Lomellini\, Né Stragismo\, né BR? Il terrorismo internazionale nell’Italia degli anni Settanta. \nAntonio Varsori\, La situazione politica e sociale italiana tra il 1969 e la metà degli anni ’70 nell’interpretazione di due diplomazie europee: i casi francese e britannico. \n  \n14.00 RICOSTRUZIONI ED INTERPRETAZIONI (Presiede Marco Borraccetti) \nGuido Panvini\, La destra cattolica e la strategia della tensione. \nDanilo Barbi\, Movimento dei lavoratori\, condizione sociale e strategia della tensione. \nValter Bielli\, L’eredità della Commissione Stragi. \nFausto Baldi\, Il segreto di Stato e altre questioni investigative dopo la sentenza di Brescia. \nAlessandro Giacone\, La strategia della tensione nelle carte di Mariano Rumor. \nDomenico Guzzo\, Italicus: una strage di confine. \n  \nIl Convegno è organizzato da: Istituto Storico della Resistenza di Forlì-Cesena\, Punto Europa-Forlì\, Comune di Forlì\, Master in Comunicazione storica Università di Bologna\, Alma Mater Studiorum Università di Bologna\, Casa della Memoria-Brescia \ncon il sostegno di Serinar\, Associazione Luciano Lama e CGIL di Forlì. \n  \nLa partecipazione degli insegnanti è valida ai fini dell’aggiornamento MIUR.
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LOCATION:Unibo Campus universitario di Forlì – Aula 15 Teaching Hub\, viale Corridoni 20\, Forlì\, 47121\, Italia
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SUMMARY:Cinquantaquattro esclusi: L’applicazione della legislazione razziale e l’avvocatura torinese\, a ottant’anni dalle Leggi 1054 e 1815 del 1939
DESCRIPTION:Introduce e modera l’avv. Giulio Disegni \nIntervengono: \nprof. Michele Sarfatti  “Gli ebrei in Italia e la persecuzione antiebraica fascista” \nprof. Giovanni Canzio “Le leggi antiebraiche e il ceto dei giuristi” \nprof. avv. Guido Alpa “La cancellazione degli avvocati ebrei dagli albi professionali\, le Magistrature superiori e il Consiglio nazionale forense” \ndott. Annalisa Capristo   “Avvocati e professori di fronte alle leggi antiebraiche” \nprof. Guido Neppi Modona  “La magistratura e le leggi razziali:  non tutti si limitarono a rimanere silenti…” \navv. Paola De Benedetti  “Appunti sul Foro torinese. Cronaca a margine della Storia” \nL’attore Danilo Bruni leggerà brani tratti dalle Delibere di esclusione dall’Albo
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SUMMARY:Weimar: Modernità e democrazia in Europa (1919-1933)
DESCRIPTION:È il convegno annuale SISCALT. L’iniziativa  nasce da una collaborazione tra più istituzioni: l’Istituto storico italo-germanico-FBK\, i Dipartimenti di Lettere e Sociologia dell’Università di Trento\, l’Istituto storico germanico di Roma e l’Institut für Zeitgeschichte di Monaco. Il programma è molto ricco: sette sessioni e oltre venti interventi\, per i quali è prevista la traduzione simultanea dall’italiano al tedesco e dal tedesco all’italiano. \nIl tema \nLa storia della Repubblica di Weimar è tornata d’attualità sullo sfondo dei più recenti sviluppi politici e sociali che hanno caratterizzato il contesto tedesco ed europeo. \nA cent’anni dalla fondazione di quell’ordinamento democratico\, la lezione di Weimar viene evocata sempre più spesso come monito generale sui rischi di tenuta della democrazia. In realtà\, la ricerca storica ha da tempo contrapposto a questa visione allarmistica una prospettiva alternativa\, capace di fare luce anche sulla straordinaria modernità e sull’affascinante complessità dell’esperimento weimariano. Se si esamina la vicenda della Repubblica di Weimar sin dagli esordi e nei suoi sviluppi successivi (politici\, sociali e culturali) fino all’inizio degli anni Trenta\, affiora non solo la scintillante modernità culturale di questa epoca\, ma anche la grande vitalità dei progetti politici maturati in seno all’esperienza weimariana. \nAl convegno trentino interverranno studiose e studiosi di diverse discipline\, accomunati da una profonda conoscenza del periodo tra le due guerre. I loro contributi e il dibattito a cui daranno vita permetteranno di illustrare le molte sfaccettature dell’«esperimento Weimar»\, contestualizzandolo nel più ampio quadro europeo e internazionale.
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LOCATION:Istituto storico italo-germanico-FBK\, Via Santa Croce 77\, Trento\, 38122\, Italia
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SUMMARY:I falsi misteri d'Italia e il caso della Uno Bianca
DESCRIPTION: \nGiovedì 21 novembre a Rimini\, presso il Teatro degli Atti\, via Cairoli 42\, si svolgerà un convegno dedicato ai falsi misteri d’Italia e alla vicenda della Uno Bianca. Interverranno lo scrittore Carlo Lucarelli\, i magistrati Daniele Paci e Armando Spataro\, lo storico Vladimiro Satta\, il teologo Vito Mancuso ed il politico e scrittore Walter Veltroni.\n \nIl convegno\, articolato in due sessioni\, avrà inizio alle ore 17.30 e\, dopo una breve pausa\, riprenderà alle ore 21.00. L’evento  sarà corredato da incontri con gli studenti a Rimini e a Pesaro nelle giornate 21\, 22 e 23 novembre 2019.\n \nPer un quadro completo e dettagliato dei lavori\, si veda il comunicato-stampa in allegato.\n 
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LOCATION:Teatro degli Atti\, via Cairoli 42\, Rimini\, Italia
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SUMMARY:Sport popolare\, popolarità dello sport
DESCRIPTION:Convegno organizzato da APeP insieme ai Dip. Sagas e Forlilpsi di Unifi\, Comune di Sesto Fiorentino e ISIS Calamandrei. \nL’identificazione con lo sport e le sue figure rappresentative è profondamente radicata nella sensibilità collettiva e nella quotidianità di un larghissimo numero di persone\, come ha dimostrato nel 2018 l’ondata di emozione collettiva che ha accolto\, non solo in Italia\, la scomparsa del calciatore Davide Astori. Lo sport come spettacolo e veicolo di sentimenti e passioni ormai da lungo tempo occupa un posto centrale nella nostra vita sociale\, benché – oggi – in forme spesso molto diverse da un passato ancora prossimo. L’associazionismo sportivo è una delle articolazioni intermedie della sociabilità più rappresentative del nostro mondo e del nostro tempo\, anche sul piano quantitativo\, rispetto ad altre forme di aggregazione ereditate dal ‘900 e sempre più declinanti. Nello sport\, non in tutto certamente\, inoltre possiamo individuare uno dei settori economici oggi più redditizi e degni di investimento da parte del capitale finanziario internazionale.\nIn altri termini lo sport – o meglio gli sport – costituiscono ormai una sfera di attività sociale e una pratica culturale da prendere con la massima serietà non solo da parte dell’appassionato\, ma anche dallo storico. Enormi passi in avanti sono stati fatti rispetto ai seminali studi di sociologia storica portati avanti da Norbert Elias nei primi anni ’60\, là dove dimostrava che il loisir\, i passatempi e in particolare gli sport non erano soltanto il lato dilettevole della vita da coltivare eruditamente nella sfera ristretta dello specialista\, ma qualcosa di più significativo e cogente nel rappresentare la realtà sociale complessiva attraverso le esperienze quotidiane. Ancor più che nel coevo lavoro di Roger Caillois sul gioco (o in quello precedente di Johan Huizinga)\, per Elias lo sport è lo specchio di come si struttura e funziona una società: la vita seria è speculare ai suoi passatempi e alla sua sfera ludica; questi ultimi si nutrono degli stessi meccanismi di regolazione e autoregolazione dell’altra\, pur funzionando in modo esplicitamente e legittimamente diverso. Il processo di “sportivizzazione” del loisir (l’invenzione dello sport\, si potrebbe dire) che caratterizza per prime le élites britanniche fra fine ‘700 e soprattutto ‘800\, ne è un buon esempio. La trasformazione in sport di quelle attività ludico-competitive che prevedono l’uso del corpo e della forza\, da sempre presenti nelle società umane\, segna una decisiva spinta alla specializzazione del tempo libero e alla istituzionalizzazione per una pratica che attiene alla vita quotidiana delle società moderne\, sempre più urbanizzate e industrializzate. Si tratta di un fenomeno diffusosi poi rapidamente su scala planetaria\, uno dei primi esempi di globalizzazione normativa. Rappresenta anche un esplicito riconoscimento della funzione sociale dello sport e quindi indirettamente della sua centralità crescente rispetto ad altre sfere della vita collettiva nella misura in cui coinvolge tutti gli strati sociali e culture diverse.\nGli sport hanno raggiunto così una larga popolarità – non omogenea – che si riscontra non solo nel numero dei praticanti e degli appassionati\, ma anche dei fruitori in quanto spettatori di uno spettacolo capace di mobilitare\, direttamente e indirettamente\, risorse economiche e simboliche impressionanti e di farle entrare in circolazione interagendo simbioticamente con la comunicazione di massa e la politica. Se larga parte dei praticanti restano nella sfera del dilettantismo appassionato\, lo sport come spettacolo inevitabilmente si è costruito sulla selezione dei più abili nell’uso competente della forza in ogni singola disciplina e quindi attorno a percorsi – espliciti o impliciti – di professionalizzazione differenziati nel tempo. In altri termini\, il professionismo ha fatto degli sport uno spettacolo tanto quanto la spettacolarizzazione dello sport ha aperto la strada alla professionalizzazione della pratica. Se lo sport\, in origine passatempo delle élites\, si è “popolarizzato” diffondendosi socialmente e geograficamente fra fine ‘800 e la prima metà del ‘900 – e contestualmente nelle sue forme più spettacolari per alcuni\, sempre più numerosi\, è anche diventato una piacevole prospettiva di lavoro – le forme di adesione popolare a questa pratica sono profondamente mutate nel tempo\, hanno evidenziato fratture\, hanno rispecchiato e insieme hanno potenziato le rappresentazioni sociali\, hanno inciso su di esse.\nUn’attività che è liberamente autocentrata sul soggetto che la pratica\, che privilegia attraverso la prestazione la dimensione dell’individuo\, in realtà ha funzionato come collettore di grandi proiezioni collettive. Gli storici\, più degli studiosi di altre discipline delle scienze umane e sociali\, si sono concentrati sulla stretta relazione emersa nel corso dell’800 e del ‘900 fra identità sociali (e di classe)\, processi di nazionalizzazione e politica di massa. L’uso pubblico dello sport\, evidenziato in maniera definitiva soprattutto dai fascismi e dai regimi socialisti\, è risultato così centrale nella storiografia in questo campo. Ma la partecipazione sportiva come vettore di consenso passivo degli anni ’20-’30 del secolo\, o nel secondo dopoguerra oltrecortina\, non esaurisce in sé lo spettro complesso del perché si fa o si segue uno sport\, esattamente come non era esauriente la rappresentazione igienista e moralistica che accomunava circolarmente il discorso su sport e educazione fisica di fine ‘800\, inizio ‘900. Anzi\, il disciplinamento sociale attraverso lo sport ha rappresentato un terreno di confronto fra percezioni e modelli culturali ed anche politici diversi per tutto il secolo scorso.\nIn che misura dunque lo sport come fenomeno diffuso è dunque “popolare”? Quali sono i diversi significati e le plurime strutture di senso che sono stati attribuiti nel tempo al carattere popolare degli sport? Perché alcuni sport sono più popolari di altri? Infine\, perché oggi assistiamo a un ritorno di attenzione per lo “sport popolare”\, contrapposto – ideologicamente e politicamente – non solo alla “popolarità” dello sport come business spettacolare\, in un senso diverso dalla semplice dicotomia dilettantismo/professionismo\, ma anche allo stesso tempo lontano dalla tradizionale sociabilità espressa dalle culture di classe e in genere politiche e confessionali del secolo scorso?\nL’associazione Amici della rivista Passato e Presente (APeP) vorrebbe riflettere su questi temi\, organizzando due giornate di studi in grado di coinvolgere esperienze concrete del presente mettendole a confronto con la ricerca storica sul passato. \nConvegno riconosciuto come attività formativa per dirigenti e docenti della scuola di ogni ordine e grado\, non solo di educazione fisica ma per qualsiasi materia; per le iscrizioni: https://www.edfisica.toscana.it/FORMAZIONE/tabid/830/Default.aspx
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SUMMARY:Dall’appello ai Liberi e forti al Congresso di Torino. La politica di un nuovo partito
DESCRIPTION:La Fondazione Carlo Donat-Cattin di Torino e l’Istituto Luigi Sturzo di Roma promuovono un convegno storico sul Partito Popolare venerdì 22 novembre al Polo del ‘900 di Torino \nDall’appello ai Liberi e forti al Congresso di Torino.\nLa politica di un nuovo partito \nAl termine dell’anno del Centenario dell’appello ai Liberi venerdì 22 novembre dalle 9.45 alle 13 presso la sala Conferenze di Palazzo San Celso in corso Valdocco\, 4/a\nSaranno ricostruite le vicende del primo PPI a livello nazionale e saranno presentati i primi risultati della ricerca della Fondazione Donat-Cattin sul ruolo del PPI in Piemonte\nRiflettere sui i nodi della storia politica italiana attraverso la scelta di don Sturzo e del primo PPI è uno degli obiettivi della ricostruzione critica sull’esperienza politica italiana anche in rapporto all’oggi. \nIl programma \nOre 9\,45 – Saluti introduttivi – Gianfranco Morgando\, direttore della Fondazione Donat-Cattin\nNicola Antonetti\, Presidente dell’Istituto Luigi Sturzo \nOre 10 – Presiede Marta Margotti\, Università di Torino \nFrancesco Traniello\, Università di Torino: Il Partito Popolare Italiano\, un originale modello di Partito.\nGiorgio Vecchio\, Università di Parma : Il Partito Popolare Italiano nel quadro del cattolicesimo politico europeo.\nNicola Antonetti\, Università di Parma : Il PPI e le mancate riforme.\nBartolo Gariglio\, Università di Torino: Il Congresso di Torino del Partito Popolare Italiano\nLuigi Giorgi\, Istituto Sturzo: Il Partito Popolare nelle carte dell’Archivio centrale dello Stato: crisi dello stato liberale e avvento del fascismo\nVittorio Rapetti\, Fondazione Donat-Cattin: Presentazione della ricerca “Un partito di popolo: la nascita del Partito Popolare in Piemonte e la formazione della sua classe dirigente” \nOre 13 – Conclusioni. \nFondazione Donat-Cattin\nVia del Carmine 14\n10122 Torino\ninfo@fondazionedonatcattin.it\nsegreteria@fondazionedonatcattin.it\nwww.fondazionedonatcattin.it
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SUMMARY:Piazza Fontana 1969-2019: la strage che cambiò l’Italia
DESCRIPTION:La data del 12 dicembre 1969\, quando esplode a Milano una bomba presso la filiale della Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana\, segna uno spartiacque politico e sociale per l’Italia. Si apre una crisi segnata da un persistente terrorismo diffuso di matrice sia di estrema sinistra sia di estrema destra. A cinquant’anni di distanza la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice organizza un convegno di studi per approfondire il significato di una data che ha cambiato la storia d’Italia\, con un aggiornamento sugli studi relativi alla strage e una riflessione sulle conseguenze che essa ha determinato.Il presidente della Fondazione Giuseppe Parlato\, ordinario di Storia contemporanea nella Unint di Roma presiederà i lavori. Intervengono il giornalista e saggista Paolo Morando\, autore di Prima di Piazza Fontana. La prova generale (Laterza\, Roma-Bari 2019)\, lo storico Gianni Oliva\, autore di Anni di piombo e di tritolo. 1969-1980. Il terrorismo nero e il terrorismo rosso da piazza Fontana alla strage di Bologna (Mondadori\, Milano 2019)\, il giornalista e saggista Nicola Rao\, consigliere di amministrazione della Fondazione e autore della Trilogia della celtica. La vera storia del neofascismo italiano. La fiamma e la celtica. Il sangue e la celtica. Il piombo e la celtica (Sperling & Kupfer\, Milano 2014)\, lo storico Vladimiro Satta\, autore del libro I nemici della Repubblica. Storia degli anni di piombo (Rizzoli\, Milano 2016)\, e Angelo Ventrone\, ordinario di Storia contemporanea nell’Università di Macerata\, autore di La strategia della paura. Eversione e stragismo nell’Italia del Novecento (Mondadori 2019) e curatore del volume L’Italia delle stragi. Le trame eversive nella ricostruzione dei magistrati protagonisti delle inchieste (1969-1980)(Donzelli\, Roma 2019). Modera il vicepresidente della Fondazione Gianni Scipione Rossi.
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