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SUMMARY:Uccidere senza odio. Pedagogia di guerra nella storia della Gioventù cattolica italiana (1868-1943) di Francesco Piva
DESCRIPTION:Giovedì 12 maggio 2016\, alle ore 17.00\, in collaborazione con l’Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Uccidere senza odio. Pedagogia di guerra nella storia della Gioventù cattolica italiana (1868-1943) di Francesco Piva\, FrancoAngeli\, 2016. Intervengono: Simona Colarizi\, Daniele Menozzi. Coordina: Francesco Malgeri. Sarà presente l’autore \nGiovinezza\, virilità\, guerra\, bella morte. Questo nesso\, emerso durante le guerre della rivoluzione francese e consolidato in Europa nelle successive guerre nazional-patriottiche\, fu proposto anche ai giovani cattolici italiani negli ultimi decenni di quel secolo e i primi quarant’anni del Novecento.\nIl volume ricostruisce il messaggio educativo sulla guerra divulgato\, tra il 1868 e il 1943\, dalla più importante organizzazione giovanile del movimento cattolico italiano. All’inizio del Novecento\, quando la Gioventù cattolica cominciò ad assumere dimensioni di massa – fino ad aggregare nei primi anni Venti oltre 400 mila tra studenti\, contadini ed operai – venne delineato un progetto pedagogico volto a plasmare una personalità virile\, capace non solo di adattarsi alla guerra\, ma di eccellere al massimo nelle virtù militari. Proprio in quanto addestrato al combattimento interiore e al ferreo controllo degli impulsi sessuali\, il giovane cattolico avrebbe dimostrato di reggere meglio degli altri la fatica di uccidere e la disponibilità ad essere ucciso. Esempio e guida per i compagni nelle micidiali violenze delle guerre novecentesche.\nIl libro ripercorre lo sviluppo di questo paradigma\, le argomentazioni pedagogiche e il discorso pubblico con cui l’associazione andò configurando\, nelle diverse congiunture storiche\, la sua collocazione all’interno della nazione. L’immagine del giovane maschio e puro\, soldato esemplare\, pronto a buona e santa morte\, si proiettò a livello politico nell’idea della guerra come purificazione sociale e occasione per rilanciare la cristianità. Questo cammino portò la Gioventù cattolica nella seconda metà degli anni Trenta a sostenere la militarizzazione della società perseguita dal fascismo e a condividere tratti fondamentali della cultura di guerra che sfociò nella catastrofica partecipazione dell’Italia al secondo conflitto mondiale. \nFrancesco Piva ha insegnato Storia contemporanea presso l’Università degli studi di Salerno e l’Università degli studi di Roma Tor Vergata. Ha pubblicato saggi di storia sociale e\, più di recente\, si è interessato della formazione giovanile nell’Italia del secondo dopoguerra analizzando due casi: l’uno riguardante l’Azione cattolica\, l’altro il Partito comunista. Le due ricerche sono edite dalla FrancoAngeli: “La Gioventù cattolica in cammino…”. Memoria e storia del gruppo dirigente (1946-1954) (2003) e Storia di Leda. Da bracciante a dirigente di partito (2009).
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SUMMARY:Il femminismo a Roma negli anni Settanta. Percorsi. esperienze e memorie dei collettivi di quartiere
DESCRIPTION:Martedì 8 marzo 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32)\, Roma sarà presentato il volume Il femminismo a Roma negli anni Settanta. Percorsi. esperienze e memorie dei collettivi di quartiere di Paola Stelliferi\, Bononia University Press\, 2015. Intervengono: Teresa Bertilotti\, Stefania Ficacci\, Anna Rossi Doria. Coordina: Rosanna De Longis. \nNel corso degli anni Settanta Roma ha racchiuso in sé la molteplicità dei femminismi italiani vedendo interagire\, da un quartiere all’altro\, collettivi\, consultori autogestiti\, redazioni di giornali\, associazioni culturali\, gruppi teatrali\, librerie delle donne. Attingendo a fonti scritte e orali\, la ricerca ripercorre le vicende del femminismo romano seguendo la sua evoluzione da fenomeno elitario a movimento di massa. Il racconto prende le mosse dall’irrompere sulla scena politica e culturale romana dei primi gruppi “separatisti” e ripercorre\, nella prima parte del volume\, la filiazione di un numero crescente di collettivi\, fino all’occupazione della Casa delle Donne di via del Governo Vecchio (1976). Attraverso un viaggio dal centro cittadino alle periferie\, il focus viene spostato\, nella seconda parte del lavoro\, dai collettivi “centrali” a quelli “di quartiere”. Le realtà indagate (il Collettivo femminista-comunista Magliana\, il Collettivo femminista Appio-Tuscolano\, il Collettivo femminista di Testaccio e il gruppo che da Casal Bruciato è poi confluito nel Collettivo di Trastevere) fanno emergere un femminismo fortemente politico che\, per quanto periferico e di breve durata\, non fu marginale né effimero. Questo lavoro\, vincitore della prima edizione del premio dedicato alla memoria di Vinka Kitarovic\, offre una prospettiva inedita dalla quale osservare i femminismi italiani nel periodo della loro massima espansione.  \nPaola Stelliferi si è laureata in Storia presso l’Università degli Studi di Roma Sapienza. Attualmente è dottoranda in Storia sociale europea dal Medioevo all’età contemporanea (XXVIII ciclo) presso l’Università Ca’ Foscari\, nell’ambito del Corso di Dottorato di ricerca interateneo in Studi Storici\, geografici e antropologici delle Università di Padova\, di Venezia e di Verona.
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SUMMARY:Il papa guerriero. Giulio II nello spazio pubblico europeo
DESCRIPTION:Giovedì 3 marzo 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, in collaborazione con l’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea\, sarà presentato il volume Il papa guerriero. Giulio II nello spazio pubblico europeo di Massimo Rospocher (il Mulino\, 2015. Intervengono: Irene Fosi\, Maria Antonietta Visceglia. Coordina: Marcello Verga.\nSarà presente l’autore.\nLa notte tra il 20 e il 21 febbraio 1513 la morte pone fine al decennale pontificato di Giulio II Della\nRovere\, figura cardine del papato rinascimentale\, di cui incarna la grandiosità e le contraddizioni.\nLa popolazione romana gli tributò un omaggio senza precedenti: «da quarant’anni che vivo in questa città non ho mai visto una folla così straordinaria al mortorio di un papa»\, racconta il cerimoniere pontificio Paride de’ Grassi. Come sovrano pontefice\, politico spregiudicato e sommo mecenate Giulio II rimane uno dei personaggi che maggiormente condizionano l’immaginario collettivo del Rinascimento. Ma quale fu l’immagine che ne ebbero i contemporanei (non solo gli uomini di lettere\, i prelati e i professionisti della politica\, ma anche il popolo urbano del primo Cinquecento)? Questo volume risponde a tale domanda ricostruendo l’immagine di Giulio II nella sfera pubblica e nella comunicazione politica in vari contesti italiani ed europei (Bologna\, Ferrara\, Roma\, Venezia\, Londra e Parigi). Intrecciando i racconti dei cantastorie con i dispacci dei diplomatici\, le voci e le canzoni di piazza con i trattati degli umanisti\, si delinea un ritratto inedito del «papa guerriero»\, una rappresentazione in perenne oscillazione tra laude e vituperio\, tra guerra e beatitudine.\nMassimo Rospocher ha conseguito il dottorato in History and Civilization presso lo European University Institute (EUI) di Fiesole ed è ricercatore presso l’Istituto Storico Italo-Germanico della Fondazione Bruno Kessler di Trento. Si occupa di storia culturale e politica europea in età moderna.
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SUMMARY:I comunisti italiani e la sinistra europea. Il PCI e i rapporti con le socialdemocrazie (1964-1864)
DESCRIPTION:Mercoledì 2 marzo 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, in\ncollaborazione con la Fondazione Istituto Gramsci sarà presentato il volume I comunisti italiani e la sinistra europea. Il PCI e i rapporti con le socialdemocrazie (1964-1864) di Michele Di Donato. \nL’Italia è l’unico paese occidentale dove il rappresentante principale della sinistra\, per tutta la durata della Guerra fredda\, è stato un partito comunista. Per quanto “anomala”\, tuttavia\, la sinistra italiana agiva in un contesto di relazioni e influenze europee e internazionali. Basato su una vasta raccolta di fonti archivistiche in Italia e all’estero\, il libro ricostruisce per la prima volta la rete di rapporti intessuta dal PCI con le maggiori socialdemocrazie europee a partire dagli anni Sessanta del Novecento. Sono analizzati così il tentativo del PCI di allargare i propri riferimenti internazionali e la propria cultura politica\, ma anche i limiti di questo impegno e le contraddizioni che esso aprì nel partito\, i contenuti del dialogo con i partiti socialdemocratici e i giudizi e le iniziative di questi ultimi nei confronti dell’Italia e della sinistra italiana. Il percorso del Partito comunista italiano è esaminato alla luce di una storia più ampia\, che riguarda le relazioni internazionali negli anni della Guerra fredda e il principio della crisi del comunismo; la trasformazione degli equilibri economici e politici dell’Europa occidentale\, con la fine dell’“età dell’oro” del capitalismo\, e la sfida che essa pose a tutte le sinistre; lo sviluppo\, i cambiamenti e l’eredità dell’internazionalismo e dell’azione europea di comunisti e socialdemocratici.\nMichele Di Donato\, dottore di ricerca in Storia contemporanea\, studia in particolare le relazioni del Partito comunista italiano con il contesto internazionale. Fra le pubblicazioni recenti\, Partito comunista italiano e socialdemocrazia tedesca negli anni Settanta\, “Mondo Contemporaneo” 3\, 2010; Il rapporto con la socialdemocrazia tedesca nella politica internazionale del Pci di Luigi Longo\, 1967-1969\, “Dimensioni e Problemi della Ricerca Storica” 2\, 2011.
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