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SUMMARY:Massoneria e irredentismo. Geografia dell’associazionismo patriottico in Italia tra Otto e Novecento di Luca Giuseppe Manenti
DESCRIPTION:Mercoledì 19 ottobre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Massoneria e irredentismo. Geografia dell’associazionismo patriottico in Italia tra Otto e Novecento di Luca Giuseppe Manenti\, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia\, 2015.\nIntervengono: Anna Maria Isastia\, Antonio Trampus. Coordina: Rita Tolomeo.\nSarà presente l’autore.\nSulla scorta di una grande quantità di fonti recuperate nei principali archivi della penisola\, questo studio offre un’esauriente mappatura del movimento irredentista tra Otto e Novecento\, soffermandosi in particolare sui nessi allacciati dai patrioti con il Grande Oriente d’Italia. L’analisi del Circolo Garibaldi di Trieste restituisce la complessa rete di rapporti tra logge\, comitati di reduci\, leghe lavorative\, società ginniche e di cremazione che strutturò lo spazio associativo del Regno.\nL’obiettivo di completare il Risorgimento con la conquista di Trento e Trieste funse da collante\nideologico per gruppi eterogenei e individui di diversi orientamenti politici\, cui la massoneria fornì\nbasi logistiche\, aiuti economici e una piattaforma valoriale di condivisione. Italiani e fuorusciti\ngiuliani costituirono le tessere di questo intricato mosaico\, scrupolosamente ricostruito nei suoi\naspetti sociali\, politici e culturali.\nLuca Giuseppe Manenti ha conseguito il dottorato in storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Trieste. Svolge attività di ricerca sui temi dell’associazionismo\, della massoneria e del\nnazionalismo nel contesto dell’Italia moderna. Tra le sue pubblicazioni si segnalano: Tra azione politica e cultura esoterica. Massoneria e società segrete nell’Italia dell’800\, in “Prometeo”\, n. 127\, 2014\, pp. 92-101; Massoneria e società occulte a Trieste tra XVIII e XX secolo\, in All’Oriente d’Italia. Le fondamenta segrete del rapporto fra Stato e Massoneria\, a cura di M. Rizzardini\, A. Vento\, Rubbettino\, 2013\, pp. 227-257; Massoneria italiana\, ebraismo e movimento dei Giovani\nTurchi\, in “Rassegna Mensile di Israel”\, n. 3\, 2012\, pp. 161-175.
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SUMMARY:Antifascismo\, volontariato e guerra civile in Spagna. La Sezione Italiana della Colonna Ascaso di Enrico Acciai
DESCRIPTION:Mercoledì 12 ottobre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Antifascismo\, volontariato e guerra civile in Spagna. La Sezione Italiana della Colonna Ascaso di Enrico Acciai\, Unicopli\, 2016. Intervengono: Gabriele Ranzato\, Leonardo Rapone. Coordina: Rosanna De Longis. Sarà presente l’autore.  \nTra l’estate del 1936 e la primavera del 1937 poco più di seicento antifascisti italiani combatterono in Spagna\, sul fronte aragonese\, inquadrati all’interno della Sezione Italiana della Colonna Ascaso. Questo gruppo\, organizzatosi a Barcellona nei primi giorni di agosto\, vide la luce grazie all’azione congiunta dell’anarchico Camillo Berneri e del giellista Carlo Rosselli. La Sezione Italiana si formò tre mesi prima che le celebri Brigate Internazionali apparissero sui fronti spagnoli. In questo lavoro si riflette su questo gruppo partendo dalle vite dei suoi membri e da una domanda banale: cosa portò questi uomini e queste donne in Spagna? Ripercorrere le traiettorie di questi primi volontari italiani ci ha consentito di soffermarci sul mondo da cui questi provenivano\, quello dell’esilio antifascista\, e di riflettere\, più in generale\, sulla loro militanza nel campo antifascista sin dai primi anni Venti. \nEnrico Acciai\, dottore di ricerca in Storia d’Europa presso l’Università degli studi della Tuscia\, è stato ricercatore post-doc presso l’Universidad de Cantabria e visiting fellow presso l’European University Institute di Firenze. Dal 2013 collabora con la rete toscana degli istituti storici della resistenza; in particolare con l’ISGREC di Grosseto e l’ISTORECO di Livorno. Attualmente è Marie Curie fellow presso l’University of Leeds. Esperto di storia dell’antifascismo europeo e dell’anarchismo\, nel 2012 ha curato il volume Un conflitto che non passa: storia\, memoria e rimozioni della guerra civile spagnola.
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SUMMARY:La rivoluzione entra a suon di banda. La scoperta della politica in alcune comunità laziali nell’Italia liberale (Castelli romani 1870-1913) di Tommaso Petrucciani
DESCRIPTION:Giovedì 6 ottobre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume La rivoluzione entra a suon di banda. La scoperta della politica in alcune comunità laziali nell’Italia liberale (Castelli romani 1870-1913) di Tommaso Petrucciani\, PM edizioni\, 2016. Intervengono: Marco De Nicolò\, Lidia Piccioni\, Maurizio Ridolfi. Coordina: Patrizia Rusciani. Sarà presente l’autore. \nNel corso dell’800 i Castelli Romani conoscono un robusto movimento democratico che produce diverse amministrazioni rosse e riesce ad espugnare il collegio elettorale. Prima d’Azeglio e poi Salvemini li presentano però all’opinione pubblica italiana come un caso meridionale\, estraneo a una modernità politica “fisiologica”. L’a-normalità trova le sue ragioni non già in un tirocinio inadeguato\, bensì nei conflitti attorno agli istituti stessi dell’integrazione politica e nel loro uso improprio ad opera di tutti i protagonisti. Adottando una prospettiva intersoggettiva che tiene conto dei punti di vista dei diversi attori e del loro reciproco condizionamento\, il volume ricostruisce la scoperta della politica da parte delle popolazioni dell’area nel primo quarantennio di vita nazionale nel suo prender corpo all’interno del confronto/scontro tra\, da un lato\, il progetto di modernizzazione liberale che guida i funzionari che posero mano alla costruzione della nazione in provincia e le contraddizioni entro cui si mosse la loro loro azione\, e\, dall’altro\, i pregiudizi\, gli stereotipi e gli interessi dei diversi segmenti della società locale attraverso cui vennero recepiti\, ri-creati e riorganizzati temi\, linguaggi\, simboli circolanti nello spazio pubblico nazionale definendo nuove identità e un nuovo senso comune. \nTommaso Petrucciani si è laureato in Lettere presso l’Università «La Sapienza» di Roma nel 2003\, con una tesi in Storia moderna\, e nel 2008 ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia della società contemporanea all’Università di Siena. Dal 2007 al 2012 è stato segretario di redazione di «Contemporanea. Rivista di storia dell’800 e del ‘900»\, con la quale ha collaborato anche in veste di traduttore. Ha inoltre tradotto due libri per la Società editrice “il Mulino” di Bologna: J.A. Goldstone\, Perché l’Europa\, 2010\, e S. Mosley\, Storia globale dell’ambiente\, 2013.
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SUMMARY:Percorsi di ricerca nella Grande Guerra. Il fronte marittimo meridionale d’Italia di Agazio Trombetta
DESCRIPTION:Martedì 5 luglio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Percorsi di ricerca nella Grande Guerra. Il fronte marittimo meridionale d’Italia di Agazio Trombetta\, Falzea Editore\, 2016. Intervengono: Domenico da Empoli\, Mariano Gabriele\, Luciano Zani. Coordina: Lauro Rossi.\nSarà presente l’autore\nIl volume approfondisce le vicende storiche legate alla Grande Guerra nel territorio reggino e nel\n“Fronte Marittimo Meridionale d’Italia”\, con l’ausilio di fonti archivistiche inedite\, civili e militari.\nDall’esame dei documenti emerge un singolare spaccato della vita reggina in quegli anni\, che\nl’Autore descrive facendoci rivivere problemi\, paure\, ansie e attese di quei momenti tristi.\nPassando attraverso una disamina generale della congiuntura internazionale e degli aspetti legati\nall’impegno bellico nel bacino del Mediterraneo\, si viene a delineare il progressivo coinvolgimento\ndel territorio reggino nel fronte marittimo meridionale e nello scacchiere mediterraneo dello Stretto\ndi Messina\, con l’apporto di fonti inedite provenienti anche dall’Ufficio Storico della Marina\nMilitare. Viene inoltre largamente approfondito l’episodio dell’affondamento della nave traghetto\nScilla nelle acque antistanti Catona e la tragica fine del transatlantico Verona\, partito da Genova con\ncirca tremila soldati a bordo dichiarati disertori dopo la sconfitta di Caporetto e inviati in Cirenaica\ne Tripolitania.\nAgazio Trombetta è professore ordinario di Scienze naturali e Geografia\, Preside di ruolo e\nDeputato di Storia Patria per la Calabria; autore di numerosi volumi su Reggio Calabria.
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SUMMARY:Rileggere Carlo Rosselli nell’Italia del dopoguerra\, di Aldo Garosci
DESCRIPTION:Giovedì 23 giugno 2016\, ore 17.00\, in collaborazione con l’Istituto internazionale di studi Giuseppe Garibaldi\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Rileggere Carlo Rosselli nell’Italia del dopoguerra di Aldo Garosci. A cura di Lauro Rossi e Elena Savino. Introduzione di Paolo Bagnoli\, Biblion\, 2015. Intervengono: Daniele Arru\, Paolo Bagnoli\, Andrea De Giorgio\, Davide Grippa. Coordina: Lauro Rossi. \nA quindici anni dalla scomparsa di Aldo Garosci\, questo volume\, che raccoglie i contributi su Carlo Rosselli\, vuole fornire un omaggio alla sua figura di intellettuale e uomo politico che dedicò tutta la lunga esistenza alla realizzazione di un’Italia nuova e progressista. Questa antologia delinea nel corso dei decenni l’evoluzione del suo pensiero\, che poggia sul socialismo democratico. E come la sua dottrina si sia venuta arricchendo\, e modificando\, alla luce di ulteriori esperienze\, riflessioni e letture. Accanto al riferimento centrale alla vita e all’azione di Carlo Rosselli\, gli scritti che qui vengono riproposti rappresentano inoltre una preziosa testimonianza delle passioni\, delle speranze\, delle intenzioni che occupavano l’animo di molti antifascisti\, non necessariamente legati a “Giustizia e Libertà”\, dagli anni Trenta fino a un periodo a noi più vicino. \nAldo Garosci\, (1907-2000) è fin dalla prima giovinezza un militante antifascista\, tra gli organizzatori a Torino del movimento clandestino “Giustizia e Libertà”. A Parigi dal 1932\, incontra Carlo Rosselli\, con cui collabora al settimanale “Giustizia e Libertà”. Nell’estate del 1936 combatte in Spagna con la “Colonna Rosselli” contro i franchisti. Dopo la caduta del fascismo partecipa alla Resistenza romana nelle file del Partito d’Azione. Direttore del quotidiano azionista “L’Italia socialista”\, quando il partito\, nel dopoguerra\, si scioglie passa al PSI. Collaboratore del “Il Mondo” di Pannunzio\, ha insegnato nelle Università di Torino e Roma Storia contemporanea e Storia del Risorgimento. Tra le sue tante opere ricordiamo Vita di Carlo Rosselli (1945)\, Storia dei fuorusciti (1953)\, Gli intellettuali e la guerra di Spagna (1959)\, San Marino. Mito e storiografia (1967).
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SUMMARY:Onde fasciste. La propaganda araba di Radio Bari (1934-43)\, di Arturo Marzano
DESCRIPTION:Giovedì 16 giugno 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma) sarà presentato il volume Onde fasciste. La propaganda araba di Radio Bari (1934-43) di Arturo Marzano\, Carocci\, 2016. Intervengono: Elisabetta Benigni\, Tommaso Dell’Era\, Barbara Spadaro. Coordina: Rosanna De Longis. Sarà presente l’autore. \nIl volume ricostruisce l’esperienza di Radio Bari (1934-43)\, la prima stazione europea a trasmettere in arabo. Grazie ad una ricerca condotta in numerosi archivi in Italia\, Francia\, Gran Bretagna\, Stati Uniti e Marocco\, emergono da queste pagine i protagonisti di Radio Bari\, dai responsabili politici agli autori\, agli ospiti\, agli speaker\, nonché i programmi che la radio ospitò. Le trasmissioni culturali (conversazioni\, canzoni\, pièce teatrali) furono apprezzate dal pubblico arabo\, mentre quelle politiche (i notiziari) non ebbero successo perché scontavano una contraddizione insuperabile della propaganda e\, più in generale\, della politica estera fascista: Roma corteggiava i nazionalismi arabi e attaccava Londra e Parigi con l’obiettivo di sostituirvisi come potenza egemone nel Mediterraneo e in Medio Oriente\, senza considerare che quei nazionalismi si sarebbero opposti con uguale forza al dominio coloniale italiano. Proprio attraverso Radio Bari e la sua “guerra delle onde” con Radio Londra\, Radio Paris Mondial e Radio Berlino\, il libro\, al confine tra storia delle relazioni internazionali\, storia transnazionale e storia dei media\, mette in luce come la politica araba dell’Italia fascista fosse\, nonostante le ambizioni imperiali\, destinata al fallimento. \nArturo Marzano è ricercatore di Storia e Istituzioni dell’Asia nel Dipartimento di Civiltà e forme del sapere dell’Università di Pisa. Tra le sue pubblicazioni: Una terra per rinascere. Gli ebrei italiani e l’immigrazione in Palestina prima della guerra (1920-1940) (2003); Roma e Gerusalemme. Israele nella vita politica e culturale italiana (1949-2009) (con M. Simoni\, 2010); Attentato alla Sinagoga. Roma\, 9 ottobre 1982. Il conflitto israelo-palestinese e l’Italia (con G. Schwar\, 2013).
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SUMMARY:Fronte Montenegro. L’occupazione militare italiana 1941-1943\, di Federico Goddi
DESCRIPTION:Mercoledì 15 giugno 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Fronte Montenegro. L’occupazione militare italiana 1941-1943 di Federico Goddi\, Leg edizioni\, 2016. Intervengono: Andrea Carteny\, Lutz Klinkhammer\, Amedeo Osti Guerrazzi. Sarà presente l’autore. \nUn fronte della guerra italiana oggi dimenticato\, un sistema di un’occupazione militare sinora ignorato dagli studi. Eppure l’Italia fascista Iin Montenegro fra 1941 e 1943 sperimentò l’antiguerriglia come non fece altrove nei Balcani durante tutto il secondo conflitto mondiale. Nel quadro della guerra fascista il controllo di quel territorio – incastonato fra la Serbia occupata dai nazisti\, lo Stato indipendente croato e l’Albania occupata dall’Italia fascista – rappresentava uno snodo importante. Inoltre il pur piccolo Montenegro offriva agli occupanti risorse economiche cui l’Italia fascista guardava con attenzione. C’era però un problema: i montenegrini mal sopportavano il dominio italiano e nelle montagne della loro regione venne a nascondersi\, e ad operare\, il cuore della resistenza antifascista e antinazista di tutta la Jugoslavia\, compreso Josip Broz Tito. Federico Goddi ricostruisce tutto questo grazie ad un’assai ampia ricerca\, dragando i più diversi archivi fascisti e traendo spunti dalla storiografia montenegrina. Ne scaturiscono le scelte del Governatorato militare italiano e l’impatto della quotidianità d’occupazione sulla società locale. Emerge distintamente come l’azione repressiva degli occupanti fu segnata da un complesso conflitto fra autorità militari con aspirazioni egemoniche e autorità civili. \nFederico Goddi è dottore di ricerca in Storia presso l’Università degli Studi di Genova. Vincitore del Premio Nicola Gallerano (2014)\, attualmente è Research fellow presso la Filozofski fakultet – Univerzitet Crne Gore (Università del Montenegro).
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SUMMARY:La primavera della Repubblica. Roma 1849\, la città e il mondo\, di Giuseppe Monsagrati
DESCRIPTION:Martedì 14 giugno 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume La primavera della Repubblica. Roma 1849\, la città e il mondo di Giuseppe Monsagrati\, La lepre\, 2016. Intervengono: Giovanna Capitelli\, Daniela Felisini\, Francesco Guida. \nPur affrontando un tema tra i più esplorati dalla storiografia degli ultimi anni\, questa agile sintesi presenta la storia della Repubblica romana del 1849 sotto una prospettiva che\, senza escludere l’intento narrativo\, mette a fuoco alcuni aspetti trascurati in passato. Il punto di partenza dell’autore è infatti una domanda: perché la Repubblica a Roma\, ossia come è potuto avvenire che una istituzione come quella repubblicana abbia trovato\, sia pure per pochi mesi\, un terreno propizio in una città che due millenni di papato avevano reso apparentemente estranea alle idee della democrazia rappresentativa?\nIn una analisi che coniuga il rigore della ricerca storica con la scorrevolezza della scrittura\, la risposta a questa domanda viene cercata nel rapporto tenace tra la città (la storia\, i luoghi\, la memoria) e il carattere dei suoi abitanti\, e\, per altro verso\, nel rapporto altrettanto significativo tra Roma e la proiezione della sua immagine antica e moderna all\’esterno. Senza trascurare la politica e le sue effimere fortune\, la spiegazione che l’autore ci offre affonda le radici\, più che nell’ideologia nazionale\, nello spirito di una popolazione meno passiva di quanto fosse generalmente ritenuta e comunque talmente orgogliosa della propria storia da contribuire a scriverne un altro capitolo.
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SUMMARY:Luciano Bianciardi bibliotecario a Grosseto (1949-1954)\, di Elisabetta Francioni
DESCRIPTION:Lunedì 13 giugno 2016\, alle ore 17.00\, in collaborazione con l’Associazione italiana biblioteche. Sezione Lazio e con la Fondazione Luciano Bianciardi\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Luciano Bianciardi bibliotecario a Grosseto (1949-1954) di Elisabetta Francioni. Presentazione di Alberto Petrucciani; postfazione di Arnaldo Bruni\, Associazione italiana biblioteche\, 2016. Introduce: Massimiliano Marcucci. Intervengono: Simonetta Buttò\, Vittorio Ponzani\, Lucia Strappini. Coordina: Rosanna De Longis. \nLa biblioteca civica era stata\, negli anni fino alla guerra\, una tipica piccola biblioteca di provincia. Frequentata da pochi specialisti di erudizione locale\, gelosa e chiusa di fronte al gran pubblico: imperava insomma la conservatrice mentalità tradizionale\, che purtroppo ancor oggi resiste in alcune biblioteche italiane. Bisognava invece adoprarsi in ogni modo per fare della biblioteca un centro attivo di diffusione culturale e di educazione alla lettura […]. Ma questo non era ancora sufficiente: una parte assai larga dei 37940 cittadini del comune rimaneva ancora estranea alla vita della biblioteca\, specialmente nei ceti operai\, artigiani e contadini. Questi potenziali lettori andavano cercati\, avvicinati\, educati […] con letture\, presentazioni\, recensioni. Ma non è tutto: restano i piccoli agglomerati rurali\, le fattorie\, le case coloniche. Ebbene\, anche queste verranno raggiunte con un mezzo radicalmente nuovo\, il bibliobus. (Luciano Bianciardi) \nLuciano Bianciardi (Grosseto 1922–Milano 1971) prima di diventare scrittore\, giornalista e traduttore è stato per breve tempo insegnante\, poi bibliotecario per sei anni. Questo libro racconta la sua storia di ‘ricostruttore’ della Biblioteca comunale di Grosseto nel secondo dopoguerra. \nElisabetta Francioni è bibliotecaria dal 1983\, dopo una breve esperienza come insegnante di lettere. Ha lavorato per sette anni a Sassari alla Biblioteca universitaria\, poi a Firenze\, prima alla Marucelliana e dal 2003 alla Biblioteca nazionale centrale; nello stesso anno si è diplomata alla Scuola speciale per archivisti e bibliotecari con una tesi sull’esperienza di Luciano Bianciardi alla direzione della Chelliana di Grosseto. Ha fatto parte del Comitato esecutivo regionale delle Sezioni Sardegna e Toscana dell’AIB. Ha pubblicato contributi di storia delle biblioteche e dei bibliotecari (con una particolare attenzione alle bibliotecarie) in volumi collettanei e riviste\, ha collaborato al Dizionario biografico dei soprintendenti bibliografici\, 1919-1972 (Bononia University Press\, 2011) e ha redatto alcune voci per il Dizionario biobibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo in AIB-WEB.
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SUMMARY:Marco Minghetti. Il liberalismo e l’Europa\, di Raffaella Gherardi
DESCRIPTION:Venerdì 10 giugno 2016\, alle ore 17.00\, in collaborazione con l’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea\, presso la Biblioteca di storia\nmoderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Marco Minghetti. Il liberalismo e l’Europa di\nRaffaella Gherardi\, Morcelliana\, 2015. Intervengono: Raffaele Romanelli\, Romano Ugolini. Coordina: Marcello Verga.\nMarco Minghetti (1818-1886) fu uno dei principali teorici\, in Italia e in Europa\, del pensiero\npolitico liberale e\, allo stesso tempo\, eminente statista della Destra storica: più volte Ministro e\nPresidente del Consiglio\, legò il suo nome a tappe salienti della politica nazionale quali la\nConvenzione di settembre\, l’avvio dell’inchiesta industriale e dell’inchiesta agraria\, la revisione dei\ntrattati commerciali\, il raggiungimento del pareggio di bilancio. Raffaella Gherardi ne ripercorre qui\nnon solo gli scritti\, ma anche i discorsi parlamentari ed extraparlamentari\, attingendo a documenti spesso non facilmente reperibili: emerge il ritratto a tutto tondo di una personalità attenta a sfuggire gli opposti rischi di una scienza della politica disancorata dalla prassi e di un’azione politica meramente empirica e contingente.\nSi manifestano inoltre temi ancora oggi rilevanti: il rapporto fra economia\, morale e diritto; le relazioni tra Stato e Chiesa; le ingerenze dei partiti politici nella giustizia e nell’amministrazione.\nAnche di fronte alla politica del presente l’opera di Minghetti non ha perso centralità\, elevandolo a\nclassico della politica italiana ed europea\, in grado di parlare a tempi che vanno ben oltre quelli che\negli ha vissuto.\nRaffaella Gherardi insegna Storia delle dottrine politiche all’Università di Bologna e fa parte della\nGiunta centrale per gli studi storici. Di Marco Minghetti ha curato: Scritti politici (Roma 1986); Le\ndonne\, la Maddalena\, le Madonne. Scritti sull’arte moderna di Marco Minghetti (Bologna 2010) e\nIl cittadino e lo Stato (Brescia 2011).
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SUMMARY:Mussolini e la storia. Dal socialismo al fascismo (1900-1922)\, di Paola S. Salvatori
DESCRIPTION:Lunedì 30 maggio 2016\, alle ore 17.00\, in collaborazione con l’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea\, presso la Biblioteca di storia moderna\ne contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Mussolini e la storia. Dal socialismo al fascismo (1900-1922)\ndi Paola S. Salvatori\, Viella\, 2016. Introduce: Marcello Verga. Intervengono: Andrea Giardina\, Maurizio Ridolfi\, Vittorio Vidotto. Coordina: Rosanna De Longis.\nL’uso dell’analogia storica fu uno dei principali strumenti politici ai quali il duce ricorse durante il\nventennio fascista per ottenere e mantenere il consenso. Ma già nei vent’anni precedenti la conquista del potere il giovane Mussolini adoperò la storia per interpretare e rappresentare gli avvenimenti presenti: evocare la Roma antica\, ragionare sulla Rivoluzione francese\, ricordare\nparticolari episodi del Risorgimento italiano\, storicizzare la Grande Guerra già durante il suo\nsvolgimento significava riflettere prima di tutto sui contrasti sociali e politici attuali.\nIn questo libro si analizzano i riferimenti culturali e le modalità retoriche attraverso i quali il Mussolini socialista e poi interventista utilizzò la storia nei discorsi pubblici e negli interventi\ngiornalistici\, proponendo una particolare e innovativa chiave di analisi del suo percorso ideologico.\nPaola S. Salvatori è assegnista di ricerca presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Si è occupata\ndi politiche culturali del fascismo\, con particolare attenzione agli aspetti relativi alla propaganda\,\nalle retoriche politiche\, ai rituali e al culto fascista della romanità. Ha curato Nazione e antinazione.\n2. Il movimento nazionalista dalla guerra di Libia al fascismo (1911-1923) (Viella\, 2016).
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SUMMARY:Specola contro Specola. Il Collegio romano e il Campidoglio: conferenza di Ileana Chinnici
DESCRIPTION:Sabato 28 maggio 2016\, ore 11.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\n(Via Michelangelo Caetani\, 32 ­ 00186 Roma)\, per il ciclo I luoghi delle scienza\, organizzato dalla Sovrintendenza capitolina ai beni culturali-Servizio didattico\, in collaborazione con la Biblioteca di storia moderna e contemporanea e con il Dipartimento Storia Culture religioni dell\’Università di Roma Sapienza\, Ileana Chinnici terrà una conferenza sul tema :\nSpecola contro Specola. Il Collegio romano e il\nCampidoglio \nNel XIX secolo la città di Roma ospitava ben due osservatori astronomici\, quello del Collegio\nRomano e quello del Campidoglio\, con programmi scientifici abbastanza simili\, relativi soprattutto\na studi di spettroscopia astronomica\, un settore in cui i rispettivi direttori\, Angelo Secchi e Lorenzo\nRespighi\, furono dei pionieri. I rapporti tra i due Osservatori (ovvero tra i due scienziati)\nattraversarono varie fasi di collaborazione e di ostilità\, quest\’ultima dovuta principalmente a scontri\npersonali su questioni scientifiche – e non solo. In questo contributo verranno analizzate le suddette\nfasi\, nel tentativo di comprendere se tale rivalità giovò o fu di ostacolo allo sviluppo dell\’astrofisica\nitaliana.\nIleana Chinnici è ricercatrice astronoma presso l’INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo.\nLaureata in Fisica presso l’Università di Palermo con tesi in Storia dell’Astronomia\, si è occupata\ndell’esplorazione di diversi fondi archivistici\, tra cui il fondo Tacchini dell’ex Ufficio Centrale di\nEcologia Agraria in Roma e il fondo Secchi dell’Archivio della P. Università Gregoriana. Ha\ninoltre pubblicato la corrispondenza relativa al progetto Carte du Ciel (1887)\, conservata presso gli\narchivi dell’Observatoire de Paris. Ha curato alcune mostre sul patrimonio storico dell\’INAF ed è\nautrice di numerosi lavori di storia dell’astronomia e dell\’astrofisica del XIX secolo pubblicati su\nriviste nazionali ed internazionali.
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SUMMARY:A scuola di dissenso. Storie di resistenza al confino di polizia (1926-43)\, di Ilaria Poerio
DESCRIPTION:Giovedì 26 maggio 2016\, alle ore 17.0\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume A scuola di dissenso. Storie di resistenza al confino di polizia (1926-43) di Ilaria Poerio\, Carocci\, 2016. Intervengono: Alexander Höbel\, Alessandra Gissi\, Fiamma Lussana. Sarà presente l’autrice. \nQuando il fascismo si voleva liberare di persone sospette\, ma sulle quali non esistevano accuse formali\, applicava la legge del confino. Tra il 1926 e il 1943 furono circa 15.000 gli italiani condannati al confino di polizia\, tra loro diverse migliaia di antifascisti. I più pericolosi venivano relegati nelle isole. Costretti all’immobilità dal regime\, gli antifascisti cercavano strumenti per restare fermi ma non inerti. Nelle colonie di confino si istituirono mense e biblioteche\, scuole e cooperative: si studiava\, si leggeva\, si discuteva\, si elaboravano documenti\, come nel più animato dei congressi politici. Mentre nel resto del paese gli spazi di libertà si restringevano fino a scomparire\, nelle isole di confino si andava a chiedere consiglio\, si portavano notizie e informazioni\, che venivano studiate\, vagliate\, confrontate e integrate le une con le altre\, vanificando così l’essenza stessa della punizione che il regime aveva voluto dare. Per una generazione intera di antifascisti\, il confino rappresentò una tappa cruciale nella costruzione di sé. Il loro agire sarà anche\, almeno simbolicamente\, premessa per l’edificazione della Repubblica. \nIlaria Poerio è dottore di ricerca in Italian Studies presso l’Università di Reading (Regno Unito). Si interessa di storia dell’Italia e dell’Europa contemporanea. Ha pubblicato: Vento del Sud. Gli antifascisti meridionali nella guerra di Spagna (con Vania Sapere\, Istituto Ugo Arcuri\, 2007) e Postcards from Italy. Vent’anni di berlusconismo sulla stampa britannica (Clueb\, 2013).
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SUMMARY:Il movimento del 1977 in Italia\, di Luca Falciola
DESCRIPTION:Giovedì 19 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e\ncontemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Il movimento del 1977 in Italia di Luca Falciola\, Carocci\,\n2016. Intervengono: Giovanni Mario Ceci\, Alessio Gagliardi\, Guido Panvini.\nCoordina: Ermanno Taviani. Sarà presente l’autore.\nIn tutto il mondo l’esperienza del Sessantotto si è esaurita entro la prima metà degli anni Settanta\, di\nfronte al tramonto delle ideologie e al riflusso nel privato. Invece in Italia\, nel 1977\, una\ngenerazione di militanti di sinistra ha creduto ancora nella possibilità di una rivoluzione e ha messo\nin atto un estremo tentativo di sovvertire la società. Ne è scaturito un movimento in bilico tra\nl’esaltazione e il superamento della politica\, aperto a spericolate contaminazioni culturali e capace\ndi audaci sperimentazioni creative\, ma anche indissolubilmente legato a dottrine e pratiche violente\,\ntanto da inaugurare la fase più buia degli “anni di piombo”. Il movimento del ’77 attende ancora\nun’analisi sistematica\, oltre a lasciare aperti interrogativi che sono ineludibili per capire e\nfinalmente storicizzare gli anni Settanta. Il volume ricostruisce – per la prima volta con rigore\nscientifico e sulla base di un’imponente ricerca archivistica e documentaria – il contesto di crisi nel\nquale maturò questo ciclo di protesta\, i riferimenti intellettuali che ispirarono la mobilitazione\, la\nvisione del mondo e le rivendicazioni dei contestatori\, gli schemi interpretativi che favorirono\nl’escalation violenta\, la reazione delle istituzioni e la dialettica tra movimento e organizzazioni\narmate clandestine.\nLuca Falciola è assegnista di ricerca in Storia delle istituzioni politiche presso l’Università Cattolica di\nMilano. Ha ottenuto un dottorato in Storia (Università Cattolica-Sciences Po Paris)\, è stato Post-doctoral\nFellow alla Yale University (Program on Order\, Conflict\, and Violence) ed è stato Visiting Fellow alla\nBeinecke Rare Book & Manuscript Library\, Yale University. Le sue ricerche indagano fenomeni di\ncontestazione\, violenza politica e terrorismo.
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SUMMARY:Fumo. Italy’s Love Affair with the Cigarette\, di Carl Ipsen
DESCRIPTION:Mercoledì 18 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Fumo. Italy’s Love Affair with the Cigarette di Carl Ipsen\, Stanford University Press\, 2016. Ne parla con l’autore: Vanessa Roghi. Coordina: Patrizia Rusciani. \nPer oltre un secolo\, l’Italia ha avuto un love affair con la sigaretta. Forse nessun bene di consumo ha simboleggiato meglio aspetti economici\, dimensioni politiche\, sociali e culturali della storia italiana contemporanea. Per gran parte del XX secolo\, il consumo di sigarette è stato un indice di benessere economico e di modernità. Solo alla fine del secolo l’Italia\, raggiunta la parità economica con le altre potenze occidentali\, è entrata nell’era antifumo.\nBasandosi su cinema\, letteratura\, e stampa popolare\, Carl Ipsen offre un panorama del “secolo della sigaretta” in Italia\, dal 1870 fino ad arrivare al divieto di fumo nei luoghi pubblici nel 2005\, individuando collegamenti tra fumo e imperialismo\, guerre mondiali\, fascismo e movimenti di protesta degli anni 1970.  \nIndice: Introduction: First Puff; 1 Toscano: Smoking in Italy before World War I; 2 Macedonia: Smoking between the Wars; 3 Eva: Women and Smoking before World War II; 4 Nazionali: Smoking and Poverty in Postwar Italy; 5 Camels: Women\, Sex\, and Americane in the Postwar Decades; 6 Me ne frego: Smoking and Risk; 7 MS: Men\, Women\, and Smoking in the Era of Collective Action; 8 Marlboro Light: The Antismoking Era in Italy; 9 Pall Mall: Contraband and Privatization; Epilogue: Cicca; Appendix: 2006 Expert Report; Notes; Bibliography \nCarl Ipsen è professore presso il Dipartimento di Storia dell’Indiana University. I suoi campi di ricerca sono focalizzati in particolare sulla storia d’Italia e d’Europa del XIX e XX secolo. Tra le sue pubblicazioni si ricordano: Italy in the Age of Pinocchio: Children and Danger in the Liberal Era (2006) and Dictating Demography: The Problem of Population in Fascist Italy (1996).
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SUMMARY:La grande illusione. Come nacque e come morì il marxismo giuridico in Italia\, di Luca Nivarra
DESCRIPTION:Martedì 17 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\n(Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume La\ngrande illusione. Come nacque e come morì il marxismo giuridico in Italia di Luca Nivarra\, G.\nGiappichelli\, 2015. Intervengono: Adalgiso Amendola\, Cesare Salvi\, Michele Spanò. Coordina:\nMarco Fioravanti. Sarà presente l’autore\nIl libro ha vari protagonisti. Il primo è il giurista sovietico Pasukanis; il secondo è Bobbio; il terzo è il P.C.I.\ne la cultura giuridica che ne subì l’influenza a partire dall’inizio degli anni ’70. Sullo sfondo\, Marx. A\nPasukanis si deve una trasposizione\, sul piano della teoria del diritto\, del paradigma marxiano che non ha\navuto eguali per acutezza e incisività e alla quale si deve\, inoltre\, la più chiara illustrazione dei limiti che\ncaratterizzano una strategia politica di tipo riformistico\, fondata\, cioè\, sulla forza emancipatrice del diritto.\nBobbio rappresenta la polarità opposta\, sia sul piano teorico sia sul piano politico: i due “grandi dibattiti” che lo videro impegnato\, a distanza di venti anni (1955\, 1975)\, una prima volta sulla “libertà”\, una seconda volta\n“sulla democrazia” con i più autorevoli esponenti\, politici ed intellettuali\, del PCI. individuano\, anche\nsimbolicamente\, il punto iniziale e il punto terminale di una parabola che portò i comunisti italiani fuori dal\ncono d’ombra del marxismo. Infine\, la cultura giuridica “d’area” che\, dal convegno catanese sull’uso\nalternativo del diritto alle pagine di “Democrazia e diritto”\, celebrò uno strano incontro con Marx in cui\, non senza ambiguità\, si trovarono a convivere istanze di modernizzazione del ruolo e del sapere del giurista\, la\nuna tecnologia istituzionale della transizione in grado di coniugare socialismo e democrazia borghese.\nLuca Nivarra insegna Diritto civile nell’Università di Palermo. Si è occupato\, tra l’altro\, di diritto della concorrenza\,diritto della proprietà intellettuale\, diritto di famiglia\, teoria generale del diritto e storia della cultura giuridica italiana.\nTra le sue pubblicazioni più recenti ricordiamo Diritto privato e capitalismo: regole giuridiche e paradigmi di mercato (2010)\, Diritto privato\, insieme a C. Scognamiglio e V. Ricciuto (2013)\, e ha curato il volume Gli anni settanta del diritto privato (2008).
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SUMMARY:In nome della patria. Ebrei e cultura di destra nel Novecento\, di Vincenzo Pinto
DESCRIPTION:Lunedì 16 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume In nome della patria. Ebrei e cultura di destra nel Novecento di Vincenzo Pinto\, Le Lettere\, 2016. Intervengono: Ester Capuzzo\, Vincenzo Fasano\, Massimo Longo Adorno. Coordina: Gisèle Lévy. Sarà presente l’autore.\nLa Destra politica del Novecento è stata anche un fenomeno ebraico. Malgrado le persecuzioni\netnico-razziali del nazi-fascismo o quelle etnico-classiste del socialismo reale\, vi sono stati non\npochi ebrei che hanno scelto di sposare una posizione politica di destra: chi su posizioni sionistiche\n(come Jabotinsky o Klausner)\, chi su posizioni diasporiche (come Ovazza o Schoeps). Se il profilo\nbiografico è quello maggiormente in grado di ritrarre le peculiarità della “Destra ebraica”\, è anche\nvero che le comunità ebraiche europee sono state lungo tutto il Novecento culturalmente più vicine\nalla Destra che alla Sinistra politica\, malgrado le persecuzioni subite.\nVincenzo Pinto è uno storico del nazionalismo ebraico. Ha ottenuto un dottorato di ricerca in storia\ncontemporanea all’Università di Torino (2003)\, uno in scienze storiche all’Università di San Marino\n(2006) e uno in studi italiani all’Università di Grenoble (2012). Dirige attualmente la rivista web\n«Free Ebrei». Ha pubblicato numerosi lavori sul sionismo e sull’identità ebraica contemporanea. Si\nsegnalano fra gli altri: Imparare a sparare (2006)\, La tigre sotto la pelle (2007)\, La terra ritrovata\n(2012).
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DESCRIPTION:Lunedì 13 giugno 2016\, alle ore 17.00\, in collaborazione con l’Associazione italiana biblioteche. Sezione Lazio e con la Fondazione Luciano Bianciardi\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Luciano Bianciardi bibliotecario a Grosseto (1949-1954) di Elisabetta Francioni. Presentazione di Alberto Petrucciani; postfazione di Arnaldo Bruni\, Associazione italiana biblioteche\, 2016. Introduce: Massimiliano Marcucci. Intervengono: Simonetta Buttò\, Vittorio Ponzani\, Lucia Strappini. Coordina: Rosanna De Longis. \nLa biblioteca civica era stata\, negli anni fino alla guerra\, una tipica piccola biblioteca di provincia. Frequentata da pochi specialisti di erudizione locale\, gelosa e chiusa di fronte al gran pubblico: imperava insomma la conservatrice mentalità tradizionale\, che purtroppo ancor oggi resiste in alcune biblioteche italiane. Bisognava invece adoprarsi in ogni modo per fare della biblioteca un centro attivo di diffusione culturale e di educazione alla lettura […]. Ma questo non era ancora sufficiente: una parte assai larga dei 37940 cittadini del comune rimaneva ancora estranea alla vita della biblioteca\, specialmente nei ceti operai\, artigiani e contadini. Questi potenziali lettori andavano cercati\, avvicinati\, educati […] con letture\, presentazioni\, recensioni. Ma non è tutto: restano i piccoli agglomerati rurali\, le fattorie\, le case coloniche. Ebbene\, anche queste verranno raggiunte con un mezzo radicalmente nuovo\, il bibliobus. (Luciano Bianciardi) \nLuciano Bianciardi (Grosseto 1922–Milano 1971) prima di diventare scrittore\, giornalista e traduttore è stato per breve tempo insegnante\, poi bibliotecario per sei anni. Questo libro racconta la sua storia di ‘ricostruttore’ della Biblioteca comunale di Grosseto nel secondo dopoguerra. \nElisabetta Francioni è bibliotecaria dal 1983\, dopo una breve esperienza come insegnante di lettere. Ha lavorato per sette anni a Sassari alla Biblioteca universitaria\, poi a Firenze\, prima alla Marucelliana e dal 2003 alla Biblioteca nazionale centrale; nello stesso anno si è diplomata alla Scuola speciale per archivisti e bibliotecari con una tesi sull’esperienza di Luciano Bianciardi alla direzione della Chelliana di Grosseto. Ha fatto parte del Comitato esecutivo regionale delle Sezioni Sardegna e Toscana dell’AIB. Ha pubblicato contributi di storia delle biblioteche e dei bibliotecari (con una particolare attenzione alle bibliotecarie) in volumi collettanei e riviste\, ha collaborato al Dizionario biografico dei soprintendenti bibliografici\, 1919-1972 (Bononia University Press\, 2011) e ha redatto alcune voci per il Dizionario biobibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo in AIB-WEB.
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SUMMARY:I “dimenticati”. Da colonizzatori a profughi\, gli italiani in Libia 1943-1974 di Luigi Scoppola Iacopini
DESCRIPTION:Giovedì 5 maggio 2016\, ore 17.00\, in collaborazione con l`Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea e il Museo regionale dell`emigrazione Pietro Conti\, sarà presentato il volume “I “dimenticati””. Da colonizzatori a profughi\, gli italiani in Libia 1943-1974 di Luigi Scoppola Iacopini\, Editoriale Umbra\, 2015. Saluti: Rosanna De Longis\, Alberto Sorbini. Intervengono: Federico Cresti\, Luigi Goglia. Sarà presente l’autore. \nGiovedì 5 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, in collaborazione con l’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea e il Museo regionale dell’emigrazione Pietro Conti\, sarà presentato il volume I “dimenticati”. Da colonizzatori a profughi\, gli italiani in Libia 1943-1974 di Luigi Scoppola Iacopini\, Editoriale Umbra\, 2015. Saluti: Rosanna De Longis\, Alberto Sorbini. Intervengono: Federico Cresti\, Luigi Goglia. Sarà presente l’autore. \nL’obiettivo dell’autore è di contribuire con questo lavoro a far luce su una vicenda poco indagata della storia italiana del secondo dopoguerra: l’esperienza dei nostri connazionali in Libia a partire dalla fine del regime coloniale.\nGrazie al rinvenimento di inediti documenti in diversi archivi\, si è potuto iniziare una prima ricostruzione che abbracciasse in una visione d’insieme il periodo dell’amministrazione britannica col regime dittatoriale di Gheddafi\, passando per gli anni della monarchia di Idris.\nSi tratta di un capitolo importante della realtà del nostro Paese durante il XX secolo\, se non altro perchè inerente a due temi centrali quali il colonialismo e l’emigrazione. Ne vien fuori il ritratto di una comunità che si trovò a pagare colpe in larga parte non sue e che ancora oggi aspetta un giusto riconoscimento per quanto patito. \nLuigi Scoppola Iacopini è dottore di ricerca in Storia contemporanea. Autore di diversi saggi\, ha lavorato alla pubblicazione dei diari di Fanfani (Rubbettino\, 2012)\, curando quelli del 1959 e del 1961. Collabora con «Mondoperaio»; insieme a Bernardi e Nunnari ha pubblicato Storia della Confederazione italiana agricoltori (il Mulino\, 2013). Con Francesco Anghelone ha curato Praga 1968. La “Primavera” e la sinistra italiana (Bordeaux\, 2014).
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SUMMARY:L'eco del boato. Storia della strategia della tensione\, di Mirco Dondi
DESCRIPTION:Lunedì 2 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e\ncontemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume L’eco del boato. Storia della strategia della tensione\, 1965-\n1974 di Mirco Dondi\, Laterza\, 2016. Ne parlano con l’autore: Miguel Gotor\,\nVanessa Roghi. Coordina: Rosanna De Longis.\nLe ‘stragi nere’ iniziano il 12 dicembre 1969 con Piazza Fontana e terminano il 4 agosto 1974 con\nl’attentato al treno Italicus. Alcuni giorni dopo la bomba di Milano\, il settimanale britannico “The\nObserver” parlerà di ‘strategia della tensione’\, riferendosi non solo alle bombe ma al modo in cui\nsono stati strumentalizzati attentati e disordini sociali\, chiamando in causa la stampa e i politici.\nLa stagione dello stragismo\, ignota ai Paesi dell’Europa occidentale\, ha minato le istituzioni\ndemocratiche e la convivenza sociale dell’Italia\, con l’aggravante che in quarant’anni non sono stati\ncondannati né i mandanti né gran parte degli esecutori. Solo in sede storica si è fatto un po’ di\nordine. Mirco Dondi ricostruisce gli episodi stragisti\, soffermandosi in particolare sul loro impatto\nimmediato.\nMirco Dondi insegna Storia contemporanea all’Università di Bologna\, dove dirige anche il Master\ndi Comunicazione storica. Si è occupato delle violenze nel dopoguerra con La lunga liberazione.\nGiustizia e violenza nel dopoguerra italiano (Editori Riuniti 1999). Ha inoltre pubblicato L’Italia\nrepubblicana: dalle origini alla crisi degli anni Settanta (Archetipo Libri 2007) e I neri e i rossi:\nterrorismo violenza e informazione negli anni Settanta (a cura di\, Controluce 2008).
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SUMMARY:Televisione. Storia\, Immaginario\, Memoria
DESCRIPTION:Venerdì 29 aprile 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea si presenterà il volume Televisione. Storia\, Immaginario\, Memoria a cura di Damiano Garofalo e Vanessa Roghi\, Rubbettino\, 2015. Intervengono: Milly Buonanno\, Carlo Freccero\, Ermanno Taviani\, Christian Uva. Coordina: Elena Dagrada. Saranno presenti i curatori. \nIn Italia ancora stenta ad affermarsi una storia culturale della televisione di lunga durata che tenga\nin giusta considerazione l’analisi qualitativa degli ascolti\, l’impatto sociale dei diversi programmi\, il\nloro peso sull’immaginario nazionale. Questo anche e soprattutto perché è mancata la voglia di\nintersecare la storia dell’emittente con quella\, dal “basso”\, del ricevente. Eppure\, in questo senso\, la\nbibliografia internazionale è ricca di stimoli: storici\, antropologi\, studiosi di media studies hanno\nricostruito il paesaggio culturale creato dai mezzi di comunicazione in una prospettiva assai feconda\nche si ritrova nei saggi qui contenuti. Oltre alla prospettiva storica il libro traccia alcune linee per\nuno studio delle dialettiche televisive e dell’immaginario\, ovvero del ruolo della televisione nella costruzione di paesaggi mediali che\, rappresentando individui e gruppi sociali\, si attuano nella sfera\npubblica modificandola.\nDamiano Garofalo insegna Teorie e tecniche del linguaggio radiotelevisivo al DAMS dell’Università di\nPadova e collabora con il Dipartimento di Storia dell’arte e Spettacolo della Sapienza di Roma. Ha\ncollaborato con l’Archivio audiovisivo del movimento operaio e con la Fondazione Museo della Shoah. Oltre\nad alcuni contributi sulla storia sociale e culturale della televisione italiana e sul rapporto tra cinema e storia\, ha pubblicato la monografia Political Audiences. A Reception History of Early Italian Television (Mimesis\,\n2015).\nVanessa Roghi insegna Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso la Facoltà di Lettere della\nSapienza di Roma. Si occupa di fonti audiovisive per la storia\, di public history e di televisione e\nstoria. Regista e autrice di numerosi documentari storici per la Tv\, fa parte del comitato scientifico\ndella rivista “Cinema e storia”.
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SUMMARY:La scienza politica di Gramsci\, di Michele Prospero
DESCRIPTION:Mercoledì 27 aprile 2016\, alle ore 17.30\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\, si presenterà il volume La scienza politica di Gramsci di Michele Prospero\, Bordeaux\, 2016. Intervengono: Alfredo D’Attorre\, Guido Liguori. Coordina: Daniela Preziosi. Sarà presente l’autore.
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SUMMARY:La Terza Italia. Reinventare la nazione alla fine del Novecento di Francesco Bartolini
DESCRIPTION:Martedì 26 aprile 2016\, alle ore 17.00\, presso la biblioteca di storia moderna e contemporanea si presenterà il volume La Terza Italia. Reinventare la nazione alla fine del Novecento di Francesco Bartolini\, Carocci\, 2016. Intervengono: Marco Gervasoni\, Marco Magnani. Coordina: Marco De Nicolò. Sarà presente l’autore.
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SUMMARY:Amore meno zero
DESCRIPTION:Giovedì 21 aprile 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Amore meno zero di Stefano Rizzo\, Mincione\, 2015.\nIntervengono: Benedetta Bini\, Rita di Leo\, Alessandro Portelli. Coordina: Rosanna De Longis.\nSarà presente l’autore. \nNew York 1972\, Richard Nixon ha vinto le elezioni\, ma lo scandalo Watergate sta per scoppiare e alcuni suoi collaboratori sono già in carcere. Un professore di Logica\, protagonista senza nome\, risponde ad un’offerta di lavoro della “ Fondazione” che si rivelerà terreno di ricatti per estorcere informazioni sul mondo universitario\, artistico ed intellettuale. Anche Candice\, ex compagna nera che insegna in una scuola di Harlem\, di cui è ancora innamorato\, è in pericolo. L’incontro con Esteban Sandoval\, soldato reduce dal Vietnam\, metterà in luce i giochi atroci della guerra attraverso i diari che il giovane è intenzionato a pubblicare. Non rimane che fuggire in Messico mentre però arriva la notizia di un colpo di stato in Cile ad opera di “un certo colonnello Pinochet”. \nStefano Rizzo ha vissuto a lungo a New York dove si è laureato in filosofia. Studioso di relazioni internazionali\, tra le pubblicazioni in merito ricordiamo Teoria e pratica delle relazioni internazionali. Da Machiavelli a Barack Obama (Nuova Cultura\, 2009); La svolta americana. Cronache dalla fine del bushismo 2006-2008 (Ediesse\, 2009); Le rivoluzioni della dignità. 18 mesi che hanno cambiato il mondo arabo (Ediesse\, 2012) e The Changing Faces of Populism. Systemic Challengers in Europe and the U.S. (Feps\, Bruxelles\, 2013). Per la narrativa Variazioni (Rubettino 1998)\, Mohammed (Mesogea\, 2003). Ha curato numerose traduzioni dall’inglese; sua è la prima trascrizione e traduzione in italiano delle canzoni di Bob Dylan per la Newton Compton.
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SUMMARY:L’ultimo anno di una pace incerta. Roma 1914-1915
DESCRIPTION:Mercoledì 20 aprile 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume L’ultimo anno di una pace incerta. Roma 1914-1915 di Marco De Nicolò\, Le Monnier\, 2016. Intervengono: Mario Ajello\, Adriano Roccucci\, Alessandra Staderini.\nCoordina: Fulvio Cammarano.\nDurante il periodo giolittiano\, con la formazione della Giunta Nathan\, Roma aveva trovato una sua cifra nazionale. Il conflitto sociale\, le tornate elettorali e la tensione internazionale determinarono una rapida trasformazione della sua fisionomia politica. La risposta del ceto medio alla Settimana rossa\, il tramonto della Giunta progressista\, l’erosione del fronte non interventista\, il coinvolgimento di molti giovani nella campagna nazionalista\, l’emersione di una figura catalizzatrice come D’Annunzio\, in un contesto privo di leader politici carismatici\, innalzarono la temperatura politica fino a giungere a una guerra civile\, interrotta solamente dalla guerra nazionale. L’interventismo\ndiede la percezione di una volontà popolare capace di imporsi attraverso una mobilitazione di massa\nnonostante la scelta dell’entrata in guerra fosse presa in altre sedi e a dispetto di una larga maggioranza del Paese ostile al conflitto. \nMarco De Nicolò insegna Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Cassino. Ha proposto monografie e saggi su Roma e sulla sua amministrazione in età contemporanea e ha organizzato ricerche collettive sull’argomento. Nel campo storico-istituzionale ha prodotto saggi sull’istituto prefettizio e sul Ministero dell’interno\, oltre che sulle proposte federaliste tra fine Settecento e l’Unità. Negli ultimi anni ha allargato il suo campo di interessi dedicandosi alla storia\ndei giovani nel Novecento e all’analisi sui «Muri in età contemporanea»\, come elemento di permanente divisione. Si occupa\, per conto della Società italiana per lo studio della storia contemporanea (Sissco)\, del sistema degli archivi e delle biblioteche pubbliche in Italia.
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SUMMARY:Il Regno di Napoli dalla tutela all'emancipazione (1775 - 1789). Lettere di Ferdinando IV a Carlo III ed altri documenti inediti
DESCRIPTION:Giovedì 14 aprile 2016\, ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentata l’opera Il Regno di Napoli dalla tutela all’emancipazione (1775 – 1789). Lettere di Ferdinando IV a Carlo III ed altri documenti inediti di Carlo Knight\, Edizioni Società Napoletana di Storia Patria\, 2015. Intervengono: Marina Caffiero\, Riccardo Lattuada\, Giuseppe Monsagrati. Coordina: Lauro Rossi. \nI due volumi raccolgono la pubblicazione integrale di oltre un migliaio di lettere spedite da Ferdinando IV a Carlo III dal 1775 al 1789\, ed altra corrispondenza diplomatica inedita.  Questi documenti “vivi”\, specchio e lente d’ingrandimento di vicende storiche articolate e complesse ove gli aspetti umani e le decisioni politiche s’intrecciano continuamente\, gettano finalmente luce su un periodo che uno storico eminente aveva definito  “sostanzialmente indecifrabile”\, consentendo di capire senza l’interpretazione d’intermediari come e perché Napoli  lottò per liberarsi dalla tutela spagnola\, riuscendo – a prezzo  della rottura dei rapporti tra i due sovrani (padre e figlio) – a diventare la capitale d’un regno indipendente. \nCarlo Knight è membro della Società Napoletana di Storia Patria\, dell’Accademia Pontaniana\, della Società Nazionale di Scienze\, Lettere ed Arti\, della Society of Antiquaries di Londra\, ed è stato dal 1983 al 1985 presidente dell\’Associazione Napoletana per i Monumenti e il Paesaggio. Tra i suoi libri più recenti si ricordano: Sulle orme del Grand Tour\, Uomini\, luoghi\, società del Regno di Napoli\, Napoli 1995;  La torre di Clavel\, Capri 1909-1927\, Capri 1999;  L’avvocato di Tiberio\, La tormentata esistenza e la quasi tragica morte di Thomas Spencer Jerome\, Capri 2004;  Le memorie postume di Lord Grantley (1831-1877)\, Capri 2006;   Carteggio San Nicandro – Carlo III (il periodo della Reggenza: 1760-1767)\, Napoli 2009;  Il mistero dei Pantanelli\, Capri 2011.
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SUMMARY:Letteratura e Grande Guerra
DESCRIPTION:Mercoledì 13 aprile 2016\, ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove\, Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume\nLetteratura e Grande Guerra\, a cura di Francesca Romana\nAndreotti\, Simona Mancini\, Tiziana Morosetti\, Laura Vitali\, Quaderni del 900\, XV\, 2015\, Fabrizio Serra Editore.\nIntervengono: Valeria Della Valle\, Elena Papadia.\nCoordina: Maria Pia Critelli. \n“Nella ricorrenza del centenario del primo conflitto mondiale un numero di «Quaderni del ’900» dedicato a letteratura e Grande Guerra era\, per così dire\, dovuto. E per una molteplicità di ragioni in gran parte ovvie e note. Innanzi tutto perché i letterati – scrittori\, poeti\, critici\, storici – gli intellettuali italiani di formazione umanistica\, sono stati tra i principali promotori e fiancheggiatori ideologici della guerra e della partecipazione nazionale ad essa. In forme e modi naturalmente diversi e molteplici. E poi perché – aspetto certo oggi più interessante e vivo per noi – l’evento e\nl’esperienza drammatica della guerra sono stati oggetto di registrazione letteraria\, di rielaborazione\ncreativa\, di poesia.” (Dall’Introduzione di Piero Bevilacqua)\nIndice:\nPiero Bevilacqua\, Introduzione; Alessandro Giarrettino\, Gli scrittori e la Nazione. Un’ideologia per la Grande Guerra; Maria Panetta\, Il Discorsaccio di Giovanni Papini; Francesca Medaglia\, La seduzione e la guerra in Come si seducono le donne; Gabriella Valente\, Luigi\, Stefano (Pirandello) e la Grande Guerra; Sara Lorenzetti\, La Prima Guerra Mondiale nelle novelle di Pirandello: una\npresenza rimossa; Anna Mario\, Luigi Russo: Vita e disciplina militare da una guerra all’altra; Caterina Lidano\, «Andar a vedere la guerra…»: Massimo Bontempelli intellettuale e giornalista nel primo conflitto mondiale; Carlo Serafini\, «Dovevo considerarmi isolato nella solitudine»: Carlo Emilio Gadda e la Grande Guerra; Francesco Galofaro\, Sguardi letterari alla battaglia: Comisso\, Gadda\, Gatti e Stuparich; Fiammetta Cirilli\, Ironie della sorte/ironie della guerra. A proposito del\nDiario di un imboscato di Attilio Frescura; Abstracts; Profili degli autori.
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SUMMARY:Rubriche d'autore
DESCRIPTION:Giovedì 31 marzo 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Rubriche d’autore. Boine\, Calvino\, Campanile\, de Céspedes\, Flaiano\, Manganelli\, Manzini\, Morante\, Palazzeschi\, Serao a cura di Valentina Russi\, Vecchiarelli editore\, 2015. Intervengono: Nicola Merola\, Giuliana Zagra. Coordina: Rosanna De Longis. \n“I dieci studi monografici contenuti in questo volume sono incentrati su una particolare modalità di collaborazione dell’autrice o dell’autore prescelto (tutti scrittori) con la stampa periodica: la scelta di tenere una rubrica. Tale scelta crea una sostanziale discontinuità sia rispetto agli articoli estemporanei\, sia rispetto ai contributi anche regolarissimi che ciascuno degli scrittori trattati\, insieme a molti altri\, ha fornito a una o più testate.\nLa rubrica infatti\, indipendentemente dall’argomento affrontato\, possiede caratteristiche particolari\, affatto diverse tanto da quelle del luogo che la ospita (quindi il periodico) quanto dalle proprietà dei suoi elementi costitutivi (i singoli pezzi); purtuttavia\, essa si configura come un punto di congiunzione che non solo tiene insieme gli altri due ma che può anche operare su di essi modifiche più o meno profonde. Si consideri ad esempio l’elemento diacronico\, estraneo alla natura del singolo numero del periodico così come al singolo pezzo della rubrica: quest’ultima si prende la stessa responsabilità della testata\, vale a dire di assicurare nel tempo una certa continuità\, in modo da creare in chi acquista il giornale una domanda specifica di lettura. Si può dunque affermare che la rubrica riproduca\, in scala ridotta\, la struttura del giornale nella sua periodica potenzialità\, che diventa materialità seguendo le scansioni prestabilite di una linea diacronica.” (dall’Introduzione della curatrice) \nValentina Russi è ricercatrice di Letteratura italiana presso l’Università per Stranieri di Siena\, dove ha tenuto corsi di Letteratura Italiana\, Teorie dei generi letterari e delle testualità\, Storia della critica e delle poetiche. Ha tenuto lezioni e conferenze in vari Istituti di Cultura Italiani e Università straniere\, tra cui S. Paulo\, Rio de Janeiro\, Buenos Aires\, Paranà\, Ankara\, Sidney\, Berlino\, Beirut. È nella redazione del «Bollettino di Italianistica»\, diretto da Alberto Asor Rosa e collabora come referee alla rivista «Quaderni del ‘900»\, diretta da Lucia Strappini.
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SUMMARY:Senza lavoro. La disoccupazione in Italia dall'Unità a oggi
DESCRIPTION:Mercoledì 23 marzo 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma) sarà presentato il volume Senza lavoro. La disoccupazione in Italia dall’Unità a oggi di Manfredi Alberti\, Laterza\, 2016. Intervengono: Loris Campetti\, Michele Colucci\, Alfonso Gianni. Coordina: Andreina De Clementi. Sarà presente l’autore. \nAl momento dell’Unità il lavoro era molto spesso un’esperienza discontinua. Ci si adattava trovando fonti alternative di sostentamento\, esercitando diverse attività o spostandosi alla ricerca di un’occupazione. A fine Ottocento nasce una nuova consapevolezza: la mancanza di lavoro è una forma di ingiustizia contro cui occorre lottare. Chi non ha lavoro\, e non per sua volontà\, non tollera più di essere additato come ozioso o vagabondo. Più tardi il fascismo favorirà il mantenimento di bassi salari e la lotta alla disoccupazione diventerà poco più che uno slogan propagandistico. Sarà solo dopo il disastro della seconda guerra mondiale\, in un’Italia con milioni di disoccupati\, che l’intero ordinamento giuridico del paese verrà rifondato sul principio del diritto al lavoro\, in vista dell’obiettivo quasi sempre disatteso della piena occupazione.\nIl libro incrocia dati economici\, sociali\, politici e culturali\, proponendo un’analisi originale e completa del fenomeno che da sempre rappresenta una piaga per il nostro paese. \nManfredi Alberti collabora alla cattedra di Storia economica presso il Dipartimento di Studi aziendali dell’Università Roma Tre. Dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in storia all’Università di Firenze (Dipartimento di Studi sullo Stato)\, è stato borsista presso l’Istat e la Fondazione Luigi Einaudi di Torino. Ha pubblicato saggi su riviste storiche\, fra cui “Quaderni storici” e “Memoria e ricerca”\, e il volume La “scoperta” dei disoccupati. Alle origini dell’indagine statistica sulla disoccupazione nell’Italia liberale (1893-1915) (Firenze University Press 2013
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SUMMARY:Antigiudaismo. La tradizione occidentale\, di David Nirenberg
DESCRIPTION:Giovedì 17 marzo 2016\, alle ore 16.45\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Antigiudaismo. La tradizione occidentale di David Nirenberg.\nTraduzione di Giuliana Adamo e Paolo Cherchi\, Viella\, 2016.\nIntervengono: Anna Foa\, Igor Mineo\, Vincenzo Lavenia. Saranno presenti i traduttori.\nL’antigiudaismo che esamina David Nirenberg in questo libro non è solo l’insieme dei pregiudizi e\ndelle persecuzioni contro gli ebrei: è una delle modalità fondamentali con cui il pensiero occidentale\nha definito se stesso e il proprio modo di interpretare il mondo in contrapposizione a una tradizione\ndiversa. Come spiega l’autore\, «L’antigiudaismo non va inteso come un anfratto arcaico e irrazionale nel vasto edificio del pensiero occidentale\, ma come uno dei principali strumenti con cui tale edificio è stato costruito». Se l’antisemitismo prende di mira la concreta esistenza degli ebrei\, le loro pratiche culturali e religiose\, l’antigiudaismo si concentra su tratti e caratteri attribuiti all’influenza della tradizione ebraica ma rintracciabili anche al di fuori di essa\, dal letteralismo religioso al materialismo.\nGià nel mondo antico si affaccia il motivo ricorrente di una “diversità ebraica” che anticipa\, spesso\ncon toni e caratteri simili\, l’antigiudaismo cristiano e occidentale: è da qui che parte il viaggio di\nNirenberg\, per tracciare la storia del rapporto dell’Occidente (e del mondo islamico) con l’idea di\ngiudaismo\, in un percorso che da san Paolo arriva fino alla tormentata riflessione novecentesca sulle\ncause dell’antisemitismo e sul ruolo dell’ebraismo nell’Occidente contemporaneo.\nDavid Nirenberg è professore di storia medievale e pensiero sociale all’Università di Chicago. Tra\nle sue opere principali: Communities of Violence: Persecution of Minorities in the Middle Ages(1996); Judaism and Christian Art: Aesthetic Anxieties from the Catacombs to Colonialism (con Herbert Kessler\, 2011); Neighboring Faiths: Christianity\, Islam\, and Judaism in\nthe Middle Ages and Today (2014).
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