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SUMMARY:Mussolini e la storia. Dal socialismo al fascismo (1900-1922)\, di Paola S. Salvatori
DESCRIPTION:Lunedì 30 maggio 2016\, alle ore 17.00\, in collaborazione con l’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea\, presso la Biblioteca di storia moderna\ne contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Mussolini e la storia. Dal socialismo al fascismo (1900-1922)\ndi Paola S. Salvatori\, Viella\, 2016. Introduce: Marcello Verga. Intervengono: Andrea Giardina\, Maurizio Ridolfi\, Vittorio Vidotto. Coordina: Rosanna De Longis.\nL’uso dell’analogia storica fu uno dei principali strumenti politici ai quali il duce ricorse durante il\nventennio fascista per ottenere e mantenere il consenso. Ma già nei vent’anni precedenti la conquista del potere il giovane Mussolini adoperò la storia per interpretare e rappresentare gli avvenimenti presenti: evocare la Roma antica\, ragionare sulla Rivoluzione francese\, ricordare\nparticolari episodi del Risorgimento italiano\, storicizzare la Grande Guerra già durante il suo\nsvolgimento significava riflettere prima di tutto sui contrasti sociali e politici attuali.\nIn questo libro si analizzano i riferimenti culturali e le modalità retoriche attraverso i quali il Mussolini socialista e poi interventista utilizzò la storia nei discorsi pubblici e negli interventi\ngiornalistici\, proponendo una particolare e innovativa chiave di analisi del suo percorso ideologico.\nPaola S. Salvatori è assegnista di ricerca presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Si è occupata\ndi politiche culturali del fascismo\, con particolare attenzione agli aspetti relativi alla propaganda\,\nalle retoriche politiche\, ai rituali e al culto fascista della romanità. Ha curato Nazione e antinazione.\n2. Il movimento nazionalista dalla guerra di Libia al fascismo (1911-1923) (Viella\, 2016).
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SUMMARY:Specola contro Specola. Il Collegio romano e il Campidoglio: conferenza di Ileana Chinnici
DESCRIPTION:Sabato 28 maggio 2016\, ore 11.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\n(Via Michelangelo Caetani\, 32 ­ 00186 Roma)\, per il ciclo I luoghi delle scienza\, organizzato dalla Sovrintendenza capitolina ai beni culturali-Servizio didattico\, in collaborazione con la Biblioteca di storia moderna e contemporanea e con il Dipartimento Storia Culture religioni dell\’Università di Roma Sapienza\, Ileana Chinnici terrà una conferenza sul tema :\nSpecola contro Specola. Il Collegio romano e il\nCampidoglio \nNel XIX secolo la città di Roma ospitava ben due osservatori astronomici\, quello del Collegio\nRomano e quello del Campidoglio\, con programmi scientifici abbastanza simili\, relativi soprattutto\na studi di spettroscopia astronomica\, un settore in cui i rispettivi direttori\, Angelo Secchi e Lorenzo\nRespighi\, furono dei pionieri. I rapporti tra i due Osservatori (ovvero tra i due scienziati)\nattraversarono varie fasi di collaborazione e di ostilità\, quest\’ultima dovuta principalmente a scontri\npersonali su questioni scientifiche – e non solo. In questo contributo verranno analizzate le suddette\nfasi\, nel tentativo di comprendere se tale rivalità giovò o fu di ostacolo allo sviluppo dell\’astrofisica\nitaliana.\nIleana Chinnici è ricercatrice astronoma presso l’INAF-Osservatorio Astronomico di Palermo.\nLaureata in Fisica presso l’Università di Palermo con tesi in Storia dell’Astronomia\, si è occupata\ndell’esplorazione di diversi fondi archivistici\, tra cui il fondo Tacchini dell’ex Ufficio Centrale di\nEcologia Agraria in Roma e il fondo Secchi dell’Archivio della P. Università Gregoriana. Ha\ninoltre pubblicato la corrispondenza relativa al progetto Carte du Ciel (1887)\, conservata presso gli\narchivi dell’Observatoire de Paris. Ha curato alcune mostre sul patrimonio storico dell\’INAF ed è\nautrice di numerosi lavori di storia dell’astronomia e dell\’astrofisica del XIX secolo pubblicati su\nriviste nazionali ed internazionali.
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SUMMARY:A scuola di dissenso. Storie di resistenza al confino di polizia (1926-43)\, di Ilaria Poerio
DESCRIPTION:Giovedì 26 maggio 2016\, alle ore 17.0\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume A scuola di dissenso. Storie di resistenza al confino di polizia (1926-43) di Ilaria Poerio\, Carocci\, 2016. Intervengono: Alexander Höbel\, Alessandra Gissi\, Fiamma Lussana. Sarà presente l’autrice. \nQuando il fascismo si voleva liberare di persone sospette\, ma sulle quali non esistevano accuse formali\, applicava la legge del confino. Tra il 1926 e il 1943 furono circa 15.000 gli italiani condannati al confino di polizia\, tra loro diverse migliaia di antifascisti. I più pericolosi venivano relegati nelle isole. Costretti all’immobilità dal regime\, gli antifascisti cercavano strumenti per restare fermi ma non inerti. Nelle colonie di confino si istituirono mense e biblioteche\, scuole e cooperative: si studiava\, si leggeva\, si discuteva\, si elaboravano documenti\, come nel più animato dei congressi politici. Mentre nel resto del paese gli spazi di libertà si restringevano fino a scomparire\, nelle isole di confino si andava a chiedere consiglio\, si portavano notizie e informazioni\, che venivano studiate\, vagliate\, confrontate e integrate le une con le altre\, vanificando così l’essenza stessa della punizione che il regime aveva voluto dare. Per una generazione intera di antifascisti\, il confino rappresentò una tappa cruciale nella costruzione di sé. Il loro agire sarà anche\, almeno simbolicamente\, premessa per l’edificazione della Repubblica. \nIlaria Poerio è dottore di ricerca in Italian Studies presso l’Università di Reading (Regno Unito). Si interessa di storia dell’Italia e dell’Europa contemporanea. Ha pubblicato: Vento del Sud. Gli antifascisti meridionali nella guerra di Spagna (con Vania Sapere\, Istituto Ugo Arcuri\, 2007) e Postcards from Italy. Vent’anni di berlusconismo sulla stampa britannica (Clueb\, 2013).
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SUMMARY:Il movimento del 1977 in Italia\, di Luca Falciola
DESCRIPTION:Giovedì 19 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e\ncontemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Il movimento del 1977 in Italia di Luca Falciola\, Carocci\,\n2016. Intervengono: Giovanni Mario Ceci\, Alessio Gagliardi\, Guido Panvini.\nCoordina: Ermanno Taviani. Sarà presente l’autore.\nIn tutto il mondo l’esperienza del Sessantotto si è esaurita entro la prima metà degli anni Settanta\, di\nfronte al tramonto delle ideologie e al riflusso nel privato. Invece in Italia\, nel 1977\, una\ngenerazione di militanti di sinistra ha creduto ancora nella possibilità di una rivoluzione e ha messo\nin atto un estremo tentativo di sovvertire la società. Ne è scaturito un movimento in bilico tra\nl’esaltazione e il superamento della politica\, aperto a spericolate contaminazioni culturali e capace\ndi audaci sperimentazioni creative\, ma anche indissolubilmente legato a dottrine e pratiche violente\,\ntanto da inaugurare la fase più buia degli “anni di piombo”. Il movimento del ’77 attende ancora\nun’analisi sistematica\, oltre a lasciare aperti interrogativi che sono ineludibili per capire e\nfinalmente storicizzare gli anni Settanta. Il volume ricostruisce – per la prima volta con rigore\nscientifico e sulla base di un’imponente ricerca archivistica e documentaria – il contesto di crisi nel\nquale maturò questo ciclo di protesta\, i riferimenti intellettuali che ispirarono la mobilitazione\, la\nvisione del mondo e le rivendicazioni dei contestatori\, gli schemi interpretativi che favorirono\nl’escalation violenta\, la reazione delle istituzioni e la dialettica tra movimento e organizzazioni\narmate clandestine.\nLuca Falciola è assegnista di ricerca in Storia delle istituzioni politiche presso l’Università Cattolica di\nMilano. Ha ottenuto un dottorato in Storia (Università Cattolica-Sciences Po Paris)\, è stato Post-doctoral\nFellow alla Yale University (Program on Order\, Conflict\, and Violence) ed è stato Visiting Fellow alla\nBeinecke Rare Book & Manuscript Library\, Yale University. Le sue ricerche indagano fenomeni di\ncontestazione\, violenza politica e terrorismo.
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SUMMARY:Fumo. Italy’s Love Affair with the Cigarette\, di Carl Ipsen
DESCRIPTION:Mercoledì 18 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Fumo. Italy’s Love Affair with the Cigarette di Carl Ipsen\, Stanford University Press\, 2016. Ne parla con l’autore: Vanessa Roghi. Coordina: Patrizia Rusciani. \nPer oltre un secolo\, l’Italia ha avuto un love affair con la sigaretta. Forse nessun bene di consumo ha simboleggiato meglio aspetti economici\, dimensioni politiche\, sociali e culturali della storia italiana contemporanea. Per gran parte del XX secolo\, il consumo di sigarette è stato un indice di benessere economico e di modernità. Solo alla fine del secolo l’Italia\, raggiunta la parità economica con le altre potenze occidentali\, è entrata nell’era antifumo.\nBasandosi su cinema\, letteratura\, e stampa popolare\, Carl Ipsen offre un panorama del “secolo della sigaretta” in Italia\, dal 1870 fino ad arrivare al divieto di fumo nei luoghi pubblici nel 2005\, individuando collegamenti tra fumo e imperialismo\, guerre mondiali\, fascismo e movimenti di protesta degli anni 1970.  \nIndice: Introduction: First Puff; 1 Toscano: Smoking in Italy before World War I; 2 Macedonia: Smoking between the Wars; 3 Eva: Women and Smoking before World War II; 4 Nazionali: Smoking and Poverty in Postwar Italy; 5 Camels: Women\, Sex\, and Americane in the Postwar Decades; 6 Me ne frego: Smoking and Risk; 7 MS: Men\, Women\, and Smoking in the Era of Collective Action; 8 Marlboro Light: The Antismoking Era in Italy; 9 Pall Mall: Contraband and Privatization; Epilogue: Cicca; Appendix: 2006 Expert Report; Notes; Bibliography \nCarl Ipsen è professore presso il Dipartimento di Storia dell’Indiana University. I suoi campi di ricerca sono focalizzati in particolare sulla storia d’Italia e d’Europa del XIX e XX secolo. Tra le sue pubblicazioni si ricordano: Italy in the Age of Pinocchio: Children and Danger in the Liberal Era (2006) and Dictating Demography: The Problem of Population in Fascist Italy (1996).
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SUMMARY:La grande illusione. Come nacque e come morì il marxismo giuridico in Italia\, di Luca Nivarra
DESCRIPTION:Martedì 17 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\n(Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume La\ngrande illusione. Come nacque e come morì il marxismo giuridico in Italia di Luca Nivarra\, G.\nGiappichelli\, 2015. Intervengono: Adalgiso Amendola\, Cesare Salvi\, Michele Spanò. Coordina:\nMarco Fioravanti. Sarà presente l’autore\nIl libro ha vari protagonisti. Il primo è il giurista sovietico Pasukanis; il secondo è Bobbio; il terzo è il P.C.I.\ne la cultura giuridica che ne subì l’influenza a partire dall’inizio degli anni ’70. Sullo sfondo\, Marx. A\nPasukanis si deve una trasposizione\, sul piano della teoria del diritto\, del paradigma marxiano che non ha\navuto eguali per acutezza e incisività e alla quale si deve\, inoltre\, la più chiara illustrazione dei limiti che\ncaratterizzano una strategia politica di tipo riformistico\, fondata\, cioè\, sulla forza emancipatrice del diritto.\nBobbio rappresenta la polarità opposta\, sia sul piano teorico sia sul piano politico: i due “grandi dibattiti” che lo videro impegnato\, a distanza di venti anni (1955\, 1975)\, una prima volta sulla “libertà”\, una seconda volta\n“sulla democrazia” con i più autorevoli esponenti\, politici ed intellettuali\, del PCI. individuano\, anche\nsimbolicamente\, il punto iniziale e il punto terminale di una parabola che portò i comunisti italiani fuori dal\ncono d’ombra del marxismo. Infine\, la cultura giuridica “d’area” che\, dal convegno catanese sull’uso\nalternativo del diritto alle pagine di “Democrazia e diritto”\, celebrò uno strano incontro con Marx in cui\, non senza ambiguità\, si trovarono a convivere istanze di modernizzazione del ruolo e del sapere del giurista\, la\nuna tecnologia istituzionale della transizione in grado di coniugare socialismo e democrazia borghese.\nLuca Nivarra insegna Diritto civile nell’Università di Palermo. Si è occupato\, tra l’altro\, di diritto della concorrenza\,diritto della proprietà intellettuale\, diritto di famiglia\, teoria generale del diritto e storia della cultura giuridica italiana.\nTra le sue pubblicazioni più recenti ricordiamo Diritto privato e capitalismo: regole giuridiche e paradigmi di mercato (2010)\, Diritto privato\, insieme a C. Scognamiglio e V. Ricciuto (2013)\, e ha curato il volume Gli anni settanta del diritto privato (2008).
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SUMMARY:In nome della patria. Ebrei e cultura di destra nel Novecento\, di Vincenzo Pinto
DESCRIPTION:Lunedì 16 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume In nome della patria. Ebrei e cultura di destra nel Novecento di Vincenzo Pinto\, Le Lettere\, 2016. Intervengono: Ester Capuzzo\, Vincenzo Fasano\, Massimo Longo Adorno. Coordina: Gisèle Lévy. Sarà presente l’autore.\nLa Destra politica del Novecento è stata anche un fenomeno ebraico. Malgrado le persecuzioni\netnico-razziali del nazi-fascismo o quelle etnico-classiste del socialismo reale\, vi sono stati non\npochi ebrei che hanno scelto di sposare una posizione politica di destra: chi su posizioni sionistiche\n(come Jabotinsky o Klausner)\, chi su posizioni diasporiche (come Ovazza o Schoeps). Se il profilo\nbiografico è quello maggiormente in grado di ritrarre le peculiarità della “Destra ebraica”\, è anche\nvero che le comunità ebraiche europee sono state lungo tutto il Novecento culturalmente più vicine\nalla Destra che alla Sinistra politica\, malgrado le persecuzioni subite.\nVincenzo Pinto è uno storico del nazionalismo ebraico. Ha ottenuto un dottorato di ricerca in storia\ncontemporanea all’Università di Torino (2003)\, uno in scienze storiche all’Università di San Marino\n(2006) e uno in studi italiani all’Università di Grenoble (2012). Dirige attualmente la rivista web\n«Free Ebrei». Ha pubblicato numerosi lavori sul sionismo e sull’identità ebraica contemporanea. Si\nsegnalano fra gli altri: Imparare a sparare (2006)\, La tigre sotto la pelle (2007)\, La terra ritrovata\n(2012).
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SUMMARY:Luciano Bianciardi bibliotecario a Grosseto (1949-1954)\, di Elisabetta Francioni.
DESCRIPTION:Lunedì 13 giugno 2016\, alle ore 17.00\, in collaborazione con l’Associazione italiana biblioteche. Sezione Lazio e con la Fondazione Luciano Bianciardi\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Luciano Bianciardi bibliotecario a Grosseto (1949-1954) di Elisabetta Francioni. Presentazione di Alberto Petrucciani; postfazione di Arnaldo Bruni\, Associazione italiana biblioteche\, 2016. Introduce: Massimiliano Marcucci. Intervengono: Simonetta Buttò\, Vittorio Ponzani\, Lucia Strappini. Coordina: Rosanna De Longis. \nLa biblioteca civica era stata\, negli anni fino alla guerra\, una tipica piccola biblioteca di provincia. Frequentata da pochi specialisti di erudizione locale\, gelosa e chiusa di fronte al gran pubblico: imperava insomma la conservatrice mentalità tradizionale\, che purtroppo ancor oggi resiste in alcune biblioteche italiane. Bisognava invece adoprarsi in ogni modo per fare della biblioteca un centro attivo di diffusione culturale e di educazione alla lettura […]. Ma questo non era ancora sufficiente: una parte assai larga dei 37940 cittadini del comune rimaneva ancora estranea alla vita della biblioteca\, specialmente nei ceti operai\, artigiani e contadini. Questi potenziali lettori andavano cercati\, avvicinati\, educati […] con letture\, presentazioni\, recensioni. Ma non è tutto: restano i piccoli agglomerati rurali\, le fattorie\, le case coloniche. Ebbene\, anche queste verranno raggiunte con un mezzo radicalmente nuovo\, il bibliobus. (Luciano Bianciardi) \nLuciano Bianciardi (Grosseto 1922–Milano 1971) prima di diventare scrittore\, giornalista e traduttore è stato per breve tempo insegnante\, poi bibliotecario per sei anni. Questo libro racconta la sua storia di ‘ricostruttore’ della Biblioteca comunale di Grosseto nel secondo dopoguerra. \nElisabetta Francioni è bibliotecaria dal 1983\, dopo una breve esperienza come insegnante di lettere. Ha lavorato per sette anni a Sassari alla Biblioteca universitaria\, poi a Firenze\, prima alla Marucelliana e dal 2003 alla Biblioteca nazionale centrale; nello stesso anno si è diplomata alla Scuola speciale per archivisti e bibliotecari con una tesi sull’esperienza di Luciano Bianciardi alla direzione della Chelliana di Grosseto. Ha fatto parte del Comitato esecutivo regionale delle Sezioni Sardegna e Toscana dell’AIB. Ha pubblicato contributi di storia delle biblioteche e dei bibliotecari (con una particolare attenzione alle bibliotecarie) in volumi collettanei e riviste\, ha collaborato al Dizionario biografico dei soprintendenti bibliografici\, 1919-1972 (Bononia University Press\, 2011) e ha redatto alcune voci per il Dizionario biobibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo in AIB-WEB.
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SUMMARY:I “dimenticati”. Da colonizzatori a profughi\, gli italiani in Libia 1943-1974 di Luigi Scoppola Iacopini
DESCRIPTION:Giovedì 5 maggio 2016\, ore 17.00\, in collaborazione con l`Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea e il Museo regionale dell`emigrazione Pietro Conti\, sarà presentato il volume “I “dimenticati””. Da colonizzatori a profughi\, gli italiani in Libia 1943-1974 di Luigi Scoppola Iacopini\, Editoriale Umbra\, 2015. Saluti: Rosanna De Longis\, Alberto Sorbini. Intervengono: Federico Cresti\, Luigi Goglia. Sarà presente l’autore. \nGiovedì 5 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, in collaborazione con l’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea e il Museo regionale dell’emigrazione Pietro Conti\, sarà presentato il volume I “dimenticati”. Da colonizzatori a profughi\, gli italiani in Libia 1943-1974 di Luigi Scoppola Iacopini\, Editoriale Umbra\, 2015. Saluti: Rosanna De Longis\, Alberto Sorbini. Intervengono: Federico Cresti\, Luigi Goglia. Sarà presente l’autore. \nL’obiettivo dell’autore è di contribuire con questo lavoro a far luce su una vicenda poco indagata della storia italiana del secondo dopoguerra: l’esperienza dei nostri connazionali in Libia a partire dalla fine del regime coloniale.\nGrazie al rinvenimento di inediti documenti in diversi archivi\, si è potuto iniziare una prima ricostruzione che abbracciasse in una visione d’insieme il periodo dell’amministrazione britannica col regime dittatoriale di Gheddafi\, passando per gli anni della monarchia di Idris.\nSi tratta di un capitolo importante della realtà del nostro Paese durante il XX secolo\, se non altro perchè inerente a due temi centrali quali il colonialismo e l’emigrazione. Ne vien fuori il ritratto di una comunità che si trovò a pagare colpe in larga parte non sue e che ancora oggi aspetta un giusto riconoscimento per quanto patito. \nLuigi Scoppola Iacopini è dottore di ricerca in Storia contemporanea. Autore di diversi saggi\, ha lavorato alla pubblicazione dei diari di Fanfani (Rubbettino\, 2012)\, curando quelli del 1959 e del 1961. Collabora con «Mondoperaio»; insieme a Bernardi e Nunnari ha pubblicato Storia della Confederazione italiana agricoltori (il Mulino\, 2013). Con Francesco Anghelone ha curato Praga 1968. La “Primavera” e la sinistra italiana (Bordeaux\, 2014).
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SUMMARY:L'eco del boato. Storia della strategia della tensione\, di Mirco Dondi
DESCRIPTION:Lunedì 2 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e\ncontemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume L’eco del boato. Storia della strategia della tensione\, 1965-\n1974 di Mirco Dondi\, Laterza\, 2016. Ne parlano con l’autore: Miguel Gotor\,\nVanessa Roghi. Coordina: Rosanna De Longis.\nLe ‘stragi nere’ iniziano il 12 dicembre 1969 con Piazza Fontana e terminano il 4 agosto 1974 con\nl’attentato al treno Italicus. Alcuni giorni dopo la bomba di Milano\, il settimanale britannico “The\nObserver” parlerà di ‘strategia della tensione’\, riferendosi non solo alle bombe ma al modo in cui\nsono stati strumentalizzati attentati e disordini sociali\, chiamando in causa la stampa e i politici.\nLa stagione dello stragismo\, ignota ai Paesi dell’Europa occidentale\, ha minato le istituzioni\ndemocratiche e la convivenza sociale dell’Italia\, con l’aggravante che in quarant’anni non sono stati\ncondannati né i mandanti né gran parte degli esecutori. Solo in sede storica si è fatto un po’ di\nordine. Mirco Dondi ricostruisce gli episodi stragisti\, soffermandosi in particolare sul loro impatto\nimmediato.\nMirco Dondi insegna Storia contemporanea all’Università di Bologna\, dove dirige anche il Master\ndi Comunicazione storica. Si è occupato delle violenze nel dopoguerra con La lunga liberazione.\nGiustizia e violenza nel dopoguerra italiano (Editori Riuniti 1999). Ha inoltre pubblicato L’Italia\nrepubblicana: dalle origini alla crisi degli anni Settanta (Archetipo Libri 2007) e I neri e i rossi:\nterrorismo violenza e informazione negli anni Settanta (a cura di\, Controluce 2008).
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SUMMARY:Televisione. Storia\, Immaginario\, Memoria
DESCRIPTION:Venerdì 29 aprile 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea si presenterà il volume Televisione. Storia\, Immaginario\, Memoria a cura di Damiano Garofalo e Vanessa Roghi\, Rubbettino\, 2015. Intervengono: Milly Buonanno\, Carlo Freccero\, Ermanno Taviani\, Christian Uva. Coordina: Elena Dagrada. Saranno presenti i curatori. \nIn Italia ancora stenta ad affermarsi una storia culturale della televisione di lunga durata che tenga\nin giusta considerazione l’analisi qualitativa degli ascolti\, l’impatto sociale dei diversi programmi\, il\nloro peso sull’immaginario nazionale. Questo anche e soprattutto perché è mancata la voglia di\nintersecare la storia dell’emittente con quella\, dal “basso”\, del ricevente. Eppure\, in questo senso\, la\nbibliografia internazionale è ricca di stimoli: storici\, antropologi\, studiosi di media studies hanno\nricostruito il paesaggio culturale creato dai mezzi di comunicazione in una prospettiva assai feconda\nche si ritrova nei saggi qui contenuti. Oltre alla prospettiva storica il libro traccia alcune linee per\nuno studio delle dialettiche televisive e dell’immaginario\, ovvero del ruolo della televisione nella costruzione di paesaggi mediali che\, rappresentando individui e gruppi sociali\, si attuano nella sfera\npubblica modificandola.\nDamiano Garofalo insegna Teorie e tecniche del linguaggio radiotelevisivo al DAMS dell’Università di\nPadova e collabora con il Dipartimento di Storia dell’arte e Spettacolo della Sapienza di Roma. Ha\ncollaborato con l’Archivio audiovisivo del movimento operaio e con la Fondazione Museo della Shoah. Oltre\nad alcuni contributi sulla storia sociale e culturale della televisione italiana e sul rapporto tra cinema e storia\, ha pubblicato la monografia Political Audiences. A Reception History of Early Italian Television (Mimesis\,\n2015).\nVanessa Roghi insegna Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso la Facoltà di Lettere della\nSapienza di Roma. Si occupa di fonti audiovisive per la storia\, di public history e di televisione e\nstoria. Regista e autrice di numerosi documentari storici per la Tv\, fa parte del comitato scientifico\ndella rivista “Cinema e storia”.
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SUMMARY:La scienza politica di Gramsci\, di Michele Prospero
DESCRIPTION:Mercoledì 27 aprile 2016\, alle ore 17.30\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\, si presenterà il volume La scienza politica di Gramsci di Michele Prospero\, Bordeaux\, 2016. Intervengono: Alfredo D’Attorre\, Guido Liguori. Coordina: Daniela Preziosi. Sarà presente l’autore.
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SUMMARY:La Terza Italia. Reinventare la nazione alla fine del Novecento di Francesco Bartolini
DESCRIPTION:Martedì 26 aprile 2016\, alle ore 17.00\, presso la biblioteca di storia moderna e contemporanea si presenterà il volume La Terza Italia. Reinventare la nazione alla fine del Novecento di Francesco Bartolini\, Carocci\, 2016. Intervengono: Marco Gervasoni\, Marco Magnani. Coordina: Marco De Nicolò. Sarà presente l’autore.
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SUMMARY:Amore meno zero
DESCRIPTION:Giovedì 21 aprile 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Amore meno zero di Stefano Rizzo\, Mincione\, 2015.\nIntervengono: Benedetta Bini\, Rita di Leo\, Alessandro Portelli. Coordina: Rosanna De Longis.\nSarà presente l’autore. \nNew York 1972\, Richard Nixon ha vinto le elezioni\, ma lo scandalo Watergate sta per scoppiare e alcuni suoi collaboratori sono già in carcere. Un professore di Logica\, protagonista senza nome\, risponde ad un’offerta di lavoro della “ Fondazione” che si rivelerà terreno di ricatti per estorcere informazioni sul mondo universitario\, artistico ed intellettuale. Anche Candice\, ex compagna nera che insegna in una scuola di Harlem\, di cui è ancora innamorato\, è in pericolo. L’incontro con Esteban Sandoval\, soldato reduce dal Vietnam\, metterà in luce i giochi atroci della guerra attraverso i diari che il giovane è intenzionato a pubblicare. Non rimane che fuggire in Messico mentre però arriva la notizia di un colpo di stato in Cile ad opera di “un certo colonnello Pinochet”. \nStefano Rizzo ha vissuto a lungo a New York dove si è laureato in filosofia. Studioso di relazioni internazionali\, tra le pubblicazioni in merito ricordiamo Teoria e pratica delle relazioni internazionali. Da Machiavelli a Barack Obama (Nuova Cultura\, 2009); La svolta americana. Cronache dalla fine del bushismo 2006-2008 (Ediesse\, 2009); Le rivoluzioni della dignità. 18 mesi che hanno cambiato il mondo arabo (Ediesse\, 2012) e The Changing Faces of Populism. Systemic Challengers in Europe and the U.S. (Feps\, Bruxelles\, 2013). Per la narrativa Variazioni (Rubettino 1998)\, Mohammed (Mesogea\, 2003). Ha curato numerose traduzioni dall’inglese; sua è la prima trascrizione e traduzione in italiano delle canzoni di Bob Dylan per la Newton Compton.
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SUMMARY:L’ultimo anno di una pace incerta. Roma 1914-1915
DESCRIPTION:Mercoledì 20 aprile 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume L’ultimo anno di una pace incerta. Roma 1914-1915 di Marco De Nicolò\, Le Monnier\, 2016. Intervengono: Mario Ajello\, Adriano Roccucci\, Alessandra Staderini.\nCoordina: Fulvio Cammarano.\nDurante il periodo giolittiano\, con la formazione della Giunta Nathan\, Roma aveva trovato una sua cifra nazionale. Il conflitto sociale\, le tornate elettorali e la tensione internazionale determinarono una rapida trasformazione della sua fisionomia politica. La risposta del ceto medio alla Settimana rossa\, il tramonto della Giunta progressista\, l’erosione del fronte non interventista\, il coinvolgimento di molti giovani nella campagna nazionalista\, l’emersione di una figura catalizzatrice come D’Annunzio\, in un contesto privo di leader politici carismatici\, innalzarono la temperatura politica fino a giungere a una guerra civile\, interrotta solamente dalla guerra nazionale. L’interventismo\ndiede la percezione di una volontà popolare capace di imporsi attraverso una mobilitazione di massa\nnonostante la scelta dell’entrata in guerra fosse presa in altre sedi e a dispetto di una larga maggioranza del Paese ostile al conflitto. \nMarco De Nicolò insegna Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Cassino. Ha proposto monografie e saggi su Roma e sulla sua amministrazione in età contemporanea e ha organizzato ricerche collettive sull’argomento. Nel campo storico-istituzionale ha prodotto saggi sull’istituto prefettizio e sul Ministero dell’interno\, oltre che sulle proposte federaliste tra fine Settecento e l’Unità. Negli ultimi anni ha allargato il suo campo di interessi dedicandosi alla storia\ndei giovani nel Novecento e all’analisi sui «Muri in età contemporanea»\, come elemento di permanente divisione. Si occupa\, per conto della Società italiana per lo studio della storia contemporanea (Sissco)\, del sistema degli archivi e delle biblioteche pubbliche in Italia.
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SUMMARY:Il Regno di Napoli dalla tutela all'emancipazione (1775 - 1789). Lettere di Ferdinando IV a Carlo III ed altri documenti inediti
DESCRIPTION:Giovedì 14 aprile 2016\, ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentata l’opera Il Regno di Napoli dalla tutela all’emancipazione (1775 – 1789). Lettere di Ferdinando IV a Carlo III ed altri documenti inediti di Carlo Knight\, Edizioni Società Napoletana di Storia Patria\, 2015. Intervengono: Marina Caffiero\, Riccardo Lattuada\, Giuseppe Monsagrati. Coordina: Lauro Rossi. \nI due volumi raccolgono la pubblicazione integrale di oltre un migliaio di lettere spedite da Ferdinando IV a Carlo III dal 1775 al 1789\, ed altra corrispondenza diplomatica inedita.  Questi documenti “vivi”\, specchio e lente d’ingrandimento di vicende storiche articolate e complesse ove gli aspetti umani e le decisioni politiche s’intrecciano continuamente\, gettano finalmente luce su un periodo che uno storico eminente aveva definito  “sostanzialmente indecifrabile”\, consentendo di capire senza l’interpretazione d’intermediari come e perché Napoli  lottò per liberarsi dalla tutela spagnola\, riuscendo – a prezzo  della rottura dei rapporti tra i due sovrani (padre e figlio) – a diventare la capitale d’un regno indipendente. \nCarlo Knight è membro della Società Napoletana di Storia Patria\, dell’Accademia Pontaniana\, della Società Nazionale di Scienze\, Lettere ed Arti\, della Society of Antiquaries di Londra\, ed è stato dal 1983 al 1985 presidente dell\’Associazione Napoletana per i Monumenti e il Paesaggio. Tra i suoi libri più recenti si ricordano: Sulle orme del Grand Tour\, Uomini\, luoghi\, società del Regno di Napoli\, Napoli 1995;  La torre di Clavel\, Capri 1909-1927\, Capri 1999;  L’avvocato di Tiberio\, La tormentata esistenza e la quasi tragica morte di Thomas Spencer Jerome\, Capri 2004;  Le memorie postume di Lord Grantley (1831-1877)\, Capri 2006;   Carteggio San Nicandro – Carlo III (il periodo della Reggenza: 1760-1767)\, Napoli 2009;  Il mistero dei Pantanelli\, Capri 2011.
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SUMMARY:Letteratura e Grande Guerra
DESCRIPTION:Mercoledì 13 aprile 2016\, ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove\, Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume\nLetteratura e Grande Guerra\, a cura di Francesca Romana\nAndreotti\, Simona Mancini\, Tiziana Morosetti\, Laura Vitali\, Quaderni del 900\, XV\, 2015\, Fabrizio Serra Editore.\nIntervengono: Valeria Della Valle\, Elena Papadia.\nCoordina: Maria Pia Critelli. \n“Nella ricorrenza del centenario del primo conflitto mondiale un numero di «Quaderni del ’900» dedicato a letteratura e Grande Guerra era\, per così dire\, dovuto. E per una molteplicità di ragioni in gran parte ovvie e note. Innanzi tutto perché i letterati – scrittori\, poeti\, critici\, storici – gli intellettuali italiani di formazione umanistica\, sono stati tra i principali promotori e fiancheggiatori ideologici della guerra e della partecipazione nazionale ad essa. In forme e modi naturalmente diversi e molteplici. E poi perché – aspetto certo oggi più interessante e vivo per noi – l’evento e\nl’esperienza drammatica della guerra sono stati oggetto di registrazione letteraria\, di rielaborazione\ncreativa\, di poesia.” (Dall’Introduzione di Piero Bevilacqua)\nIndice:\nPiero Bevilacqua\, Introduzione; Alessandro Giarrettino\, Gli scrittori e la Nazione. Un’ideologia per la Grande Guerra; Maria Panetta\, Il Discorsaccio di Giovanni Papini; Francesca Medaglia\, La seduzione e la guerra in Come si seducono le donne; Gabriella Valente\, Luigi\, Stefano (Pirandello) e la Grande Guerra; Sara Lorenzetti\, La Prima Guerra Mondiale nelle novelle di Pirandello: una\npresenza rimossa; Anna Mario\, Luigi Russo: Vita e disciplina militare da una guerra all’altra; Caterina Lidano\, «Andar a vedere la guerra…»: Massimo Bontempelli intellettuale e giornalista nel primo conflitto mondiale; Carlo Serafini\, «Dovevo considerarmi isolato nella solitudine»: Carlo Emilio Gadda e la Grande Guerra; Francesco Galofaro\, Sguardi letterari alla battaglia: Comisso\, Gadda\, Gatti e Stuparich; Fiammetta Cirilli\, Ironie della sorte/ironie della guerra. A proposito del\nDiario di un imboscato di Attilio Frescura; Abstracts; Profili degli autori.
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SUMMARY:Rubriche d'autore
DESCRIPTION:Giovedì 31 marzo 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Rubriche d’autore. Boine\, Calvino\, Campanile\, de Céspedes\, Flaiano\, Manganelli\, Manzini\, Morante\, Palazzeschi\, Serao a cura di Valentina Russi\, Vecchiarelli editore\, 2015. Intervengono: Nicola Merola\, Giuliana Zagra. Coordina: Rosanna De Longis. \n“I dieci studi monografici contenuti in questo volume sono incentrati su una particolare modalità di collaborazione dell’autrice o dell’autore prescelto (tutti scrittori) con la stampa periodica: la scelta di tenere una rubrica. Tale scelta crea una sostanziale discontinuità sia rispetto agli articoli estemporanei\, sia rispetto ai contributi anche regolarissimi che ciascuno degli scrittori trattati\, insieme a molti altri\, ha fornito a una o più testate.\nLa rubrica infatti\, indipendentemente dall’argomento affrontato\, possiede caratteristiche particolari\, affatto diverse tanto da quelle del luogo che la ospita (quindi il periodico) quanto dalle proprietà dei suoi elementi costitutivi (i singoli pezzi); purtuttavia\, essa si configura come un punto di congiunzione che non solo tiene insieme gli altri due ma che può anche operare su di essi modifiche più o meno profonde. Si consideri ad esempio l’elemento diacronico\, estraneo alla natura del singolo numero del periodico così come al singolo pezzo della rubrica: quest’ultima si prende la stessa responsabilità della testata\, vale a dire di assicurare nel tempo una certa continuità\, in modo da creare in chi acquista il giornale una domanda specifica di lettura. Si può dunque affermare che la rubrica riproduca\, in scala ridotta\, la struttura del giornale nella sua periodica potenzialità\, che diventa materialità seguendo le scansioni prestabilite di una linea diacronica.” (dall’Introduzione della curatrice) \nValentina Russi è ricercatrice di Letteratura italiana presso l’Università per Stranieri di Siena\, dove ha tenuto corsi di Letteratura Italiana\, Teorie dei generi letterari e delle testualità\, Storia della critica e delle poetiche. Ha tenuto lezioni e conferenze in vari Istituti di Cultura Italiani e Università straniere\, tra cui S. Paulo\, Rio de Janeiro\, Buenos Aires\, Paranà\, Ankara\, Sidney\, Berlino\, Beirut. È nella redazione del «Bollettino di Italianistica»\, diretto da Alberto Asor Rosa e collabora come referee alla rivista «Quaderni del ‘900»\, diretta da Lucia Strappini.
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SUMMARY:Senza lavoro. La disoccupazione in Italia dall'Unità a oggi
DESCRIPTION:Mercoledì 23 marzo 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma) sarà presentato il volume Senza lavoro. La disoccupazione in Italia dall’Unità a oggi di Manfredi Alberti\, Laterza\, 2016. Intervengono: Loris Campetti\, Michele Colucci\, Alfonso Gianni. Coordina: Andreina De Clementi. Sarà presente l’autore. \nAl momento dell’Unità il lavoro era molto spesso un’esperienza discontinua. Ci si adattava trovando fonti alternative di sostentamento\, esercitando diverse attività o spostandosi alla ricerca di un’occupazione. A fine Ottocento nasce una nuova consapevolezza: la mancanza di lavoro è una forma di ingiustizia contro cui occorre lottare. Chi non ha lavoro\, e non per sua volontà\, non tollera più di essere additato come ozioso o vagabondo. Più tardi il fascismo favorirà il mantenimento di bassi salari e la lotta alla disoccupazione diventerà poco più che uno slogan propagandistico. Sarà solo dopo il disastro della seconda guerra mondiale\, in un’Italia con milioni di disoccupati\, che l’intero ordinamento giuridico del paese verrà rifondato sul principio del diritto al lavoro\, in vista dell’obiettivo quasi sempre disatteso della piena occupazione.\nIl libro incrocia dati economici\, sociali\, politici e culturali\, proponendo un’analisi originale e completa del fenomeno che da sempre rappresenta una piaga per il nostro paese. \nManfredi Alberti collabora alla cattedra di Storia economica presso il Dipartimento di Studi aziendali dell’Università Roma Tre. Dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in storia all’Università di Firenze (Dipartimento di Studi sullo Stato)\, è stato borsista presso l’Istat e la Fondazione Luigi Einaudi di Torino. Ha pubblicato saggi su riviste storiche\, fra cui “Quaderni storici” e “Memoria e ricerca”\, e il volume La “scoperta” dei disoccupati. Alle origini dell’indagine statistica sulla disoccupazione nell’Italia liberale (1893-1915) (Firenze University Press 2013
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SUMMARY:Antigiudaismo. La tradizione occidentale\, di David Nirenberg
DESCRIPTION:Giovedì 17 marzo 2016\, alle ore 16.45\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Antigiudaismo. La tradizione occidentale di David Nirenberg.\nTraduzione di Giuliana Adamo e Paolo Cherchi\, Viella\, 2016.\nIntervengono: Anna Foa\, Igor Mineo\, Vincenzo Lavenia. Saranno presenti i traduttori.\nL’antigiudaismo che esamina David Nirenberg in questo libro non è solo l’insieme dei pregiudizi e\ndelle persecuzioni contro gli ebrei: è una delle modalità fondamentali con cui il pensiero occidentale\nha definito se stesso e il proprio modo di interpretare il mondo in contrapposizione a una tradizione\ndiversa. Come spiega l’autore\, «L’antigiudaismo non va inteso come un anfratto arcaico e irrazionale nel vasto edificio del pensiero occidentale\, ma come uno dei principali strumenti con cui tale edificio è stato costruito». Se l’antisemitismo prende di mira la concreta esistenza degli ebrei\, le loro pratiche culturali e religiose\, l’antigiudaismo si concentra su tratti e caratteri attribuiti all’influenza della tradizione ebraica ma rintracciabili anche al di fuori di essa\, dal letteralismo religioso al materialismo.\nGià nel mondo antico si affaccia il motivo ricorrente di una “diversità ebraica” che anticipa\, spesso\ncon toni e caratteri simili\, l’antigiudaismo cristiano e occidentale: è da qui che parte il viaggio di\nNirenberg\, per tracciare la storia del rapporto dell’Occidente (e del mondo islamico) con l’idea di\ngiudaismo\, in un percorso che da san Paolo arriva fino alla tormentata riflessione novecentesca sulle\ncause dell’antisemitismo e sul ruolo dell’ebraismo nell’Occidente contemporaneo.\nDavid Nirenberg è professore di storia medievale e pensiero sociale all’Università di Chicago. Tra\nle sue opere principali: Communities of Violence: Persecution of Minorities in the Middle Ages(1996); Judaism and Christian Art: Aesthetic Anxieties from the Catacombs to Colonialism (con Herbert Kessler\, 2011); Neighboring Faiths: Christianity\, Islam\, and Judaism in\nthe Middle Ages and Today (2014).
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SUMMARY:Studiare il DNA dal Tevere a Chicago. Franco Graziosi e la biologia molecolare in Italia
DESCRIPTION:Sabato 12 marzo\, alle ore 11.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Via M. Caetani\, 32 – Roma)\, conferenza di Francesco Cassata (Università di Genova) sul tema:\nStudiare il DNA dal Tevere a Chicago: Franco Graziosi e la biologia molecolare in Italia \nSesto incontro del ciclo Educare alla città: i luoghi della scienza (14 novembre 2015 – 14 maggio 2016) \nLa scienza è un aspetto del tutto estraneo alle immagini e alle autorappresentazioni di Roma moderna. Se si eccettua il progetto\, subito tramontato\, avanzato da Quintino Sella all’indomani dell’Unità\, di fare di Roma capitale “un centro scientifico di luce”\, un polo di cultura laica e positivista da contrapporre al cosmopolitismo della Chiesa cattolica\, la scienza non è mai entrata nel repertorio ideologico e simbolico messo in campo dai governi e dalle amministrazioni comunali per modellare il futuro\, ma anche il passato della città. Questo dato di fatto è il risultato di scelte politiche\, culturali e storiografiche. Da una parte il carattere di Roma come città burocratica e amministrativa\, centro di consumo più che di produzione\, per lo più impermeabile al riformismo tecnocratico e volutamente tenuta lontana dall’operaismo. Dall’altra\, il prevalere in Italia nel corso del Novecento di forme di cultura che per una serie complessa di ragioni sono venute manifestando un’attenzione solo marginale alle riflessioni e alle attività scientifiche. Infine\, una storia della scienza sedotta dagli “eroi” e vittima di un forte pregiudizio ideologico verso una città che\, in quanto sede della Chiesa\, si riteneva del tutto estranea all’interesse per la scienza nei suoi aspetti di frontiera. \nIl ciclo I luoghi della scienza\, ideato e curato da Federica Favino (Dipartimento di Storia\, Culture\, Religioni – Sapienza Università di Roma) e inserito all’interno del programma Educare alle mostre educare alla città\, organizzato dall’Assessorato Cultura e Sport di Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali\, in collaborazione con l’Archivio Storico Capitolino\, l’Istituzione Biblioteche di Roma\, la Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea\, l’Università di Roma Sapienza\, l’Università di Roma Tre\, si propone di contribuire a colmare questa lacuna\, mettendo in luce e raccontando alcuni di quei luoghi in cui\, al contrario di quanto si potrebbe comunemente pensare\, è stata costruita una parte importante della storia della scienza nazionale ed internazionale. Come risulterà evidente\, Via Panisperna è solo il più noto dei poli di eccellenza scientifica cresciuti nella capitale.Nel corso di otto incontri a cadenza mensile – da novembre 2015 a maggio 2016 – affidati a studiosi della materia\, accompagneremo gli studenti\, gli insegnanti\, il pubblico più attento alla storia culturale della città in una visita virtuale attraverso una “Roma scientifica” che solo chi conosce può vedere.\n1. 14 novembre 2015\, ore 11.00 – Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea (Via Michelangelo Caetani\, 32)\nPietro Corsi\, Oxford University\nIl sogno di Quintino Sella: Roma capitale di uno Stato moderno\n2. 24 novembre 2015\, ore 11.00 Museo Civico di Zoologia (Via Ulisse Aldovrandi\, 18)\nCarla Marangoni\, Museo civico di zoologia\, Roma Dall’Archiginnasio pontificio al Museo di Zoologia: storia delle collezioni zoologiche a Roma\n3. 12 dicembre 2015\, ore 11.00 – Archivio Storico Capitolino (Piazza dell’Orologio\, 4)\nGiovanni Paoloni\, Sapienza Università di Roma\nPalazzo Corsini: i Lincei nella Roma di Quintino Sella\n4. 16 gennaio 2016\, ore 11.00 – Archivio Storico Capitolino\nLorenza Merzagora\, Sistema Museale Naturalistico del Lazio RESINA\nPiccoli tesori e grandi progetti: alla scoperta dei musei scientifici di Roma e del Lazio\n5. 13 febbraio 2016\, ore 11.00 – Archivio Storico Capitolino\nGilberto Corbellini\, Sapienza Università di Roma\nPerché e quando la malaria smette di uccidere a Roma e dintorni: Daisy Miller dal Colosseo al Canale Mussolini\n6. 12 marzo 2016\, ore 11.00 – Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea\nFrancesco Cassata\, Università di Genova\nStudiare il DNA dal Tevere a Chicago: Franco Graziosi e la biologia molecolare in Italia\n7. 16 aprile 2016\, ore 11.00 – Archivio Storico Capitolino\nGianni Battimelli\, Sapienza Università di Roma\nLe strade che partono da via Panisperna. Itinerari della fisica romana del Novecento\n8. 14 maggio 2016\, ore 11.00 – Biblioteca di storia moderna e contemporanea\nIleana Chinnici\, Istituto Nazionale di Astrofisica\, Specola contro Specola: il Collegio romano e il Campidoglio \nIngresso gratuito – Prenotazione obbligatoria al numero 060608\nInfo: www.bsmc.it info_didatticasovraintendenza@comuneroma.it\ndidattica@zetema.it\nwww.museiincomuneroma.it\nwww.sovraintendenzaroma.it
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SUMMARY:La signorina dell'igiene
DESCRIPTION:Mercoledì 9 marzo 2016\, alle ore 17.00\, in collaborazione con la Società Italiana\ndelle Storiche\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma) sarà presentato il volume La\nsignorina dell’igiene. Genere e biopolitica nella costruzione dell’’infermiera moderna’ di Olivia Fiorilli\, Pisa University Press\, 2015. Intervengono: Emmanuel Betta\, Vinzia Fiorino\, Alessandra Gissi. Coordina: Margherita Pelaja.\nOpera vincitrice ex-aequo della XX edizione del Premio Franca Pieroni Bortolotti\, promosso dal Consiglio regionale della Toscana e dalla Commissione regionale per le pari opportunità della Toscana\, in collaborazione con la Società Italiana delle Storiche e con la Biblioteca delle Oblate (Assessorato alla Cultura del Comune di Firenze).\nQuesto libro esplora i processi che nel primo trentennio del novecento\, in Italia\, hanno portato alla\ncostruzione discorsiva e simbolica dell’assistenza infermieristica come professione “tipicamente\nfemminile”. La storia dell’’infermiera moderna’\, una figura ideale che in quegli anni pervade i\ndiscorsi di attori sociali differenti quali il movimento femminile\, i medici ospedalieri\, e gli artefici\ndella medicina sociale\, consente di gettare uno sguardo sulle nuove idee e pratiche di gestione della\nsalute pubblica e del “patrimonio biologico” della nazione che si fanno strada al termine della\nGrande Guerra. L’analisi del processo di ascesa di questa figura permette di analizzare da\nun’angolatura inusuale il modo in cui si incrociano e si sostengono vicendevolmente tecniche di\ncontrollo dei corpi\, dispositivi biopolitici e “tecnologie del genere”.\nOlivia Fiorilli si è laureata in Storia contemporanea presso l’Università di Roma Sapienza con una tesi\nsull’ospedale psichiatrico S. Maria della Pietà. Nel 2014 ha conseguito il dottorato in Studi di genere presso la stessa università sotto la supervisione di Patrizia Gabrielli e Luc Berlivet. È stata post-doc fellow presso l’Instituto de Ciências Sociais dell’Università di Lisbona tra il 2014 e il 2015. Ha pubblicato articoli su “Contemporanea”\, “Medicina & Storia”\, “Dimensioni e problemi della ricerca storica”\, il “Bollettino di Italianistica” e contributi in pubblicazioni collettanee italiane e internazionali. È autrice con Rachele Borghi e Michela Baldo del volume Il Re Nudo: per un archivio drag king in Italia\, ETS\, 2014.
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SUMMARY:Arte Resistenza Storia. Un ritratto di Roberto Battaglia
DESCRIPTION:Lunedì  29 febbraio 2016\, alle ore 16.30\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, la Biblioteca e l’Istituto Nazionale di Studi Romani presentano il volume Arte Resistenza Storia. Un ritratto di Roberto Battaglia\, a cura di Rosanna De Longis e Massimiliano Ghilardi.\nSaluti: Simonetta Buttò\, Paolo Sommella\nInterventi di: Maddalena Carli\, Federico Cresti\, Alexander Höbel\, Alessandro Zuccari. Coordinamento: Andreina De Clementi \n«L’8 settembre 1943 ero un tranquillo studioso di storia dell’arte\, chiuso in un cerchio limitato di interessi e di amicizie; l’anno dopo\, l’8 agosto\, ebbi il comando d’una divisione partigiana che ha dato più d’un fastidio al tedesco»: muove da queste premesse il ritratto che del Roberto Battaglia storico dell’arte\, partigiano\, poi memorialista e storico della Resistenza e del colonialismo italiano hanno disegnato\, in occasione del centenario della nascita\, i contributi di Gisella Bochicchio\, Rosanna De Longis\, Massimiliano Ghilardi\, Nicola Labanca\, Gabriele Ranzato\, Bruno Toscano\, Albertina Vittoria presenti nel volume. \nIndice\n–	Rosanna De Longis\, Per un ritratto di Roberto Battaglia\n–	Gabriele Ranzato\, Roberto Battaglia partigiano\, memorialista\, storico\n–	Nicola Labanca\, Roberto Battaglia\, La prima guerra d’Africa (1958) e gli storici dei suoi anni (Appendice: R. Battaglia\, Ricordi d’Africa. Allarme al Mareb)\n–	Albertina Vittoria\, Roberto Battaglia nella commissione culturale del Pci e all’Istituto Gramsci\n–	Bruno Toscano\, Una Cattedra per Roberto Battaglia\n–	Massimiliano Ghilardi\, «Dalla pace conventuale dell’Aventino» a Porta San Paolo\, dall’Istituto di Studi Romani alla «vita scomoda del bosco»\n–	Gisella Bochicchio\, Per una bibliografia di Roberto Battaglia\n–	Indice dei nomi\, a cura di Antonia Candi\nRosanna De Longis è Direttrice della Biblioteca di storia moderna e contemporanea\nMassimiliano Ghilardi è Direttore Associato dell’Istituto Nazionale di Studi Romani \nInformazioni: b-stmo.info@beniculturali.it  www.bsmc.it
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SUMMARY:Storia dei diritti dell'uomo L'Illuminismo e la costruzione del linguaggio politico dei moderni
DESCRIPTION:Giovedì 25 febbraio\, alle ore 16.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\, in collaborazione con l’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea\, si presenta il volume Storia dei diritti dell’uomo. L’Illuminismo e la costruzione del linguaggio politico dei moderni\, di Vincenzo Ferrone. Intervengono: Marco Fioravanti\, Alberto Melloni\, Stefano Rodotà. Coordina: Marcello Verga. \nFurono gli illuministi per primi a ridefinire un’etica dei diritti cosmopolita\, razionale\, mite\, umanitaria\, fatta dall’uomo per l’uomo\, capace di dar vita a un potente linguaggio politico dei moderni contro il secolare Antico regime dei privilegi\, delle gerarchie\, della disuguaglianza e dei diritti del sangue. Furono gli illuministi a far conoscere al mondo intero che i diritti dell’uomo per definirsi tali devono essere eguali per tutti\, senza alcun tipo di distinzione di nascita\, ceto\, nazionalità\, religione\, genere\, colore della pelle; universali\, cioè validi ovunque; inalienabili e imprescrittibili di fronte a ogni forma di istituzione politica o religiosa. Ed è proprio ponendo l’accento sul principio di inalienabilità che la cultura illuministica – vero laboratorio della modernità – trasformò radicalmente gli sparsi e di fatto inoffensivi riferimenti ai diritti soggettivi nello stato di natura in un linguaggio politico capace di avviare l’emancipazione dell’uomo.\nSpaziando dall’Italia di Filangieri e Beccaria alla Francia di Voltaire\, Rousseau e Diderot\, dalla Scozia di Hume\, Ferguson e Smith alla Germania di Lessing\, Goethe e Schiller\, sino alle colonie americane di Franklin e Jefferson\, Vincenzo Ferrone affronta un tema di storiografia civile che si inserisce nel grande dibattito odierno sul nesso problematico tra diritti umani e autonomia dei mercati\, tra politica e giustizia\, diritti dell’individuo e diritti delle comunità\, dispotismo degli Stati e delle religioni e libertà di coscienza. \nVincenzo Ferrone\, studioso dell’Europa d’Antico Regime e dell’Illuminismo\, ha insegnato a Venezia\, Ca’ Foscari; Parigi\, Collège de France; Princeton\, Institute for Advanced Study. Attualmente è ordinario di Storia moderna presso l’Università di Torino. Tra le sue opere\, Scienza natura religione. Mondo newtoniano e cultura italiana nel primo Settecento (Napoli 1982\, New York 1995) e Una scienza per l’uomo. Illuminismo e Rivoluzione scientifica nell’Europa del Settecento (Torino 2007).
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SUMMARY:Ansia di purezza. Il fascismo e il nazismo nella stampa satirica italiana e tedesca (1943-1963)
DESCRIPTION:Giovedì 18 febbraio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma) sarà presentato il volume Ansia di purezza. Il fascismo e il nazismo nella stampa satirica italiana e tedesca (1943-1963) di Dario Pasquini\, prefazione di Filippo Focardi\, Viella\, 2015. Saluti: Rosanna De Longis\, Eugenio Lo Sardo. Intervengono: Agostino Bistarelli\, Lutz Klinkhammer\, Luca La Rovere. Coordina: Maria Pia Critelli. \nIn questa monografia\, la prima finora dedicata a un confronto fra la memoria del fascismo in Italia e la memoria del nazismo in Germania (Est e Ovest)\, l’autore ci conduce in un viaggio attraverso un universo affascinante e poco esplorato come quello della stampa satirica del dopoguerra\, individuando nella diffusione della demarcazione fra puro e impuro lo snodo rivelatore di una situazione di ansia legata ai due regimi\, con diversi esiti nelle due nazioni.\nUn’ansia in primo luogo derivante dalle procedure di epurazione del dopoguerra\, davanti alle quali la società tedesca e quella italiana si sentirono messe sul banco degli imputati. Ma anche da un disagio più profondo. In questo senso\, il ribrezzo provocato dalla diffusione delle immagini dei crimini nazisti favorì una significativa presa di distanza dei tedeschi dall’esperienza della dittatura. Al contrario\, in Italia una rappresentazione del fascismo edulcorata ha fatto spazio\, nell’opinione pubblica del dopoguerra\, a una relazione più ambigua\, e ancor oggi non risolta\, con la memoria del trascorso regime. \nDario Pasquini è stato fra il 2008 e il 2009 Marie-Curie-Fellow presso l’Università di Bielefeld. Nel 2010 ha conseguito un dottorato in Storia contemporanea presso l’Università di Torino e la Freie Universität di Berlino. Ha pubblicato articoli sulla storia del giornalismo e sul rapporto fra satira e storia delle emozioni.
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SUMMARY:La difesa dell’italianità. L’Ufficio per le zone di confine a Bolzano\, Trento e Trieste (1945-1954)
DESCRIPTION:Mercoledì 10 febbraio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume La difesa dell’italianità. L’Ufficio per le zone di confine a Bolzano\, Trento e Trieste (1945-1954) a cura di Diego D’Amelio\, Andrea Di Michele\, Giorgio Mezzalira\, il Mulino\, 2015. Saluti: Paola Tarquini. Intervengono: Gianluca Fiocco\, Andreas Gottsmann\, Maria Maione. Coordina: Rosanna De Longis. \nL’Ufficio per le zone di confine (Uzc)\, attivo dal 1947 al 1954 sotto la responsabilità politica del giovane sottosegretario alla Presidenza del consiglio Giulio Andreotti\, rappresenta una fonte di assoluto rilievo per comprendere la storia delle aree italiane di frontiera\, nella fase di transizione del secondo dopoguerra. L’Ufficio fu infatti il laboratorio in cui si studiarono le politiche relative alle regioni di confine e il terminale incaricato di applicarvi le strategie del governo. L’Uzc operò in contesti complessi come quelli dell’Alto Adige e della Venezia Giulia\, connotati dall’emergere di questioni che mettevano in discussione la stessa sovranità italiana su quei territori. Sulla base dello studio della documentazione dell’Ufficio\, recentemente riordinata e messa a disposizione dall’Archivio della Presidenza del consiglio\, le ricerche qui proposte – di studiosi di lingua italiana\, tedesca e slovena provenienti dalle rispettive aree di confine – permettono di evidenziare similitudini e divergenze delle scelte di Roma nella «difesa dell’italianità» delle frontiere. \nDiego D’Amelio svolge attività di ricerca presso l’Istituto storico italo-germanico di Trento (Fondazione Bruno Kessler) e dirige la rivista «Qualestoria»\, edita dall’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia.\nAndrea Di Michele è ricercatore presso il Centro di competenza storia regionale della Libera Università di Bolzano. Tra le sue pubblicazioni: «Storia dell’Italia repubblicana. 1948-2008» (Milano\, 2008).\nGiorgio Mezzalira è insegnante liceale e si occupa di ricerca storica in ambito regionale (Tirolo\, Alto Adige e Trentino). Tra le sue pubblicazioni: «Passaggi e prospettive. L’età contemporanea in Alto Adige» (Bolzano\, 2013).
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SUMMARY:Un confine nel Mediterraneo. L’Adriatico orientale tra Italia e Slavia (1300-1900)
DESCRIPTION:Martedì 9 febbraio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, in collaborazione con l’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea\, sarà presentato il volume Un confine nel Mediterraneo. L’Adriatico orientale tra Italia e Slavia (1300-1900) di Egidio Ivetic\, Viella\, 2014. Intervengono: Francesco Guida\, Rita Tolomeo\, Marcello Verga. Coordina: Rosanna De Longis. \nL’Adriatico orientale è una delle zone più complesse del Mediterraneo. Il libro propone una lettura di questo litorale: confine tra modelli di civiltà\, frontiera tra Stati e religioni\, un soggetto/oggetto storico di per sé ancora non compreso. Più nello specifico\, si interpreta qui la faglia divisoria\, il confine tra Italia e Slavia\, intese come dimensioni linguistiche e di identificazione\, che per secoli si sono sedimentate\, confrontate e infine contrapposte sulle rive orientali dell’Adriatico. I confini orientali d’Italia sfumano tra le civiltà urbane vincolate a Venezia e l’entroterra montuoso\, si confondono nella stessa Slavia adriatica\, in una reciprocità che complica l’idea dello spazio culturale e nazionale omogeneo\, sia italiano sia slavo. Sullo sfondo di una riflessione storiografica transnazionale\, e con lo sguardo non circoscritto alle periodizzazioni tradizionali\, il libro ripercorre le convivenze e le divisioni tra popolazioni\, decostrui­sce l’idea stessa di confine\, andando oltre i canoni delle storiografie coinvolte e le separazioni culturali ancora vive in queste terre mediterranee. \nEgidio Ivetic insegna Storia moderna e Storia dell’Europa orientale all’Università degli Studi di Padova. Tra le sue ultime pubblicazioni: Le guerre balcaniche (il Mulino\, 2006); L’Istria moderna 1500-1797. Una regione confine (Cierre\, 2010); Jugoslavia sognata. Lo jugoslavismo delle origini (FrancoAngeli\, 2012)\, I Balcani dopo i Balcani. Eredità e identità (Salerno editrice\, 2015).
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SUMMARY:La Grande Guerra e i ragazzi
DESCRIPTION:Mercoledì 3 febbraio 2016\, alle ore 16\,30\, presso la Biblioteca di Storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove\, Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\nsarà presentato il numero monografico (n. 159/ 2015) della rivista «Pagine Giovani»\, dal titolo Mercoledì 3 febbraio 2016\, alle ore 16\,30\, presso la Biblioteca di Storia moderna\ne contemporanea (Palazzo Mattei diGiove\, Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\nsarà presentato il numero monografico (n. 159/ 2015) della rivista trimestrale\n“Pagine Giovani”\, dal titolo La Grande Guerra e i ragazzi. Intervengono:\nGiuseppina Abbate\, Claudia Camicia\, Italo Spada. Coordina: Vincenzo\nSchirripa.\nIl Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile (GSLG) è un’associazione di promozione sociale\nfondata nel 1976 a Roma. Vi aderiscono autori (scrittori e illustratori)\, critici di letteratura per ragazzi\,\ndocenti universitari\, insegnanti\, bibliotecari e rappresentanti di gruppi di genitori\, interessati al problema\ndella lettura nell’era dei media visivi e alle tendenze del mondo editoriale. In questo campo il GSLG\, con le\nsue sedi di Torino\, Chiavari\, Bari\, Treviso\, Fabriano svolge un’azione esemplare\, unica e diffusa su tutto il\nterritorio nazionale\, allo scopo di promuovere gli studi sulla letteratura giovanile\, la sua maggiore\nconoscenza attraverso corsi e conferenze\, e la promozione della lettura fra i giovanissimi con iniziative di\nanimazione culturale rivolte soprattutto agli alunni della scuola dell’obbligo. L’organo ufficiale del GSLG è\nla rivista trimestrale Pagine Giovani sui problemi della lettura\, sulla didattica e su esempi e modelli di\nanimazione della lettura\, a cui si aggiungono numerose recensioni critiche di libri per bambini\, ragazzi e\nadolescenti. La monografia è dedicata alla ricorrenza del Centenario del primo conflitto mondiale. L’insieme\ndei contributi “illustra la presenza diacronica di questo tragico evento nei libri per ragazzi (non sempre con\nintenti pacifisti)\, testimonia come nel corso dei secoli la carta stampata\, e più recentemente anche la\nfilmografia\, siano state spesso utilizzate come strumento di indottrinamento e di conformazione delle giovani\ngenerazioni” (dall’Introduzione di Angelo Nobile).\nEcco in sintesi i contributi:\nFrancesca Beduschi analizza le coeve pubblicazioni per ragazzi\, inclusi alcuni giornalini; una scelta\nselezione di opere per ragazzi edite dal secondo dopoguerra ai nostri giorni è l’argomento scandagliato con\nsensibilità pedagogica da Domenico Volpi; Renato Ciavola presenta un denso contributo critico\nsull’iconografia di vari soggetti narrativi (libro\, fumetto\, abbecedari\, pubblicità…); Claudia Camicia\nanalizza cartoline e manifesti come strumento di propaganda; Giuseppina Abbate ripercorre storicamente la\ntrattazione della Grande Guerra nei manuali scolastici per la scuola elementare\, dal conflitto al nuovo\nmillennio; Italo Spada offre una amplissima e esaustiva galleria di film dedicati alla Grande Guerra;\nMarino Cassini presenta una rassegna dei francobolli dedicati nell’arco di un secolo a fatti e personaggi\nprotagonisti del medesimo evento.. Intervengono:\nGiuseppina Abbate\, Claudia Camicia\, Italo Spada.\nCoordina: Vincenzo Schirripa.\nIl Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile (GSLG) è un’associazione di promozione sociale fondata nel 1976 a Roma. Vi aderiscono autori (scrittori e illustratori)\, critici di letteratura per ragazzi\, docenti universitari\, insegnanti\, bibliotecari e rappresentanti di gruppi di genitori\, interessati al problema della lettura nell’era dei media visivi e alle tendenze del mondo editoriale. In questo campo il GSLG\, con le sue sedi di Torino\, Chiavari\, Bari\, Treviso\, Fabriano svolge un’azione esemplare\, unica e diffusa su tutto il territorio nazionale\, allo scopo di promuovere gli studi sulla letteratura giovanile\, la sua maggiore conoscenza attraverso corsi e conferenze\, e la promozione della lettura fra i giovanissimi con iniziative di animazione culturale rivolte soprattutto agli alunni della scuola dell’obbligo. L’organo ufficiale del GSLG è\nla rivista trimestrale Pagine Giovani sui problemi della lettura\, sulla didattica e su esempi e modelli di\nanimazione della lettura\, a cui si aggiungono numerose recensioni critiche di libri per bambini\, ragazzi e\nadolescenti. La monografia è dedicata alla ricorrenza del Centenario del primo conflitto mondiale. L’insieme\ndei contributi “illustra la presenza diacronica di questo tragico evento nei libri per ragazzi (non sempre con\nintenti pacifisti)\, testimonia come nel corso dei secoli la carta stampata\, e più recentemente anche la\nfilmografia\, siano state spesso utilizzate come strumento di indottrinamento e di conformazione delle giovani\ngenerazioni” (dall’Introduzione di Angelo Nobile).\nEcco in sintesi i contributi:\nFrancesca Beduschi analizza le coeve pubblicazioni per ragazzi\, inclusi alcuni giornalini; una scelta\nselezione di opere per ragazzi edite dal secondo dopoguerra ai nostri giorni è l’argomento scandagliato con\nsensibilità pedagogica da Domenico Volpi; Renato Ciavola presenta un denso contributo critico\nsull’iconografia di vari soggetti narrativi (libro\, fumetto\, abbecedari\, pubblicità…); Claudia Camicia\nanalizza cartoline e manifesti come strumento di propaganda; Giuseppina Abbate ripercorre storicamente la\ntrattazione della Grande Guerra nei manuali scolastici per la scuola elementare\, dal conflitto al nuovo\nmillennio; Italo Spada offre una amplissima e esaustiva galleria di film dedicati alla Grande Guerra;\nMarino Cassini presenta una rassegna dei francobolli dedicati nell’arco di un secolo a fatti e personaggi\nprotagonisti del medesimo evento.
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SUMMARY:La politica cinematografica del regime fascista di Alfonso Venturini
DESCRIPTION:Martedì 2 febbraio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e\ncontemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume La politica cinematografica del regime fascista di Alfonso Venturini\, Carocci editore\, 2015. Intervengono: Manfredi Alberti\, Claudio Siniscalchi\, Maurizio Zinni. Coordina: Alessandra Staderini.\nAttraverso un’originale ricerca presso archivi pubblici e privati\, il volume ricostruisce l’intervento del regime fascista in campo cinematografico\, a partire dagli inizi degli anni Trenta\, con l’avvento del cinema sonoro\, fino alla sua caduta\, delineandone le strategie e le evoluzioni nel corso degli anni\, così come emergono dall\’analisi della legislazione e delle direttive prese dal ministero della Cultura popolare. La seconda metà degli anni Trenta\, in particolare\, è caratterizzata da un proliferare di iniziative in campo cinematografico\, alcune delle quali\, come la costruzione di Cinecittà\, di rilevante portata anche per i decenni successivi\, testimoniano le intenzioni del regime di dare vita a una cinematografia fascista; intenzioni che però cambiarono nel tempo anche per le\ndiverse visioni che dell’industria e del mezzo cinematografico avevano gli uomini del regime che si\nalternarono ai vertici ministeriali. Lo studio è incentrato esclusivamente sul cinema di finzione\,\npreso in esame sia dal punto di vista economico e produttivo\, sia come mezzo espressivo usato dal\nregime a scopo propagandistico in maniera incostante e con alterni risultati.\nAlfonso Venturini\, dottore di ricerca in Storia del XX secolo presso la facoltà “Cesare Alfieri” di Firenze\,\ncollabora attualmente al corso di Storia contemporanea della stessa facoltà. Ha scritto articoli e saggi inerenti\nil rapporto fra cinema e storia\, con particolare attenzione al periodo della Seconda guerra mondiale.
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SUMMARY:Avezzano\, la Marsica e il circondario a cento anni dal sisma del 1915. Città e Territori tra cancellazione e reinvenzione
DESCRIPTION:Martedì 19 gennaio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, presentazione del volume Avezzano\, la Marsica e il circondario a cento anni dal sisma del 1915. Città e Territori tra cancellazione e reinvenzione a cura di Simonetta Ciranna e Patrizia Montuori\, Consiglio Regionale dell’Abruzzo\, 2015. Saluti: Giuseppe Di Pangrazio. Intervengono: Nicoletta Cardano\, Donatella Fiorani\, Lauro Rossi. Coordina: Rosanna De Longis. \nOrganizzato in tre sezioni Avezzano\, la Marsica e Oltre la Marsica\, il volume pone a confronto ricostruzioni storico-critiche di architetture e centri urbani\, riﬂessioni e soluzioni progettuali sul ﬁlo rosso della Perdita-reinvenzione-riscoperta di una identità urbana e territoriale innescate\, nello speciﬁco\, dall’evento sismico. Un dialogo acceso tra i diversi autori che sollecita\, volutamente\, continui rimandi e che apre squarci su alcuni temi rilevanti e ancora dibattuti\, quali il futuro della città e dello spazio abitato o il valore per un cittadino (italiano\, ovvero europeo) di riconoscere i propri luoghi e di riconoscersi in essi. (Dall’Introduzione delle curatrici). \nIndice. Presentazione. Giuseppe Di Pangrazio. Introduzione. Simonetta Ciranna e Patrizia Montuori. Cap. 1 – Avezzano. Laura Saladino\, Avezzano e la sua cattedrale: dalla genesi alla perdita della memoria; Simonetta Ciranna\, Avezzano tra metamorfosi e cancellazione di una storia urbana; Patrizia Montuori\, Avezzano rinasce. Ville\, villini e palazzine protagonisti di una nuova identità urbana; Clara Antonia Cipriani\, Il Campo di concentramento di Avezzano. L’istituzione di un campo di prigionieri di guerra austro-ungarici e la nascita della “Legione Romena d’Italia”; Stefano Brusaporci\, Ricostruire dalle scuole: gli esempi della Enrico Fermi a Celano e della Corradini-Pomilio ad Avezzano; Giancarlo Cardone\, Avezzano: un nuovo volto per una città che cambia tra passato e futuro; Cap. 2 – La Marsica. Valentina Valerio\, Marsica 1915: le istituzioni statali di tutela alla prova del terremoto; Maria Rita Rantucci\, Le fonti archivistiche: un passato emozionante – un presente consapevole; Francesca Geminiani\, La basilica dei Santi Cesidio e Ruﬁno a Trasacco: ricerca della perduta identità architettonica attraverso una lettura storico-critica; Marcello Di Giustino\, Trasacco: un caso di memoria collettiva a rischio?; Vincenzo Di Florio\, Il municipio di Celano: un’esperienza di rilettura dell’identità urbana; Cap. 3 – Oltre la Marsica. Carla Bartolomucci\, Gli effetti del terremoto del 1915 nella città di Aquila: i danni e gli orientamenti per il restauro; Francesca Bai\, Il Banco di Napoli all’Aquila e il terremoto del 1915: strategie strutturali\, organizzative e urbane; Barbara Malandra\, I restauri architettonici e la conservazione delle opere d’arte dopo il sisma del 1915. Il caso di Santa Maria del Ponte presso Tione degli Abruzzi; Elena Rapetti\, Tra vecchi e nuovi abbandoni: le “trasﬁgurazioni” dei borghi del Cicolano in cento anni di storia (1915-2015); Michela Cigola\, La città di Cassino e la sua identità perduta. Riscoperta e memoria attraverso gli elaborati graﬁci; Raffaella Catini\, Il sisma a Roma e i danni all’arte: monumenti\, chiese e palazzi compromessi a seguito del terremoto del 1915. Bibliograﬁa e Sitograﬁa; Indice dei nomi e dei luoghi. \nSimonetta Ciranna\, architetto\, insegna Storia dell’Architettura ed è membro del dottorato “Recupero\, progetto e tutela nei contesti insediativi e territoriali di elevato valore ambientale e paesistico” dell’Università dell’Aquila. Tra le sue pubblicazioni più recenti: Dall’Adriatico al Gran Sasso. Architetture e progetti del nuovo millennio (2010)\, L’Aquila oltre i terremoti. Costruzioni e ricostruzioni della città\, (2011) (curatela con M. Vaquero Piñeiro); Architettura e città nell’Ottocento. Percorsi e protagonisti di una storia europea\, (2011) (con G. Doti e M.L. Neri). \nPatrizia Montuori\, architetto\, docente a contratto al corso di Storia dell’Architettura presso l’università dell’Aquila. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Riqualificazione e Recupero Insediativo (Sapienza Università di Roma) e un assegno di ricerca sul patrimonio architettonico di Avezzano dopo il sisma del 1915 (Università dell’Aquila). La sua attività scientifica verte principalmente sulla storia e il restauro dell’architettura moderna e della città\, temi oggetto di pubblicazioni e di contributi presentati in convegni nazionali e internazionali.
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