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SUMMARY:Ordinaria amministrazione. Gli ebrei e la Repubblica sociale italiana\, di Matteo Stefanori
DESCRIPTION:Mercoledì 10 gennaio 2018\, ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Ordinaria amministrazione. Gli ebrei e la Repubblica sociale italiana di Matteo Stefanori\, Laterza\, 2017. Intervengono: Anna\nFoa \, Lutz Klinkhammer\, Amedeo Osti Guerrazzi. Coordina:\nMaria Ferretti. Sarà presente l’autore.\nIl 30 novembre 1943\, con un’ordinanza di polizia\, il governo della Repubblica sociale italiana decise di arresta r e e rinchiudere in campo di concentra m e n t o\ntutti gli ebrei che vivevano in Italia. Agenti di polizia e carabinieri\, quasi fosse ‘ordinaria amministrazione’\, eseguirono con prontezza gli ordini ricevuti. Nel\ngiro di poche settimane uomini\, donne e bambini furono fermati dalle autorità\, privati dei loro beni\, condotti prima in campi ‘provinciali’ e poi trasferiti in\nuna struttur a ‘nazionale’\, a Fossoli di Carpi\, vicino Modena. A cinque anni dalle leggi razziali del 1938\, la persecuzione antiebraica voluta dal fascismo conobbe così un ulteriore ‘salto di qualità’: il nuovo Stato di Mussolini si pose l’obiettivo di relegare in un campo di concentramento tutta la popolazione ebraica\, considerata un nemico di guerra. Ben presto questo fitto sistema di\ncampi si trasformò in una trappola che avrebbe portato gli ebrei italiani nel cono d’ombra della Shoah.
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SUMMARY:Migranti. Da dove e da cosa fuggono: un focus sull’Africa orientale.
DESCRIPTION:MIGRANTI \nVenerdì 15 dicembre 2017\, ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, tavola rotonda Migranti. Da dove e da cosa fuggono: un focus sull’Africa orientale. \n“Per una volta\, almeno per una volta\, mi auguro e prego perché i cittadini europei\, e i loro governanti\, non si chiedano dove vogliano andare gli esseri umani che bussano alle porte\, troppo spesso sbarrate\, dei ricchi Paesi occidentali. Io spero e prego che almeno una volta ci si chieda da cosa fuggono\, e perché\, e per responsabilità di chi\, i loro Paesi si siano trasformati in un inferno in terra”.\nDesmond Tutu\, premio Nobel per la pace 1984 \nIn occasione della giornata internazionale per i diritti dei migranti (18 dicembre)\, Amnesty International Lazio\, con i Coordinamenti Afirica centrale e orientale e Rifugiati e migranti di Amnesty International Italia\, e la Biblioteca di storia moderna e contemporanea organizzano una tavola rotonda di approfondimento sulle motivazioni di un fenomeno che negli ultimi anni è diventato sempre più rilevante\, per scoprire le ragioni che spingono tanti\, soprattutto giovani\, ad affrontare viaggi rischiosi e spesso letali dai Paesi africani dell’est – Somalia\, Eritrea\, Etiopia in particolare. \nAlla tavola rotonda\, preceduta dai saluti di Patrizia Rusciani\, Direttrice della Biblioteca di storia moderna e contemporanea\, parteciperanno esperti che proporranno la loro analisi secondo diverse angolature: Marco Guadagnino\, responsabile Campagne di Amnesty International Italia\, Luca Puddu\, responsabile per il programma Africa dell’ Institute of Global Studies\, dove si occupa di politica\, sicurezza ed economia dell’Africa\, offrirà il quadro della situazione geopolitica dell’area; Aurora Massa\, antropologa e ricercatrice presso l’Università di Trento\, partirà dalla propria esperienza di indagine sul campo per una analisi delle motivazioni che spingono all’abbandono del proprio Paese; Zakaria Mohamed Ali\, giornalista e fotoreporter somalo da 10 anni in Italia e impegnato in Archivio Memorie Migranti\, porterà la propria testimonianza personale e le storie di vita dei migranti che ha conosciuto.
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SUMMARY:Moisè va alla guerra. Rabbini\, militari\, soldati ebrei e comunità israelitiche nel primo conflitto mondiale
DESCRIPTION:Martedì 12 dicembre 2017\, ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume Moisè va alla guerra. Rabbini\, militari\, soldati ebrei e comunità israelitiche nel primo conflitto mondiale di Paolo Orsucci Granata\, Belforte Editore\, 2017. Intervengono: Guido Guastalla\, Gisèle Lévy. Coordina: Lauro Rossi. Sarà presente l’autore.\n“Nel 1915 allo scoppiare della prima guerra mondiale gli ebrei italiani\, la cui consistenza numerica\nera piuttosto esigua in quanto si aggirava attorno alle 35.000 anime\, si disposero con entusiasmo a\npartecipare al conflitto. In realtà fin dalle prime guerre del Risorgimento gli ebrei italiani avevano\ndimostrato uno straordinario attaccamento all’Italia. Anche nel corso della Grande Guerra la partecipazione al conflitto fu accompagnata da larghe manifestazioni di patriottismo che sottolineavano il loro coinvolgimento totale con le sorti della nazione e volevano ulteriormente dimostrare l’avvenuta integrazione nel tessuto sociale italiano dopo i secoli bui della segregazione e dei ghetti. […] L’apporto ebraico alla guerra è oggetto di questa ampia ricerca di Paolo Orsucci\nGranata. Si tratta di una cronaca dettagliata di fatti inerenti al conflitto che propone al lettore riflessioni e considerazioni su un periodo denso di eventi drammatici che hanno interessato tutta la popolazione europea.” (Dalla prefazione di Luciano Meir Caro)
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SUMMARY:Lourdes: storie di miracoli. Genesi e sviluppo di una devozione planetaria di Alessandro Di Marco
DESCRIPTION:Mercoledì 6 dicembre 2017\, ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, in collaborazione con l’Istituto Sangalli per la storia e le culture religiose\, sarà presentato il volume Lourdes: storie di miracoli. Genesi e sviluppo di una devozione planetaria di Alessandro Di Marco\, Firenze University Press\, 2016.\nIntervengono:\nSofia Boesch Gajano\, Lucia Ceci.\nCoordina: Patrizia Rusciani.  \nLo scopo dell’opera è di chiarire quali fattori abbiano contribuito a realizzare il successo di\nLourdes. Questa analisi parte dal confronto tra le 18 apparizioni di Lourdes con alcuni episodi analoghi e coevi verificatisi in Francia ma dall’esito – inteso come successo verso i pellegrini – alquanto differente. Al lavoro di iniziale contestualizzazione storica\, politica e culturale si affianca l’analisi di alcuni aspetti chiave della Chiesa cattolica dell’epoca. In riferimento allo scopo del testo\, due sono i settori più approfonditi dall’analisi: la scienza medica e la letteratura\, entrambi legati a filo doppio con la questione dei miracoli.\nL’opera ha vinto il Premio Istituto Sangalli per la storia religiosa 2015.\nL’Istituto Sangalli è una istituzione fiorentina\, laica e non confessionale\, nata nell’aprile 2014 per promuovere gli studi umanistici e il dialogo inter-religioso e inter-culturale\, contribuendo a supportare la ricerca di giovani studiosi con impegno costante\, in termini finanziari e scientifici.
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SUMMARY:Polizie speciali. Dal fascismo alla Repubblica\, di Vittorio Coco
DESCRIPTION:Martedì 28 novembre 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume\nPolizie speciali. Dal fascismo alla Repubblica\, di Vittorio Coco\, Laterza\, 2017. Intervengono: Paul Corner\, Guido Melis. Coordina: Igor Mineo. Sarà presente l’autore. \nA partire dal 1942 il confine orientale italiano fu il teatro di una violentissima repressione antipartigiana. Protagonisti ne furono gli uomini dell’Ispettorato generale di pubblica sicurezza\, che contribuirono a spargere il terrore in tutta la regione. Non si trattò di una violenza improvvisata ed estemporanea\, ma l’estremo risultato di una consumata esperienza maturata sul campo. Negli anni Trenta\, infatti\, molti di loro avevano già fatto parte di organismi che avevano efficacemente contrastato la mafia siciliana e il banditismo sardo. Si trattava di corpi speciali di polizia\, che il regime fascista aveva creato sul modello delle contemporanee strutture di indagine politica come l’Ovra\, ma di cui si potevano ritrovare dei precedenti già nella Grande Guerra e nella tarda età liberale. Fu proprio in queste circostanze che cominciò a formarsi quel ristretto gruppo di specialisti che\, tra utopie d’ordine e ambizioni personali\, nel corso dei rivolgimenti politici di un trentennio seppero imporsi come riconosciuti professionisti del settore. Dopo il crollo del fascismo\, infatti\, nonostante un passato di compromissioni con il regime\, li ritroveremo ancora una volta in Sicilia\, per fronteggiare la rinnovata emergenza dell’ordine pubblico.
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SUMMARY:La Germania necessaria. L’emergere di una nuova leading power tra potenza economica e modello culturale\, di Beatrice Benocci
DESCRIPTION:Venerdì 24 novembre 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\,\nsarà presentato il volume  \nLa Germania necessaria. L’emergere di una nuova\nleading power tra potenza economica e modello culturale di Beatrice Benocci (FrancoAngeli\, 2017).  \nIntervengono: Raffaele D’Agata\, Alexander Höbel. Coordina: Vincenzo Grienti. Sarà presente l’autrice. \nNel 2012 la Germania non si presentava più solo quale attore economico affidabile\, non più solo come membro leader della Ue\, ma sembrava muoversi autonomamente nello scacchiere internazionale e nelle aree di crisi\, promuovendosi anche quale partner culturale. Era questa una novità interessante\, che apriva spazi di analisi e nuove domande sul percorso che la Germania aveva\nvissuto: da stato totalitario a paese vinto\, da paese membro della comunità europea e atlantica a paese nuovamente unito\, ora espressione di un modello culturale condivisibile a livello globale.\nAncor più sorprendente era il fatto che se la Germania era cambiata\, lo era anche l\’Europa\, e non solo a causa della crisi economica. Molto avevano giocato gli allargamenti a Est e\, non in ultimo\, le difficoltà incontrate dall\’Europa comunitaria nell\’assumere un chiaro ruolo internazionale. In definitiva\, era mutato il rapporto di controllato/controllore in favore di un nuovo concetto di \”necessità\” di Germania. Si poneva\, a partire da quel momento\, il tema spinoso\, ma anche affascinante\, di una Germania necessaria e nuova leading power.
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SUMMARY:I luoghi della scienza a Roma. Roma\, tante collezioni\, nessun museo
DESCRIPTION:Sabato 18 novembre 2017\, alle ore 11.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\, per il ciclo I luoghi della scienza a Roma. Collezioni e musei – parte del programma didattico della Sovrintendenza capitolina ai beni culturali – si terrà l’incontro con Giovanni Paoloni\, sul tema \nRoma: tante collezioni\, nessun museo \nIl tentativo di dare vita a un Museo della Scienza a Roma risale al momento stesso della proclamazione della città a capitale del Regno d’Italia. Già Quintino Sella ne parlava\, e già la prima legge per Roma Capitale prevedeva la costruzione di un Palazzo delle Scienze\, che doveva ospitare la sede dell’accademia scientifica nazionale e le collezioni   annesse\,   con   finalità   didattiche\,   agli   “stabilimenti   scientifici”   dell’Università   di   Roma.   La   mancata realizzazione di questo progetto\, definitivamente caduto al volgere fra Ottocento e Novecento\, lasciava alla gestione dei singoli istituti (universitari e non) le pur consistenti raccolte scientifiche esistenti nella Capitale.\nNuovi tentativi di dare vita a un museo della scienza a Roma si sono avuti a varie riprese\, ogni volta sulla spinta di vicende contingenti. La partecipazione italiana all’Esposizione Internazionale di Chicago nel 1933 portò a un serio coinvolgimento del Consiglio Nazionale delle Ricerche\, che tuttavia mise capo – alla fine – alla costituzione del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano. Negli anni Ottanta l’obiettivo di dotare Roma di un museo della scienza si sviluppò nell’ambito delle attività di diffusione della cultura scientifica promosse da Antonio Ruberti. Oggi la risposta a questa esigenza sembra essere rappresentata dall’idea di un “museo diffuso”\, che valorizzi la fruizione integrata delle numerose raccolte esistenti nella città.
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SUMMARY:La casa pubblica: storia dell’Istituto autonomo case popolari di Torino\, di Daniela Adorni\, Maria D’Amuri\, Davide Tabor
DESCRIPTION:Giovedì 16 novembre 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\n(Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume\nLa casa pubblica: storia dell’Istituto autonomo case popolari di Torino\, di Daniela Adorni\, Maria D’Amuri\, Davide Tabor\nIntervengono: Bruno   Bonomo\,   Carlo   Maria   Travaglini\, Luciano   Villani. Coordina: Alessandra Gissi.\nSaranno presenti gli autori. \nQuesto libro parla di case\, parla delle persone che le abitavano e parla delle politiche abitative pubbliche nel Novecento. Lo fa partendo dall’analisi della storia dell’Istituto autonomo case popolari di Torino\, uno dei principali enti coinvolti nella realizzazione degli interventi nel campo dell’edilizia sociale in una grande città industriale. L’obiettivo è ricostruire con un taglio storico il complesso modello di governo della casa pubblica\, esaminando i vari attori coinvolti\, istituzionali e sociali.\nIl volume è diviso in tre parti: la prima si occupa della fondazione dello Iacp e delle politiche abitative tra età liberale e fascismo; la seconda si concentra sulle emergenze e sulla gestione dell’ente nel periodo della Ricostruzione e del miracolo economico; la terza parte ricostruisce il rapporto tra l’ente e gli abitanti delle case popolari tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta.
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SUMMARY:Mafie del mio stivale. Storia delle organizzazioni criminali italiane e straniere nel nostro Paese
DESCRIPTION:Martedì 7 novembre 2017\, alle ore 17.00\,  presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Mafie del mio stivale. Storia\ndelle organizzazioni criminali italiane e straniere nel nostro Paese di Enzo Ciconte\, Manni\, 2017. Saluti:\nPatrizia Rusciani. Ne parla con l’autore:\nGiuseppe Pignatone. \nCos’è la mafia\, come e quando è nata\, come si è sviluppata\, come è cambiata\, quali sono i suoi legami con il potere\, con la politica\, con le istituzioni\, con l’imprenditoria? Enzo Ciconte ricostruisce la storia delle organizzazioni criminali: cosa nostra\, ‘ndrangheta\,\ncamorra\, sacra corona unita e anche quelle di origine straniera (cinese\, albanese\, nigeriana\, colombiana\, bulgara\, romena e altre) da anni attive e stanziali in Italia. Partendo dalle origini\, che si possono far risalire agli inizi dell’Ottocento\, passando dal momento cruciale dell’Unità d’Italia e del fascismo\, per arrivare alla Repubblica e alle connessioni sempre vive tra   politica   e   cupole:   quella   delle   mafie   non   è   soltanto   una   storia   criminale\,   ma sostanzialmente una storia del potere. Con linguaggio divulgativo e narrazione avvincente Enzo Ciconte ci consegna un saggio fondamentale e necessario per comprendere il fenomeno mafioso in tutte le sue articolazioni. Un libro che è anche un manuale di resistenza civile\, un invito alle giovani generazioni perché dalla conoscenza possa nascere\nun futuro di riscatto.
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SUMMARY:La più grossa fabbrica di Roma. Dirigenti\, tecnici e operaie alla Voxson\, di Giovanni   Pietrangeli
DESCRIPTION:Mercoledì 25 ottobre 2017\, alle ore 17.00\, presso la\nBiblioteca di storia moderna e contemporanea\n(Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume\nLa più grossa fabbrica di Roma. Dirigenti\, tecnici e\noperaie alla Voxson\, di Giovanni   Pietrangeli\,   Edizioni   Ca’   Foscari\,   2017.\nIntervengono: Alessandro Casellato\, Michele Colucci\nCoordina: Vittorio Vidotto \nSarà presente l’autore. \nAttraverso le voci di ex dipendenti\, dirigenti e sindacalisti\, la storia della fabbrica di radio e tv\nVoxson di Roma diventa un osservatorio per mettere a fuoco la parabola dell’elettronica italiana del Secondo dopoguerra. Dalla crescita del ‘miracolo economico’ fino al declino degli anni Settanta\, quella   dell’elettronica   civile   è   una   storia   di   trasformazioni   produttive   e   manageriali\,   di   lotte sindacali e sociali\, in un contesto di innovazione tecnologica che ha influito profondamente sugli assetti e le gerarchie internazionali del mercato. \nGiovanni Pietrangeli è ricercatore indipendente. Lavora come consulente free lance per la valorizzazione del patrimonio culturale delle imprese. Dopo la laurea in Storia contemporanea alla Sapienza Università di Roma\,   ha   conseguito   il   dottorato   di   ricerca   presso   la   Scuola   superiore   di   studi   storici\,  geografici   e antropologici del Veneto. I suoi principali campi di ricerca sono orientati alla storia economica e del territorio.
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SUMMARY:Collaborazionismo e Gerarchie sindacali\, di Ubaldo Formentini
DESCRIPTION:Martedì 24 ottobre 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\n(Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, saranno presentati i volumi\nCollaborazionismo e Gerarchie sindacali\, di Ubaldo\nFormentini\, con postfazioni di Paolo Tirelli\, Edizioni di Storia e Letteratura. Ne parlano con il curatore:\nPaolo Di Paolo\, Francesco Perfetti.\nNell’ampia pubblicistica politica del lunigianese e spezzino di adozione Ubaldo Formentini (articoli e saggi\nsulla stampa socialista locale e regionale e\, specie fra il 1911 e il 1920\, sul settimanale di Gaetano Salvemini\n“L’Unità”)\, insieme agli altri testi comparsi nei primi periodici di Piero Gobetti (“Energie nove” e “Rivoluzione liberale”)\, Collaborazionismo e Gerarchie sindacali\, titoli editi su iniziativa dello stesso giovanissimo intellettuale torinese\, rivelano una loro specificità.\nCollaborazionismo (settembre 1922) perché\, almeno in parte\, non cela fini teoretici sulla crisi della\nsovranità dei principali istituti di diritto pubblico\, crisi maturata durante la grande guerra e subito dopo la sua conclusione e innescata dal potere crescente di nuovi soggetti collettivi (funzionari ministeriali\, burocrazie\nsindacali\, organizzazioni padronali e organizzazioni della classe lavora-trice). Ma Formentini non vi omette\nanche una spigolosa critica\, di matrice liberista\, a cooperative e sindacati socialisti riformisti.\nGerarchie sindacali (gennaio-aprile 1923) perché\, malgrado le diverse dichiarazioni dell’autore\, svela non poca sostanza politica lì dove il testo risulta scritto dopo le «esperienze iniziali del governo fascista»\, dove riconosce un «rapporto di discendenza fra il socialismo e il fascismo»\, dove sottolinea l’attenzione che socialismo e fascismo hanno avuto e hanno per l’organizzazione sindacale\, che coinvolge grandi masse. Per il fascismo al potere\, poi\, il principio gerarchico\, che connota il sindacalismo nazionale\, rappresenta una stabilizzazione certa del regime.\nUbaldo Formentini (1880-1958) è stato uno storico\, archeologo\, politico e intellettuale italiano. Laureato in\ngiurisprudenza all’Università di Pisa nel 1902\, con una tesi sulla tutela del patrimonio artistico\, nello stesso anno si iscrisse al Partito socialista\, iniziando un’attività giornalistica nel settimanale socialista spezzino «Libera parola» (1903-1921)\, di cui fu redattore e poi fino al 1909 direttore. Dal 1912 aveva iniziato a collaborare con Gaetano Salvemini\, scrivendo di politica internazionale su «L’Unità» e aderendo dopo la guerra alla Lega democratica. Dal 1919 iniziò a collaborare con Piero Gobetti\, scrivendo su «Energie nove» (1919) e «La rivoluzione liberale» (1922-1923). Nel 1923\, fu nominato direttore della Biblioteca civica e del Museo della Spezia\, carica che conservò fino alla morte. Il Museo\ncivico è stato poi intitolato al suo nome. Si dedicò quindi agli studi di archeologia\, storia e storia dell’arte della Liguria e della Lunigiana\, cui riservò numerose pubblicazioni. Nel 1929 conseguì la libera docenza in Storia medievale e moderna; presso l’Università di Genova tenne per incarico\, per qualche anno\, l’insegnamento di Storia dell’arte.
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SUMMARY:La mafia dimenticata. La criminalità organizzata in Sicilia dall’Unità d’Italia ai primi del Novecento
DESCRIPTION:Martedì 17 ottobre 2017\, alle ore 17.00\, presso la\nBiblioteca di storia moderna e contemporanea\n(Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà   presentato   il  volume\nLa mafia dimenticata. La criminalità organizzata in\nSicilia dall’Unità d’Italia ai primi del Novecento. Le inchieste\, i processi. Un documento storico\ndi Umberto Santino\, Melampo\, 2017. Intervengono:\nFranca Imbergamo\, Antonio La Spina\, Piergiorgio Morosini. Coordina:  Enzo Ciconte.\nSarà presente l’autore.\nIn queste pagine si incontrano boss che raccontano guerre di mafia\, donne e familiari di vittime che chiedono giustizia\, politici e aristocratici che testimoniano a difesa dei mafiosi\, dando un’immagine della genesi della mafia finora in larga parte inedita o non adeguatamente rappresentata. Qui si pubblicano per la prima volta integralmente i rapporti redatti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento dal questore di Palermo Ermanno Sangiorgi\, che tracciò un profilo della mafia che somiglia molto a quello che sarebbe emerso novant’anni dopo con le rivelazioni dei collaboratori di giustizia: un’associazione strutturata\, con capi\, gregari e un vasto sistema di relazioni. Ne emerge un quadro   completo   della   criminalità   organizzata   dall’Unità   d’Italia   ai   primi   del   Novecento\,   del contesto in cui si svolgevano il lavoro investigativo e i processi e in cui maturavano le prime lotte sociali\, tra l’accavallarsi dei delitti e l’intrecciarsi delle complicità\, anche all’interno delle istituzioni.\nEppure per decenni l’esistenza stessa della mafia in Sicilia venne negata e quei preziosi documenti\nfurono   dimenticati   a   lungo   negli   archivi   di   Stato.   Nel  libro\,   oltre   alle   relazioni   del   questore Sangiorgi\, con gli allegati\, viene pubblicato un documento che si riteneva introvabile: la “bolla di\ncomponenda” con cui la Chiesa cattolica condonava i reati dietro versamento di una somma di\ndenaro.
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SUMMARY:La Fiamma dimezzata. Almirante e la scissione di Democrazia Nazionale\, di Giuseppe   Parlato
DESCRIPTION:Venerdì   13   ottobre   2017\,   alle ore   17.00\,  presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume\nLa Fiamma dimezzata. Almirante e la scissione di Democrazia Nazionale\, di Giuseppe   Parlato (Luni\, 2017). Intervengono:  Simona   Colarizi\, Giuseppe Vacca. Coordina: Marco Paolino.\nSarà presente l’autore.\nÈ vero\, come si è detto per quarant’anni\, che la Democrazia cristiana provocò e finanziò la scissione\ndel 1976 nella quale più di metà dei parlamentari missini passarono a Democrazia Nazionale\, il nuovo partito moderato di destra? Quanto influì il dissenso dei moderati verso la linea politica di Almirante in quella scissione\, che in proporzione fu la più rilevante a livello parlamentare nella storia della Repubblica? Quanto fu determinante il discorso culturale che contrappose la scelta della democrazia perseguita dai moderati alle suggestioni aristocratiche e rivoluzionarie dei seguaci di\nEvola? Di tutto questo si parla in questo libro. Per la prima volta Parlato apre gli archivi del Msi alla\nricerca delle vere ragioni della scissione ma in realtà scrive la storia della destra italiana degli anni\nSettanta con tutte le illusioni e con le occasioni mancate che pesarono sulla successiva storia d’Italia. \nGiuseppe Parlato  è professore ordinario di Storia contemporanea alla Unint di Roma e presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice. Nel suo percorso di storia della destra italiana ha pubblicato\nFascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo italiano 1943-1948 e diversi saggi sull’identità culturale e politica della destra.
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SUMMARY:Storiografia e impegno civile. Studi sull’opera di Roberto Vivarelli\, a cura di Daniele Menozzi
DESCRIPTION:Giovedì 12 ottobre 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Storiografia e impegno civile. Studi sull’opera di Roberto Vivarelli\, a cura di Daniele Menozzi\, Viella\, 2017. Intervengono: Lucia Ceci\, Umberto Gentiloni\, Adriano Roccucci. Coordina: Patrizia Rusciani. Sarà presente il curatore. \nRoberto Vivarelli (1929-2014) ha segnato\, con i suoi studi storici e le sue riflessioni storiografiche\, ma anche con la sua intensa partecipazione al dibattito pubblico sul ruolo della cultura storica nello sviluppo della vita civile della Repubblica e\, più in generale\, della società occidentale\, una significativa stagione della vita intellettuale del nostro paese. \nLa Scuola Normale Superiore\, dove il professore senese ha speso buona parte del suo impegno scientifico e didattico\, ha voluto ricordarne\, a due anni dalla scomparsa\, la figura\, cercando\, coerentemente al proprio statuto\, di avviare una conoscenza della sua opera al di fuori delle polemiche che l’hanno spesso accompagnata. \nI contributi qui raccolti – redatti da studiosi che\, pur sotto diversi profili\, sono entrati in dialogo con le sue ricerche – ricostruiscono spassionatamente i tratti salienti del suo lavoro\, individuandone le motivazioni profonde e gli svolgimenti nel tempo.\nIndice: Daniele Menozzi\, Introduzione; Giovanni Orsina\, Il liberalismo eroico di Roberto Vivarelli; Paola Carlucci\, La questione contadina nella ricerca di Vivarelli: il “realismo” politico nell’Italia liberale; Giovanni Sabbatucci\, La crisi del sistema liberale: le origini lontane del fascismo; Loreto Di Nucci\, La crisi postbellica e la vittoria del fascismo; Ilaria Pavan\, Riflessione storiografica o autobiografia? Antisemitismo e storia del fascismo nell’opera di Roberto Vivarelli; Mauro Moretti\, Vivarelli fra Salvemini e Chabod. Note e documenti; Teodoro Tagliaferri\, Vivarelli\, Lord Acton e l’interpretazione Whig della storia; Roberto Pertici\, Il pensiero storico di Roberto Vivarelli; Daniele Menozzi\, La fine di una stagione \nDaniele Menozzi è professore ordinario di Storia contemporanea alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Tra le sue ultime pubblicazioni\, Chiesa e diritti umani (il Mulino\, 2012)\, “Giudaica perfidia”. Uno stereotipo antisemita fra liturgia e storia (il Mulino\, 2014) e I papi e il moderno (Morcelliana\, 2016).
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SUMMARY:Le pubblicazioni dell’Istituto per l’Europa orientale. Catalogo storico (1921-1944)\, di Gabriele Mazzitelli
DESCRIPTION:Mercoledì 11 ottobre 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume Le pubblicazioni dell’Istituto per l’Europa orientale. Catalogo storico (1921-1944)\ndi Gabriele   Mazzitelli\, Firenze   University   Press\,   2016.\nIntervengono: Cesare G. De Michelis\, Francesco Leoncini\,\nAlberto Petrucciani; coordina: Federigo Argentieri.\nSarà presente l’autore.\nNella prima parte del volume si ricostruisce\, anche sulla base di materiale d’archivio\, la storia dell’Istituto per l’Europa orientale (Ipeo)\, fondato a Rom a nel 1921\, la cui attività fu caratterizzata da una notevole produzione editoriale che si lega strettamente alla nascita e allo sviluppo della slavistica italiana. Malgrado l’inevitabile convivenza con il fascismo e il piegarsi in qualche modo a una linea di condotta che soprattutto negli anni Trenta affiancò la politica del regime\, l’attività dell’Ipeo fu improntata a un sincero desiderio di diffondere soprattutto la conoscenza di un mondo per molti aspetti ancora poco conosciuto nel contesto italiano. L’Ipeo operò fino alla fine della seconda guerra mondiale\, quando nel mutato contesto geopolitico determinato dalla fine del\nconflitto\, vennero meno i finanziamenti governativi e anche i presupposti politici e culturali che ne\navevano favorito la nascita. La seconda parte del volume è occupata dal Catalogo generale alfabetico di tutte le pubblicazioni dell’IPEO\, corredato da un Catalogo cronologico e dall’Indice degli autori\, curatori\, traduttori e prefatori.
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SUMMARY:La difficile giustizia. I processi per crimini di guerra tedeschi in Italia\, 1943-2013\, di Marco De Paolis\, Paolo Pezzino
DESCRIPTION:Venerdì 6 ottobre 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\n(Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume La difficile giustizia. I processi per crimini di guerra tedeschi in Italia\, 1943-2013\, di Marco De Paolis\, Paolo Pezzino (Viella\, 2016). Intervengono: Agostino   Bistarelli\, Guido Calvi\,\nMaurizio Cosentino. Coordina: Patrizia Rusciani.\nSaranno presenti gli autori.\nAl termine del secondo conflitto mondiale\, l’individuazione degli autori dei gravi crimini commessi\ndurante l’occupazione tedesca in Italia contro le popolazioni civili rimase circoscritta a pochi casi\neclatanti: gli Alleati abbandonarono il progetto di punire i massimi responsabili delle forze armate tedesche in Italia\, e gli italiani\, a parte poche condanne (Kappler per le Fosse Ardeatine\, Reder per Marzabotto e altri eccidi)\, ben presto posero fine a quella stagione processuale. Una nuova se ne aprì invece dopo la scoperta\, nel 1994\, di quello che una felice intuizione giornalistica definì l’“armadio della vergogna”: in realtà una stanza di Palazzo Cesi\, a Roma\, sede della Procura\ngenerale militare\, in cui erano conservati centinaia di fascicoli giudiziari sui crimini di guerra commessi sulla popolazione italiana tra il 1943 e il 1945\, illegalmente archiviati dal procuratore generale militare nel 1960.\nRagion di Stato\, protezione dei criminali di guerra italiani\, culture militari poco sensibili al tema\ndella difesa dei civili in guerra\, e attente a proteggere in ogni caso l’immunità dei combattenti in divisa: queste alcune delle cause di una giustizia limitata\, tardiva e quindi negata. \nMarco De Paolis ha diretto la Procura militare della Repubblica di La Spezia dal 2002 al 2008\, e qui ha\nistruito oltre 450 procedimenti per crimini di guerra durante il secondo conflitto mondiale. È stato pubblico\nministero\, tra gli altri\, nei processi per le stragi nazifasciste di Sant’Anna di Stazzema\, Civitella Val di\nChiana\, Monte Sole-Marzabotto\, e per l’eccidio di Cefalonia. Attualmente dirige la Procura militare della\nRepubblica di Roma. \nPaolo Pezzino ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Pisa ed è stato consulente tecnico della\nProcura militare di La Spezia nelle indagini sulle stragi nazifasciste in Italia. Coordina il Comitato scientifico\ndel progetto per un Atlante delle stragi nazifasciste in Italia\, promosso dall’Associazione nazionale dei\npartigiani d’Italia e dall’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia.
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SUMMARY:Come alla volontà piace
DESCRIPTION:Mercoledì 4 ottobre 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Come alla volontà piace. Scritti sulla Rivoluzione russa\, di Antonio Gramsci\, a cura di Guido Liguori\, Castelvecchi\, 2017. Intervengono: Alexander Höbel\, Leonardo Rapone\, Maria Luisa Righi. Coordina: Rosanna De Longis Sarà presente il curatore. \nLa Rivoluzione russa del 1917 ha inciso profondamente sulla storia del Novecento. E anche sulla vita di Antonio Gramsci\, giovane sardo emigrato a Torino e giornalista socialista. Formatosi nel clima antipositivistico del tempo\, egli ha al centro del proprio bagaglio culturale l’importanza della sogget­tività e della volontà. È questa formazione a permettergli di entrare in sintonia con il pensiero e l’azione di Lenin\, che contro tutte le previsioni del marxismo or­todosso\, oggettivista e determinista\, realizza la rivoluzione nel suo Paese. Gramsci diviene così uno dei più originali osservatori dei fatti di Russia. Quasi dieci anni dopo\, nel 1926\, però\, il suo sguardo sarà ben più preoccupato e critico\, come ap­pare dallo scambio epistolare con Palmiro Togliatti\, qui riportato in appendice. \nAntonio Gramsci\, nato nel 1891 in Sardegna\, divenuto militante socialista a Torino\, partecipò nel 1921 alla fondazione del Partito comunista\, di cui divenne segretario nel 1924. Arrestato dal fascismo nel 1926 e condannato a vent’anni di carcere\, morì a Roma nel 1937. Per i suoi Quaderni del carcere è considerato oggi il maggior pensatore italiano della modernità. \nGuido Liguori insegna Storia del pensiero politico contemporaneo all’Università della Calabria\, è presidente della International Gramsci Society Italia e capo-redattore della rivista di cultura politica “Critica Marxista”. I suoi interessi di studioso riguardano la storia del marxismo\, il pensiero socialista\, il pensiero politico italiano del Novecento\, il pensiero di Gramsci e la sua diffusione nel mondo. È autore tra l’altro di Sentieri gramsciani (2006); La morte del Pci (2009); Gramsci conteso. Interpretazioni\, dibattiti e polemiche 1922-2012 (2012); Berlinguer rivoluzionario. Il pensiero politico di un comunista  democratico (2014). Ha curato con P. Voza il Dizionario gramsciano 1926-1937 (2009).
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SUMMARY:La rivoluzione dietro l’angolo
DESCRIPTION:Giovedì 28 settembre 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume La Rivoluzione dietro l’angolo. Gli anarchici italiani e la Rivoluzione messicana\, 1910-1914\, di\n Michele Presutto (Editoriale Umbra\, 2017).\nIntervengono:\nRoberto   Carocci\, Matteo   Sanfilippo\, Maria   Rosaria   Stabili.\nCoordina: Alberto Sorbini \nSarà presente l’autore.\nIl 29 gennaio 1911 una banda di ribelli provenienti dai vicini Stati Uniti conquista il villaggio di frontiera Mexicali. Da quel momento in poi\, fino alla fine di giugno dello stesso anno\, cadono nelle mani dei magonisti\, anche Tecate e Tijuana. Dall’altra parte della frontiera\, negli\nslums delle grandi città\, nei cantieri ferroviari e soprattutto nei bacini minerari\, centinaia di immigrati italiani sognano la rivoluzione quando giunge loro la notizia che finalmente questa è scoppiata proprio dietro\nl’angolo\, a poca distanza da Los Angeles e da San Diego. Alcuni di essi partono subito per il Messico\, ma all’entusiasmo iniziale seguirà un’amara delusione: nel Messico\, sostengono\, non c’è alcuna rivoluzione! Tornati negli Stati Uniti dopo poco tempo cominciano una querelle che durerà a lungo e andrà ad influenzare non solo la solidarietà operaia nei confronti della Rivoluzione\nmessicana\, ma anche gli stessi rapporti interni alle varie anime del mondo sovversivo italiano in Nord America (e non solo). Attraverso i giornali dell’epoca e altre fonti\, l’autore ricostruisce una pagina di storia poco esplorata che getta nuova luce sulle relazioni interetniche tra italiani e messicani\, oltre che su quelle politiche tra le diverse fazioni sovversive\, all’alba del primo conflitto\nmondiale. Una discussione e un dibattito avvincente che vuole contribuire fattivamente a dare ulteriori significati all’uso (a volte abuso) del concetto di\ntransnazionalismo tanto in voga nella storiografia sul tema degli ultimi anni.\nMichele Presutto\, ricercatore indipendente\, è autore di diversi saggi su emigrazione e comportamenti politici degli emigranti italiani tra la fine dell’Ottocento e lo scoppio del primo conflitto mondiale. Tra gli altri:\nPrima dell’America.
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SUMMARY:Sfumature di rosso. La Rivoluzione russa nella politica italiana del Novecento\, a   cura   di Marco   Di   Maggio
DESCRIPTION:Mercoledì 14 giugno 2017\, alle ore 17.00\, in collaborazione con «Historia Magistra. Rivista di  storia critica»\, presso la Biblioteca di  storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume\nSfumature di rosso. La Rivoluzione russa nella politica italiana del Novecento\, a   cura   di Marco   Di   Maggio\, Accademia   University   Press\,   2017.\nIntervengono: Carlo Felice Casula\, Lucia Ceci.\nCoordina: Umberto Gentiloni.\nSarà presente l’autore.\nNel corso del XX secolo l’Italia è stato uno dei paesi dell’Occidente in cui il confronto politico e la\ndialettica fra le classi sociali ha assunto la più marcata connotazione ideologica. Questo alto livello\ndi   ideologizzazione   ha   fatto   sì   che   nelle   culture   politiche   italiane   si   stratificassero   molteplici concezioni e rappresentazioni della rivoluzione\, all’interno delle quali occupano un ruolo centrale quelle della Rivoluzione russa e\, in particolare\, di quella bolscevica dell’ottobre 1917.\nQuesto volume raccoglie una serie di ricerche sulle rappresentazioni della Rivoluzione russa nella\npolitica italiana del Novecento. Le rappresentazioni del 1917\, e quelle della forma di Stato e di governo   nata   dalla   Rivoluzione   rappresentano   un   punto   di   osservazione   sull’evoluzione   delle culture politiche\, delle loro relazioni e contrapposizioni\, della circolazione di idee e delle influenze reciproche. Dalla metà degli anni Venti fino al crollo dell’Unione Sovietica nel 1991\, gli eventi russi del 1917 e il “modello sovietico” diventano un termine di confronto\, un esempio a cui ispirarsi o\, comunque\, un elemento imprescindibile per tutte quelle correnti politiche e culturali che cercano di elaborare una lettura (positiva o negativa\, ideologica o più orientata all’analisi reale) della società di massa\, del capitalismo fordista\, del rapporto fra Stato e classi sociali e di quello fra interessi economici individuali e collettivi.
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SUMMARY:Il tramonto di una nazione. Retroscena di una fine\, di Ernesto Galli della Loggia.
DESCRIPTION:Giovedì   8   giugno   2017\, alle ore 17.30\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\n(Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Il tramonto di una nazione. Retroscena di una fine\, di Ernesto Galli della Loggia.\nNe parlano con l’autore:\nGiovanni Belardelli\, Stefano Feltri.\n«Una nazione al tramonto è un paese che non riesce più a crescere\, che si smaglia e si disunisce\, e che consuma una frattura con il proprio passato\, non riuscendo neppure più a immaginare un futuro. Smarrito il filo della sua vicenda novecentesca\, l’Italia odierna è in una condizione siffatta». Ernesto Galli della Loggia ha raccontato negli ultimi vent’anni la crisi del nostro paese in tutte le sue forme: la politica scossa dalla fine delle appartenenze e dal trionfo dell’antipolitica\, la società incapace di conciliare multiculturalità e salvaguardia della tradizione nazionale\, i valori cristiani indeboliti sotto il peso di innumerevoli tensioni. Passando in rassegna senza sconti tutti i sintomi di un malessere quotidiano – assenza di visione\ndella politica\, ristagno dell’economia\, una giustizia piena di ambiguità e dai tempi esasperanti\, un\nsistema d’istruzione che non riesce più a fungere da ascensore sociale\, il divario Nord-Sud che si aggrava –\, queste pagine restituiscono oggi un impietoso ritratto politico e sociale dell’Italia incapace di essere protagonista del proprio tempo. Una metamorfosi tale da indurre l’autore a una considerazione solo apparentemente paradossale: «Sono nato italiano ma mi viene da chiedermi\, a volte\, se morirò tale. Nella mia generazione\, quella che ha visto la luce durante o a ridosso della guerra\, sospetto proprio di non essere il solo che più o meno consapevolmente si pone una domanda\ncome questa».
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SUMMARY:Dal Risorgimento al Mondo nuovo. La massoneria italiana nella Prima guerra mondiale\, di Marco Cuzzi
DESCRIPTION:Mercoledì 7 giugno\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume “Dal Risorgimento al Mondo nuovo. La massoneria italiana nella Prima guerra mondiale” di  Marco Cuzzi Le Monnier\, 2017.\nIntervengono: Marco Gervasoni\, Giuseppe Parlato\, Carlo Ricotti. Coordina: Lauro Rossi.  \nLa massoneria italiana rappresentò uno dei protagonisti della Grande Guerra\, dall’impegno per\nl’intervento al conflitto a fianco dell’Intesa. Dal maggio 1915 i massoni si mobilitarono con tutte le\nloro «logge» nel cosiddetto «fronte interno»\, con azioni di propaganda e di solidarietà\, affiancando le autorità nell’individuazione degli elementi disfattisti e dei sabotatori\, e trasformandosi pertanto in una   sorta   di  «milizia  civile».   Il  conflitto   rappresentava   per  i   massoni   il  compimento  del Risorgimento e la sua evoluzione verso un «Mondo nuovo» dominato dalla democrazia e dall’armonia tra i popoli. Ma il nazionalismo sempre più radicale avrebbe dominato i massoni\, che sarebbero giunti all’appuntamento con il dopoguerra profondamente trasformati\, al pari dello Stato\nliberale  che avevano contribuito  a creare.  Attraverso un’approfondita analisi dei documenti disponibili e in gran parte inediti\, questo libro vuole dare un contributo significativo alla comprensione di quel particolare periodo della nostra storia\, ricostruendo le complicate dinamiche delle Obbedienze massoniche nazionali.\nIndice\nIntroduzione; 1. Cosmopolitismo e patriottismo; 2. La Massoneria nella neutralità (1914); 3.\nIntervento e impegno in guerra (1915-1916); 4. La Caporetto massonica (1917); 5. Verso il “Mondo\nNuovo” (1918); Conclusioni; Bibliografia e fonti; Indice dei nomi.\nMarco Cuzzi  insegna Storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano. Si è occupato di storia del fascismo e delle vicende legate al confine orientale d’Italia. Da diverso tempo studia la storia della massoneria italiana\, ed è membro di diversi comitati scientifici. Tra le sue pubblicazioni:\nL’occupazione italiana della Slovenia  (1998)\,\nL’internazionale della Camicie nere. I CAUR (2006)\,\nIstria\, Quarnero\, Dalmazia. Storia di una regione contesa\n (2009). Tra gli altri studi si ricordano:\nSui campi di Borgogna. I volontari garibaldini nelle Argonne (2015) e Cibo di guerra. Sofferenze e privazioni nell’Italia dei conflitti mondiali (2015).
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SUMMARY:Le biblioteche nell’Italia fascista\, di Carlo De Maria
DESCRIPTION:Martedì 6 giugno\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Le biblioteche nell’Italia fascista\, di Carlo De Maria\, Biblion\, 2016. Intervengono: Alessio Gagliardi\, Antonella Meniconi\, Alberto Petrucciani. Coordina: Patrizia Rusciani. Sarà presente l’autore. \nLa politica bibliotecaria\, l’amministrazione delle biblioteche\, il controllo e la promozione della pubblica lettura rappresentano alcuni di quei «problemi specifici» che vanno adeguatamente approfonditi per ricostruire in maniera dinamica la realtà storica del regime fascista. L’attenzione inedita che il fascismo dedicò a tutte le biblioteche – da quelle governative\, a quelle comunali e provinciali\, fino alle minuscole “bibliotechine” scolastiche e rurali – trovava una precisa ragione nella complessa «funzione nazionale» che a esse veniva assegnata\, nella quale si sommavano motivi di prestigio\, di formazione culturale e di controllo sociale. Per molti versi\, il governo fascista accolse per la prima volta esigenze ampiamente sentite dagli operatori delle biblioteche italiane\, confermando una volta di più la necessità storiografica di riflettere sulle esperienze professionali delle élites tecnico-specialistiche e sul loro rapporto con la politica durante il ventennio fascista. Negli anni Trenta la riorganizzazione delle biblioteche popolari e il nuovo impulso dato alle soprintendenze bibliografiche delinearono “una via italiana alla biblioteca pubblica”\, che rimaneva\, tuttavia\, inevitabilmente staccata da ogni idea di autonomia locale\, allontanando drasticamente l’esperienza italiana dal modello anglosassone della public library. \nCarlo De Maria dirige l’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Forlì-Cesena. Ha insegnato nelle università di Bologna\, Venezia e del Salento. Fa parte del comitato scientifico che sovrintende all’Edizione dell’Epistolario di Aldo Capitini\, è membro del comitato editoriale di “E-Review”\, rivista elettronica degli Istituti storici emiliano-romagnoli\, e del comitato scientifico dell’Archivio Famiglia Berneri di Reggio Emilia. Dal 2011 presiede l\’Associazione Clionet\, di cui è socio fondatore. Si è occupato di storia del socialismo\, associazionismo popolare\, lavoro di comunità. Tra le pubblicazioni più recenti: Lavoro di comunità e ricostruzione civile in Italia (2015)\, L\’anarchismo italiano. Storia e storiografia (2016\, con Giampietro Berti) e Sulla storia del socialismo\, oggi\, in Italia. Ricerche in corso e riflessioni storiografiche (2015).
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SUMMARY:L’altra metà dell’Europa. Dalla Grande Guerra ai giorni nostri\, di Francesco Guida
DESCRIPTION:Mercoledì 31 maggio\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume L’altra metà dell’Europa. Dalla Grande Guerra ai giorni nostri\, di Francesco Guida. Intervengono: Federigo Argentieri\, Rita Tolomeo. Coordina: Renato Moro. Sarà presente l’autore. \nLe vicende tra la prima e la seconda guerra mondiale\, il mezzo secolo di socialismo reale vissuto all’ombra di Mosca\, gli ultimi decenni che hanno portato all’ammissione nell’Unione europea: oggi l’Europa centro-orientale non è più una periferia\, come a lungo è stata considerata. \nFrancesco Guida è professore ordinario di Storia dell’Europa centro-orientale all’Università Roma Tre e direttore del Dipartimento di Scienze politiche. Ha insegnato nelle università di Roma La Sapienza e Venezia. È Presidente dell’Associazione Italiana di Studi del Sud-Est Europeo (AISSEE)\, affiliata all’Association Internationale d’Etudes du Sud-Est Européen. Tra le sue pubblicazioni più recenti: La Romania contemporanea. Momenti e questioni di storia (Milano 2002); La Russia e l’Europa centro-orientale 1815-1914 (Roma 2003); Romania (Milano 2009²).
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SUMMARY:Bianco e Nero. L’Istituto Nazionale Luce e l’immaginario del fascismo (1924-1940) di Daniela Calanca
DESCRIPTION:Martedì 30 maggio\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, nell’ambito del “Maggio dei libri” 2017\, sarà presentato il volume Bianco e Nero. L’Istituto Nazionale Luce e l’immaginario del fascismo (1924-1940) di Daniela Calanca\, Bononia University Press\, 2016. Intervengono: Gianluca Braschi\, Claudio Siniscalchi\, Maurizio Zinni. Coordina: Patrizia Rusciani. Sarà presente l’autrice. \nA partire dalla metà degli anni Venti\, il fascismo riconosce nel cinema il mezzo d’espressione più efficace per comunicare con le masse ormai protagoniste della vita politica e sociale\, e affida all’Istituto Luce la diffusione della propria civiltà cinematografica. Una puntuale ricostruzione storica delle pratiche politiche\, economiche e socio-culturali dell’Istituto rappresenta quindi una via maestra per svelare le modalità di formazione dell’ideologia dello stato totalitario nel loro concreto svolgimento. Il volume\, attraverso l’analisi dei documenti (cartacei e visivi) contenuti nell’Archivio privato di famiglia del marchese Giacomo Paulucci di Calboli Barone (1887-1961)\, figura chiave nel processo di modernizzazione e fascistizzazione della cinematografia e Presidente dell’Istituto Luce dal 1933 al 1940\, delinea la parabola del Luce e assume la sua storia come perno di una riflessione analitica tesa a ricomporre il significato della cultura e dell’immaginario del regime nel contesto nazionale e internazionale.  \nDaniela Calanca è ricercatore confermato di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell’Università di Bologna. Per i tipi di Bononia University Press ha pubblicato: Legami. Relazioni familiari nel Novecento (2004); Non ho l’età. Giovani moderni negli anni della rivoluzione (2008); Identità familiari 1920-1980 (2008); con C. Ravara Montebelli\, Ville al mare tra Romagna e Italia (1861-1918) (2013); Storia sociale della moda contemporanea (2014).
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SUMMARY:Soggettività dissonanti. Di rivoluzioni\, femminismi e violenza politica nella memoria di un gruppo di ex militanti di Lotta continua
DESCRIPTION:Venerdì 26 maggio\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Via M. Caetani\, 32\, Roma)\, nell’ambito del “Maggio dei libri” 2017\, si presenta\, in collaborazione con la Società italiana delle storiche\, il volume di Stefania Voli\, Soggettività dissonanti. Di rivoluzioni\, femminismi e violenza politica nella memoria di un gruppo di ex militanti di Lotta continua. Intervengono: Teresa Bertilotti\, Paola Stelliferi. Coordina: Bruno Bonomo. \nAttraverso i racconti di un gruppo di ex attivisti del gruppo della sinistra extraparlamentare Lotta continua il lavoro ripercorre il ciclo di mobilitazione che ha attraversato l’Italia negli anni Settanta\, alla ricerca delle intersezioni tra eventi collettivi ed esperienze soggettive. Il testo si sofferma su due temi considerati crinali di una controversa memoria condivisa: da una parte la violenza politica\, dall’altra il neo-femminismo. Due passaggi cruciali nel percorso di soggettivazione delle singole e dei singoli\, i cui effetti sono ritracciabili anche osservando gli esiti individuali e collettivi della “smobilitazione”. \nStefania Voli è dottore di ricerca in Storia delle donne e delle identità di genere in Età Moderna e Contemporanea (Università L’“Orientale” di Napoli)\, con una tesi vincitrice del Premio nazionale di storia contemporanea “Luigi Di Rosa 2012” oltre che del Premio “Città di Firenze 2014”. È membro della commissione del Direttivo della Società Italiana delle Storiche e della commissione della Scuola estiva.
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SUMMARY:Gramsci chi? Dicono di lui\, a cura di Lelio La Porta
DESCRIPTION:Giovedì 25 maggio\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Via M. Caetani\, 32\, Roma)\, si presenta il volume Gramsci chi? Dicono di lui\,  a cura di Lelio La Porta (Bordeaux edizioni\, 2017).\nIntervengono: Orlando Franceschelli\, Bruno Gravagnuolo. Coordina: Manuela Ausilio \nGiovedì 25 maggio 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, nell’ambito del “Maggio dei libri” 2017 sarà presentato il volume Gramsci chi? Dicono di lui a cura di Lelio La Porta\, Bordeaux\, 2017. Intervengono: Orlando Franceschelli\, Bruno Gravagnuolo. Coordina: Manuela Ausilio. Sarà presente il curatore. \nTradotto\, amato e studiato all’estero come uno tra i più importanti pensatori del xx secolo\, Antonio Gramsci è quasi misconosciuto – e talvolta colpevolmente dimenticato – nel paese che gli ha dato i natali. A ottant’anni dalla morte artisti\, giornalisti\, politici e studiosi (non necessariamente schierati con Gramsci) tornano al suo pensiero come si torna alle origini\, riscoprendo quanto del suo vastissimo e straordinario lascito intellettuale sia ancora oggi parte integrante delle categorie storiche e filosofiche imperanti\, nonché punto di partenza per qualsiasi visione alternativa della nostra società. Una raccolta di interventi utili per avvicinarsi al pensiero del grande sardo\, che diede la propria vita nel tentativo di trasformare questo «mondo grande\, terribile e complicato». \nScritti di: Giorgio Baratta\, Enrico Berlinguer\, Joseph A. Buttigieg\, Benedetto Croce\, Giuseppe Fiori\, Simonetta Fiori\, Dario Fo\, Orlando Franceschelli\, Piero Gobetti\, Antonio Gramsci jr.\, Bruno Gravagnuolo\, Emilio Lussu\, Mimma Paulesu Quercioli\, Giuseppe Prestipino\, Camilla Ravera\, Antonio A. Santucci\, Paolo Spriano\, Palmiro Togliatti\, Aldo Tortorella. \nLelio La Porta\, docente nei Licei\, collaboratore di “Critica marxista”\, è autore di Etica e rivoluzione nel giovane Lukács (1991)\, Arendt\, Berlin\, Strauss. Filosofia politica del Novecento (1997)\, Antonio Gramsci e Hannah Arendt. Per amore del mondo grande\, terribile e complicato (2010) e Hannah Arendt. Il problema storico della libertà (2017). Ha redatto diverse voci del Dizionario gramsciano (a cura di G. Liguori e P. Voza\, 2009)\, ha curato Un Gramsci per le nostre scuole. Antologia (2016) e\, insieme a Giuseppe Prestipino\, I Quaderni del carcere di Antonio Gramsci. Un’antologia (2014).
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SUMMARY:Alessandro Torlonia. The Pope’s Banker\, di Daniela Felisini
DESCRIPTION:Mercoledì 24\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Alessandro Torlonia. The Pope’s Banker\, di Daniela Felisini (Palgrave\,   2016).\nIntervengono:  Pierluigi   Ciocca\, Marco   Meriggi\,\nGiuseppe Monsagrati. Coordina: Patrizia Rusciani\nIl libro racconta la vita e le opere di uno dei massimi banchieri italiani dell’Ottocento\, Alessandro\nTorlonia (1800-1886).  Attraverso la narrazione delle sue imprese finanziarie ed imprenditoriali\, si\nparla dell’economia e della politica nel XIX secolo\, della crescita dei mercati finanziari europei e\ndel declino del potere papale durante il Risorgimento italiano. Il saggio si basa su una rigorosa\nricerca storica che utilizza fonti originali come i documenti Archivum Secretum Vaticanum e altri\ndocumenti ufficiali\, gli archivi della famiglia Torlonia e della banca Rothschild di Parigi\, memorie\, corrispondenze e stampa periodica. Il volume ci fa conoscere un Alessandro Torlonia dai molti volti\, uno dei personaggi più complessi e influenti della vita economica italiana del XIX secolo.\nL’autrice analizza criticamente la storia finanziaria del papato: un’area di grande interesse data la\nnotorietà dei rapporti tra la Santa Sede e i suoi banchieri nei secoli XX e XXI. Argomenti focali\ncome la storia delle élites e la storia dei mercati finanziari europei rappresentano inoltre un sicuro\ncampo di interesse interdisciplinare per studiosi e ricercatori.\nDaniela Felisini insegna Storia Economica presso il Dipartimento di SPFS dell’Università degli Studi di\nRoma   “Tor   Vergata”;   è   titolare   di   una   Cattedra   Jean   Monnet   di   “Storia   economica   dell’Europa contemporanea” e Coordinatrice del Corso di Laurea Magistrale in Storia. Autrice di numerosi studi\nsull’economia romana nell’Ottocento\, ha pubblicato saggi sulla storia bancaria\, sul ruolo dello Stato\nnell’economia\, sui gruppi dirigenti dell’economia italiana\, sulle relazioni economiche internazionali e ha\ncurato gli scritti di alcuni noti economisti italiani.
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SUMMARY:Siciliani al fronte. Lettere dalla Grande Guerra
DESCRIPTION:Martedì 23 maggio 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\n(Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume\nSiciliani al fronte. Lettere dalla Grande Guerra\ndi Elena Riccio\, Carlo Verri (Istituto Poligrafico Europeo\, 2017).\nIntervengono: Giovanna Procacci\, Alessandra Staderini\nCoordina: Corrado Scibilia \nLa Prima guerra mondiale è l’evento epocale che segna l’inizio del Novecento. Questo volume si pone l’obiettivo di indagare l’impatto del conflitto sulla Sicilia nell’ambito di una rinnovata linea di ricerca. Cento anni fa\, nel 1917\, dopo Caporetto\, prese corpo una raccolta di lettere e altri testi di e su 23 militari siciliani\, mai pubblicata e qui presentata in edizione critica e accompagnata da un saggio di storia. Il libro dà conto di come la cosiddetta borghesia patriottica dell’isola visse e percepì l’inedita e sconvolgente esperienza bellica. \nElena Riccio\, dottoranda in Studi letterari\, filologico-linguistici e storico-culturali (Università di Palermo)\, si occupa di filologia italiana e metodi di analisi computazionale dei testi. \nCarlo Verri\, storico contemporaneista\, ha studiato l’uso pubblico della storia\, l’antifascismo\, i rapporti stato-chiesa subito dopo l’Unità d’Italia e vari temi di storia siciliana; ha in corso una ricerca sul movimento carlista in Spagna. Tra le ultime pubblicazioni: Guerra e libertà\n(XL edizioni\, 2011).
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SUMMARY:Festa d’aprile\, festa di maggio. La Resistenza\, la Liberazione\, il lavoro
DESCRIPTION:Sabato 13 maggio 2017\, alle ore 11.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, la Biblioteca e il Circolo Gianni Bosio presentano Festa d’aprile\, festa di maggio. La Resistenza\, la Liberazione\, il lavoro\, intervento musicale del coro Sabatoincanto diretto da Patrizia Nasini. \n Il coro Sabatoincanto\, una delle formazioni musicali del Circolo Gianni Bosio\, eseguono alcuni canti della tradizione popolare italiana:  1) Fischia il vento (1943); 2) E per la strada (ca. 1908); 3)    Partono gli emigranti (1974); 4) Amore mio non piangere (inizi XX sec.); 5) Dalle belle città (1944); 6) Padrone mio  (prima metà XX sec.); 7) Oltre il ponte (1958); 8) Ignoranti senza scuole (prima metà XX sec.); 9) Festa d’aprile (1948); 10)  Macchinista\, macchinista (prima metà XX sec.); 11)  Procurad’e moderare (fine XVIII sec.). \nFischia il vento e Dalle belle città appartengono alla stagione resistenziale. La prima fu scritta dal medico ligure Felice Cascione\, comandante partigiano nella zona d’Albenga\, catturato e fucilato agli inizi del 1944 e decorato con medaglia d’oro alla memoria; la seconda fu scritta nel marzo 1944   da Emilio Casalini “Cini” e musicata da Angelo Rossi “Lanfranco”\, partigiani combattenti nell’Appennino ligure-piemontese. Anche Festa d’aprile e Oltre il ponte fanno riferimento all’esperienza resistenziale ma furono scritte nel dopoguerra\, rispettivamente da Franco Antonicelli e Italo Calvino\, entrambe su musiche di Sergio Liberovici\, uno dei fondatori del gruppo torinese Cantacronache. \nE per la strada\, Amore mio non piangere\, Ignoranti senza scuole\, Macchinista\, macchinista rientrano nel repertorio dei canti di lavoro e di protesta composti rielaborando più antichi moduli musicali e diffusi agli inizi del Novecento soprattutto nell’Italia settentrionale. Padrone mio è un canto in dialetto pugliese conosciuto soprattutto nella versione fatta propria dal compositore e “cantastorie” Matteo Salvatore (1925-2005). Partono gli emigranti è una delle numerose canzoni di protesta composte negli ’70 del Noveento dal cantautore pisano Alfredo Bandelli (1945-1994).  Procurad’e moderare\, infine\, è un canto di denuncia antifeudale scritto dal magistrato Francesco Ignazio Mannu durante i moti rivoluzionari del 1794-1796.
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SUMMARY:Rovesci della fortuna. La minoranza italiana in Libia dalla Seconda guerra mondiale all’espulsione 1940-1970 a cura di Francesca Di Giulio\, Federico Cresti
DESCRIPTION:Mercoledì 10 maggio 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Rovesci della fortuna. La minoranza italiana in Libia dalla Seconda guerra mondiale all’espulsione 1940-1970 a cura di Francesca Di Giulio\, Federico Cresti. Contributi di Luigi Candreva\, Stefania De Nardis\, Francesca Di Giulio\, Chiara Loschi\, Luigi Scoppola Iacopini\, Aracne\, 2016. Intervengono: Pierluigi Valsecchi e Raphael Luzon. Coordina: Albertina Vittoria. Saranno presenti i curatori. \nL’opera è frutto di una ricerca sulla presenza e sul ruolo delle minoranze nella storia dei paesi dell’Africa mediterranea e saheliana. In una prospettiva cronologica\, che prende in considerazione sia il periodo coloniale che una contemporaneità più vicina ai giorni nostri\, i saggi raccolti esaminano alcuni casi paradigmatici di gruppi minoritari (non solamente in senso etnico\, linguistico o religioso\, ma anche politico) dell’Egitto\, della Libia\, della Tunisia e della Mauritania. Tra accettazione e rifiuto di uno statuto minoritario\, tra affermazione orgogliosa di appartenenza e fuga\, tra conflitti e crisi che mettono in discussione democrazia e diritti di cittadinanza\, il volume contribuisce alla conoscenza del ruolo politico delle minoranze in questi paesi: nella vicenda dell’Africa contemporanea la questione del pluralismo e delle contraddizioni generate dalla presenza di minoranze all’interno di compagini socio–politiche che fanno riferimento all’islàm sunnita e all’arabismo\, come fondamenti dello stato\, appare oggi come uno dei punti centrali del dibattito politico e della riflessione storica. \nFrancesca Di Giulio è dottore di ricerca in Storia dell’Europa. I suoi interessi di ricerca riguardano le relazioni dell’Italia nell’area mediorientale e africana\, la tutela europea dei diritti dell’uomo con particolare riferimento ai processi di esclusione sociale delle minoranze e il dialogo interreligioso nel bacino del Mediterraneo. Fra le sue pubblicazioni Religious and Ethnic Identities in the FirstWorldWar Macedonia: Perspectives from the Holy See Diplomacy’s\, in A. Biagini & G. Motta (eds)\, 2014; Empires and Nations from the Eighteenth to the Twentieth Centuries: Volume 2\, Cambridge Scholars Publishing; Il Fronte Orientale durante la Grande Guerra attraverso le memorie di Luigi Villari\, in Le operazioni interforze e multinazionali nella storia militare\, Acta\, 39° Congresso della Commissione Internazionale di Storia Militare\, Torino 1–6 settembre 2013. \nFederico Cresti insegna Storia dell’Africa e Storia dei paesi dell’Africa mediterranea e del Medio oriente presso il Dipartimento di scienze politiche e sociali dell’università di Catania\, dove dirige il Centro per gli studi sul mondo islamico mediterraneo e l’Africa. Il suo ambito di ricerca prevalente è quello dell’Africa in età moderna e contemporanea\, con un interesse particolare per la storia della colonizzazione dei paesi del Maghreb e per la storia della Libia. Tra le sue pubblicazioni: Iniziativa coloniale e conflitto religioso in Algeria\, 1991; Oasi di italianità. La Libia della colonizzazione agraria tra fascismo\, guerra e indipendenza (1935-1959)\, 1996; Non desiderare la terra d’altri\, 2011; Storia della Libia contemporanea (con M. Cricco)\, 2012.
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