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SUMMARY:Collaborazionismo e Gerarchie sindacali\, di Ubaldo Formentini
DESCRIPTION:Martedì 24 ottobre 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\n(Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, saranno presentati i volumi\nCollaborazionismo e Gerarchie sindacali\, di Ubaldo\nFormentini\, con postfazioni di Paolo Tirelli\, Edizioni di Storia e Letteratura. Ne parlano con il curatore:\nPaolo Di Paolo\, Francesco Perfetti.\nNell’ampia pubblicistica politica del lunigianese e spezzino di adozione Ubaldo Formentini (articoli e saggi\nsulla stampa socialista locale e regionale e\, specie fra il 1911 e il 1920\, sul settimanale di Gaetano Salvemini\n“L’Unità”)\, insieme agli altri testi comparsi nei primi periodici di Piero Gobetti (“Energie nove” e “Rivoluzione liberale”)\, Collaborazionismo e Gerarchie sindacali\, titoli editi su iniziativa dello stesso giovanissimo intellettuale torinese\, rivelano una loro specificità.\nCollaborazionismo (settembre 1922) perché\, almeno in parte\, non cela fini teoretici sulla crisi della\nsovranità dei principali istituti di diritto pubblico\, crisi maturata durante la grande guerra e subito dopo la sua conclusione e innescata dal potere crescente di nuovi soggetti collettivi (funzionari ministeriali\, burocrazie\nsindacali\, organizzazioni padronali e organizzazioni della classe lavora-trice). Ma Formentini non vi omette\nanche una spigolosa critica\, di matrice liberista\, a cooperative e sindacati socialisti riformisti.\nGerarchie sindacali (gennaio-aprile 1923) perché\, malgrado le diverse dichiarazioni dell’autore\, svela non poca sostanza politica lì dove il testo risulta scritto dopo le «esperienze iniziali del governo fascista»\, dove riconosce un «rapporto di discendenza fra il socialismo e il fascismo»\, dove sottolinea l’attenzione che socialismo e fascismo hanno avuto e hanno per l’organizzazione sindacale\, che coinvolge grandi masse. Per il fascismo al potere\, poi\, il principio gerarchico\, che connota il sindacalismo nazionale\, rappresenta una stabilizzazione certa del regime.\nUbaldo Formentini (1880-1958) è stato uno storico\, archeologo\, politico e intellettuale italiano. Laureato in\ngiurisprudenza all’Università di Pisa nel 1902\, con una tesi sulla tutela del patrimonio artistico\, nello stesso anno si iscrisse al Partito socialista\, iniziando un’attività giornalistica nel settimanale socialista spezzino «Libera parola» (1903-1921)\, di cui fu redattore e poi fino al 1909 direttore. Dal 1912 aveva iniziato a collaborare con Gaetano Salvemini\, scrivendo di politica internazionale su «L’Unità» e aderendo dopo la guerra alla Lega democratica. Dal 1919 iniziò a collaborare con Piero Gobetti\, scrivendo su «Energie nove» (1919) e «La rivoluzione liberale» (1922-1923). Nel 1923\, fu nominato direttore della Biblioteca civica e del Museo della Spezia\, carica che conservò fino alla morte. Il Museo\ncivico è stato poi intitolato al suo nome. Si dedicò quindi agli studi di archeologia\, storia e storia dell’arte della Liguria e della Lunigiana\, cui riservò numerose pubblicazioni. Nel 1929 conseguì la libera docenza in Storia medievale e moderna; presso l’Università di Genova tenne per incarico\, per qualche anno\, l’insegnamento di Storia dell’arte.
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LOCATION:Biblioteca di storia moderna e contemporanea\, Via Michelangelo Caetani\, 32\, Roma\, 00186\, Italia
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SUMMARY:La mafia dimenticata. La criminalità organizzata in Sicilia dall’Unità d’Italia ai primi del Novecento
DESCRIPTION:Martedì 17 ottobre 2017\, alle ore 17.00\, presso la\nBiblioteca di storia moderna e contemporanea\n(Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà   presentato   il  volume\nLa mafia dimenticata. La criminalità organizzata in\nSicilia dall’Unità d’Italia ai primi del Novecento. Le inchieste\, i processi. Un documento storico\ndi Umberto Santino\, Melampo\, 2017. Intervengono:\nFranca Imbergamo\, Antonio La Spina\, Piergiorgio Morosini. Coordina:  Enzo Ciconte.\nSarà presente l’autore.\nIn queste pagine si incontrano boss che raccontano guerre di mafia\, donne e familiari di vittime che chiedono giustizia\, politici e aristocratici che testimoniano a difesa dei mafiosi\, dando un’immagine della genesi della mafia finora in larga parte inedita o non adeguatamente rappresentata. Qui si pubblicano per la prima volta integralmente i rapporti redatti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento dal questore di Palermo Ermanno Sangiorgi\, che tracciò un profilo della mafia che somiglia molto a quello che sarebbe emerso novant’anni dopo con le rivelazioni dei collaboratori di giustizia: un’associazione strutturata\, con capi\, gregari e un vasto sistema di relazioni. Ne emerge un quadro   completo   della   criminalità   organizzata   dall’Unità   d’Italia   ai   primi   del   Novecento\,   del contesto in cui si svolgevano il lavoro investigativo e i processi e in cui maturavano le prime lotte sociali\, tra l’accavallarsi dei delitti e l’intrecciarsi delle complicità\, anche all’interno delle istituzioni.\nEppure per decenni l’esistenza stessa della mafia in Sicilia venne negata e quei preziosi documenti\nfurono   dimenticati   a   lungo   negli   archivi   di   Stato.   Nel  libro\,   oltre   alle   relazioni   del   questore Sangiorgi\, con gli allegati\, viene pubblicato un documento che si riteneva introvabile: la “bolla di\ncomponenda” con cui la Chiesa cattolica condonava i reati dietro versamento di una somma di\ndenaro.
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SUMMARY:La Fiamma dimezzata. Almirante e la scissione di Democrazia Nazionale\, di Giuseppe   Parlato
DESCRIPTION:Venerdì   13   ottobre   2017\,   alle ore   17.00\,  presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume\nLa Fiamma dimezzata. Almirante e la scissione di Democrazia Nazionale\, di Giuseppe   Parlato (Luni\, 2017). Intervengono:  Simona   Colarizi\, Giuseppe Vacca. Coordina: Marco Paolino.\nSarà presente l’autore.\nÈ vero\, come si è detto per quarant’anni\, che la Democrazia cristiana provocò e finanziò la scissione\ndel 1976 nella quale più di metà dei parlamentari missini passarono a Democrazia Nazionale\, il nuovo partito moderato di destra? Quanto influì il dissenso dei moderati verso la linea politica di Almirante in quella scissione\, che in proporzione fu la più rilevante a livello parlamentare nella storia della Repubblica? Quanto fu determinante il discorso culturale che contrappose la scelta della democrazia perseguita dai moderati alle suggestioni aristocratiche e rivoluzionarie dei seguaci di\nEvola? Di tutto questo si parla in questo libro. Per la prima volta Parlato apre gli archivi del Msi alla\nricerca delle vere ragioni della scissione ma in realtà scrive la storia della destra italiana degli anni\nSettanta con tutte le illusioni e con le occasioni mancate che pesarono sulla successiva storia d’Italia. \nGiuseppe Parlato  è professore ordinario di Storia contemporanea alla Unint di Roma e presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice. Nel suo percorso di storia della destra italiana ha pubblicato\nFascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo italiano 1943-1948 e diversi saggi sull’identità culturale e politica della destra.
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SUMMARY:Storiografia e impegno civile. Studi sull’opera di Roberto Vivarelli\, a cura di Daniele Menozzi
DESCRIPTION:Giovedì 12 ottobre 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Storiografia e impegno civile. Studi sull’opera di Roberto Vivarelli\, a cura di Daniele Menozzi\, Viella\, 2017. Intervengono: Lucia Ceci\, Umberto Gentiloni\, Adriano Roccucci. Coordina: Patrizia Rusciani. Sarà presente il curatore. \nRoberto Vivarelli (1929-2014) ha segnato\, con i suoi studi storici e le sue riflessioni storiografiche\, ma anche con la sua intensa partecipazione al dibattito pubblico sul ruolo della cultura storica nello sviluppo della vita civile della Repubblica e\, più in generale\, della società occidentale\, una significativa stagione della vita intellettuale del nostro paese. \nLa Scuola Normale Superiore\, dove il professore senese ha speso buona parte del suo impegno scientifico e didattico\, ha voluto ricordarne\, a due anni dalla scomparsa\, la figura\, cercando\, coerentemente al proprio statuto\, di avviare una conoscenza della sua opera al di fuori delle polemiche che l’hanno spesso accompagnata. \nI contributi qui raccolti – redatti da studiosi che\, pur sotto diversi profili\, sono entrati in dialogo con le sue ricerche – ricostruiscono spassionatamente i tratti salienti del suo lavoro\, individuandone le motivazioni profonde e gli svolgimenti nel tempo.\nIndice: Daniele Menozzi\, Introduzione; Giovanni Orsina\, Il liberalismo eroico di Roberto Vivarelli; Paola Carlucci\, La questione contadina nella ricerca di Vivarelli: il “realismo” politico nell’Italia liberale; Giovanni Sabbatucci\, La crisi del sistema liberale: le origini lontane del fascismo; Loreto Di Nucci\, La crisi postbellica e la vittoria del fascismo; Ilaria Pavan\, Riflessione storiografica o autobiografia? Antisemitismo e storia del fascismo nell’opera di Roberto Vivarelli; Mauro Moretti\, Vivarelli fra Salvemini e Chabod. Note e documenti; Teodoro Tagliaferri\, Vivarelli\, Lord Acton e l’interpretazione Whig della storia; Roberto Pertici\, Il pensiero storico di Roberto Vivarelli; Daniele Menozzi\, La fine di una stagione \nDaniele Menozzi è professore ordinario di Storia contemporanea alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Tra le sue ultime pubblicazioni\, Chiesa e diritti umani (il Mulino\, 2012)\, “Giudaica perfidia”. Uno stereotipo antisemita fra liturgia e storia (il Mulino\, 2014) e I papi e il moderno (Morcelliana\, 2016).
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SUMMARY:Le pubblicazioni dell’Istituto per l’Europa orientale. Catalogo storico (1921-1944)\, di Gabriele Mazzitelli
DESCRIPTION:Mercoledì 11 ottobre 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume Le pubblicazioni dell’Istituto per l’Europa orientale. Catalogo storico (1921-1944)\ndi Gabriele   Mazzitelli\, Firenze   University   Press\,   2016.\nIntervengono: Cesare G. De Michelis\, Francesco Leoncini\,\nAlberto Petrucciani; coordina: Federigo Argentieri.\nSarà presente l’autore.\nNella prima parte del volume si ricostruisce\, anche sulla base di materiale d’archivio\, la storia dell’Istituto per l’Europa orientale (Ipeo)\, fondato a Rom a nel 1921\, la cui attività fu caratterizzata da una notevole produzione editoriale che si lega strettamente alla nascita e allo sviluppo della slavistica italiana. Malgrado l’inevitabile convivenza con il fascismo e il piegarsi in qualche modo a una linea di condotta che soprattutto negli anni Trenta affiancò la politica del regime\, l’attività dell’Ipeo fu improntata a un sincero desiderio di diffondere soprattutto la conoscenza di un mondo per molti aspetti ancora poco conosciuto nel contesto italiano. L’Ipeo operò fino alla fine della seconda guerra mondiale\, quando nel mutato contesto geopolitico determinato dalla fine del\nconflitto\, vennero meno i finanziamenti governativi e anche i presupposti politici e culturali che ne\navevano favorito la nascita. La seconda parte del volume è occupata dal Catalogo generale alfabetico di tutte le pubblicazioni dell’IPEO\, corredato da un Catalogo cronologico e dall’Indice degli autori\, curatori\, traduttori e prefatori.
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SUMMARY:La difficile giustizia. I processi per crimini di guerra tedeschi in Italia\, 1943-2013\, di Marco De Paolis\, Paolo Pezzino
DESCRIPTION:Venerdì 6 ottobre 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\n(Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume La difficile giustizia. I processi per crimini di guerra tedeschi in Italia\, 1943-2013\, di Marco De Paolis\, Paolo Pezzino (Viella\, 2016). Intervengono: Agostino   Bistarelli\, Guido Calvi\,\nMaurizio Cosentino. Coordina: Patrizia Rusciani.\nSaranno presenti gli autori.\nAl termine del secondo conflitto mondiale\, l’individuazione degli autori dei gravi crimini commessi\ndurante l’occupazione tedesca in Italia contro le popolazioni civili rimase circoscritta a pochi casi\neclatanti: gli Alleati abbandonarono il progetto di punire i massimi responsabili delle forze armate tedesche in Italia\, e gli italiani\, a parte poche condanne (Kappler per le Fosse Ardeatine\, Reder per Marzabotto e altri eccidi)\, ben presto posero fine a quella stagione processuale. Una nuova se ne aprì invece dopo la scoperta\, nel 1994\, di quello che una felice intuizione giornalistica definì l’“armadio della vergogna”: in realtà una stanza di Palazzo Cesi\, a Roma\, sede della Procura\ngenerale militare\, in cui erano conservati centinaia di fascicoli giudiziari sui crimini di guerra commessi sulla popolazione italiana tra il 1943 e il 1945\, illegalmente archiviati dal procuratore generale militare nel 1960.\nRagion di Stato\, protezione dei criminali di guerra italiani\, culture militari poco sensibili al tema\ndella difesa dei civili in guerra\, e attente a proteggere in ogni caso l’immunità dei combattenti in divisa: queste alcune delle cause di una giustizia limitata\, tardiva e quindi negata. \nMarco De Paolis ha diretto la Procura militare della Repubblica di La Spezia dal 2002 al 2008\, e qui ha\nistruito oltre 450 procedimenti per crimini di guerra durante il secondo conflitto mondiale. È stato pubblico\nministero\, tra gli altri\, nei processi per le stragi nazifasciste di Sant’Anna di Stazzema\, Civitella Val di\nChiana\, Monte Sole-Marzabotto\, e per l’eccidio di Cefalonia. Attualmente dirige la Procura militare della\nRepubblica di Roma. \nPaolo Pezzino ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Pisa ed è stato consulente tecnico della\nProcura militare di La Spezia nelle indagini sulle stragi nazifasciste in Italia. Coordina il Comitato scientifico\ndel progetto per un Atlante delle stragi nazifasciste in Italia\, promosso dall’Associazione nazionale dei\npartigiani d’Italia e dall’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia.
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SUMMARY:Come alla volontà piace
DESCRIPTION:Mercoledì 4 ottobre 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Come alla volontà piace. Scritti sulla Rivoluzione russa\, di Antonio Gramsci\, a cura di Guido Liguori\, Castelvecchi\, 2017. Intervengono: Alexander Höbel\, Leonardo Rapone\, Maria Luisa Righi. Coordina: Rosanna De Longis Sarà presente il curatore. \nLa Rivoluzione russa del 1917 ha inciso profondamente sulla storia del Novecento. E anche sulla vita di Antonio Gramsci\, giovane sardo emigrato a Torino e giornalista socialista. Formatosi nel clima antipositivistico del tempo\, egli ha al centro del proprio bagaglio culturale l’importanza della sogget­tività e della volontà. È questa formazione a permettergli di entrare in sintonia con il pensiero e l’azione di Lenin\, che contro tutte le previsioni del marxismo or­todosso\, oggettivista e determinista\, realizza la rivoluzione nel suo Paese. Gramsci diviene così uno dei più originali osservatori dei fatti di Russia. Quasi dieci anni dopo\, nel 1926\, però\, il suo sguardo sarà ben più preoccupato e critico\, come ap­pare dallo scambio epistolare con Palmiro Togliatti\, qui riportato in appendice. \nAntonio Gramsci\, nato nel 1891 in Sardegna\, divenuto militante socialista a Torino\, partecipò nel 1921 alla fondazione del Partito comunista\, di cui divenne segretario nel 1924. Arrestato dal fascismo nel 1926 e condannato a vent’anni di carcere\, morì a Roma nel 1937. Per i suoi Quaderni del carcere è considerato oggi il maggior pensatore italiano della modernità. \nGuido Liguori insegna Storia del pensiero politico contemporaneo all’Università della Calabria\, è presidente della International Gramsci Society Italia e capo-redattore della rivista di cultura politica “Critica Marxista”. I suoi interessi di studioso riguardano la storia del marxismo\, il pensiero socialista\, il pensiero politico italiano del Novecento\, il pensiero di Gramsci e la sua diffusione nel mondo. È autore tra l’altro di Sentieri gramsciani (2006); La morte del Pci (2009); Gramsci conteso. Interpretazioni\, dibattiti e polemiche 1922-2012 (2012); Berlinguer rivoluzionario. Il pensiero politico di un comunista  democratico (2014). Ha curato con P. Voza il Dizionario gramsciano 1926-1937 (2009).
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SUMMARY:La rivoluzione dietro l’angolo
DESCRIPTION:Giovedì 28 settembre 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume La Rivoluzione dietro l’angolo. Gli anarchici italiani e la Rivoluzione messicana\, 1910-1914\, di\n Michele Presutto (Editoriale Umbra\, 2017).\nIntervengono:\nRoberto   Carocci\, Matteo   Sanfilippo\, Maria   Rosaria   Stabili.\nCoordina: Alberto Sorbini \nSarà presente l’autore.\nIl 29 gennaio 1911 una banda di ribelli provenienti dai vicini Stati Uniti conquista il villaggio di frontiera Mexicali. Da quel momento in poi\, fino alla fine di giugno dello stesso anno\, cadono nelle mani dei magonisti\, anche Tecate e Tijuana. Dall’altra parte della frontiera\, negli\nslums delle grandi città\, nei cantieri ferroviari e soprattutto nei bacini minerari\, centinaia di immigrati italiani sognano la rivoluzione quando giunge loro la notizia che finalmente questa è scoppiata proprio dietro\nl’angolo\, a poca distanza da Los Angeles e da San Diego. Alcuni di essi partono subito per il Messico\, ma all’entusiasmo iniziale seguirà un’amara delusione: nel Messico\, sostengono\, non c’è alcuna rivoluzione! Tornati negli Stati Uniti dopo poco tempo cominciano una querelle che durerà a lungo e andrà ad influenzare non solo la solidarietà operaia nei confronti della Rivoluzione\nmessicana\, ma anche gli stessi rapporti interni alle varie anime del mondo sovversivo italiano in Nord America (e non solo). Attraverso i giornali dell’epoca e altre fonti\, l’autore ricostruisce una pagina di storia poco esplorata che getta nuova luce sulle relazioni interetniche tra italiani e messicani\, oltre che su quelle politiche tra le diverse fazioni sovversive\, all’alba del primo conflitto\nmondiale. Una discussione e un dibattito avvincente che vuole contribuire fattivamente a dare ulteriori significati all’uso (a volte abuso) del concetto di\ntransnazionalismo tanto in voga nella storiografia sul tema degli ultimi anni.\nMichele Presutto\, ricercatore indipendente\, è autore di diversi saggi su emigrazione e comportamenti politici degli emigranti italiani tra la fine dell’Ottocento e lo scoppio del primo conflitto mondiale. Tra gli altri:\nPrima dell’America.
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SUMMARY:Sfumature di rosso. La Rivoluzione russa nella politica italiana del Novecento\, a   cura   di Marco   Di   Maggio
DESCRIPTION:Mercoledì 14 giugno 2017\, alle ore 17.00\, in collaborazione con «Historia Magistra. Rivista di  storia critica»\, presso la Biblioteca di  storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume\nSfumature di rosso. La Rivoluzione russa nella politica italiana del Novecento\, a   cura   di Marco   Di   Maggio\, Accademia   University   Press\,   2017.\nIntervengono: Carlo Felice Casula\, Lucia Ceci.\nCoordina: Umberto Gentiloni.\nSarà presente l’autore.\nNel corso del XX secolo l’Italia è stato uno dei paesi dell’Occidente in cui il confronto politico e la\ndialettica fra le classi sociali ha assunto la più marcata connotazione ideologica. Questo alto livello\ndi   ideologizzazione   ha   fatto   sì   che   nelle   culture   politiche   italiane   si   stratificassero   molteplici concezioni e rappresentazioni della rivoluzione\, all’interno delle quali occupano un ruolo centrale quelle della Rivoluzione russa e\, in particolare\, di quella bolscevica dell’ottobre 1917.\nQuesto volume raccoglie una serie di ricerche sulle rappresentazioni della Rivoluzione russa nella\npolitica italiana del Novecento. Le rappresentazioni del 1917\, e quelle della forma di Stato e di governo   nata   dalla   Rivoluzione   rappresentano   un   punto   di   osservazione   sull’evoluzione   delle culture politiche\, delle loro relazioni e contrapposizioni\, della circolazione di idee e delle influenze reciproche. Dalla metà degli anni Venti fino al crollo dell’Unione Sovietica nel 1991\, gli eventi russi del 1917 e il “modello sovietico” diventano un termine di confronto\, un esempio a cui ispirarsi o\, comunque\, un elemento imprescindibile per tutte quelle correnti politiche e culturali che cercano di elaborare una lettura (positiva o negativa\, ideologica o più orientata all’analisi reale) della società di massa\, del capitalismo fordista\, del rapporto fra Stato e classi sociali e di quello fra interessi economici individuali e collettivi.
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SUMMARY:Il tramonto di una nazione. Retroscena di una fine\, di Ernesto Galli della Loggia.
DESCRIPTION:Giovedì   8   giugno   2017\, alle ore 17.30\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\n(Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Il tramonto di una nazione. Retroscena di una fine\, di Ernesto Galli della Loggia.\nNe parlano con l’autore:\nGiovanni Belardelli\, Stefano Feltri.\n«Una nazione al tramonto è un paese che non riesce più a crescere\, che si smaglia e si disunisce\, e che consuma una frattura con il proprio passato\, non riuscendo neppure più a immaginare un futuro. Smarrito il filo della sua vicenda novecentesca\, l’Italia odierna è in una condizione siffatta». Ernesto Galli della Loggia ha raccontato negli ultimi vent’anni la crisi del nostro paese in tutte le sue forme: la politica scossa dalla fine delle appartenenze e dal trionfo dell’antipolitica\, la società incapace di conciliare multiculturalità e salvaguardia della tradizione nazionale\, i valori cristiani indeboliti sotto il peso di innumerevoli tensioni. Passando in rassegna senza sconti tutti i sintomi di un malessere quotidiano – assenza di visione\ndella politica\, ristagno dell’economia\, una giustizia piena di ambiguità e dai tempi esasperanti\, un\nsistema d’istruzione che non riesce più a fungere da ascensore sociale\, il divario Nord-Sud che si aggrava –\, queste pagine restituiscono oggi un impietoso ritratto politico e sociale dell’Italia incapace di essere protagonista del proprio tempo. Una metamorfosi tale da indurre l’autore a una considerazione solo apparentemente paradossale: «Sono nato italiano ma mi viene da chiedermi\, a volte\, se morirò tale. Nella mia generazione\, quella che ha visto la luce durante o a ridosso della guerra\, sospetto proprio di non essere il solo che più o meno consapevolmente si pone una domanda\ncome questa».
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SUMMARY:Dal Risorgimento al Mondo nuovo. La massoneria italiana nella Prima guerra mondiale\, di Marco Cuzzi
DESCRIPTION:Mercoledì 7 giugno\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume “Dal Risorgimento al Mondo nuovo. La massoneria italiana nella Prima guerra mondiale” di  Marco Cuzzi Le Monnier\, 2017.\nIntervengono: Marco Gervasoni\, Giuseppe Parlato\, Carlo Ricotti. Coordina: Lauro Rossi.  \nLa massoneria italiana rappresentò uno dei protagonisti della Grande Guerra\, dall’impegno per\nl’intervento al conflitto a fianco dell’Intesa. Dal maggio 1915 i massoni si mobilitarono con tutte le\nloro «logge» nel cosiddetto «fronte interno»\, con azioni di propaganda e di solidarietà\, affiancando le autorità nell’individuazione degli elementi disfattisti e dei sabotatori\, e trasformandosi pertanto in una   sorta   di  «milizia  civile».   Il  conflitto   rappresentava   per  i   massoni   il  compimento  del Risorgimento e la sua evoluzione verso un «Mondo nuovo» dominato dalla democrazia e dall’armonia tra i popoli. Ma il nazionalismo sempre più radicale avrebbe dominato i massoni\, che sarebbero giunti all’appuntamento con il dopoguerra profondamente trasformati\, al pari dello Stato\nliberale  che avevano contribuito  a creare.  Attraverso un’approfondita analisi dei documenti disponibili e in gran parte inediti\, questo libro vuole dare un contributo significativo alla comprensione di quel particolare periodo della nostra storia\, ricostruendo le complicate dinamiche delle Obbedienze massoniche nazionali.\nIndice\nIntroduzione; 1. Cosmopolitismo e patriottismo; 2. La Massoneria nella neutralità (1914); 3.\nIntervento e impegno in guerra (1915-1916); 4. La Caporetto massonica (1917); 5. Verso il “Mondo\nNuovo” (1918); Conclusioni; Bibliografia e fonti; Indice dei nomi.\nMarco Cuzzi  insegna Storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano. Si è occupato di storia del fascismo e delle vicende legate al confine orientale d’Italia. Da diverso tempo studia la storia della massoneria italiana\, ed è membro di diversi comitati scientifici. Tra le sue pubblicazioni:\nL’occupazione italiana della Slovenia  (1998)\,\nL’internazionale della Camicie nere. I CAUR (2006)\,\nIstria\, Quarnero\, Dalmazia. Storia di una regione contesa\n (2009). Tra gli altri studi si ricordano:\nSui campi di Borgogna. I volontari garibaldini nelle Argonne (2015) e Cibo di guerra. Sofferenze e privazioni nell’Italia dei conflitti mondiali (2015).
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SUMMARY:Le biblioteche nell’Italia fascista\, di Carlo De Maria
DESCRIPTION:Martedì 6 giugno\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Le biblioteche nell’Italia fascista\, di Carlo De Maria\, Biblion\, 2016. Intervengono: Alessio Gagliardi\, Antonella Meniconi\, Alberto Petrucciani. Coordina: Patrizia Rusciani. Sarà presente l’autore. \nLa politica bibliotecaria\, l’amministrazione delle biblioteche\, il controllo e la promozione della pubblica lettura rappresentano alcuni di quei «problemi specifici» che vanno adeguatamente approfonditi per ricostruire in maniera dinamica la realtà storica del regime fascista. L’attenzione inedita che il fascismo dedicò a tutte le biblioteche – da quelle governative\, a quelle comunali e provinciali\, fino alle minuscole “bibliotechine” scolastiche e rurali – trovava una precisa ragione nella complessa «funzione nazionale» che a esse veniva assegnata\, nella quale si sommavano motivi di prestigio\, di formazione culturale e di controllo sociale. Per molti versi\, il governo fascista accolse per la prima volta esigenze ampiamente sentite dagli operatori delle biblioteche italiane\, confermando una volta di più la necessità storiografica di riflettere sulle esperienze professionali delle élites tecnico-specialistiche e sul loro rapporto con la politica durante il ventennio fascista. Negli anni Trenta la riorganizzazione delle biblioteche popolari e il nuovo impulso dato alle soprintendenze bibliografiche delinearono “una via italiana alla biblioteca pubblica”\, che rimaneva\, tuttavia\, inevitabilmente staccata da ogni idea di autonomia locale\, allontanando drasticamente l’esperienza italiana dal modello anglosassone della public library. \nCarlo De Maria dirige l’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Forlì-Cesena. Ha insegnato nelle università di Bologna\, Venezia e del Salento. Fa parte del comitato scientifico che sovrintende all’Edizione dell’Epistolario di Aldo Capitini\, è membro del comitato editoriale di “E-Review”\, rivista elettronica degli Istituti storici emiliano-romagnoli\, e del comitato scientifico dell’Archivio Famiglia Berneri di Reggio Emilia. Dal 2011 presiede l\’Associazione Clionet\, di cui è socio fondatore. Si è occupato di storia del socialismo\, associazionismo popolare\, lavoro di comunità. Tra le pubblicazioni più recenti: Lavoro di comunità e ricostruzione civile in Italia (2015)\, L\’anarchismo italiano. Storia e storiografia (2016\, con Giampietro Berti) e Sulla storia del socialismo\, oggi\, in Italia. Ricerche in corso e riflessioni storiografiche (2015).
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SUMMARY:L’altra metà dell’Europa. Dalla Grande Guerra ai giorni nostri\, di Francesco Guida
DESCRIPTION:Mercoledì 31 maggio\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume L’altra metà dell’Europa. Dalla Grande Guerra ai giorni nostri\, di Francesco Guida. Intervengono: Federigo Argentieri\, Rita Tolomeo. Coordina: Renato Moro. Sarà presente l’autore. \nLe vicende tra la prima e la seconda guerra mondiale\, il mezzo secolo di socialismo reale vissuto all’ombra di Mosca\, gli ultimi decenni che hanno portato all’ammissione nell’Unione europea: oggi l’Europa centro-orientale non è più una periferia\, come a lungo è stata considerata. \nFrancesco Guida è professore ordinario di Storia dell’Europa centro-orientale all’Università Roma Tre e direttore del Dipartimento di Scienze politiche. Ha insegnato nelle università di Roma La Sapienza e Venezia. È Presidente dell’Associazione Italiana di Studi del Sud-Est Europeo (AISSEE)\, affiliata all’Association Internationale d’Etudes du Sud-Est Européen. Tra le sue pubblicazioni più recenti: La Romania contemporanea. Momenti e questioni di storia (Milano 2002); La Russia e l’Europa centro-orientale 1815-1914 (Roma 2003); Romania (Milano 2009²).
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SUMMARY:Bianco e Nero. L’Istituto Nazionale Luce e l’immaginario del fascismo (1924-1940) di Daniela Calanca
DESCRIPTION:Martedì 30 maggio\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, nell’ambito del “Maggio dei libri” 2017\, sarà presentato il volume Bianco e Nero. L’Istituto Nazionale Luce e l’immaginario del fascismo (1924-1940) di Daniela Calanca\, Bononia University Press\, 2016. Intervengono: Gianluca Braschi\, Claudio Siniscalchi\, Maurizio Zinni. Coordina: Patrizia Rusciani. Sarà presente l’autrice. \nA partire dalla metà degli anni Venti\, il fascismo riconosce nel cinema il mezzo d’espressione più efficace per comunicare con le masse ormai protagoniste della vita politica e sociale\, e affida all’Istituto Luce la diffusione della propria civiltà cinematografica. Una puntuale ricostruzione storica delle pratiche politiche\, economiche e socio-culturali dell’Istituto rappresenta quindi una via maestra per svelare le modalità di formazione dell’ideologia dello stato totalitario nel loro concreto svolgimento. Il volume\, attraverso l’analisi dei documenti (cartacei e visivi) contenuti nell’Archivio privato di famiglia del marchese Giacomo Paulucci di Calboli Barone (1887-1961)\, figura chiave nel processo di modernizzazione e fascistizzazione della cinematografia e Presidente dell’Istituto Luce dal 1933 al 1940\, delinea la parabola del Luce e assume la sua storia come perno di una riflessione analitica tesa a ricomporre il significato della cultura e dell’immaginario del regime nel contesto nazionale e internazionale.  \nDaniela Calanca è ricercatore confermato di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell’Università di Bologna. Per i tipi di Bononia University Press ha pubblicato: Legami. Relazioni familiari nel Novecento (2004); Non ho l’età. Giovani moderni negli anni della rivoluzione (2008); Identità familiari 1920-1980 (2008); con C. Ravara Montebelli\, Ville al mare tra Romagna e Italia (1861-1918) (2013); Storia sociale della moda contemporanea (2014).
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SUMMARY:Soggettività dissonanti. Di rivoluzioni\, femminismi e violenza politica nella memoria di un gruppo di ex militanti di Lotta continua
DESCRIPTION:Venerdì 26 maggio\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Via M. Caetani\, 32\, Roma)\, nell’ambito del “Maggio dei libri” 2017\, si presenta\, in collaborazione con la Società italiana delle storiche\, il volume di Stefania Voli\, Soggettività dissonanti. Di rivoluzioni\, femminismi e violenza politica nella memoria di un gruppo di ex militanti di Lotta continua. Intervengono: Teresa Bertilotti\, Paola Stelliferi. Coordina: Bruno Bonomo. \nAttraverso i racconti di un gruppo di ex attivisti del gruppo della sinistra extraparlamentare Lotta continua il lavoro ripercorre il ciclo di mobilitazione che ha attraversato l’Italia negli anni Settanta\, alla ricerca delle intersezioni tra eventi collettivi ed esperienze soggettive. Il testo si sofferma su due temi considerati crinali di una controversa memoria condivisa: da una parte la violenza politica\, dall’altra il neo-femminismo. Due passaggi cruciali nel percorso di soggettivazione delle singole e dei singoli\, i cui effetti sono ritracciabili anche osservando gli esiti individuali e collettivi della “smobilitazione”. \nStefania Voli è dottore di ricerca in Storia delle donne e delle identità di genere in Età Moderna e Contemporanea (Università L’“Orientale” di Napoli)\, con una tesi vincitrice del Premio nazionale di storia contemporanea “Luigi Di Rosa 2012” oltre che del Premio “Città di Firenze 2014”. È membro della commissione del Direttivo della Società Italiana delle Storiche e della commissione della Scuola estiva.
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SUMMARY:Gramsci chi? Dicono di lui\, a cura di Lelio La Porta
DESCRIPTION:Giovedì 25 maggio\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Via M. Caetani\, 32\, Roma)\, si presenta il volume Gramsci chi? Dicono di lui\,  a cura di Lelio La Porta (Bordeaux edizioni\, 2017).\nIntervengono: Orlando Franceschelli\, Bruno Gravagnuolo. Coordina: Manuela Ausilio \nGiovedì 25 maggio 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, nell’ambito del “Maggio dei libri” 2017 sarà presentato il volume Gramsci chi? Dicono di lui a cura di Lelio La Porta\, Bordeaux\, 2017. Intervengono: Orlando Franceschelli\, Bruno Gravagnuolo. Coordina: Manuela Ausilio. Sarà presente il curatore. \nTradotto\, amato e studiato all’estero come uno tra i più importanti pensatori del xx secolo\, Antonio Gramsci è quasi misconosciuto – e talvolta colpevolmente dimenticato – nel paese che gli ha dato i natali. A ottant’anni dalla morte artisti\, giornalisti\, politici e studiosi (non necessariamente schierati con Gramsci) tornano al suo pensiero come si torna alle origini\, riscoprendo quanto del suo vastissimo e straordinario lascito intellettuale sia ancora oggi parte integrante delle categorie storiche e filosofiche imperanti\, nonché punto di partenza per qualsiasi visione alternativa della nostra società. Una raccolta di interventi utili per avvicinarsi al pensiero del grande sardo\, che diede la propria vita nel tentativo di trasformare questo «mondo grande\, terribile e complicato». \nScritti di: Giorgio Baratta\, Enrico Berlinguer\, Joseph A. Buttigieg\, Benedetto Croce\, Giuseppe Fiori\, Simonetta Fiori\, Dario Fo\, Orlando Franceschelli\, Piero Gobetti\, Antonio Gramsci jr.\, Bruno Gravagnuolo\, Emilio Lussu\, Mimma Paulesu Quercioli\, Giuseppe Prestipino\, Camilla Ravera\, Antonio A. Santucci\, Paolo Spriano\, Palmiro Togliatti\, Aldo Tortorella. \nLelio La Porta\, docente nei Licei\, collaboratore di “Critica marxista”\, è autore di Etica e rivoluzione nel giovane Lukács (1991)\, Arendt\, Berlin\, Strauss. Filosofia politica del Novecento (1997)\, Antonio Gramsci e Hannah Arendt. Per amore del mondo grande\, terribile e complicato (2010) e Hannah Arendt. Il problema storico della libertà (2017). Ha redatto diverse voci del Dizionario gramsciano (a cura di G. Liguori e P. Voza\, 2009)\, ha curato Un Gramsci per le nostre scuole. Antologia (2016) e\, insieme a Giuseppe Prestipino\, I Quaderni del carcere di Antonio Gramsci. Un’antologia (2014).
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SUMMARY:Alessandro Torlonia. The Pope’s Banker\, di Daniela Felisini
DESCRIPTION:Mercoledì 24\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Alessandro Torlonia. The Pope’s Banker\, di Daniela Felisini (Palgrave\,   2016).\nIntervengono:  Pierluigi   Ciocca\, Marco   Meriggi\,\nGiuseppe Monsagrati. Coordina: Patrizia Rusciani\nIl libro racconta la vita e le opere di uno dei massimi banchieri italiani dell’Ottocento\, Alessandro\nTorlonia (1800-1886).  Attraverso la narrazione delle sue imprese finanziarie ed imprenditoriali\, si\nparla dell’economia e della politica nel XIX secolo\, della crescita dei mercati finanziari europei e\ndel declino del potere papale durante il Risorgimento italiano. Il saggio si basa su una rigorosa\nricerca storica che utilizza fonti originali come i documenti Archivum Secretum Vaticanum e altri\ndocumenti ufficiali\, gli archivi della famiglia Torlonia e della banca Rothschild di Parigi\, memorie\, corrispondenze e stampa periodica. Il volume ci fa conoscere un Alessandro Torlonia dai molti volti\, uno dei personaggi più complessi e influenti della vita economica italiana del XIX secolo.\nL’autrice analizza criticamente la storia finanziaria del papato: un’area di grande interesse data la\nnotorietà dei rapporti tra la Santa Sede e i suoi banchieri nei secoli XX e XXI. Argomenti focali\ncome la storia delle élites e la storia dei mercati finanziari europei rappresentano inoltre un sicuro\ncampo di interesse interdisciplinare per studiosi e ricercatori.\nDaniela Felisini insegna Storia Economica presso il Dipartimento di SPFS dell’Università degli Studi di\nRoma   “Tor   Vergata”;   è   titolare   di   una   Cattedra   Jean   Monnet   di   “Storia   economica   dell’Europa contemporanea” e Coordinatrice del Corso di Laurea Magistrale in Storia. Autrice di numerosi studi\nsull’economia romana nell’Ottocento\, ha pubblicato saggi sulla storia bancaria\, sul ruolo dello Stato\nnell’economia\, sui gruppi dirigenti dell’economia italiana\, sulle relazioni economiche internazionali e ha\ncurato gli scritti di alcuni noti economisti italiani.
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SUMMARY:Siciliani al fronte. Lettere dalla Grande Guerra
DESCRIPTION:Martedì 23 maggio 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\n(Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume\nSiciliani al fronte. Lettere dalla Grande Guerra\ndi Elena Riccio\, Carlo Verri (Istituto Poligrafico Europeo\, 2017).\nIntervengono: Giovanna Procacci\, Alessandra Staderini\nCoordina: Corrado Scibilia \nLa Prima guerra mondiale è l’evento epocale che segna l’inizio del Novecento. Questo volume si pone l’obiettivo di indagare l’impatto del conflitto sulla Sicilia nell’ambito di una rinnovata linea di ricerca. Cento anni fa\, nel 1917\, dopo Caporetto\, prese corpo una raccolta di lettere e altri testi di e su 23 militari siciliani\, mai pubblicata e qui presentata in edizione critica e accompagnata da un saggio di storia. Il libro dà conto di come la cosiddetta borghesia patriottica dell’isola visse e percepì l’inedita e sconvolgente esperienza bellica. \nElena Riccio\, dottoranda in Studi letterari\, filologico-linguistici e storico-culturali (Università di Palermo)\, si occupa di filologia italiana e metodi di analisi computazionale dei testi. \nCarlo Verri\, storico contemporaneista\, ha studiato l’uso pubblico della storia\, l’antifascismo\, i rapporti stato-chiesa subito dopo l’Unità d’Italia e vari temi di storia siciliana; ha in corso una ricerca sul movimento carlista in Spagna. Tra le ultime pubblicazioni: Guerra e libertà\n(XL edizioni\, 2011).
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SUMMARY:Festa d’aprile\, festa di maggio. La Resistenza\, la Liberazione\, il lavoro
DESCRIPTION:Sabato 13 maggio 2017\, alle ore 11.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, la Biblioteca e il Circolo Gianni Bosio presentano Festa d’aprile\, festa di maggio. La Resistenza\, la Liberazione\, il lavoro\, intervento musicale del coro Sabatoincanto diretto da Patrizia Nasini. \n Il coro Sabatoincanto\, una delle formazioni musicali del Circolo Gianni Bosio\, eseguono alcuni canti della tradizione popolare italiana:  1) Fischia il vento (1943); 2) E per la strada (ca. 1908); 3)    Partono gli emigranti (1974); 4) Amore mio non piangere (inizi XX sec.); 5) Dalle belle città (1944); 6) Padrone mio  (prima metà XX sec.); 7) Oltre il ponte (1958); 8) Ignoranti senza scuole (prima metà XX sec.); 9) Festa d’aprile (1948); 10)  Macchinista\, macchinista (prima metà XX sec.); 11)  Procurad’e moderare (fine XVIII sec.). \nFischia il vento e Dalle belle città appartengono alla stagione resistenziale. La prima fu scritta dal medico ligure Felice Cascione\, comandante partigiano nella zona d’Albenga\, catturato e fucilato agli inizi del 1944 e decorato con medaglia d’oro alla memoria; la seconda fu scritta nel marzo 1944   da Emilio Casalini “Cini” e musicata da Angelo Rossi “Lanfranco”\, partigiani combattenti nell’Appennino ligure-piemontese. Anche Festa d’aprile e Oltre il ponte fanno riferimento all’esperienza resistenziale ma furono scritte nel dopoguerra\, rispettivamente da Franco Antonicelli e Italo Calvino\, entrambe su musiche di Sergio Liberovici\, uno dei fondatori del gruppo torinese Cantacronache. \nE per la strada\, Amore mio non piangere\, Ignoranti senza scuole\, Macchinista\, macchinista rientrano nel repertorio dei canti di lavoro e di protesta composti rielaborando più antichi moduli musicali e diffusi agli inizi del Novecento soprattutto nell’Italia settentrionale. Padrone mio è un canto in dialetto pugliese conosciuto soprattutto nella versione fatta propria dal compositore e “cantastorie” Matteo Salvatore (1925-2005). Partono gli emigranti è una delle numerose canzoni di protesta composte negli ’70 del Noveento dal cantautore pisano Alfredo Bandelli (1945-1994).  Procurad’e moderare\, infine\, è un canto di denuncia antifeudale scritto dal magistrato Francesco Ignazio Mannu durante i moti rivoluzionari del 1794-1796.
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SUMMARY:Rovesci della fortuna. La minoranza italiana in Libia dalla Seconda guerra mondiale all’espulsione 1940-1970 a cura di Francesca Di Giulio\, Federico Cresti
DESCRIPTION:Mercoledì 10 maggio 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Rovesci della fortuna. La minoranza italiana in Libia dalla Seconda guerra mondiale all’espulsione 1940-1970 a cura di Francesca Di Giulio\, Federico Cresti. Contributi di Luigi Candreva\, Stefania De Nardis\, Francesca Di Giulio\, Chiara Loschi\, Luigi Scoppola Iacopini\, Aracne\, 2016. Intervengono: Pierluigi Valsecchi e Raphael Luzon. Coordina: Albertina Vittoria. Saranno presenti i curatori. \nL’opera è frutto di una ricerca sulla presenza e sul ruolo delle minoranze nella storia dei paesi dell’Africa mediterranea e saheliana. In una prospettiva cronologica\, che prende in considerazione sia il periodo coloniale che una contemporaneità più vicina ai giorni nostri\, i saggi raccolti esaminano alcuni casi paradigmatici di gruppi minoritari (non solamente in senso etnico\, linguistico o religioso\, ma anche politico) dell’Egitto\, della Libia\, della Tunisia e della Mauritania. Tra accettazione e rifiuto di uno statuto minoritario\, tra affermazione orgogliosa di appartenenza e fuga\, tra conflitti e crisi che mettono in discussione democrazia e diritti di cittadinanza\, il volume contribuisce alla conoscenza del ruolo politico delle minoranze in questi paesi: nella vicenda dell’Africa contemporanea la questione del pluralismo e delle contraddizioni generate dalla presenza di minoranze all’interno di compagini socio–politiche che fanno riferimento all’islàm sunnita e all’arabismo\, come fondamenti dello stato\, appare oggi come uno dei punti centrali del dibattito politico e della riflessione storica. \nFrancesca Di Giulio è dottore di ricerca in Storia dell’Europa. I suoi interessi di ricerca riguardano le relazioni dell’Italia nell’area mediorientale e africana\, la tutela europea dei diritti dell’uomo con particolare riferimento ai processi di esclusione sociale delle minoranze e il dialogo interreligioso nel bacino del Mediterraneo. Fra le sue pubblicazioni Religious and Ethnic Identities in the FirstWorldWar Macedonia: Perspectives from the Holy See Diplomacy’s\, in A. Biagini & G. Motta (eds)\, 2014; Empires and Nations from the Eighteenth to the Twentieth Centuries: Volume 2\, Cambridge Scholars Publishing; Il Fronte Orientale durante la Grande Guerra attraverso le memorie di Luigi Villari\, in Le operazioni interforze e multinazionali nella storia militare\, Acta\, 39° Congresso della Commissione Internazionale di Storia Militare\, Torino 1–6 settembre 2013. \nFederico Cresti insegna Storia dell’Africa e Storia dei paesi dell’Africa mediterranea e del Medio oriente presso il Dipartimento di scienze politiche e sociali dell’università di Catania\, dove dirige il Centro per gli studi sul mondo islamico mediterraneo e l’Africa. Il suo ambito di ricerca prevalente è quello dell’Africa in età moderna e contemporanea\, con un interesse particolare per la storia della colonizzazione dei paesi del Maghreb e per la storia della Libia. Tra le sue pubblicazioni: Iniziativa coloniale e conflitto religioso in Algeria\, 1991; Oasi di italianità. La Libia della colonizzazione agraria tra fascismo\, guerra e indipendenza (1935-1959)\, 1996; Non desiderare la terra d’altri\, 2011; Storia della Libia contemporanea (con M. Cricco)\, 2012.
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SUMMARY:Il Movimento Liberazione della Donna nel femminismo italiano\, di Beatrice Pisa
DESCRIPTION:Venerdì 5 maggio 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Il Movimento di Liberazione della Donna nel femminismo italiano. La politica\, i vissuti\, le esperienze (1970-1983) di Beatrice Pisa\, Aracne\, 2017. Intervengono: Fiorenza Taricone\, Vittoria Tola. Coordina: Rosanna De Longis. Sarà presente l’autrice. \nL’opera si propone di restituire visibilità storiografica e politica al Movimento di Liberazione della Donna (Mld) che negli anni Settanta ha condotto una serie di battaglie che hanno contribuito al processo di democratizzazione del Paese (consultori\, interruzione di gravidanza\, pari opportunità sul lavoro\, legge contro la violenza) restituendo dignità e voce alle donne. Eppure il Mld\, espressione di un femminismo laico e libertario\, è assai poco ricordato a livello storiografico e pressoché cancellato all’interno della narrazione femminista\, anche se per un decennio è stato in grado di creare un notevole consenso femminile intorno alle proprie battaglie. Il testo si serve di un’ampia documentazione inedita e difficilmente rinvenibile perché conservata in archivi personali\, quali quello di Liliana Ingargiola e della stessa autrice\, la quale incrocia la memoria del “testimone” con lo sguardo più consapevole e rigoroso di chi fa storia. \nBeatrice Pisa ha insegnato Storia delle donne\, Storia dell’integrazione europea e Storia contemporanea alla Sapienza Università di Roma. Ha pubblicato numerosi saggi su queste materie. Ha partecipato alla elaborazione dei corsi di “Donne\, politiche e Istituzioni” finanziati dal Comitato Pari Opportunità\, fa parte della Società italiana delle storiche e di “Archivia: archivi\, biblioteche centri di documentazione delle donne” presso la Casa internazionale delle donne. Ha collaborato alle iniziative sulla identità di genere nelle scuole dal titolo “La scuola fa differenza”.
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SUMMARY:Caro Presidente. Gli italiani scrivono al Quirinale (1946-1971) di Teresa Bertilotti
DESCRIPTION:Mercoledì 3 maggio 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Caro Presidente. Gli italiani scrivono al Quirinale (1946-1971) di Teresa Bertilotti\, Le Monnier\, 2016. Intervengono: Paola Carucci\, Paolo Peluffo\, Maurizio Ridolfi\, Amalia Signorelli. Coordina: Patrizia Rusciani. Sarà presente l’autrice. \nLe lettere dei cittadini ai Presidenti della Repubblica\, riprendendo uno strumento utilizzato sin da tempi lontanissimi\, raccontano le storie di uomini e donne che\, presi dallo sconforto o da un sussulto patriottico\, si rivolgono alla massima autorità dello Stato per avere un aiuto economico\, un alloggio decoroso\, una raccomandazione\, per denunciare un’ingiustizia\, ottenere riconoscimenti morali\, coltivare il rapporto con la patria lontana. Altri scrivono per inviare doni\, suggerimenti e invenzioni stravaganti. A partire da questi materiali\, conservati presso l’Archivio della Presidenza della Repubblica\, il volume indaga il rapporto dei cittadini con l’istituzione e quello che le istanze rivelano della società: i valori\, le speranze e le paure di un Paese che non ha ancora smesso di fare i conti con l’eredità lasciata dalla guerra ed è già alle prese con i sogni\, e i problemi\, della ricostruzione e dei tempi moderni. \nTeresa Bertilotti (Università di Milano-Bicocca) si è occupata di istruzione femminile\, con particolare attenzione alle modalità dell’unificazione amministrativa\, al processo di nazionalizzazione\, al nesso istruzione femminile-accesso al lavoro. Ha lavorato sul femminismo degli anni Settanta e sul ruolo degli intrattenimenti durante la Grande guerra. Su questi temi ha pubblicato articoli e saggi fra cui Maestre a Lucca. Comuni e scuola pubblica nell’Italia liberale (La Scuola\, Brescia\, 2006); con A. Scattigno (a cura di)\, Il femminismo degli anni Settanta (Viella\, Roma\, 2005). Con il regista Marco Santarelli ha realizzato il documentario Lettera al Presidente (2013).
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SUMMARY:Il 25 aprile dopo il 25 aprile. Istituzioni\, politica\, cultura\, a cura di Paolo Carusi e Marco De Nicolò
DESCRIPTION:Giovedì 20 aprile 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Il 25 aprile dopo il 25 aprile. Istituzioni\, politica\, cultura\, a cura di Paolo Carusi e Marco De Nicolò. Contributi di Agostino Bistarelli\, Paolo Carusi\, Massimo Castoldi\, Marco De Nicolò\, Marco Gervasoni\, Riccardo Gualdo\, Alessandra Staderini\, Maurizio Zinni\, Viella\, 2017. Intervengono: Umberto Gentiloni Silveri\, Vanessa Roghi\, Paolo Volterra. Coordina: Patrizia Rusciani. Saranno presenti i curatori.  \nNegli ultimi vent’anni il dibattito sulla Resistenza e la Liberazione si è periodicamente riacceso con fiammate improvvise ma\, con il passare del tempo\, sempre più sporadiche. Parallelamente\, la costruzione del discorso pubblico è parsa spesso condizionata da “scoperte” effimere o da questioni riportate artificiosamente alla ribalta in funzione della polemica politica e gestite\, poi\, mediaticamente senza alcun riferimento agli studi storici esistenti.\nE sono proprio gli storici\, in questo volume\, a scendere in campo per valutare quanto di quel dibattito e della ricerca storiografica più in generale si sia sedimentato nella comunità scientifica e quanto la ricorrenza del 25 aprile sia entrata nella coscienza civile del paese e sia percepita come fondamento della convivenza di una comunità.\nSeguire il corso delle celebrazioni di questa festa nazionale dal 1946 a oggi\, recuperarne le tracce attraverso la comunicazione politica e le forme artistiche e culturali è il modo per verificare se\, come e quanto le aspettative e i valori insiti nella festa dell’insurrezione contro il fascismo e il nazismo siano stati letti e veicolati nella storia della Repubblica.
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SUMMARY:L’Italia di Salò\, 1943-1945 di Mario Avagliano e Marco Palmieri
DESCRIPTION:Martedì 18 aprile 2017\, alle ore 17.30\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume L’Italia di Salò\, 1943-1945 di Mario Avagliano e Marco Palmieri\, il Mulino\, 2017. Intervengono: Mauro Canali\, Michela Ponzani. Coordina: Ruggero Po. Saranno presenti gli autori. \n«La nostra via l’abbiamo scelta e con la nostra bella camicia nera sapremo aprirci la via verso l’immancabile vittoria del Fascismo. Grida pure che il tuo ragazzo è partito per la sua bella Patria e con tutte le sue forze la difenderà\, grida pure a tutti che noi partiamo con una fede e con un comandamento: o si vince o si muore!». Allievo ufficiale volontario della Gnr. \nQuando cadde il regime mussoliniano e l’Italia si divise in due\, quanti aderirono alla neonata Repubblica sociale e presero le armi? E quali erano le loro motivazioni e i loro sentimenti? Resoconti di polizia\, corrispondenze intercettate dalla censura\, diari\, memorie e documenti editi e inediti consentono di ricostruire la storia dei fascisti di Salò: i volontari\, i coscritti\, gli internati in Germania che «optarono» per la Rsi\, i prigionieri degli Alleati che rifiutarono di collaborare\, le seimila ausiliarie e i fascisti che operarono nelle zone già liberate. In tutto oltre mezzo milione di aderenti\, volontari o forzati\, che vissero i venti mesi della guerra civile «dalla parte sbagliata».
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SUMMARY:Terrorismo rosso. La sinistra eversiva nell'Italia repubblicana di Marco Benadusi
DESCRIPTION:Giovedì 13 aprile 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Terrorismo rosso. La sinistra eversiva nell’Italia repubblicana di Marco Benadusi\, Tra le righe libri\, 2016. Intervengono: Giovanni Mario Ceci\, Miguel Gotor\, Claudio Signorile. Sarà presente l’autore \nLa storia del terrorismo rosso\, dagli anni di piombo al ritorno delle Br con gli omicidi di D’Antona e Biagi. Un campo minato di depistaggi e inquinamenti\, mistificazioni e patti di silenzio\, la cui ragion d’essere va rintracciata nelle diffuse complicità di cui i gruppi armati poterono godere. Su due fronti distinti e paralleli: da una parte le contiguità\, cioè le vicinanze ideali e materiali di un’area solidale o comunque compiacente; dall’altra le strumentalizzazioni volte a utilizzare il sovversivismo per logiche di potere. Con un capillare utilizzo delle fonti disponibili\, il cammino della sinistra eversiva viene ripercorso soffermandosi sulle sue principali zone d’ombra: le origini della lotta armata\, il livello internazionale\, gli intrecci con il movimento extraparlamentare\, le opache vicissitudini che portarono al declino e poi alla rinascita del brigatismo. Mentre procedono i lavori della nuova Commissione d’inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro\, si propone anche un’originale analisi di questo fondamentale e irrisolto capitolo dell’Italia repubblicana.
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SUMMARY:Generare\, partorire\, nascere. Una storia dall’antichità alla provetta di Nadia Maria Filippini
DESCRIPTION:Martedì 11 aprile 2017\, alle ore 17.00\, in collaborazione con la SIS – Società italiana delle storiche\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Generare\, partorire\, nascere. Una storia dall’antichità alla provetta di Nadia Maria Filippini\, Viella\, 2017. Intervengono: Maria Luisa Boccia\, Marina D’Amelia\, Alessandra Gissi\, Chiara Lalli. Coordina: Margherita Pelaja. Sarà presente l’autrice. \nPer la prima volta in Italia\, il volume ricostruisce la storia del parto e della nascita in Occidente dal mondo antico ai nostri giorni\, analizzandone gli snodi e i cambiamenti più significativi: la fondazione del discorso medico-scientifico nella Grecia antica\, la svolta impressa dal cristianesimo\, l’affermarsi della figura del chirurgo-ostetrico nel Settecento\, la medicalizzazione del parto\, fino alla rivoluzione delle tecnologie riproduttive del Novecento. In un percorso appassionante ripercorre una storia tutt’altro che lineare\, progressiva od omogenea; densa di permanenze\, oltre che di trasformazioni; di confronti\, scontri\, conflitti.\nLa scelta di tenere insieme “generazione\, gravidanza-parto e nascita” esprime l’intento di mettere a fuoco l’evento nella sua interezza e di considerare tutti i soggetti coinvolti\, il cui ruolo e rilevanza mutano in relazione alle forme di rappresentazione\, risultando cruciali nel condizionare pratiche e principi deontologici. La storia è indagata nelle sue molteplici sfaccettature culturali\, sociali\, religiose\, da cui discendono rituali e pratiche terapeutiche\, norme religiose e civili\, forme di potere e disciplinamento del corpo femminile. In questa prospettiva si rivela un capitolo cruciale della storia culturale\, sociale e di genere\, un osservatorio fondamentale per la storia delle donne\, oltre che uno strumento indispensabile per capire la complessa realtà del presente.
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SUMMARY:Il grande cocomero. L'Istituto di neuropsichiatria infantile di via dei Sabelli: conferenza di Matteo Fiorani
DESCRIPTION:Sabato 8 aprile 2017\, alle ore 11.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Via Michelangelo Caetani\, 32 – 00186 Roma)\, nell’ambito del  ciclo “Educare alla città: I luoghi della scienza” organizzato dalla Sovrintendenza capitolina ai beni culturali in collaborazione con la Biblioteca di storia moderna e contemporanea e il Dipartimento di Storia culture religioni della Sapienza Università di Roma\, si terrà l’incontro con Matteo Fiorani sul tema:\nIl grande cocomero. L’Istituto di neuropsichiatria infantile di via dei Sabelli \nL’Istituto di neuropsichiatria infantile fu fondato da Giovanni Bollea a fine anni Sessanta\, in via dei Sabelli\, nel quartiere San Lorenzo. Luogo universitario di formazione ma anche di cura e assistenza\, divenne il simbolo di un certo modo di approcciarsi al disagio dei bambini\, al tempo stesso biologico\, psicologico e sociale. Qui Marco Lombardo Radice\, dopo la fama raggiunta come coautore del best seller Porci con le ali (1976)\, praticò la sua “concretissima utopia” occupandosi senza riposo dei “casacci”\, quelli di adolescenti quasi senza speranza. Lo spazio istituzionale si fece così racconto di storie possibili e impossibili\, di speranze simili a quelle di Linus\, il fedele amico di Charlie Brown\, in attesa dell’arrivo del grande cocomero nel suo orto. \nMatteo Fiorani è borsista presso l’Aspi-Archivio storico della psicologia italiana dell’Università degli studi di Milano-Bicocca. Si occupa del sistema concentrazionario nazista (in particolare delle implicazioni sociali e psicologiche dei Lager) e di storia della salute mentale nelle pratiche e nei saperi. Fra le sue pubblicazioni: Bibliografia di storia della psichiatria italiana 1991-2010 (Firenze University Press\, 2010); Giovanni Bollea (1913-2011). Per una storia della neuropsichiatria infantile in Italia («Medicina & Storia»\, 21-22\, 2011; Follia senza manicomio. Assistenza e cura ai malati di mente nell’Italia del secondo Novecento (Edizioni Scientifiche Italiane\, 2012).
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SUMMARY:L'illusione della modernità. Il Sud-est dell’Europa tra le due guerre mondiali di Alberto Basciani
DESCRIPTION:Giovedì 6 aprile 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\,\nsarà presentato il volume L’illusione della modernità. Il Sud-est dell’Europa tra le due guerre mondiali di Alberto Basciani\, Rubbettino\, 2016.\nIntervengono:\nFrancesco Caccamo\, Egidio Ivetic. Coordina: Francesco Guida. Sarà presente\nl’autore.\nIl volume è nato con l’ambizione di presentare i tratti più specifici e le principali linee di sviluppo politico\, economico e sociale che caratterizzarono i cosiddetti Paesi balcanici nel corso del ventennio interbellico da una prospettiva differente da quella della sola storia politica. Infatti l’epoca che delimita i limiti temporali del volume non può essere considerata solo come un periodo di attesa\, per lo più passiva\, della Seconda guerra mondiale e delle dittature comuniste imposte\ndall’Urss. Si trattò\, piuttosto\, di una stagione sicuramente tormentata ma altrettanto certamente\nsegnata da interessanti fermenti culturali\, da pulsioni di crescita economica\, tentativi di mettere in\natto trasformazioni sociali di più ampia portata rispetto al passato\, impulsi a costruire realtà urbane\ne rurali diverse: più dinamiche e moderne. Si può parlare\, nel complesso\, di un generale movimento\ndi cambiamento teso\, sia pur non sempre in maniera consapevole e coerente\, a inserire e amalgamare le società\, le culture e le economie del Sud-est dell’Europa con il resto del continente.\nLa cortina di ferro fece scendere il sipario su quelle vicende. Questo volume\, dunque\, è scaturito\ndalla pretesa di tracciare una sorta di bilancio di un’epoca che a giudizio dell’Autore ha segnato\, sia\npur con tutte le contraddizioni e le incertezze del caso\, non solo il primo vero tentativo di portare la\nmodernità in questa periferia d’Europa\, ma anche quello di tornare a legare Occidente e Oriente.
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SUMMARY:Felicità italiane. Un campionario filosofico\, a cura di Dimitri D’Andrea\, Enrico Donaggio\, Elena Pulcini e Gabriella Turnaturi
DESCRIPTION:Martedì 4 aprile 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\,\nsarà presentato il volume Felicità italiane. Un campionario filosofico\, a cura di Dimitri D’Andrea\, Enrico Donaggio\, Elena Pulcini e Gabriella Turnaturi\, il\nMulino\, 2016. Intervengono: Enrico Menduni\, Elettra Stimilli. Saranno presenti Dimitri D’Andrea\, Elena Pulcini e Gabriella Turnaturi.\nQuesto non è l’ennesimo libro sulla felicità\, completo – come tanti altri che affollano le librerie – di istruzioni per l’uso. Risultato di un lungo lavoro e di un’intensa discussione tra filosofi di diverse\ngenerazioni\, non dà consigli per essere felici\, né cerca di definire cosa sia la felicità. Si chiede invece dove la si cerca. In particolare\, in quali ambiti la cercano gli italiani. In diciassette brevi saggi viene presentato un campionario\, non esaustivo ma accuratamente selezionato\, di ciò che oggi ci rende felici. Dall’amore alla religione\, dalla moda alla politica\, dal cibo allo smartphone\, dalla casa agli psicofarmaci\, per citare solo alcuni dei temi affrontati\, il libro offre uno scenario\nprismatico delle nostre aspettative di felicità che\, tra stereotipi e novità\, si rivela non privo di sorprese.
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SUMMARY:Resa nella guerra totale. Il Regio esercito nel Mezzogiorno continentale di fronte all’armistizio di Mario De Prospo
DESCRIPTION:Venerdì 31 marzo 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Resa nella guerra totale. Il Regio esercito nel Mezzogiorno continentale di fronte all’armistizio di Mario De Prospo\, Le Monnier\, 2016.\nIntervengono: Agostino Bistarelli\, Marco De Nicolò\, Luciano Zani. Sarà presente l’autore.\nIl protagonista di questo lavoro è il Regio Esercito\, nel corso dei drammatici mesi a cavallo tra il\n1943 e il 1944 nel territorio del Mezzogiorno continentale. Quest’area della penisola è attraversata\,\nin quel momento\, dal fronte dei combattimenti tra tedeschi e angloamericani. La ricostruzione si\nsnoda attraverso molteplici livelli di analisi: i vertici\, i quadri intermedi\, la truppa e i rapporti con la\npopolazione di quest’area. Il volume si dipana prima delineando la situazione di questi territori nei\nmesi che precedono la sconfitta. A partire da alcuni nuclei più consistenti di fonti militari sono poi\nproposti alcuni episodi che riguardano le vicende di alcune delle unità in grigio-verde in queste\nregioni di fronte all’annuncio dell’armistizio. Infine si prova a gettare uno sguardo alla situazione\ndell’istituzione militare in questa zona nei mesi successivi alla resa.\nIndice\nTavola delle abbreviazioni; Introduzione; 1. La 7a Armata verso l’8 settembre; 2. I generali fuggono: il caso di Potenza e del comando della 7a Armata; 3. La tragedia del XIX Corpo d’Armata in Campania; 4. Puglia e Calabria: arriva il Re; 5. Dopo la sconfitta: indifferenza\, sfiducia e tentativi di ricostruzione; Conclusioni: dalla sconfitta al rifiuto della guerra;\nNote; Bibliografia; Indice dei nomi.
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