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SUMMARY:Palmiro Togliatti e il comunismo del Novecento
DESCRIPTION:Mercoledì 1° febbraio 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Palmiro Togliatti e il comunismo del Novecento\, a cura di Alexander Höbel e Salvatore Tinè\, Carocci\, 2016.\nIntervengono: Giorgio Caredda\, Claudio Natoli\, Silvio Pons.\nCoordina: Albertina Vittoria.\nSaranno presenti i curatori. \nLeader storico del PCI\, teorico della “via italiana al socialismo”\, Palmiro Togliatti è stato anche – fino al termine della sua vita – un dirigente di primo piano del movimento comunista internazionale\, al quale ha apportato un contributo rilevante e originale che non può essere disgiunto dal ruolo ricoperto nella storia italiana. La sua concezione dell’internazionalismo e del socialismo in Occidente lo colloca dunque tra le figure più interessanti\, e ancora da studiare\, del comunismo novecentesco. \nAlexander Höbel\, assegnista di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università di Napoli “Federico II”\, collabora con la Fondazione Gramsci. Responsabile di redazione di “Studi Storici” e membro della redazione romana di “Historia Magistra”\, è autore dei libri Il Pci di Luigi Longo (1964-1969) (Napoli 2010) e Luigi Longo\, una vita partigiana (1900-1945) (Roma 2013).
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SUMMARY:La riconoscenza della nazione. I reduci italiani fra associazioni e politica (1945-1970)
DESCRIPTION:Martedì 31 gennaio 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume La riconoscenza della nazione. I reduci italiani fra associazioni e politica (1945-1970) di Filippo Masina\, Le Monnier\, 2016. Intervengono: Agostino Bistarelli\, Gianluca Fiocco. Sarà presente l’autore. \nNella fase di transizione tra la guerra e la pace\, e negli anni della costituzione e del consolidamento delle istituzioni repubblicano-democratiche\, la questione dei reduci rivestì un peso niente affatto trascurabile. Oltre 4\,5 milioni di mobilitati\, con circa 1\,2 milioni di prigionieri: queste le cifre con le quali si dovettero confrontare le istituzioni. Come fu dunque affrontata questa sfida? Come lo Stato perseguì l’inderogabile obiettivo di reinserire nel tessuto economico\, lavorativo e sociale\, in un rinnovato contesto politico e di cittadinanza\, questa massa enorme perlopiù composta di giovani uomini? Quali strumenti legislativi vennero predisposti? Quale fu il ruolo delle associazioni combattentistiche\, e dei principali partiti? A questi e ad altri interrogativi si propone di rispondere questo volume\, che intende far luce su una delle grandi questioni del dopoguerra italiano\, rimasta sinora spesso trascurata dalla storiografia. \nFilippo Masina ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia politica\, sociale ed economica dell’Europa moderna e contemporanea presso l’Università di Roma Tor Vergata. È stato borsista presso l’Università degli Studi di Siena\, e collabora con vari istituti di ricerca. Si è prevalentemente occupato della tematica del combattentismo\, in particolare in relazione al secondo conflitto mondiale\, attraverso lo studio della stampa associativa\, della legislazione pro reduci\, delle complesse questioni sociali ed economiche connesse al reinserimento. Ha inoltre svolto ricerche sulla storia dell’obiezione di coscienza in Italia. Pubblica oggi la sua prima monografia.
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SUMMARY:Ad ogni passo. Mise en éspace dai testi di Emma Forconi e Giulio Turchi\, a cura di Francesco Suriano
DESCRIPTION:Venerdì 27 gennaio\, alle ore 11.00\, presso l’Auditorium dell’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi (Palazzo Mattei di Giove\, Via Michelangelo Caetani\, 32\, Roma)\, la Biblioteca di storia moderna e contemporanea e l’Istituto centrale per beni sonori e audiovisivi presentano:\nAd ogni passo.\nMise en espace tratta dai testi: Emma. Diario d’amore di un comunista al confino di Giulio Turchi; Se potessi scriverti ogni giorno\, a cura di Gioia Turchi Carrara e Gianfranco Porta (Donzelli) e La felicità è la lotta di Emma Turchi\nInterprete: Elisabetta Magnani\nAdattamento: Elisabetta Magnani e Francesco Suriano\nRegia: Francesco Suriano\nCollaborazione: Gioia Turchi Carrara\nProduzione: Associazione Città Cultura e Gitiesse Artisti Riuniti\nCon il patrocinio di: Comune di Impruneta Città metropolitana di Firenze\n_______________________________________________________  \nEmma Forconi e Giulio Turchi si conoscono nel 1925 e si sposano nel 1926. Nel 1927 Giulio viene arrestato\, condannato a 21 anni di reclusione e comincia a peregrinare per molte carceri e isole di confino d’Italia conoscendo così uno dei lati più duri del regime fascista. Emma\, quando possibile\, lo segue in questo lungo pellegrinaggio ma la loro relazione sopravvive grazie alle parole: lettere\, biglietti\, telegrammi\, cartoline. Dall’agosto 1943\, finalmente insieme\, partecipano attivamente alla guerra di Liberazione di Roma che vede Giulio tra i suoi dirigenti. Sono stati così testimoni tra il 1943 e il 1944 anche della persecuzione e deportazione nazista nei confronti degli ebrei di Roma.  \nAuditorium – Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi – Palazzo Mattei di Giove\nVia Michelangelo Caetani 32 – Roma
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SUMMARY:Pietro Secchia rivoluzionario eretico
DESCRIPTION:Venerdì 20 gennaio 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Pietro Secchia rivoluzionario eretico. Scritti scelti di Alessandro Barile\, Danilo Ruggieri. Presentazione di Paolo De Nardis\, Bordeaux\, 2016. Intervengono: Vladimiro Giacchè\, Alexander Höbel. Coordina: Paolo De Nardis. Saranno presenti gli autori. \nPietro Secchia\, “il dirigente politico più amato dalla base”\, ha rappresentato ai massimi livelli il proletariato italiano\, con una fedeltà assoluta alla linea del Partito\, anche quando non la condivideva. Formatosi nel Biennio Rosso\, protagonista della lotta antifascista\, ha accompagnato il Pci in tutta la sua fase ascendente del XX secolo e ha chiuso la sua vita come militante internazionalista\, con un’attenzione particolare alle giovani generazioni in contestazione. Il libro ne ripercorre la produzione politica\, con una raccolta ragionata e commentata degli interventi più significativi\, attraverso i quali osservare l’evoluzione di una lunga stagione in cui la Politica era ancora protagonista e il Partito non era scalabile in pochi mesi.\nDopo Togliatti\, dopo Gramsci\, è la volta di Pietro Secchia: continua il recupero\, da parte di Bordeaux Edizioni\, delle teorie e della prassi politica dei più noti dirigenti comunisti italiani dello scorso secolo. Non per nostalgia\, ma per riprendere l’abitudine a pensare la politica\, tra un gazebo e l’altro.
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SUMMARY:Aristocratiche e borghesi da Watteau a Manet\, di Alberto Mario Banti
DESCRIPTION:Mercoledì 18 gennaio 2017\, alle ore 17.00\, in collaborazione con l’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Eros e virtù. Aristocratiche e borghesi da Watteau a Manet di Alberto Mario Banti\, Laterza\, 2016. Intervengono: Marina D’Amelia\, Vittorio Vidotto. Coordina: Marcello Verga. \nInteri mondi simbolici si aprono dentro lo spazio di una rappresentazione visiva. Banti ci mette davanti a quadri anche assai noti\, come quelli di Manet\, di Sargent\, di Millais\, di Velázquez\, e ce li fa guardare per la prima volta\, svelandoci\, da storico\, il modo in cui le élites sociali e culturali concepiscono i rapporti di genere\, l’amore\, la sessualità.\nWatteau e Manet con due loro famosi quadri\, L’insegna di Gersaint e Il balcone\, ci mettono sotto gli occhi il mutamento fondamentale che ha luogo tra XVIII e XIX secolo nella cultura europea. Nel Settecento le nobildonne godono di molte libertà\, sessuali\, intellettuali e politiche. Una parte influente della più qualificata cultura d’opposizione (con Jean-Jacques Rousseau in testa) scatena un durissimo attacco contro queste libertà\, direttamente collegato all’attacco politico contro i nobili e i sovrani. Il nuovo mondo che esce dall’esperienza della Rivoluzione fa tesoro di questa elaborazione\, e di conseguenza mette le donne ‘al loro posto’: ‘angeli del focolare’\, chiuse nella loro prigione domestica\, questo sono le nipoti ottocentesche delle gentildonne di ancien régime\, di cui non hanno più né le libertà sessuali\, né quelle intellettuali\, né quelle politiche. Per questo si può dire che la nuova società\, nata dalla Rivoluzione\, non viene costruita tanto senza le donne\, ma piuttosto contro le donne. E così\, nell’Ottocento borghese\, il potere maschile trionfa. È un potere moralisticamente severo. E tuttavia è anche un potere pronto ad abbandonarsi a fantasie di dominio sessuale: è ciò che ci viene documentato dalla pittura di nudo\, molto di moda per tutto l’Ottocento\, e tutta concentrata sulle nudità di donne giovani e attraenti. A questo inquietante modo di immaginare i rapporti di genere si oppone proprio Manet con Colazione sull’erba\, un quadro il cui significato viene decifrato nelle ultime pagine del libro.
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SUMMARY:Contributi per una storia delle biblioteche in età contemporanea\, di Paolo Traniello
DESCRIPTION:Martedì 17 gennaio 2017\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove\, Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Contributi per una storia delle biblioteche in età contemporanea di Paolo Traniello\, Settegiorni Editore\, 2016. Intervengono: Simonetta Buttò\, Chiara De Vecchis\, Alberto Petrucciani. Coordina: Patrizia Rusciani.  \nIl volume raccoglie dodici contributi dell’autore sul tema della biblioteca pubblica in età contemporanea\, già apparsi in diverse sedi\, salvo uno che è inedito. Il materiale risultante dalla scelta operata per questa pubblicazione è stato organizzato in modo da offrire uno strumento di raccordo atto a leggere in una prospettiva organica\, o almeno non frammentaria\, i diversi aspetti\, vari e anche contradditori\, che hanno contrassegnato questa storia nei suoi diversi momenti e in varie aree europee\, con particolare riferimento\, come è naturale\, a quella italiana. \nPaolo Traniello ha insegnato dal 1980 al 2010 Biblioteconomia e Bibliografia nelle Università della Calabria\, dell’Aquila e a Roma Tre. Tra le sue pubblicazioni: La biblioteca pubblica: storia di un istituto nell’Europa contemporanea (1997); Storia delle biblioteche in Italia. Dall’Unità ad oggi (2002\, 2014).
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SUMMARY:Giurisprudenza. Politiche del desiderio ed economia del godimento nell'Italia contemporanea
DESCRIPTION:Mercoledì 11 gennaio 2017\, alle ore 17:00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32 – Roma) si presenta il volume di Luigi Cavallaro Giurisprudenza.\nPolitiche del desiderio ed economia del godimento nell’Italia contemporanea\, Quodlibet\, 2016.\nIntervengono Elettra Deiana\, Alexander Höbel\nCoordina Manfredi Alberti. \n________________________________________________\nSi può costruire una genealogia dell’Italia del tempo presente a partire da un quadro di Klimt\, per giunta andato distrutto nel 1945? La presente ricerca risponde affermativamente e\, muovendo dal processo che ha visto un ex premier imputato per concussione e prostituzione minorile\, intreccia i discorsi propri della cultura giuridica\, della riflessione psicoanalitica e della teoria economica per individuare nella celeberrima raffigurazione della Giurisprudenza del pittore viennese la metafora di un’accusa collettiva nei confronti della peculiare concezione del capitalismo di cui l’ex premier è stato il “grande Altro”: una concezione imperniata sull’indisciplina diffusa e sulla promessa di un eterno godimento e che\, affermatasi in risposta alla crisi delle velleità pianificatrici e socialisteggianti dello Stato “garante del benessere”\, viene adesso revocata in dubbio dal ritorno dei tradizionali ideali ascetici propri della visione weberiana del capitalismo. Una ricerca che vorrebbe porsi nello stesso solco bizzarro a suo tempo tracciato da Bataille: scrivere un’opera di economia politica che nessuno aspetta\, che non risponde ad alcuna domanda che sia già stata formulata e che non potrebbe mai essere scritta se non sottraendosi al sonno delle conoscenze convenzionali.\nLuigi Cavallaro\, magistrato presso il Tribunale di Palermo\, è autore di saggi di argomento storico\, economico e giuridico\, tra i quali si richiamano Lo Stato dei diritti. Politica economica e rivoluzione passiva in Occidente (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici\, Vivarium\, 2005)\, Il modello mafioso e la società globale (Manifestolibri\, 2004)\, A cosa serve l’articolo 18 (ivi\, 2012). Ha curato la pubblicazione di scritti di D. Hume\, K. Marx\, J. M. Keynes\, R. Hilferding e A. Kollontaj.
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SUMMARY:La fine del comunismo in Europa. Regimi e dissidenze (1956-1989) a cura di Tito Forcellese\, Giovanni Franchi\, Antonio Macchia
DESCRIPTION:Lunedì 19 dicembre 2016\, alle ore 17.00\, sarà presentato il volume La fine del comunismo in Europa. Regimi e dissidenze (1956-1989) a cura di Tito Forcellese\, Giovanni Franchi\, Antonio Macchia\, Rubbettino\, 2016.\nIntervengono: Francesco Bonini\, Gabriella Cotta.\nCoordina: Federigo Argentieri.
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SUMMARY:Political Audiences. A Reception History of Early Italian Television di Damiano Garofalo
DESCRIPTION:Giovedì 15 dicembre 2016\, alle ore 17.00\, presso l’Auditorium dell’Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi\, la Biblioteca di storia moderna e contemporanea e l\’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi presentano il volume Political Audiences. A Reception History of Early Italian Television di Damiano Garofalo\, Mimesis International\, 2016. Intervengono: Romana Andò\, Luca Peretti\, Peter Sarram. Coordina: Vanessa Roghi.\nIl volume analizza la ricezione popolare della televisione italiana durante gli anni del cosiddetto\n“lungo” miracolo economico (1954-1969). A questo proposito\, l’autore si concentra sulla percezione del mezzo televisivo e delle prime trasmissione da parte dei pubblici cattolici e comunisti. L’analisi è stata condotta attraverso una ricerca approfondita di tutti i riferimenti ai consumi televisivi presenti nelle rubriche epistolari dei due principali rotocalchi di quegli anni: il comunista \”Vie Nuove\” e il cattolico \”Famiglia Cristiana\”. Attraverso l’analisi dei discorsi collettivi\nche hanno accompagnato l’avvento della televisione in Italia\, questo studio riflette sul ruolo di\nmediazione svolto dalla televisione e sul suo impatto nella società italiana a cavallo tra gli anni\ncinquanta e sessanta. La proposta innovativa di questo contributo\, pertanto\, è di rappresentare un\nprimo approdo verso una storia culturale della televisione italiana ancora tutta da scrivere.\nDamiano Garofalo insegna Storia della televisione e dei media presso l’Università di Padova\, l’Università di Udine e la Sapienza Università di Roma.
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SUMMARY:Anni Cinquanta. Il decennio più lungo del secolo breve
DESCRIPTION:Lunedì 12 dicembre 2016\, alle ore 17.00\, presso l’Auditorium dell’Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi\, con la collaborazione della Biblioteca di\nstoria moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove\, Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il monografico 2016 della rivista “Cinema e Storia” Anni Cinquanta. Il decennio più lungo del secolo breve\, a cura di Elena Dagrada. Intervengono: Lucilla Albano\, Andrea Sangiovanni. Coordina: Claudio Lazzaro.\nSarà presente la curatrice. In occasione del quinto anniversario della rivista\, interverranno anche i\ndirettori scientifici Paolo Mattera e Christian Uva\nNella storia del cinema italiano\, gli anni Cinquanta si impongono come il decennio più lungo del secolo breve. Cominciano\, infatti\, già nel 1948 e si prolungano compatti fino alle soglie del 1960.\nDa un lato\, intrecciano la storia del cinema con quella della neonata Repubblica italiana\, che vede concretarsi i risultati più significativi del laborioso processo di ricostruzione post-bellica proprio nel 1948\, quando la parabola del neorealismo conosce la consacrazione ufficiale e al tempo stesso registra le prime avvisaglie di una crisi destinata a monopolizzare il dibattito critico – e non solo quello – per tutti gli anni Cinquanta. Dall’altro\, a fronte di un inizio anticipato così denso e coeso\, l’intero decennio procede all’insegna dei complessi scenari della Guerra Fredda\, le cui ripercussioni condizionano variamente la politica interna e la gestione politica della cultura. È in questo clima\nrovente che prende avvio il faticoso cammino verso il miracolo economico\, accompagnato dalle prime avvisaglie di una modernità nostrana e dall’emancipazione di un pubblico che al neorealismo preferisce da sempre melodrammi\, commedie e soprattutto i divi d’oltreoceano. Questo numero di «Cinema e Storia» cerca di restituire la complessità di una stagione culturale che occupa un posto\ncentrale nella storia dell’Italia repubblicana\, la cui eredità è a ben vedere ancora viva e quanto mai\nattuale.\nElena Dagrada insegna Teoria e analisi del linguaggio cinematografico e Filmologia presso il Dipartimento\ndi Beni Culturali e Ambientali dell\’Università degli Studi di Milano. Tra le sue ultime pubblicazioni si\nricordano: Le varianti trasparenti. I film con Ingrid Bergman di Roberto Rossellini (2005\, 2a ed. accresciuta\n2008)\, La grande rapina al treno. The Great Train Robbery (Edwin S. Porter\, 1903) e la storia del cinema\n(2011)\, Between the Eye and the World. The Emergence of the Point-of-View Shot (2014).
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SUMMARY:Storia di Zara. Dalle origini ai giorni nostri di Lucio Toth
DESCRIPTION:Venerdì 2 dicembre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove\, Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume Storia di Zara. Dalle origini ai giorni nostri di Lucio Toth\, Edizioni Biblioteca dell’immagine\, 2016. Intervengono: Ester Capuzzo\, Rita\nTolomeo. Coordina: Andreas Gottsmann.\nOgni tanto il nome di Zara riappare nei giornali e la sua storia è oggetto di studi e di ricerche nelle Università\, non solo italiane o croate. Parlando della Dalmazia\, si deve ricordare per forza la sua città più antica e contesa\, che ne è stata capoluogo\, o modesta capitale di un regno mai esistito se non sulla carta. Perché nella realtà storica\, dopo Roma e Bisanzio\, è stato dominio della Corona d’Ungheria\, della Repubblica Veneta\, degli imperi napoleonico e Austro-Ungarico\, malgrado la\ncorona regale inalberata sul suo stemma con i tre leopardi in campo azzurro. In origine il campo era\nrosso. Fu Venezia a volerne cambiare il colore per non confonderlo con la porpora del gonfalone della Serenissima. Città importante da essere contesa nei secoli da potenze continentali e marittime: gli Imperi romano e bizantino\, quello carolingio\, il Regno croato e ungherese\, gli Angiò di Napoli\, gli Imperi di Napoleone e degli Asburgo\, l’Italia unita e la ex Iugoslavia. E prima fra tutte la Repubblica di San Marco\, che di questa Zara non sapeva fare a meno. C’è una marea nelle cose umane per usare le parole di Shakespeare – che ha i suoi flussi misteriosi e gioca con il destino di uomini e comunità. E di questa antica comunità\, la liburnica Idassa\, la romana Iadera\, la bizantina Diadora\, l’italiana e veneta Zara\, la croata Zadar\, si racconta in questo libro.
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SUMMARY:Donne della Repubblica
DESCRIPTION:Mercoledì 30 novembre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Donne della Repubblica di Paola Cioni\, Eliana Di Caro\, Elena Doni\, Claudia Galimberti\, Lia Levi\, Maria Serena Palieri\, Francesca Sancin\, Cristiana Di San Marzano\, Federica Tagliaventi\, Chiara Valentini. Introduzione di Dacia Maraini\, il Mulino\, 2016. Intervengono: Lia Levi\, Maria Serena Palieri\, Chiara Valentini. Coordina: Rosanna De Longis. \nRicordiamoci che la storia la raccontano sempre i vincitori. Ed è quella che rimane a testimonianza del passato. Vogliamo farci anche noi narratrici della nostra storia\, per ricordare che oltre ai molti coraggiosi e valenti uomini italiani\, ci sono state tante donne che hanno contribuito profondamente ai migliori cambiamenti del nostro Paese? (Dacia Maraini) \nIl 2 giugno 1946 si tennero le prime elezioni politiche per le quali votarono anche le donne. Un passaggio che segna l’affermazione di un nuovo protagonismo femminile nella società italiana. A restituirci la portata simbolica e politica di quella conquista\, quattordici biografie esemplari di donne che con diversi talenti\, in vari campi\, hanno contribuito alla nascita della Repubblica e a cambiare l’immagine della donna. Non solo le politiche\, che fin dai tempi del fascismo si erano battute per la democrazia\, come Camilla Ravera\, Teresa Noce\, Lina Merlin\, o le donne della resistenza\, Tina Anselmi\, Nilde Iotti\, Teresa Mattei\, Marisa Ombra\, Ada Gobetti\, ma anche scrittrici come Alba de Céspedes\, Fausta Cialente\, Renata Viganò\, un’attrice come Anna Magnani\, la famosa sarta Biki\, e la leggendaria Dama Bianca compagna di Fausto Coppi. \nLe autrici del volume fanno parte di Controparola\, un gruppo di giornaliste e scrittrici nato nel 1992 per iniziativa di Dacia Maraini. Come opere collettive per il Mulino hanno pubblicato anche Donne del Risorgimento (2011) e Donne nella Grande Guerra (2014). Per altri editori: Piccole italiane (Anabasi\, 1994)\, Il Novecento delle italiane (Editori Riuniti\, 2001)\, Amorosi assassini (Laterza\, 2008). \nRosanna De Longis ha diretto la Biblioteca di storia moderna e contemporanea. Socia fondatrice della Società italiana delle storiche\, ne è stata presidente nel triennio 2006-2008. \nLia Levi\, giornalista e sceneggiatrice\, è autrice di romanzi per adulti e per ragazzi. \nMaria Serena Palieri\, giornalista e saggista\, ha scritto per “l’Unità”\, l’“Espresso”\, “Marie Claire”. \nChiara Valentini\, giornalista e saggista\, collabora con l’“Espresso”.
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SUMMARY:L’Europa corporativa. Una storia transnazionale tra le due guerre mondiali
DESCRIPTION:Giovedì 24 novembre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove\, Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume L’Europa corporativa. Una storia transnazionale tra le due guerre mondiali di Matteo Pasetti\, Bononia University Press\, 2016. Intervengono:\nLucia Ceci\, Giuseppe Parlato. Coordina: Alessio Gagliardi. Sarà presente l’autore.\nNella cultura politica europea del Novecento\, il periodo tra le due guerre mondiali fu connotato anche dalla riscoperta del corporativismo come possibile soluzione per alcuni problemi cruciali della moderna società di massa: l’organizzazione sindacale dei lavoratori e la conflittualità di classe; lo sviluppo economico e la gestione tecnocratica del sistema produttivo; la sfi ducia nella democrazia liberale e lo spettro della rivoluzione comunista. Fin dall’ascesa al potere di Mussolini\, ambienti intellettuali e forze politiche di varia nazionalità ed eterogenea ispirazione ideologica\niniziarono a guardare con attenzione al laboratorio corporativo fascista\, che nella seconda metà degli anni Venti inaugurò un inedito sistema di rappresentanza degli interessi e di disciplina dei rapporti di lavoro. L’Italia fascista divenne così il luogo d’origine di un nuovo modello di corporativismo\, destinato a influenzare sia il dibattito politico\, giuridico ed economico\, sia analoghi esperimenti legislativi messi in atto in altri regimi. Basato su un’ampia letteratura europea\, il libro\nricostruisce la circolazione transnazionale di questo modello\, seguendone l’evoluzione e descrivendone gli esiti\, al fine di collocare l’esperienza fascista in un quadro storico caratterizzato dalla generale tendenza a una crescente istituzionalizzazione dei rapporti tra economia\, società e stato.\nMatteo Pasetti svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna. Studioso di storia del fascismo e dei movimenti politici e sindacali\, è autore di varie pubblicazioni e dei libri Tra classe e nazione. Rappresentazioni e organizzazione del movimento nazional- sindacalista\, 1918-1922 (2008) e Storia dei fascismi in Europa (2009). Ha inoltre curato i volumi Progetti corporativi tra le due guerre mondiali (2006)\, Tra due crisi.\nUrbanizzazione\, mutamenti sociali e cultura di massa tra gli anni Trenta e gli anni Settanta (2013) e 1943. Guerra e società (con L. Alessandrini\, 2015).
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SUMMARY:Gabriele Galantara. La missione della caricatura nella storia e nell’arte
DESCRIPTION:Martedì 22 novembre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove\, Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Gabriele Galantara. La missione della caricatura nella storia e nell’arte a cura di Fabio Santilli\, Centro studi Gabriele Galantara\, 2016.\nIntervengono: Dino Aloi\, Lorenzo Benadusi\, Paolo Brogi. Coordina: Maria Pia Critelli. Sarà presente il curatore.\nLa figura di Gabriele Galantara\, uno dei massimi esponenti della caricatura satirica italiana\, pittore e creatore di intramontabili modelli conografici\, nella sua attività di artista\, giornalista e attivista politico che gli valse la persecuzione da parte dei governi autoritari della fine del XIX secolo e del fascismo\, con un’analisi storica del periodico romano “Marc’Aurelio” e una monografia inedita di Gec (Enrico Gianeri) dedicata a Galantara.\nPrefazione di Melanton (Antonio Mele). Scritti di: Dino Aloi\, Fabiana De Bellis\, Giovanni Galantara\, Giorgio Galeazzi\, Gec (Enrico Gianeri) Donata Gianeri\, Paola Pallottino\, Fabio Santilli\, Valerio Zandonà.\nFabio Santilli\, Presidente del Centro Studi Gabriele Galantara\, è autore e curatore di numerosi libri sulla caricatura e la satira nel loro rapporto con le vicende storiche.
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SUMMARY:Le procès de la liberté. Une histoire souterraine du XIXe siècle en France\, di Michèle Riot-Sarcey
DESCRIPTION:Venerdì 18 novembre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, in\ncollaborazione con l’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea\,sarà presentato il volume Le procès de la liberté. Une histoire souterraine du XIXe\nsiècle en France di Michèle Riot-Sarcey\, Editions de la découverte\, 2016.\nIntervengono: Francesco Benigno\, Marco Fioravanti\, Igor Mineo. Sarà presente l’autrice.\nIn quest’opera\, Michèle Riot-Sarcey fa rivivere le idee di libertà sorte nel corso delle esperienze operaie e delle rivoluzioni sociali del XIX secolo francese. Idee largamente dimenticate in seguito: minoritarie e utopiche\, incomprese alla loro epoca\, sono state maltrattate dalla storiografia dominante. Tuttavia la loro attualità si impone oggi\, quando l’idea di libertà individuale si è disgiunta da quella collettiva e ridotta a liberalismo e individualismo.\nQuesto passato irrealizzato è qui rivisitato a partire dalle sue molteplici tracce: pubblicazioni politiche\, archivi\, romanzi\, poesie\, quadri\, ecc. Con un respiro particolare l’autrice restituisce il sorprendente percorso della vita di donne e uomini del popolo così numeroso da imporsi nel cammino della rivolta\, rivelando in tal modo le modalità sconosciute dalla cancellazione di questa storia. Come il ruolo delle idee del “socialista” Henri de Saint-Simon che influenzò così tanto gli attori politici dell’epoca\, prima di ritrovarsi nel cuore del progetto capitalistico e industriale del\nSecondo Impero. O ancora quello di Victor Hugo\, di cui l’immenso successo dei Miserabili contribuì all’oblio dello spirito di libertà che aveva caratterizzato le insurrezioni del 1830 e del 1848. Questo affresco audace\, tanto emozionante nella lettura quanto notevolmente documentato\, dimostra la pertinenza del pensiero di Walter Benjamin sulla necessità di “far esplodere le\ncontinuità storiche”. E ci invita a capire diversamente i simboli oggi in rovina del XIX secolo: filosofia del progresso\, controllo dell’ordine sociale\, “missione civilizzatrice” della repubblica coloniale… Per liberare la modernità creatrice dalla modernità devastatrice\, questo libro intende anche porre sotto una nuova luce i sogni del passato\, la cui attualità prende nuovo senso nel presente\, nella ricerca di un avvenire radicalmente altro.\nMichèle Riot-Sarcey è docente emerita di Storia contemporanea e di Storia di genere all’università ParisVIII-Saint-Denis. Tra le sue pubblicazioni: La Démocratie à l’épreuve des femmes. Trois figures critiques du pouvoir\, 1830-1848 (Désirée Véret\, Jeanne Deroin\, Eugénie Ni-boyet) (1994)\, Le Réel de l’utopie (1998)\, Histoire du féminisme (2002\, 2015)\, 1848\, la révolution oubliée (con Maurizio Gribaudi\, 2008\, 2009).
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SUMMARY:Deposito bagagli. Diario di viaggio verso la notte\, di Luigi Fenizi
DESCRIPTION:Giovedì 17 novembre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume Deposito bagagli. Diario di viaggio verso la notte di Luigi Fenizi\, Scienze e Lettere\, 2016. Intervengono: Giuseppe Averardi\, Roberto Cipriani\, Mauro Contili\, Franco Ferrarotti. Coordina: Fabrizio Federici. Sarà presente l’autore.\n(…) “Deposito bagagli” di Luigi Fenizi\, funzionario del Senato\, consigliere parlamentare\, e saggista già collaboratore di storiche testate di area riformista […] non è solo un’ autobiografia\, nettamente divisa in un “prima” e in un “dopo” (evento spartiacque\, la grave malattia che nel 1991 ha colpito l’ Autore\, limitando fortemente le sue capacità deambulatorie e le sue facoltà di relazione con gli altri). Ma è anche una riflessione complessiva appunto sui grandi temi dell’ esistenza: il\nrapporto vita-morte\, la ricerca di Dio\, fatta in chiave razionale e\, al tempo stesso\, cristiana libertaria\n(essenziale per resistere appunto alla malattia)\, il lascito spirituale che trasmettiamo ai nostri cari e\,\npiù in generale\, al mondo. Riflessione in chiave sempre profonda e\, al tempo stesso\, leggera e autoironica (…). (f.f.)\nLuigi Fenizi dal 1974 al 2009 è stato consigliere parlamentare del Senato. Autore di numerosi saggi\ndi carattere storico e politico\, ha collaborato con giornali e riviste\, da l’ “Avanti!” a “L’Astrolabio”\,\nda “Tempo Presente” a “Nuovi Studi Politici” e “MondOperaio”. In particolare ha studiato la figura\ne l’opera di Ignazio Silone\, ed è stato Vice Presidente della Fondazione omonima. Tra le sue pubblicazioni: Il secolo crudele. Dialoghi sulla violenza di massa nel Novecento (1999)\, Icaro è caduto. Parabola storica dell’utopia moderna (2003)\, La condizione assurda. Albert Camus\, il Male e io (2005)\, Lo specchio infranto. Sguardi\, metafore\, enigmi (2008)\, Varlam Šalamov. Storia\ndi un colpevole d’innocenza (2012).
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SUMMARY:Public History. A Textbook of Practice\,  di Thomas Cauvin
DESCRIPTION:Martedì 15 novembre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume Public History. A Textbook of Practice di Thomas Cauvin\, Routeldge\, 2016.\nIntervengono: Paolo Bertella Farnetti\, Agostino Bistarelli\, Chiara Ottaviano.\nCoordina: Marco De Nicolò. Sarà presente l’autore \nIl volume è una guida per le numerose sfide che gli storici affrontano quando insegnano\,apprendono\, e praticano la Public History. Gli storici possono giocare un ruolo attivo e fondamentale per contribuire alla pubblica comprensione del passato\, e coloro che operano nella conservazione storica\, nei musei e negli archivi\, nelle agenzie governative\, nell’area dell’industria\ndei contenuti e dei mass media come consulenti\, come storici orali\, o come responsabili di progetti\ndi crowdsourcing\, necessitano di competenze specifiche. Questo libro unisce teoria e pratica e fornisce a studenti e professionisti gli strumenti per praticare la public history in un’ampia gamma di contesti. Il testo approfondisce questioni chiave come partecipazione pubblica\, strumenti e mezzi digitali\, e l’internazionalizzazione della public history. La prima parte si concentra sulle fonti per la public history\, e offre una panoramica su creazione\, raccolta\, gestione e conservazione dei materiali (archivi\, cultura materiale\, storie orali\, sorgenti digitali). I capitoli trattano siti e istituzioni come archivi e musei\, edifici storici e monumenti\, e pratiche come la gestione delle raccolte\, la conservazione (di archivi cartacei\, oggetti\, beni audiovisivi\, edifici\, siti storici e paesaggistici)\, la\nstoria orale\, e la genealogia. La seconda parte esamina i diversi modi con cui i professionisti della public history possono produrre narrazioni storiche\, attraverso mostre\, mezzi audiovisivi\, testi e strumenti digitali. L’ultima parte esplora le sfide e gli aspetti etici del lavoro a contatto con differenti comunità ed istituzioni. Il libro\, sia come corso metodologico che come risorsa per la pratica della public history\, getta le basi per una comunicazione proficua tra fonti storiche e grande\npubblico.\nThomas Cauvin insegna Storia alla University of Louisiana di Lafayette.
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SUMMARY:Il manuale del perfetto carcerato\, di Giacinto Menotti Serrati
DESCRIPTION:Mercoledì 9 novembre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume di Giacinto Menotti Serrati\, Il manuale del perfetto carcerato.\nA cura di Luigi Scoppola Iacopini\, Castelvecchi\, 2016. Intervengono: Marco Gervasoni\, Andrea Guiso\, Elena Papadia. Coordina: Alessandra Scaccia. Sarà\npresente il curatore.\n«Il mio arresto era stato un’infamia. Ed io ero un martire. Tuttavia\, in fin dei conti\, ringraziavo quei\nporci\, benedivo quell’infamia ed il martirio mi pareva lievissimo\, poiché avevo così avuto occasione di essere a contatto col carcere e coi suoi abitatori»\nLa testimonianza diretta\, coinvolgente e intensa della vita carceraria nell’Italia liberale e prefascista\,\nscritta da uno dei più combattivi esponenti del socialismo europeo. Arrestato due volte tra\nil 1893 e il 1896\, Serrati racconta fin nei minimi particolari la condizione dei reclusi nelle prigioni\ndel Regno\, senza risparmiare nessun dettaglio sull’abbrutimento fisico e psicologico a cui venne\nsottoposto. Dalla descrizione dell’architettura carceraria al misero regime alimentare\, fino alle\ndisastrose condizioni igieniche\, Serrati apre uno squarcio inquietante su un aspetto poco indagato\ndell’Italia post-risorgimentale\, elaborando una critica del regime carcerario che ancora oggi\, purtroppo\, conferma la sua amara attualità.\nGiacinto Menotti Serrati (Spotorno\, 1872 – Asso\, 1926). Politico e giornalista\, sostenitore del socialismo\nfin da giovanissimo\, viene arrestato sotto i governi di Crispi nel 1893 e nel 1896 per reati di opinione.\nEmigrato all’estero\, vive tra gli Stati Uniti e la Svizzera\, per poi tornare in Italia nel 1911. Divenuto membro della Direzione del Partito socialista nelle file della corrente maggioritaria degli intransigenti\, dirige\nl’«Avanti!» dal 1914 al 1922. Su posizioni internazionaliste durante la Grande Guerra\, si schiera a favore della Rivoluzione bolscevica e nel 1919 è tra gli esponenti di spicco dell’ala massimalista del Psi. Nel 1924 aderisce insieme ad altri compagni di partito al Pcd’I.
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SUMMARY:Casa Savoia e Curia romana dal Cinquecento al Risorgimento a cura di Jean-François Chauvard\, Andrea Merlotti\, Maria Antonietta Visceglia
DESCRIPTION:Venerdì 28 ottobre 2016\, alle ore 17.00\, in collaborazione con l’École française de Rome\, l’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea e La\nVenaria Reale\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove\, Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Casa\nSavoia e Curia romana dal Cinquecento al Risorgimento a cura di Jean-François Chauvard\, Andrea Merlotti\, Maria Antonietta Visceglia\, École française de Rome\, 2015. Intervengono: Catherine Brice\, Pier Paolo Piergentili\, Stefano Tabacchi. Coordina: Marcello Verga.\nA differenza di dinastie italiane più recenti – come Medici e Farnese – i Savoia non cercarono mai\, o forse non riuscirono\, a esser protagonisti nelle complesse dinamiche della politica della curia romana: non a caso\, con un’unica importante eccezione\, dalle loro fila non uscirono cardinali. Furono\, invece\, attentissimi a non rinunciare mai al diritto\, ottenuto nel Medioevo\, di nominare i vescovi e gli abati residenti nei propri Stati\, non esitando a sostenere lunghi ed aspri scontri con i pontefici che lo misero in discussione. Anche la Regia Cappella di corte fu un importante terreno di\ndefinizione delle prerogative della corte – e dello Stato – rispetto a quelle del clero. La politica giurisdizionalista posta in esser dei Savoia fra Cinque e Settecento non mise mai in discussione l’adesione dei Savoia alle pratiche del cattolicesimo tridentino\, così come non impedì alla dinastia di costruire intorno al sacro alcuni dei più importanti elementi della propria immagine: si pensi al culto della Sindone\, del beato Amedeo e di San Maurizio con i martiri della legione tebea. Il volume ripercorre queste e altre tematiche dal Cinquecento all’età contemporanea\, cogliendone i forti\nelementi di continuità e ponendole sullo scenario italiano ed europeo che fu loro proprio.
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SUMMARY:Massoneria e irredentismo. Geografia dell’associazionismo patriottico in Italia tra Otto e Novecento di Luca Giuseppe Manenti
DESCRIPTION:Mercoledì 19 ottobre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Massoneria e irredentismo. Geografia dell’associazionismo patriottico in Italia tra Otto e Novecento di Luca Giuseppe Manenti\, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia\, 2015.\nIntervengono: Anna Maria Isastia\, Antonio Trampus. Coordina: Rita Tolomeo.\nSarà presente l’autore.\nSulla scorta di una grande quantità di fonti recuperate nei principali archivi della penisola\, questo studio offre un’esauriente mappatura del movimento irredentista tra Otto e Novecento\, soffermandosi in particolare sui nessi allacciati dai patrioti con il Grande Oriente d’Italia. L’analisi del Circolo Garibaldi di Trieste restituisce la complessa rete di rapporti tra logge\, comitati di reduci\, leghe lavorative\, società ginniche e di cremazione che strutturò lo spazio associativo del Regno.\nL’obiettivo di completare il Risorgimento con la conquista di Trento e Trieste funse da collante\nideologico per gruppi eterogenei e individui di diversi orientamenti politici\, cui la massoneria fornì\nbasi logistiche\, aiuti economici e una piattaforma valoriale di condivisione. Italiani e fuorusciti\ngiuliani costituirono le tessere di questo intricato mosaico\, scrupolosamente ricostruito nei suoi\naspetti sociali\, politici e culturali.\nLuca Giuseppe Manenti ha conseguito il dottorato in storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Trieste. Svolge attività di ricerca sui temi dell’associazionismo\, della massoneria e del\nnazionalismo nel contesto dell’Italia moderna. Tra le sue pubblicazioni si segnalano: Tra azione politica e cultura esoterica. Massoneria e società segrete nell’Italia dell’800\, in “Prometeo”\, n. 127\, 2014\, pp. 92-101; Massoneria e società occulte a Trieste tra XVIII e XX secolo\, in All’Oriente d’Italia. Le fondamenta segrete del rapporto fra Stato e Massoneria\, a cura di M. Rizzardini\, A. Vento\, Rubbettino\, 2013\, pp. 227-257; Massoneria italiana\, ebraismo e movimento dei Giovani\nTurchi\, in “Rassegna Mensile di Israel”\, n. 3\, 2012\, pp. 161-175.
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SUMMARY:Lo Stato del Granduca 1530-1859. Le istituzioni della Toscana moderna in un percorso di testi commentati di Luca Mannori
DESCRIPTION:Lunedì 17 ottobre 2016\, alle ore 17.00\, presso l\’Istituto Storico Italiano per l\’età Moderna e Contemporanea di Roma (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani\, 32)\, in collaborazione con la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\, sarà presentato il volume Lo Stato del Granduca 1530-1859. Le istituzioni della Toscana moderna in un percorso di testi commentati di Luca Mannori\, Pacini Editore\, 2015.\nIntervengono: Francesco Bonini\, Stefano Tabacchi. Coordina: Marcello Verga.\nIn un\’epoca in cui l\’approccio alle fonti primarie è avvertito ad ogni livello come un\’operazione sempre più laboriosa\, riservato ad addetti ai lavori ben provvisti di tutta una serie di complessi strumenti ermeneutici\, questo libro rappresenta una scommessa di segno opposto Esso punta infatti a rendere accessibile a un pubblico\nnon necessariamente specialistico un capitolo cospicuo dello storia moderna del nostro paese – quello dello Stato mediceo-lorenese\, dalla sua fondazione cinquecentesca fino al suo dissolversi nell\’Italia unita – attraverso una silloge di documenti cronologicamente disposti L\’intento\, ovviamente\, non è quello di riproporre una storia di matrice positivistica\, che punti a ricomporre un\’immagine fotografica del passato creata allineando i reperti che esso si è lasciato alle spalle.
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SUMMARY:La rivoluzione entra a suon di banda. La scoperta della politica in alcune comunità laziali nell’Italia liberale (Castelli romani 1870-1913) di Tommaso Petrucciani
DESCRIPTION:Giovedì 6 ottobre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume La rivoluzione entra a suon di banda. La scoperta della politica in alcune comunità laziali nell’Italia liberale (Castelli romani 1870-1913) di Tommaso Petrucciani\, PM edizioni\, 2016. Intervengono: Marco De Nicolò\, Lidia Piccioni\, Maurizio Ridolfi. Coordina: Patrizia Rusciani. Sarà presente l’autore. \nNel corso dell’800 i Castelli Romani conoscono un robusto movimento democratico che produce diverse amministrazioni rosse e riesce ad espugnare il collegio elettorale. Prima d’Azeglio e poi Salvemini li presentano però all’opinione pubblica italiana come un caso meridionale\, estraneo a una modernità politica “fisiologica”. L’a-normalità trova le sue ragioni non già in un tirocinio inadeguato\, bensì nei conflitti attorno agli istituti stessi dell’integrazione politica e nel loro uso improprio ad opera di tutti i protagonisti. Adottando una prospettiva intersoggettiva che tiene conto dei punti di vista dei diversi attori e del loro reciproco condizionamento\, il volume ricostruisce la scoperta della politica da parte delle popolazioni dell’area nel primo quarantennio di vita nazionale nel suo prender corpo all’interno del confronto/scontro tra\, da un lato\, il progetto di modernizzazione liberale che guida i funzionari che posero mano alla costruzione della nazione in provincia e le contraddizioni entro cui si mosse la loro loro azione\, e\, dall’altro\, i pregiudizi\, gli stereotipi e gli interessi dei diversi segmenti della società locale attraverso cui vennero recepiti\, ri-creati e riorganizzati temi\, linguaggi\, simboli circolanti nello spazio pubblico nazionale definendo nuove identità e un nuovo senso comune. \nTommaso Petrucciani si è laureato in Lettere presso l’Università «La Sapienza» di Roma nel 2003\, con una tesi in Storia moderna\, e nel 2008 ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia della società contemporanea all’Università di Siena. Dal 2007 al 2012 è stato segretario di redazione di «Contemporanea. Rivista di storia dell’800 e del ‘900»\, con la quale ha collaborato anche in veste di traduttore. Ha inoltre tradotto due libri per la Società editrice “il Mulino” di Bologna: J.A. Goldstone\, Perché l’Europa\, 2010\, e S. Mosley\, Storia globale dell’ambiente\, 2013.
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SUMMARY:Percorsi di ricerca nella Grande Guerra. Il fronte marittimo meridionale d’Italia di Agazio Trombetta
DESCRIPTION:Martedì 5 luglio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Percorsi di ricerca nella Grande Guerra. Il fronte marittimo meridionale d’Italia di Agazio Trombetta\, Falzea Editore\, 2016. Intervengono: Domenico da Empoli\, Mariano Gabriele\, Luciano Zani. Coordina: Lauro Rossi.\nSarà presente l’autore\nIl volume approfondisce le vicende storiche legate alla Grande Guerra nel territorio reggino e nel\n“Fronte Marittimo Meridionale d’Italia”\, con l’ausilio di fonti archivistiche inedite\, civili e militari.\nDall’esame dei documenti emerge un singolare spaccato della vita reggina in quegli anni\, che\nl’Autore descrive facendoci rivivere problemi\, paure\, ansie e attese di quei momenti tristi.\nPassando attraverso una disamina generale della congiuntura internazionale e degli aspetti legati\nall’impegno bellico nel bacino del Mediterraneo\, si viene a delineare il progressivo coinvolgimento\ndel territorio reggino nel fronte marittimo meridionale e nello scacchiere mediterraneo dello Stretto\ndi Messina\, con l’apporto di fonti inedite provenienti anche dall’Ufficio Storico della Marina\nMilitare. Viene inoltre largamente approfondito l’episodio dell’affondamento della nave traghetto\nScilla nelle acque antistanti Catona e la tragica fine del transatlantico Verona\, partito da Genova con\ncirca tremila soldati a bordo dichiarati disertori dopo la sconfitta di Caporetto e inviati in Cirenaica\ne Tripolitania.\nAgazio Trombetta è professore ordinario di Scienze naturali e Geografia\, Preside di ruolo e\nDeputato di Storia Patria per la Calabria; autore di numerosi volumi su Reggio Calabria.
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SUMMARY:Onde fasciste. La propaganda araba di Radio Bari (1934-43)\, di Arturo Marzano
DESCRIPTION:Giovedì 16 giugno 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma) sarà presentato il volume Onde fasciste. La propaganda araba di Radio Bari (1934-43) di Arturo Marzano\, Carocci\, 2016. Intervengono: Elisabetta Benigni\, Tommaso Dell’Era\, Barbara Spadaro. Coordina: Rosanna De Longis. Sarà presente l’autore. \nIl volume ricostruisce l’esperienza di Radio Bari (1934-43)\, la prima stazione europea a trasmettere in arabo. Grazie ad una ricerca condotta in numerosi archivi in Italia\, Francia\, Gran Bretagna\, Stati Uniti e Marocco\, emergono da queste pagine i protagonisti di Radio Bari\, dai responsabili politici agli autori\, agli ospiti\, agli speaker\, nonché i programmi che la radio ospitò. Le trasmissioni culturali (conversazioni\, canzoni\, pièce teatrali) furono apprezzate dal pubblico arabo\, mentre quelle politiche (i notiziari) non ebbero successo perché scontavano una contraddizione insuperabile della propaganda e\, più in generale\, della politica estera fascista: Roma corteggiava i nazionalismi arabi e attaccava Londra e Parigi con l’obiettivo di sostituirvisi come potenza egemone nel Mediterraneo e in Medio Oriente\, senza considerare che quei nazionalismi si sarebbero opposti con uguale forza al dominio coloniale italiano. Proprio attraverso Radio Bari e la sua “guerra delle onde” con Radio Londra\, Radio Paris Mondial e Radio Berlino\, il libro\, al confine tra storia delle relazioni internazionali\, storia transnazionale e storia dei media\, mette in luce come la politica araba dell’Italia fascista fosse\, nonostante le ambizioni imperiali\, destinata al fallimento. \nArturo Marzano è ricercatore di Storia e Istituzioni dell’Asia nel Dipartimento di Civiltà e forme del sapere dell’Università di Pisa. Tra le sue pubblicazioni: Una terra per rinascere. Gli ebrei italiani e l’immigrazione in Palestina prima della guerra (1920-1940) (2003); Roma e Gerusalemme. Israele nella vita politica e culturale italiana (1949-2009) (con M. Simoni\, 2010); Attentato alla Sinagoga. Roma\, 9 ottobre 1982. Il conflitto israelo-palestinese e l’Italia (con G. Schwar\, 2013).
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SUMMARY:Fronte Montenegro. L’occupazione militare italiana 1941-1943\, di Federico Goddi
DESCRIPTION:Mercoledì 15 giugno 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Fronte Montenegro. L’occupazione militare italiana 1941-1943 di Federico Goddi\, Leg edizioni\, 2016. Intervengono: Andrea Carteny\, Lutz Klinkhammer\, Amedeo Osti Guerrazzi. Sarà presente l’autore. \nUn fronte della guerra italiana oggi dimenticato\, un sistema di un’occupazione militare sinora ignorato dagli studi. Eppure l’Italia fascista Iin Montenegro fra 1941 e 1943 sperimentò l’antiguerriglia come non fece altrove nei Balcani durante tutto il secondo conflitto mondiale. Nel quadro della guerra fascista il controllo di quel territorio – incastonato fra la Serbia occupata dai nazisti\, lo Stato indipendente croato e l’Albania occupata dall’Italia fascista – rappresentava uno snodo importante. Inoltre il pur piccolo Montenegro offriva agli occupanti risorse economiche cui l’Italia fascista guardava con attenzione. C’era però un problema: i montenegrini mal sopportavano il dominio italiano e nelle montagne della loro regione venne a nascondersi\, e ad operare\, il cuore della resistenza antifascista e antinazista di tutta la Jugoslavia\, compreso Josip Broz Tito. Federico Goddi ricostruisce tutto questo grazie ad un’assai ampia ricerca\, dragando i più diversi archivi fascisti e traendo spunti dalla storiografia montenegrina. Ne scaturiscono le scelte del Governatorato militare italiano e l’impatto della quotidianità d’occupazione sulla società locale. Emerge distintamente come l’azione repressiva degli occupanti fu segnata da un complesso conflitto fra autorità militari con aspirazioni egemoniche e autorità civili. \nFederico Goddi è dottore di ricerca in Storia presso l’Università degli Studi di Genova. Vincitore del Premio Nicola Gallerano (2014)\, attualmente è Research fellow presso la Filozofski fakultet – Univerzitet Crne Gore (Università del Montenegro).
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SUMMARY:La primavera della Repubblica. Roma 1849\, la città e il mondo\, di Giuseppe Monsagrati
DESCRIPTION:Martedì 14 giugno 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume La primavera della Repubblica. Roma 1849\, la città e il mondo di Giuseppe Monsagrati\, La lepre\, 2016. Intervengono: Giovanna Capitelli\, Daniela Felisini\, Francesco Guida. \nPur affrontando un tema tra i più esplorati dalla storiografia degli ultimi anni\, questa agile sintesi presenta la storia della Repubblica romana del 1849 sotto una prospettiva che\, senza escludere l’intento narrativo\, mette a fuoco alcuni aspetti trascurati in passato. Il punto di partenza dell’autore è infatti una domanda: perché la Repubblica a Roma\, ossia come è potuto avvenire che una istituzione come quella repubblicana abbia trovato\, sia pure per pochi mesi\, un terreno propizio in una città che due millenni di papato avevano reso apparentemente estranea alle idee della democrazia rappresentativa?\nIn una analisi che coniuga il rigore della ricerca storica con la scorrevolezza della scrittura\, la risposta a questa domanda viene cercata nel rapporto tenace tra la città (la storia\, i luoghi\, la memoria) e il carattere dei suoi abitanti\, e\, per altro verso\, nel rapporto altrettanto significativo tra Roma e la proiezione della sua immagine antica e moderna all\’esterno. Senza trascurare la politica e le sue effimere fortune\, la spiegazione che l’autore ci offre affonda le radici\, più che nell’ideologia nazionale\, nello spirito di una popolazione meno passiva di quanto fosse generalmente ritenuta e comunque talmente orgogliosa della propria storia da contribuire a scriverne un altro capitolo.
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SUMMARY:Marco Minghetti. Il liberalismo e l’Europa\, di Raffaella Gherardi
DESCRIPTION:Venerdì 10 giugno 2016\, alle ore 17.00\, in collaborazione con l’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea\, presso la Biblioteca di storia\nmoderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Marco Minghetti. Il liberalismo e l’Europa di\nRaffaella Gherardi\, Morcelliana\, 2015. Intervengono: Raffaele Romanelli\, Romano Ugolini. Coordina: Marcello Verga.\nMarco Minghetti (1818-1886) fu uno dei principali teorici\, in Italia e in Europa\, del pensiero\npolitico liberale e\, allo stesso tempo\, eminente statista della Destra storica: più volte Ministro e\nPresidente del Consiglio\, legò il suo nome a tappe salienti della politica nazionale quali la\nConvenzione di settembre\, l’avvio dell’inchiesta industriale e dell’inchiesta agraria\, la revisione dei\ntrattati commerciali\, il raggiungimento del pareggio di bilancio. Raffaella Gherardi ne ripercorre qui\nnon solo gli scritti\, ma anche i discorsi parlamentari ed extraparlamentari\, attingendo a documenti spesso non facilmente reperibili: emerge il ritratto a tutto tondo di una personalità attenta a sfuggire gli opposti rischi di una scienza della politica disancorata dalla prassi e di un’azione politica meramente empirica e contingente.\nSi manifestano inoltre temi ancora oggi rilevanti: il rapporto fra economia\, morale e diritto; le relazioni tra Stato e Chiesa; le ingerenze dei partiti politici nella giustizia e nell’amministrazione.\nAnche di fronte alla politica del presente l’opera di Minghetti non ha perso centralità\, elevandolo a\nclassico della politica italiana ed europea\, in grado di parlare a tempi che vanno ben oltre quelli che\negli ha vissuto.\nRaffaella Gherardi insegna Storia delle dottrine politiche all’Università di Bologna e fa parte della\nGiunta centrale per gli studi storici. Di Marco Minghetti ha curato: Scritti politici (Roma 1986); Le\ndonne\, la Maddalena\, le Madonne. Scritti sull’arte moderna di Marco Minghetti (Bologna 2010) e\nIl cittadino e lo Stato (Brescia 2011).
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SUMMARY:A scuola di dissenso. Storie di resistenza al confino di polizia (1926-43)\, di Ilaria Poerio
DESCRIPTION:Giovedì 26 maggio 2016\, alle ore 17.0\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume A scuola di dissenso. Storie di resistenza al confino di polizia (1926-43) di Ilaria Poerio\, Carocci\, 2016. Intervengono: Alexander Höbel\, Alessandra Gissi\, Fiamma Lussana. Sarà presente l’autrice. \nQuando il fascismo si voleva liberare di persone sospette\, ma sulle quali non esistevano accuse formali\, applicava la legge del confino. Tra il 1926 e il 1943 furono circa 15.000 gli italiani condannati al confino di polizia\, tra loro diverse migliaia di antifascisti. I più pericolosi venivano relegati nelle isole. Costretti all’immobilità dal regime\, gli antifascisti cercavano strumenti per restare fermi ma non inerti. Nelle colonie di confino si istituirono mense e biblioteche\, scuole e cooperative: si studiava\, si leggeva\, si discuteva\, si elaboravano documenti\, come nel più animato dei congressi politici. Mentre nel resto del paese gli spazi di libertà si restringevano fino a scomparire\, nelle isole di confino si andava a chiedere consiglio\, si portavano notizie e informazioni\, che venivano studiate\, vagliate\, confrontate e integrate le une con le altre\, vanificando così l’essenza stessa della punizione che il regime aveva voluto dare. Per una generazione intera di antifascisti\, il confino rappresentò una tappa cruciale nella costruzione di sé. Il loro agire sarà anche\, almeno simbolicamente\, premessa per l’edificazione della Repubblica. \nIlaria Poerio è dottore di ricerca in Italian Studies presso l’Università di Reading (Regno Unito). Si interessa di storia dell’Italia e dell’Europa contemporanea. Ha pubblicato: Vento del Sud. Gli antifascisti meridionali nella guerra di Spagna (con Vania Sapere\, Istituto Ugo Arcuri\, 2007) e Postcards from Italy. Vent’anni di berlusconismo sulla stampa britannica (Clueb\, 2013).
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SUMMARY:Il movimento del 1977 in Italia\, di Luca Falciola
DESCRIPTION:Giovedì 19 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e\ncontemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Il movimento del 1977 in Italia di Luca Falciola\, Carocci\,\n2016. Intervengono: Giovanni Mario Ceci\, Alessio Gagliardi\, Guido Panvini.\nCoordina: Ermanno Taviani. Sarà presente l’autore.\nIn tutto il mondo l’esperienza del Sessantotto si è esaurita entro la prima metà degli anni Settanta\, di\nfronte al tramonto delle ideologie e al riflusso nel privato. Invece in Italia\, nel 1977\, una\ngenerazione di militanti di sinistra ha creduto ancora nella possibilità di una rivoluzione e ha messo\nin atto un estremo tentativo di sovvertire la società. Ne è scaturito un movimento in bilico tra\nl’esaltazione e il superamento della politica\, aperto a spericolate contaminazioni culturali e capace\ndi audaci sperimentazioni creative\, ma anche indissolubilmente legato a dottrine e pratiche violente\,\ntanto da inaugurare la fase più buia degli “anni di piombo”. Il movimento del ’77 attende ancora\nun’analisi sistematica\, oltre a lasciare aperti interrogativi che sono ineludibili per capire e\nfinalmente storicizzare gli anni Settanta. Il volume ricostruisce – per la prima volta con rigore\nscientifico e sulla base di un’imponente ricerca archivistica e documentaria – il contesto di crisi nel\nquale maturò questo ciclo di protesta\, i riferimenti intellettuali che ispirarono la mobilitazione\, la\nvisione del mondo e le rivendicazioni dei contestatori\, gli schemi interpretativi che favorirono\nl’escalation violenta\, la reazione delle istituzioni e la dialettica tra movimento e organizzazioni\narmate clandestine.\nLuca Falciola è assegnista di ricerca in Storia delle istituzioni politiche presso l’Università Cattolica di\nMilano. Ha ottenuto un dottorato in Storia (Università Cattolica-Sciences Po Paris)\, è stato Post-doctoral\nFellow alla Yale University (Program on Order\, Conflict\, and Violence) ed è stato Visiting Fellow alla\nBeinecke Rare Book & Manuscript Library\, Yale University. Le sue ricerche indagano fenomeni di\ncontestazione\, violenza politica e terrorismo.
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SUMMARY:Fumo. Italy’s Love Affair with the Cigarette\, di Carl Ipsen
DESCRIPTION:Mercoledì 18 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Fumo. Italy’s Love Affair with the Cigarette di Carl Ipsen\, Stanford University Press\, 2016. Ne parla con l’autore: Vanessa Roghi. Coordina: Patrizia Rusciani. \nPer oltre un secolo\, l’Italia ha avuto un love affair con la sigaretta. Forse nessun bene di consumo ha simboleggiato meglio aspetti economici\, dimensioni politiche\, sociali e culturali della storia italiana contemporanea. Per gran parte del XX secolo\, il consumo di sigarette è stato un indice di benessere economico e di modernità. Solo alla fine del secolo l’Italia\, raggiunta la parità economica con le altre potenze occidentali\, è entrata nell’era antifumo.\nBasandosi su cinema\, letteratura\, e stampa popolare\, Carl Ipsen offre un panorama del “secolo della sigaretta” in Italia\, dal 1870 fino ad arrivare al divieto di fumo nei luoghi pubblici nel 2005\, individuando collegamenti tra fumo e imperialismo\, guerre mondiali\, fascismo e movimenti di protesta degli anni 1970.  \nIndice: Introduction: First Puff; 1 Toscano: Smoking in Italy before World War I; 2 Macedonia: Smoking between the Wars; 3 Eva: Women and Smoking before World War II; 4 Nazionali: Smoking and Poverty in Postwar Italy; 5 Camels: Women\, Sex\, and Americane in the Postwar Decades; 6 Me ne frego: Smoking and Risk; 7 MS: Men\, Women\, and Smoking in the Era of Collective Action; 8 Marlboro Light: The Antismoking Era in Italy; 9 Pall Mall: Contraband and Privatization; Epilogue: Cicca; Appendix: 2006 Expert Report; Notes; Bibliography \nCarl Ipsen è professore presso il Dipartimento di Storia dell’Indiana University. I suoi campi di ricerca sono focalizzati in particolare sulla storia d’Italia e d’Europa del XIX e XX secolo. Tra le sue pubblicazioni si ricordano: Italy in the Age of Pinocchio: Children and Danger in the Liberal Era (2006) and Dictating Demography: The Problem of Population in Fascist Italy (1996).
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