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SUMMARY:Storia di Zara. Dalle origini ai giorni nostri di Lucio Toth
DESCRIPTION:Venerdì 2 dicembre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove\, Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume Storia di Zara. Dalle origini ai giorni nostri di Lucio Toth\, Edizioni Biblioteca dell’immagine\, 2016. Intervengono: Ester Capuzzo\, Rita\nTolomeo. Coordina: Andreas Gottsmann.\nOgni tanto il nome di Zara riappare nei giornali e la sua storia è oggetto di studi e di ricerche nelle Università\, non solo italiane o croate. Parlando della Dalmazia\, si deve ricordare per forza la sua città più antica e contesa\, che ne è stata capoluogo\, o modesta capitale di un regno mai esistito se non sulla carta. Perché nella realtà storica\, dopo Roma e Bisanzio\, è stato dominio della Corona d’Ungheria\, della Repubblica Veneta\, degli imperi napoleonico e Austro-Ungarico\, malgrado la\ncorona regale inalberata sul suo stemma con i tre leopardi in campo azzurro. In origine il campo era\nrosso. Fu Venezia a volerne cambiare il colore per non confonderlo con la porpora del gonfalone della Serenissima. Città importante da essere contesa nei secoli da potenze continentali e marittime: gli Imperi romano e bizantino\, quello carolingio\, il Regno croato e ungherese\, gli Angiò di Napoli\, gli Imperi di Napoleone e degli Asburgo\, l’Italia unita e la ex Iugoslavia. E prima fra tutte la Repubblica di San Marco\, che di questa Zara non sapeva fare a meno. C’è una marea nelle cose umane per usare le parole di Shakespeare – che ha i suoi flussi misteriosi e gioca con il destino di uomini e comunità. E di questa antica comunità\, la liburnica Idassa\, la romana Iadera\, la bizantina Diadora\, l’italiana e veneta Zara\, la croata Zadar\, si racconta in questo libro.
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SUMMARY:Donne della Repubblica
DESCRIPTION:Mercoledì 30 novembre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Donne della Repubblica di Paola Cioni\, Eliana Di Caro\, Elena Doni\, Claudia Galimberti\, Lia Levi\, Maria Serena Palieri\, Francesca Sancin\, Cristiana Di San Marzano\, Federica Tagliaventi\, Chiara Valentini. Introduzione di Dacia Maraini\, il Mulino\, 2016. Intervengono: Lia Levi\, Maria Serena Palieri\, Chiara Valentini. Coordina: Rosanna De Longis. \nRicordiamoci che la storia la raccontano sempre i vincitori. Ed è quella che rimane a testimonianza del passato. Vogliamo farci anche noi narratrici della nostra storia\, per ricordare che oltre ai molti coraggiosi e valenti uomini italiani\, ci sono state tante donne che hanno contribuito profondamente ai migliori cambiamenti del nostro Paese? (Dacia Maraini) \nIl 2 giugno 1946 si tennero le prime elezioni politiche per le quali votarono anche le donne. Un passaggio che segna l’affermazione di un nuovo protagonismo femminile nella società italiana. A restituirci la portata simbolica e politica di quella conquista\, quattordici biografie esemplari di donne che con diversi talenti\, in vari campi\, hanno contribuito alla nascita della Repubblica e a cambiare l’immagine della donna. Non solo le politiche\, che fin dai tempi del fascismo si erano battute per la democrazia\, come Camilla Ravera\, Teresa Noce\, Lina Merlin\, o le donne della resistenza\, Tina Anselmi\, Nilde Iotti\, Teresa Mattei\, Marisa Ombra\, Ada Gobetti\, ma anche scrittrici come Alba de Céspedes\, Fausta Cialente\, Renata Viganò\, un’attrice come Anna Magnani\, la famosa sarta Biki\, e la leggendaria Dama Bianca compagna di Fausto Coppi. \nLe autrici del volume fanno parte di Controparola\, un gruppo di giornaliste e scrittrici nato nel 1992 per iniziativa di Dacia Maraini. Come opere collettive per il Mulino hanno pubblicato anche Donne del Risorgimento (2011) e Donne nella Grande Guerra (2014). Per altri editori: Piccole italiane (Anabasi\, 1994)\, Il Novecento delle italiane (Editori Riuniti\, 2001)\, Amorosi assassini (Laterza\, 2008). \nRosanna De Longis ha diretto la Biblioteca di storia moderna e contemporanea. Socia fondatrice della Società italiana delle storiche\, ne è stata presidente nel triennio 2006-2008. \nLia Levi\, giornalista e sceneggiatrice\, è autrice di romanzi per adulti e per ragazzi. \nMaria Serena Palieri\, giornalista e saggista\, ha scritto per “l’Unità”\, l’“Espresso”\, “Marie Claire”. \nChiara Valentini\, giornalista e saggista\, collabora con l’“Espresso”.
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SUMMARY:L’Europa corporativa. Una storia transnazionale tra le due guerre mondiali
DESCRIPTION:Giovedì 24 novembre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove\, Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume L’Europa corporativa. Una storia transnazionale tra le due guerre mondiali di Matteo Pasetti\, Bononia University Press\, 2016. Intervengono:\nLucia Ceci\, Giuseppe Parlato. Coordina: Alessio Gagliardi. Sarà presente l’autore.\nNella cultura politica europea del Novecento\, il periodo tra le due guerre mondiali fu connotato anche dalla riscoperta del corporativismo come possibile soluzione per alcuni problemi cruciali della moderna società di massa: l’organizzazione sindacale dei lavoratori e la conflittualità di classe; lo sviluppo economico e la gestione tecnocratica del sistema produttivo; la sfi ducia nella democrazia liberale e lo spettro della rivoluzione comunista. Fin dall’ascesa al potere di Mussolini\, ambienti intellettuali e forze politiche di varia nazionalità ed eterogenea ispirazione ideologica\niniziarono a guardare con attenzione al laboratorio corporativo fascista\, che nella seconda metà degli anni Venti inaugurò un inedito sistema di rappresentanza degli interessi e di disciplina dei rapporti di lavoro. L’Italia fascista divenne così il luogo d’origine di un nuovo modello di corporativismo\, destinato a influenzare sia il dibattito politico\, giuridico ed economico\, sia analoghi esperimenti legislativi messi in atto in altri regimi. Basato su un’ampia letteratura europea\, il libro\nricostruisce la circolazione transnazionale di questo modello\, seguendone l’evoluzione e descrivendone gli esiti\, al fine di collocare l’esperienza fascista in un quadro storico caratterizzato dalla generale tendenza a una crescente istituzionalizzazione dei rapporti tra economia\, società e stato.\nMatteo Pasetti svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna. Studioso di storia del fascismo e dei movimenti politici e sindacali\, è autore di varie pubblicazioni e dei libri Tra classe e nazione. Rappresentazioni e organizzazione del movimento nazional- sindacalista\, 1918-1922 (2008) e Storia dei fascismi in Europa (2009). Ha inoltre curato i volumi Progetti corporativi tra le due guerre mondiali (2006)\, Tra due crisi.\nUrbanizzazione\, mutamenti sociali e cultura di massa tra gli anni Trenta e gli anni Settanta (2013) e 1943. Guerra e società (con L. Alessandrini\, 2015).
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SUMMARY:Gabriele Galantara. La missione della caricatura nella storia e nell’arte
DESCRIPTION:Martedì 22 novembre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove\, Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Gabriele Galantara. La missione della caricatura nella storia e nell’arte a cura di Fabio Santilli\, Centro studi Gabriele Galantara\, 2016.\nIntervengono: Dino Aloi\, Lorenzo Benadusi\, Paolo Brogi. Coordina: Maria Pia Critelli. Sarà presente il curatore.\nLa figura di Gabriele Galantara\, uno dei massimi esponenti della caricatura satirica italiana\, pittore e creatore di intramontabili modelli conografici\, nella sua attività di artista\, giornalista e attivista politico che gli valse la persecuzione da parte dei governi autoritari della fine del XIX secolo e del fascismo\, con un’analisi storica del periodico romano “Marc’Aurelio” e una monografia inedita di Gec (Enrico Gianeri) dedicata a Galantara.\nPrefazione di Melanton (Antonio Mele). Scritti di: Dino Aloi\, Fabiana De Bellis\, Giovanni Galantara\, Giorgio Galeazzi\, Gec (Enrico Gianeri) Donata Gianeri\, Paola Pallottino\, Fabio Santilli\, Valerio Zandonà.\nFabio Santilli\, Presidente del Centro Studi Gabriele Galantara\, è autore e curatore di numerosi libri sulla caricatura e la satira nel loro rapporto con le vicende storiche.
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SUMMARY:Le procès de la liberté. Une histoire souterraine du XIXe siècle en France\, di Michèle Riot-Sarcey
DESCRIPTION:Venerdì 18 novembre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, in\ncollaborazione con l’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea\,sarà presentato il volume Le procès de la liberté. Une histoire souterraine du XIXe\nsiècle en France di Michèle Riot-Sarcey\, Editions de la découverte\, 2016.\nIntervengono: Francesco Benigno\, Marco Fioravanti\, Igor Mineo. Sarà presente l’autrice.\nIn quest’opera\, Michèle Riot-Sarcey fa rivivere le idee di libertà sorte nel corso delle esperienze operaie e delle rivoluzioni sociali del XIX secolo francese. Idee largamente dimenticate in seguito: minoritarie e utopiche\, incomprese alla loro epoca\, sono state maltrattate dalla storiografia dominante. Tuttavia la loro attualità si impone oggi\, quando l’idea di libertà individuale si è disgiunta da quella collettiva e ridotta a liberalismo e individualismo.\nQuesto passato irrealizzato è qui rivisitato a partire dalle sue molteplici tracce: pubblicazioni politiche\, archivi\, romanzi\, poesie\, quadri\, ecc. Con un respiro particolare l’autrice restituisce il sorprendente percorso della vita di donne e uomini del popolo così numeroso da imporsi nel cammino della rivolta\, rivelando in tal modo le modalità sconosciute dalla cancellazione di questa storia. Come il ruolo delle idee del “socialista” Henri de Saint-Simon che influenzò così tanto gli attori politici dell’epoca\, prima di ritrovarsi nel cuore del progetto capitalistico e industriale del\nSecondo Impero. O ancora quello di Victor Hugo\, di cui l’immenso successo dei Miserabili contribuì all’oblio dello spirito di libertà che aveva caratterizzato le insurrezioni del 1830 e del 1848. Questo affresco audace\, tanto emozionante nella lettura quanto notevolmente documentato\, dimostra la pertinenza del pensiero di Walter Benjamin sulla necessità di “far esplodere le\ncontinuità storiche”. E ci invita a capire diversamente i simboli oggi in rovina del XIX secolo: filosofia del progresso\, controllo dell’ordine sociale\, “missione civilizzatrice” della repubblica coloniale… Per liberare la modernità creatrice dalla modernità devastatrice\, questo libro intende anche porre sotto una nuova luce i sogni del passato\, la cui attualità prende nuovo senso nel presente\, nella ricerca di un avvenire radicalmente altro.\nMichèle Riot-Sarcey è docente emerita di Storia contemporanea e di Storia di genere all’università ParisVIII-Saint-Denis. Tra le sue pubblicazioni: La Démocratie à l’épreuve des femmes. Trois figures critiques du pouvoir\, 1830-1848 (Désirée Véret\, Jeanne Deroin\, Eugénie Ni-boyet) (1994)\, Le Réel de l’utopie (1998)\, Histoire du féminisme (2002\, 2015)\, 1848\, la révolution oubliée (con Maurizio Gribaudi\, 2008\, 2009).
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SUMMARY:Deposito bagagli. Diario di viaggio verso la notte\, di Luigi Fenizi
DESCRIPTION:Giovedì 17 novembre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume Deposito bagagli. Diario di viaggio verso la notte di Luigi Fenizi\, Scienze e Lettere\, 2016. Intervengono: Giuseppe Averardi\, Roberto Cipriani\, Mauro Contili\, Franco Ferrarotti. Coordina: Fabrizio Federici. Sarà presente l’autore.\n(…) “Deposito bagagli” di Luigi Fenizi\, funzionario del Senato\, consigliere parlamentare\, e saggista già collaboratore di storiche testate di area riformista […] non è solo un’ autobiografia\, nettamente divisa in un “prima” e in un “dopo” (evento spartiacque\, la grave malattia che nel 1991 ha colpito l’ Autore\, limitando fortemente le sue capacità deambulatorie e le sue facoltà di relazione con gli altri). Ma è anche una riflessione complessiva appunto sui grandi temi dell’ esistenza: il\nrapporto vita-morte\, la ricerca di Dio\, fatta in chiave razionale e\, al tempo stesso\, cristiana libertaria\n(essenziale per resistere appunto alla malattia)\, il lascito spirituale che trasmettiamo ai nostri cari e\,\npiù in generale\, al mondo. Riflessione in chiave sempre profonda e\, al tempo stesso\, leggera e autoironica (…). (f.f.)\nLuigi Fenizi dal 1974 al 2009 è stato consigliere parlamentare del Senato. Autore di numerosi saggi\ndi carattere storico e politico\, ha collaborato con giornali e riviste\, da l’ “Avanti!” a “L’Astrolabio”\,\nda “Tempo Presente” a “Nuovi Studi Politici” e “MondOperaio”. In particolare ha studiato la figura\ne l’opera di Ignazio Silone\, ed è stato Vice Presidente della Fondazione omonima. Tra le sue pubblicazioni: Il secolo crudele. Dialoghi sulla violenza di massa nel Novecento (1999)\, Icaro è caduto. Parabola storica dell’utopia moderna (2003)\, La condizione assurda. Albert Camus\, il Male e io (2005)\, Lo specchio infranto. Sguardi\, metafore\, enigmi (2008)\, Varlam Šalamov. Storia\ndi un colpevole d’innocenza (2012).
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SUMMARY:Public History. A Textbook of Practice\,  di Thomas Cauvin
DESCRIPTION:Martedì 15 novembre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume Public History. A Textbook of Practice di Thomas Cauvin\, Routeldge\, 2016.\nIntervengono: Paolo Bertella Farnetti\, Agostino Bistarelli\, Chiara Ottaviano.\nCoordina: Marco De Nicolò. Sarà presente l’autore \nIl volume è una guida per le numerose sfide che gli storici affrontano quando insegnano\,apprendono\, e praticano la Public History. Gli storici possono giocare un ruolo attivo e fondamentale per contribuire alla pubblica comprensione del passato\, e coloro che operano nella conservazione storica\, nei musei e negli archivi\, nelle agenzie governative\, nell’area dell’industria\ndei contenuti e dei mass media come consulenti\, come storici orali\, o come responsabili di progetti\ndi crowdsourcing\, necessitano di competenze specifiche. Questo libro unisce teoria e pratica e fornisce a studenti e professionisti gli strumenti per praticare la public history in un’ampia gamma di contesti. Il testo approfondisce questioni chiave come partecipazione pubblica\, strumenti e mezzi digitali\, e l’internazionalizzazione della public history. La prima parte si concentra sulle fonti per la public history\, e offre una panoramica su creazione\, raccolta\, gestione e conservazione dei materiali (archivi\, cultura materiale\, storie orali\, sorgenti digitali). I capitoli trattano siti e istituzioni come archivi e musei\, edifici storici e monumenti\, e pratiche come la gestione delle raccolte\, la conservazione (di archivi cartacei\, oggetti\, beni audiovisivi\, edifici\, siti storici e paesaggistici)\, la\nstoria orale\, e la genealogia. La seconda parte esamina i diversi modi con cui i professionisti della public history possono produrre narrazioni storiche\, attraverso mostre\, mezzi audiovisivi\, testi e strumenti digitali. L’ultima parte esplora le sfide e gli aspetti etici del lavoro a contatto con differenti comunità ed istituzioni. Il libro\, sia come corso metodologico che come risorsa per la pratica della public history\, getta le basi per una comunicazione proficua tra fonti storiche e grande\npubblico.\nThomas Cauvin insegna Storia alla University of Louisiana di Lafayette.
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SUMMARY:Il manuale del perfetto carcerato\, di Giacinto Menotti Serrati
DESCRIPTION:Mercoledì 9 novembre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume di Giacinto Menotti Serrati\, Il manuale del perfetto carcerato.\nA cura di Luigi Scoppola Iacopini\, Castelvecchi\, 2016. Intervengono: Marco Gervasoni\, Andrea Guiso\, Elena Papadia. Coordina: Alessandra Scaccia. Sarà\npresente il curatore.\n«Il mio arresto era stato un’infamia. Ed io ero un martire. Tuttavia\, in fin dei conti\, ringraziavo quei\nporci\, benedivo quell’infamia ed il martirio mi pareva lievissimo\, poiché avevo così avuto occasione di essere a contatto col carcere e coi suoi abitatori»\nLa testimonianza diretta\, coinvolgente e intensa della vita carceraria nell’Italia liberale e prefascista\,\nscritta da uno dei più combattivi esponenti del socialismo europeo. Arrestato due volte tra\nil 1893 e il 1896\, Serrati racconta fin nei minimi particolari la condizione dei reclusi nelle prigioni\ndel Regno\, senza risparmiare nessun dettaglio sull’abbrutimento fisico e psicologico a cui venne\nsottoposto. Dalla descrizione dell’architettura carceraria al misero regime alimentare\, fino alle\ndisastrose condizioni igieniche\, Serrati apre uno squarcio inquietante su un aspetto poco indagato\ndell’Italia post-risorgimentale\, elaborando una critica del regime carcerario che ancora oggi\, purtroppo\, conferma la sua amara attualità.\nGiacinto Menotti Serrati (Spotorno\, 1872 – Asso\, 1926). Politico e giornalista\, sostenitore del socialismo\nfin da giovanissimo\, viene arrestato sotto i governi di Crispi nel 1893 e nel 1896 per reati di opinione.\nEmigrato all’estero\, vive tra gli Stati Uniti e la Svizzera\, per poi tornare in Italia nel 1911. Divenuto membro della Direzione del Partito socialista nelle file della corrente maggioritaria degli intransigenti\, dirige\nl’«Avanti!» dal 1914 al 1922. Su posizioni internazionaliste durante la Grande Guerra\, si schiera a favore della Rivoluzione bolscevica e nel 1919 è tra gli esponenti di spicco dell’ala massimalista del Psi. Nel 1924 aderisce insieme ad altri compagni di partito al Pcd’I.
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SUMMARY:Casa Savoia e Curia romana dal Cinquecento al Risorgimento a cura di Jean-François Chauvard\, Andrea Merlotti\, Maria Antonietta Visceglia
DESCRIPTION:Venerdì 28 ottobre 2016\, alle ore 17.00\, in collaborazione con l’École française de Rome\, l’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea e La\nVenaria Reale\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove\, Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Casa\nSavoia e Curia romana dal Cinquecento al Risorgimento a cura di Jean-François Chauvard\, Andrea Merlotti\, Maria Antonietta Visceglia\, École française de Rome\, 2015. Intervengono: Catherine Brice\, Pier Paolo Piergentili\, Stefano Tabacchi. Coordina: Marcello Verga.\nA differenza di dinastie italiane più recenti – come Medici e Farnese – i Savoia non cercarono mai\, o forse non riuscirono\, a esser protagonisti nelle complesse dinamiche della politica della curia romana: non a caso\, con un’unica importante eccezione\, dalle loro fila non uscirono cardinali. Furono\, invece\, attentissimi a non rinunciare mai al diritto\, ottenuto nel Medioevo\, di nominare i vescovi e gli abati residenti nei propri Stati\, non esitando a sostenere lunghi ed aspri scontri con i pontefici che lo misero in discussione. Anche la Regia Cappella di corte fu un importante terreno di\ndefinizione delle prerogative della corte – e dello Stato – rispetto a quelle del clero. La politica giurisdizionalista posta in esser dei Savoia fra Cinque e Settecento non mise mai in discussione l’adesione dei Savoia alle pratiche del cattolicesimo tridentino\, così come non impedì alla dinastia di costruire intorno al sacro alcuni dei più importanti elementi della propria immagine: si pensi al culto della Sindone\, del beato Amedeo e di San Maurizio con i martiri della legione tebea. Il volume ripercorre queste e altre tematiche dal Cinquecento all’età contemporanea\, cogliendone i forti\nelementi di continuità e ponendole sullo scenario italiano ed europeo che fu loro proprio.
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SUMMARY:Massoneria e irredentismo. Geografia dell’associazionismo patriottico in Italia tra Otto e Novecento di Luca Giuseppe Manenti
DESCRIPTION:Mercoledì 19 ottobre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Massoneria e irredentismo. Geografia dell’associazionismo patriottico in Italia tra Otto e Novecento di Luca Giuseppe Manenti\, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia\, 2015.\nIntervengono: Anna Maria Isastia\, Antonio Trampus. Coordina: Rita Tolomeo.\nSarà presente l’autore.\nSulla scorta di una grande quantità di fonti recuperate nei principali archivi della penisola\, questo studio offre un’esauriente mappatura del movimento irredentista tra Otto e Novecento\, soffermandosi in particolare sui nessi allacciati dai patrioti con il Grande Oriente d’Italia. L’analisi del Circolo Garibaldi di Trieste restituisce la complessa rete di rapporti tra logge\, comitati di reduci\, leghe lavorative\, società ginniche e di cremazione che strutturò lo spazio associativo del Regno.\nL’obiettivo di completare il Risorgimento con la conquista di Trento e Trieste funse da collante\nideologico per gruppi eterogenei e individui di diversi orientamenti politici\, cui la massoneria fornì\nbasi logistiche\, aiuti economici e una piattaforma valoriale di condivisione. Italiani e fuorusciti\ngiuliani costituirono le tessere di questo intricato mosaico\, scrupolosamente ricostruito nei suoi\naspetti sociali\, politici e culturali.\nLuca Giuseppe Manenti ha conseguito il dottorato in storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Trieste. Svolge attività di ricerca sui temi dell’associazionismo\, della massoneria e del\nnazionalismo nel contesto dell’Italia moderna. Tra le sue pubblicazioni si segnalano: Tra azione politica e cultura esoterica. Massoneria e società segrete nell’Italia dell’800\, in “Prometeo”\, n. 127\, 2014\, pp. 92-101; Massoneria e società occulte a Trieste tra XVIII e XX secolo\, in All’Oriente d’Italia. Le fondamenta segrete del rapporto fra Stato e Massoneria\, a cura di M. Rizzardini\, A. Vento\, Rubbettino\, 2013\, pp. 227-257; Massoneria italiana\, ebraismo e movimento dei Giovani\nTurchi\, in “Rassegna Mensile di Israel”\, n. 3\, 2012\, pp. 161-175.
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SUMMARY:Lo Stato del Granduca 1530-1859. Le istituzioni della Toscana moderna in un percorso di testi commentati di Luca Mannori
DESCRIPTION:Lunedì 17 ottobre 2016\, alle ore 17.00\, presso l\’Istituto Storico Italiano per l\’età Moderna e Contemporanea di Roma (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani\, 32)\, in collaborazione con la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\, sarà presentato il volume Lo Stato del Granduca 1530-1859. Le istituzioni della Toscana moderna in un percorso di testi commentati di Luca Mannori\, Pacini Editore\, 2015.\nIntervengono: Francesco Bonini\, Stefano Tabacchi. Coordina: Marcello Verga.\nIn un\’epoca in cui l\’approccio alle fonti primarie è avvertito ad ogni livello come un\’operazione sempre più laboriosa\, riservato ad addetti ai lavori ben provvisti di tutta una serie di complessi strumenti ermeneutici\, questo libro rappresenta una scommessa di segno opposto Esso punta infatti a rendere accessibile a un pubblico\nnon necessariamente specialistico un capitolo cospicuo dello storia moderna del nostro paese – quello dello Stato mediceo-lorenese\, dalla sua fondazione cinquecentesca fino al suo dissolversi nell\’Italia unita – attraverso una silloge di documenti cronologicamente disposti L\’intento\, ovviamente\, non è quello di riproporre una storia di matrice positivistica\, che punti a ricomporre un\’immagine fotografica del passato creata allineando i reperti che esso si è lasciato alle spalle.
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SUMMARY:La rivoluzione entra a suon di banda. La scoperta della politica in alcune comunità laziali nell’Italia liberale (Castelli romani 1870-1913) di Tommaso Petrucciani
DESCRIPTION:Giovedì 6 ottobre 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume La rivoluzione entra a suon di banda. La scoperta della politica in alcune comunità laziali nell’Italia liberale (Castelli romani 1870-1913) di Tommaso Petrucciani\, PM edizioni\, 2016. Intervengono: Marco De Nicolò\, Lidia Piccioni\, Maurizio Ridolfi. Coordina: Patrizia Rusciani. Sarà presente l’autore. \nNel corso dell’800 i Castelli Romani conoscono un robusto movimento democratico che produce diverse amministrazioni rosse e riesce ad espugnare il collegio elettorale. Prima d’Azeglio e poi Salvemini li presentano però all’opinione pubblica italiana come un caso meridionale\, estraneo a una modernità politica “fisiologica”. L’a-normalità trova le sue ragioni non già in un tirocinio inadeguato\, bensì nei conflitti attorno agli istituti stessi dell’integrazione politica e nel loro uso improprio ad opera di tutti i protagonisti. Adottando una prospettiva intersoggettiva che tiene conto dei punti di vista dei diversi attori e del loro reciproco condizionamento\, il volume ricostruisce la scoperta della politica da parte delle popolazioni dell’area nel primo quarantennio di vita nazionale nel suo prender corpo all’interno del confronto/scontro tra\, da un lato\, il progetto di modernizzazione liberale che guida i funzionari che posero mano alla costruzione della nazione in provincia e le contraddizioni entro cui si mosse la loro loro azione\, e\, dall’altro\, i pregiudizi\, gli stereotipi e gli interessi dei diversi segmenti della società locale attraverso cui vennero recepiti\, ri-creati e riorganizzati temi\, linguaggi\, simboli circolanti nello spazio pubblico nazionale definendo nuove identità e un nuovo senso comune. \nTommaso Petrucciani si è laureato in Lettere presso l’Università «La Sapienza» di Roma nel 2003\, con una tesi in Storia moderna\, e nel 2008 ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia della società contemporanea all’Università di Siena. Dal 2007 al 2012 è stato segretario di redazione di «Contemporanea. Rivista di storia dell’800 e del ‘900»\, con la quale ha collaborato anche in veste di traduttore. Ha inoltre tradotto due libri per la Società editrice “il Mulino” di Bologna: J.A. Goldstone\, Perché l’Europa\, 2010\, e S. Mosley\, Storia globale dell’ambiente\, 2013.
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SUMMARY:Percorsi di ricerca nella Grande Guerra. Il fronte marittimo meridionale d’Italia di Agazio Trombetta
DESCRIPTION:Martedì 5 luglio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Percorsi di ricerca nella Grande Guerra. Il fronte marittimo meridionale d’Italia di Agazio Trombetta\, Falzea Editore\, 2016. Intervengono: Domenico da Empoli\, Mariano Gabriele\, Luciano Zani. Coordina: Lauro Rossi.\nSarà presente l’autore\nIl volume approfondisce le vicende storiche legate alla Grande Guerra nel territorio reggino e nel\n“Fronte Marittimo Meridionale d’Italia”\, con l’ausilio di fonti archivistiche inedite\, civili e militari.\nDall’esame dei documenti emerge un singolare spaccato della vita reggina in quegli anni\, che\nl’Autore descrive facendoci rivivere problemi\, paure\, ansie e attese di quei momenti tristi.\nPassando attraverso una disamina generale della congiuntura internazionale e degli aspetti legati\nall’impegno bellico nel bacino del Mediterraneo\, si viene a delineare il progressivo coinvolgimento\ndel territorio reggino nel fronte marittimo meridionale e nello scacchiere mediterraneo dello Stretto\ndi Messina\, con l’apporto di fonti inedite provenienti anche dall’Ufficio Storico della Marina\nMilitare. Viene inoltre largamente approfondito l’episodio dell’affondamento della nave traghetto\nScilla nelle acque antistanti Catona e la tragica fine del transatlantico Verona\, partito da Genova con\ncirca tremila soldati a bordo dichiarati disertori dopo la sconfitta di Caporetto e inviati in Cirenaica\ne Tripolitania.\nAgazio Trombetta è professore ordinario di Scienze naturali e Geografia\, Preside di ruolo e\nDeputato di Storia Patria per la Calabria; autore di numerosi volumi su Reggio Calabria.
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SUMMARY:Onde fasciste. La propaganda araba di Radio Bari (1934-43)\, di Arturo Marzano
DESCRIPTION:Giovedì 16 giugno 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma) sarà presentato il volume Onde fasciste. La propaganda araba di Radio Bari (1934-43) di Arturo Marzano\, Carocci\, 2016. Intervengono: Elisabetta Benigni\, Tommaso Dell’Era\, Barbara Spadaro. Coordina: Rosanna De Longis. Sarà presente l’autore. \nIl volume ricostruisce l’esperienza di Radio Bari (1934-43)\, la prima stazione europea a trasmettere in arabo. Grazie ad una ricerca condotta in numerosi archivi in Italia\, Francia\, Gran Bretagna\, Stati Uniti e Marocco\, emergono da queste pagine i protagonisti di Radio Bari\, dai responsabili politici agli autori\, agli ospiti\, agli speaker\, nonché i programmi che la radio ospitò. Le trasmissioni culturali (conversazioni\, canzoni\, pièce teatrali) furono apprezzate dal pubblico arabo\, mentre quelle politiche (i notiziari) non ebbero successo perché scontavano una contraddizione insuperabile della propaganda e\, più in generale\, della politica estera fascista: Roma corteggiava i nazionalismi arabi e attaccava Londra e Parigi con l’obiettivo di sostituirvisi come potenza egemone nel Mediterraneo e in Medio Oriente\, senza considerare che quei nazionalismi si sarebbero opposti con uguale forza al dominio coloniale italiano. Proprio attraverso Radio Bari e la sua “guerra delle onde” con Radio Londra\, Radio Paris Mondial e Radio Berlino\, il libro\, al confine tra storia delle relazioni internazionali\, storia transnazionale e storia dei media\, mette in luce come la politica araba dell’Italia fascista fosse\, nonostante le ambizioni imperiali\, destinata al fallimento. \nArturo Marzano è ricercatore di Storia e Istituzioni dell’Asia nel Dipartimento di Civiltà e forme del sapere dell’Università di Pisa. Tra le sue pubblicazioni: Una terra per rinascere. Gli ebrei italiani e l’immigrazione in Palestina prima della guerra (1920-1940) (2003); Roma e Gerusalemme. Israele nella vita politica e culturale italiana (1949-2009) (con M. Simoni\, 2010); Attentato alla Sinagoga. Roma\, 9 ottobre 1982. Il conflitto israelo-palestinese e l’Italia (con G. Schwar\, 2013).
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SUMMARY:Fronte Montenegro. L’occupazione militare italiana 1941-1943\, di Federico Goddi
DESCRIPTION:Mercoledì 15 giugno 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Fronte Montenegro. L’occupazione militare italiana 1941-1943 di Federico Goddi\, Leg edizioni\, 2016. Intervengono: Andrea Carteny\, Lutz Klinkhammer\, Amedeo Osti Guerrazzi. Sarà presente l’autore. \nUn fronte della guerra italiana oggi dimenticato\, un sistema di un’occupazione militare sinora ignorato dagli studi. Eppure l’Italia fascista Iin Montenegro fra 1941 e 1943 sperimentò l’antiguerriglia come non fece altrove nei Balcani durante tutto il secondo conflitto mondiale. Nel quadro della guerra fascista il controllo di quel territorio – incastonato fra la Serbia occupata dai nazisti\, lo Stato indipendente croato e l’Albania occupata dall’Italia fascista – rappresentava uno snodo importante. Inoltre il pur piccolo Montenegro offriva agli occupanti risorse economiche cui l’Italia fascista guardava con attenzione. C’era però un problema: i montenegrini mal sopportavano il dominio italiano e nelle montagne della loro regione venne a nascondersi\, e ad operare\, il cuore della resistenza antifascista e antinazista di tutta la Jugoslavia\, compreso Josip Broz Tito. Federico Goddi ricostruisce tutto questo grazie ad un’assai ampia ricerca\, dragando i più diversi archivi fascisti e traendo spunti dalla storiografia montenegrina. Ne scaturiscono le scelte del Governatorato militare italiano e l’impatto della quotidianità d’occupazione sulla società locale. Emerge distintamente come l’azione repressiva degli occupanti fu segnata da un complesso conflitto fra autorità militari con aspirazioni egemoniche e autorità civili. \nFederico Goddi è dottore di ricerca in Storia presso l’Università degli Studi di Genova. Vincitore del Premio Nicola Gallerano (2014)\, attualmente è Research fellow presso la Filozofski fakultet – Univerzitet Crne Gore (Università del Montenegro).
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SUMMARY:La primavera della Repubblica. Roma 1849\, la città e il mondo\, di Giuseppe Monsagrati
DESCRIPTION:Martedì 14 giugno 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume La primavera della Repubblica. Roma 1849\, la città e il mondo di Giuseppe Monsagrati\, La lepre\, 2016. Intervengono: Giovanna Capitelli\, Daniela Felisini\, Francesco Guida. \nPur affrontando un tema tra i più esplorati dalla storiografia degli ultimi anni\, questa agile sintesi presenta la storia della Repubblica romana del 1849 sotto una prospettiva che\, senza escludere l’intento narrativo\, mette a fuoco alcuni aspetti trascurati in passato. Il punto di partenza dell’autore è infatti una domanda: perché la Repubblica a Roma\, ossia come è potuto avvenire che una istituzione come quella repubblicana abbia trovato\, sia pure per pochi mesi\, un terreno propizio in una città che due millenni di papato avevano reso apparentemente estranea alle idee della democrazia rappresentativa?\nIn una analisi che coniuga il rigore della ricerca storica con la scorrevolezza della scrittura\, la risposta a questa domanda viene cercata nel rapporto tenace tra la città (la storia\, i luoghi\, la memoria) e il carattere dei suoi abitanti\, e\, per altro verso\, nel rapporto altrettanto significativo tra Roma e la proiezione della sua immagine antica e moderna all\’esterno. Senza trascurare la politica e le sue effimere fortune\, la spiegazione che l’autore ci offre affonda le radici\, più che nell’ideologia nazionale\, nello spirito di una popolazione meno passiva di quanto fosse generalmente ritenuta e comunque talmente orgogliosa della propria storia da contribuire a scriverne un altro capitolo.
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SUMMARY:Marco Minghetti. Il liberalismo e l’Europa\, di Raffaella Gherardi
DESCRIPTION:Venerdì 10 giugno 2016\, alle ore 17.00\, in collaborazione con l’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea\, presso la Biblioteca di storia\nmoderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Marco Minghetti. Il liberalismo e l’Europa di\nRaffaella Gherardi\, Morcelliana\, 2015. Intervengono: Raffaele Romanelli\, Romano Ugolini. Coordina: Marcello Verga.\nMarco Minghetti (1818-1886) fu uno dei principali teorici\, in Italia e in Europa\, del pensiero\npolitico liberale e\, allo stesso tempo\, eminente statista della Destra storica: più volte Ministro e\nPresidente del Consiglio\, legò il suo nome a tappe salienti della politica nazionale quali la\nConvenzione di settembre\, l’avvio dell’inchiesta industriale e dell’inchiesta agraria\, la revisione dei\ntrattati commerciali\, il raggiungimento del pareggio di bilancio. Raffaella Gherardi ne ripercorre qui\nnon solo gli scritti\, ma anche i discorsi parlamentari ed extraparlamentari\, attingendo a documenti spesso non facilmente reperibili: emerge il ritratto a tutto tondo di una personalità attenta a sfuggire gli opposti rischi di una scienza della politica disancorata dalla prassi e di un’azione politica meramente empirica e contingente.\nSi manifestano inoltre temi ancora oggi rilevanti: il rapporto fra economia\, morale e diritto; le relazioni tra Stato e Chiesa; le ingerenze dei partiti politici nella giustizia e nell’amministrazione.\nAnche di fronte alla politica del presente l’opera di Minghetti non ha perso centralità\, elevandolo a\nclassico della politica italiana ed europea\, in grado di parlare a tempi che vanno ben oltre quelli che\negli ha vissuto.\nRaffaella Gherardi insegna Storia delle dottrine politiche all’Università di Bologna e fa parte della\nGiunta centrale per gli studi storici. Di Marco Minghetti ha curato: Scritti politici (Roma 1986); Le\ndonne\, la Maddalena\, le Madonne. Scritti sull’arte moderna di Marco Minghetti (Bologna 2010) e\nIl cittadino e lo Stato (Brescia 2011).
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SUMMARY:A scuola di dissenso. Storie di resistenza al confino di polizia (1926-43)\, di Ilaria Poerio
DESCRIPTION:Giovedì 26 maggio 2016\, alle ore 17.0\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume A scuola di dissenso. Storie di resistenza al confino di polizia (1926-43) di Ilaria Poerio\, Carocci\, 2016. Intervengono: Alexander Höbel\, Alessandra Gissi\, Fiamma Lussana. Sarà presente l’autrice. \nQuando il fascismo si voleva liberare di persone sospette\, ma sulle quali non esistevano accuse formali\, applicava la legge del confino. Tra il 1926 e il 1943 furono circa 15.000 gli italiani condannati al confino di polizia\, tra loro diverse migliaia di antifascisti. I più pericolosi venivano relegati nelle isole. Costretti all’immobilità dal regime\, gli antifascisti cercavano strumenti per restare fermi ma non inerti. Nelle colonie di confino si istituirono mense e biblioteche\, scuole e cooperative: si studiava\, si leggeva\, si discuteva\, si elaboravano documenti\, come nel più animato dei congressi politici. Mentre nel resto del paese gli spazi di libertà si restringevano fino a scomparire\, nelle isole di confino si andava a chiedere consiglio\, si portavano notizie e informazioni\, che venivano studiate\, vagliate\, confrontate e integrate le une con le altre\, vanificando così l’essenza stessa della punizione che il regime aveva voluto dare. Per una generazione intera di antifascisti\, il confino rappresentò una tappa cruciale nella costruzione di sé. Il loro agire sarà anche\, almeno simbolicamente\, premessa per l’edificazione della Repubblica. \nIlaria Poerio è dottore di ricerca in Italian Studies presso l’Università di Reading (Regno Unito). Si interessa di storia dell’Italia e dell’Europa contemporanea. Ha pubblicato: Vento del Sud. Gli antifascisti meridionali nella guerra di Spagna (con Vania Sapere\, Istituto Ugo Arcuri\, 2007) e Postcards from Italy. Vent’anni di berlusconismo sulla stampa britannica (Clueb\, 2013).
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SUMMARY:Il movimento del 1977 in Italia\, di Luca Falciola
DESCRIPTION:Giovedì 19 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e\ncontemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Il movimento del 1977 in Italia di Luca Falciola\, Carocci\,\n2016. Intervengono: Giovanni Mario Ceci\, Alessio Gagliardi\, Guido Panvini.\nCoordina: Ermanno Taviani. Sarà presente l’autore.\nIn tutto il mondo l’esperienza del Sessantotto si è esaurita entro la prima metà degli anni Settanta\, di\nfronte al tramonto delle ideologie e al riflusso nel privato. Invece in Italia\, nel 1977\, una\ngenerazione di militanti di sinistra ha creduto ancora nella possibilità di una rivoluzione e ha messo\nin atto un estremo tentativo di sovvertire la società. Ne è scaturito un movimento in bilico tra\nl’esaltazione e il superamento della politica\, aperto a spericolate contaminazioni culturali e capace\ndi audaci sperimentazioni creative\, ma anche indissolubilmente legato a dottrine e pratiche violente\,\ntanto da inaugurare la fase più buia degli “anni di piombo”. Il movimento del ’77 attende ancora\nun’analisi sistematica\, oltre a lasciare aperti interrogativi che sono ineludibili per capire e\nfinalmente storicizzare gli anni Settanta. Il volume ricostruisce – per la prima volta con rigore\nscientifico e sulla base di un’imponente ricerca archivistica e documentaria – il contesto di crisi nel\nquale maturò questo ciclo di protesta\, i riferimenti intellettuali che ispirarono la mobilitazione\, la\nvisione del mondo e le rivendicazioni dei contestatori\, gli schemi interpretativi che favorirono\nl’escalation violenta\, la reazione delle istituzioni e la dialettica tra movimento e organizzazioni\narmate clandestine.\nLuca Falciola è assegnista di ricerca in Storia delle istituzioni politiche presso l’Università Cattolica di\nMilano. Ha ottenuto un dottorato in Storia (Università Cattolica-Sciences Po Paris)\, è stato Post-doctoral\nFellow alla Yale University (Program on Order\, Conflict\, and Violence) ed è stato Visiting Fellow alla\nBeinecke Rare Book & Manuscript Library\, Yale University. Le sue ricerche indagano fenomeni di\ncontestazione\, violenza politica e terrorismo.
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SUMMARY:Fumo. Italy’s Love Affair with the Cigarette\, di Carl Ipsen
DESCRIPTION:Mercoledì 18 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Fumo. Italy’s Love Affair with the Cigarette di Carl Ipsen\, Stanford University Press\, 2016. Ne parla con l’autore: Vanessa Roghi. Coordina: Patrizia Rusciani. \nPer oltre un secolo\, l’Italia ha avuto un love affair con la sigaretta. Forse nessun bene di consumo ha simboleggiato meglio aspetti economici\, dimensioni politiche\, sociali e culturali della storia italiana contemporanea. Per gran parte del XX secolo\, il consumo di sigarette è stato un indice di benessere economico e di modernità. Solo alla fine del secolo l’Italia\, raggiunta la parità economica con le altre potenze occidentali\, è entrata nell’era antifumo.\nBasandosi su cinema\, letteratura\, e stampa popolare\, Carl Ipsen offre un panorama del “secolo della sigaretta” in Italia\, dal 1870 fino ad arrivare al divieto di fumo nei luoghi pubblici nel 2005\, individuando collegamenti tra fumo e imperialismo\, guerre mondiali\, fascismo e movimenti di protesta degli anni 1970.  \nIndice: Introduction: First Puff; 1 Toscano: Smoking in Italy before World War I; 2 Macedonia: Smoking between the Wars; 3 Eva: Women and Smoking before World War II; 4 Nazionali: Smoking and Poverty in Postwar Italy; 5 Camels: Women\, Sex\, and Americane in the Postwar Decades; 6 Me ne frego: Smoking and Risk; 7 MS: Men\, Women\, and Smoking in the Era of Collective Action; 8 Marlboro Light: The Antismoking Era in Italy; 9 Pall Mall: Contraband and Privatization; Epilogue: Cicca; Appendix: 2006 Expert Report; Notes; Bibliography \nCarl Ipsen è professore presso il Dipartimento di Storia dell’Indiana University. I suoi campi di ricerca sono focalizzati in particolare sulla storia d’Italia e d’Europa del XIX e XX secolo. Tra le sue pubblicazioni si ricordano: Italy in the Age of Pinocchio: Children and Danger in the Liberal Era (2006) and Dictating Demography: The Problem of Population in Fascist Italy (1996).
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SUMMARY:La grande illusione. Come nacque e come morì il marxismo giuridico in Italia\, di Luca Nivarra
DESCRIPTION:Martedì 17 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\n(Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume La\ngrande illusione. Come nacque e come morì il marxismo giuridico in Italia di Luca Nivarra\, G.\nGiappichelli\, 2015. Intervengono: Adalgiso Amendola\, Cesare Salvi\, Michele Spanò. Coordina:\nMarco Fioravanti. Sarà presente l’autore\nIl libro ha vari protagonisti. Il primo è il giurista sovietico Pasukanis; il secondo è Bobbio; il terzo è il P.C.I.\ne la cultura giuridica che ne subì l’influenza a partire dall’inizio degli anni ’70. Sullo sfondo\, Marx. A\nPasukanis si deve una trasposizione\, sul piano della teoria del diritto\, del paradigma marxiano che non ha\navuto eguali per acutezza e incisività e alla quale si deve\, inoltre\, la più chiara illustrazione dei limiti che\ncaratterizzano una strategia politica di tipo riformistico\, fondata\, cioè\, sulla forza emancipatrice del diritto.\nBobbio rappresenta la polarità opposta\, sia sul piano teorico sia sul piano politico: i due “grandi dibattiti” che lo videro impegnato\, a distanza di venti anni (1955\, 1975)\, una prima volta sulla “libertà”\, una seconda volta\n“sulla democrazia” con i più autorevoli esponenti\, politici ed intellettuali\, del PCI. individuano\, anche\nsimbolicamente\, il punto iniziale e il punto terminale di una parabola che portò i comunisti italiani fuori dal\ncono d’ombra del marxismo. Infine\, la cultura giuridica “d’area” che\, dal convegno catanese sull’uso\nalternativo del diritto alle pagine di “Democrazia e diritto”\, celebrò uno strano incontro con Marx in cui\, non senza ambiguità\, si trovarono a convivere istanze di modernizzazione del ruolo e del sapere del giurista\, la\nuna tecnologia istituzionale della transizione in grado di coniugare socialismo e democrazia borghese.\nLuca Nivarra insegna Diritto civile nell’Università di Palermo. Si è occupato\, tra l’altro\, di diritto della concorrenza\,diritto della proprietà intellettuale\, diritto di famiglia\, teoria generale del diritto e storia della cultura giuridica italiana.\nTra le sue pubblicazioni più recenti ricordiamo Diritto privato e capitalismo: regole giuridiche e paradigmi di mercato (2010)\, Diritto privato\, insieme a C. Scognamiglio e V. Ricciuto (2013)\, e ha curato il volume Gli anni settanta del diritto privato (2008).
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SUMMARY:In nome della patria. Ebrei e cultura di destra nel Novecento\, di Vincenzo Pinto
DESCRIPTION:Lunedì 16 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume In nome della patria. Ebrei e cultura di destra nel Novecento di Vincenzo Pinto\, Le Lettere\, 2016. Intervengono: Ester Capuzzo\, Vincenzo Fasano\, Massimo Longo Adorno. Coordina: Gisèle Lévy. Sarà presente l’autore.\nLa Destra politica del Novecento è stata anche un fenomeno ebraico. Malgrado le persecuzioni\netnico-razziali del nazi-fascismo o quelle etnico-classiste del socialismo reale\, vi sono stati non\npochi ebrei che hanno scelto di sposare una posizione politica di destra: chi su posizioni sionistiche\n(come Jabotinsky o Klausner)\, chi su posizioni diasporiche (come Ovazza o Schoeps). Se il profilo\nbiografico è quello maggiormente in grado di ritrarre le peculiarità della “Destra ebraica”\, è anche\nvero che le comunità ebraiche europee sono state lungo tutto il Novecento culturalmente più vicine\nalla Destra che alla Sinistra politica\, malgrado le persecuzioni subite.\nVincenzo Pinto è uno storico del nazionalismo ebraico. Ha ottenuto un dottorato di ricerca in storia\ncontemporanea all’Università di Torino (2003)\, uno in scienze storiche all’Università di San Marino\n(2006) e uno in studi italiani all’Università di Grenoble (2012). Dirige attualmente la rivista web\n«Free Ebrei». Ha pubblicato numerosi lavori sul sionismo e sull’identità ebraica contemporanea. Si\nsegnalano fra gli altri: Imparare a sparare (2006)\, La tigre sotto la pelle (2007)\, La terra ritrovata\n(2012).
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SUMMARY:Uccidere senza odio. Pedagogia di guerra nella storia della Gioventù cattolica italiana (1868-1943) di Francesco Piva
DESCRIPTION:Giovedì 12 maggio 2016\, alle ore 17.00\, in collaborazione con l’Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Uccidere senza odio. Pedagogia di guerra nella storia della Gioventù cattolica italiana (1868-1943) di Francesco Piva\, FrancoAngeli\, 2016. Intervengono: Simona Colarizi\, Daniele Menozzi. Coordina: Francesco Malgeri. Sarà presente l’autore \nGiovinezza\, virilità\, guerra\, bella morte. Questo nesso\, emerso durante le guerre della rivoluzione francese e consolidato in Europa nelle successive guerre nazional-patriottiche\, fu proposto anche ai giovani cattolici italiani negli ultimi decenni di quel secolo e i primi quarant’anni del Novecento.\nIl volume ricostruisce il messaggio educativo sulla guerra divulgato\, tra il 1868 e il 1943\, dalla più importante organizzazione giovanile del movimento cattolico italiano. All’inizio del Novecento\, quando la Gioventù cattolica cominciò ad assumere dimensioni di massa – fino ad aggregare nei primi anni Venti oltre 400 mila tra studenti\, contadini ed operai – venne delineato un progetto pedagogico volto a plasmare una personalità virile\, capace non solo di adattarsi alla guerra\, ma di eccellere al massimo nelle virtù militari. Proprio in quanto addestrato al combattimento interiore e al ferreo controllo degli impulsi sessuali\, il giovane cattolico avrebbe dimostrato di reggere meglio degli altri la fatica di uccidere e la disponibilità ad essere ucciso. Esempio e guida per i compagni nelle micidiali violenze delle guerre novecentesche.\nIl libro ripercorre lo sviluppo di questo paradigma\, le argomentazioni pedagogiche e il discorso pubblico con cui l’associazione andò configurando\, nelle diverse congiunture storiche\, la sua collocazione all’interno della nazione. L’immagine del giovane maschio e puro\, soldato esemplare\, pronto a buona e santa morte\, si proiettò a livello politico nell’idea della guerra come purificazione sociale e occasione per rilanciare la cristianità. Questo cammino portò la Gioventù cattolica nella seconda metà degli anni Trenta a sostenere la militarizzazione della società perseguita dal fascismo e a condividere tratti fondamentali della cultura di guerra che sfociò nella catastrofica partecipazione dell’Italia al secondo conflitto mondiale. \nFrancesco Piva ha insegnato Storia contemporanea presso l’Università degli studi di Salerno e l’Università degli studi di Roma Tor Vergata. Ha pubblicato saggi di storia sociale e\, più di recente\, si è interessato della formazione giovanile nell’Italia del secondo dopoguerra analizzando due casi: l’uno riguardante l’Azione cattolica\, l’altro il Partito comunista. Le due ricerche sono edite dalla FrancoAngeli: “La Gioventù cattolica in cammino…”. Memoria e storia del gruppo dirigente (1946-1954) (2003) e Storia di Leda. Da bracciante a dirigente di partito (2009).
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SUMMARY:I “dimenticati”. Da colonizzatori a profughi\, gli italiani in Libia 1943-1974 di Luigi Scoppola Iacopini
DESCRIPTION:Giovedì 5 maggio 2016\, ore 17.00\, in collaborazione con l`Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea e il Museo regionale dell`emigrazione Pietro Conti\, sarà presentato il volume “I “dimenticati””. Da colonizzatori a profughi\, gli italiani in Libia 1943-1974 di Luigi Scoppola Iacopini\, Editoriale Umbra\, 2015. Saluti: Rosanna De Longis\, Alberto Sorbini. Intervengono: Federico Cresti\, Luigi Goglia. Sarà presente l’autore. \nGiovedì 5 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, in collaborazione con l’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea e il Museo regionale dell’emigrazione Pietro Conti\, sarà presentato il volume I “dimenticati”. Da colonizzatori a profughi\, gli italiani in Libia 1943-1974 di Luigi Scoppola Iacopini\, Editoriale Umbra\, 2015. Saluti: Rosanna De Longis\, Alberto Sorbini. Intervengono: Federico Cresti\, Luigi Goglia. Sarà presente l’autore. \nL’obiettivo dell’autore è di contribuire con questo lavoro a far luce su una vicenda poco indagata della storia italiana del secondo dopoguerra: l’esperienza dei nostri connazionali in Libia a partire dalla fine del regime coloniale.\nGrazie al rinvenimento di inediti documenti in diversi archivi\, si è potuto iniziare una prima ricostruzione che abbracciasse in una visione d’insieme il periodo dell’amministrazione britannica col regime dittatoriale di Gheddafi\, passando per gli anni della monarchia di Idris.\nSi tratta di un capitolo importante della realtà del nostro Paese durante il XX secolo\, se non altro perchè inerente a due temi centrali quali il colonialismo e l’emigrazione. Ne vien fuori il ritratto di una comunità che si trovò a pagare colpe in larga parte non sue e che ancora oggi aspetta un giusto riconoscimento per quanto patito. \nLuigi Scoppola Iacopini è dottore di ricerca in Storia contemporanea. Autore di diversi saggi\, ha lavorato alla pubblicazione dei diari di Fanfani (Rubbettino\, 2012)\, curando quelli del 1959 e del 1961. Collabora con «Mondoperaio»; insieme a Bernardi e Nunnari ha pubblicato Storia della Confederazione italiana agricoltori (il Mulino\, 2013). Con Francesco Anghelone ha curato Praga 1968. La “Primavera” e la sinistra italiana (Bordeaux\, 2014).
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SUMMARY:L'eco del boato. Storia della strategia della tensione\, di Mirco Dondi
DESCRIPTION:Lunedì 2 maggio 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e\ncontemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà\npresentato il volume L’eco del boato. Storia della strategia della tensione\, 1965-\n1974 di Mirco Dondi\, Laterza\, 2016. Ne parlano con l’autore: Miguel Gotor\,\nVanessa Roghi. Coordina: Rosanna De Longis.\nLe ‘stragi nere’ iniziano il 12 dicembre 1969 con Piazza Fontana e terminano il 4 agosto 1974 con\nl’attentato al treno Italicus. Alcuni giorni dopo la bomba di Milano\, il settimanale britannico “The\nObserver” parlerà di ‘strategia della tensione’\, riferendosi non solo alle bombe ma al modo in cui\nsono stati strumentalizzati attentati e disordini sociali\, chiamando in causa la stampa e i politici.\nLa stagione dello stragismo\, ignota ai Paesi dell’Europa occidentale\, ha minato le istituzioni\ndemocratiche e la convivenza sociale dell’Italia\, con l’aggravante che in quarant’anni non sono stati\ncondannati né i mandanti né gran parte degli esecutori. Solo in sede storica si è fatto un po’ di\nordine. Mirco Dondi ricostruisce gli episodi stragisti\, soffermandosi in particolare sul loro impatto\nimmediato.\nMirco Dondi insegna Storia contemporanea all’Università di Bologna\, dove dirige anche il Master\ndi Comunicazione storica. Si è occupato delle violenze nel dopoguerra con La lunga liberazione.\nGiustizia e violenza nel dopoguerra italiano (Editori Riuniti 1999). Ha inoltre pubblicato L’Italia\nrepubblicana: dalle origini alla crisi degli anni Settanta (Archetipo Libri 2007) e I neri e i rossi:\nterrorismo violenza e informazione negli anni Settanta (a cura di\, Controluce 2008).
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SUMMARY:Televisione. Storia\, Immaginario\, Memoria
DESCRIPTION:Venerdì 29 aprile 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea si presenterà il volume Televisione. Storia\, Immaginario\, Memoria a cura di Damiano Garofalo e Vanessa Roghi\, Rubbettino\, 2015. Intervengono: Milly Buonanno\, Carlo Freccero\, Ermanno Taviani\, Christian Uva. Coordina: Elena Dagrada. Saranno presenti i curatori. \nIn Italia ancora stenta ad affermarsi una storia culturale della televisione di lunga durata che tenga\nin giusta considerazione l’analisi qualitativa degli ascolti\, l’impatto sociale dei diversi programmi\, il\nloro peso sull’immaginario nazionale. Questo anche e soprattutto perché è mancata la voglia di\nintersecare la storia dell’emittente con quella\, dal “basso”\, del ricevente. Eppure\, in questo senso\, la\nbibliografia internazionale è ricca di stimoli: storici\, antropologi\, studiosi di media studies hanno\nricostruito il paesaggio culturale creato dai mezzi di comunicazione in una prospettiva assai feconda\nche si ritrova nei saggi qui contenuti. Oltre alla prospettiva storica il libro traccia alcune linee per\nuno studio delle dialettiche televisive e dell’immaginario\, ovvero del ruolo della televisione nella costruzione di paesaggi mediali che\, rappresentando individui e gruppi sociali\, si attuano nella sfera\npubblica modificandola.\nDamiano Garofalo insegna Teorie e tecniche del linguaggio radiotelevisivo al DAMS dell’Università di\nPadova e collabora con il Dipartimento di Storia dell’arte e Spettacolo della Sapienza di Roma. Ha\ncollaborato con l’Archivio audiovisivo del movimento operaio e con la Fondazione Museo della Shoah. Oltre\nad alcuni contributi sulla storia sociale e culturale della televisione italiana e sul rapporto tra cinema e storia\, ha pubblicato la monografia Political Audiences. A Reception History of Early Italian Television (Mimesis\,\n2015).\nVanessa Roghi insegna Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso la Facoltà di Lettere della\nSapienza di Roma. Si occupa di fonti audiovisive per la storia\, di public history e di televisione e\nstoria. Regista e autrice di numerosi documentari storici per la Tv\, fa parte del comitato scientifico\ndella rivista “Cinema e storia”.
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SUMMARY:La scienza politica di Gramsci\, di Michele Prospero
DESCRIPTION:Mercoledì 27 aprile 2016\, alle ore 17.30\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea\, si presenterà il volume La scienza politica di Gramsci di Michele Prospero\, Bordeaux\, 2016. Intervengono: Alfredo D’Attorre\, Guido Liguori. Coordina: Daniela Preziosi. Sarà presente l’autore.
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SUMMARY:La Terza Italia. Reinventare la nazione alla fine del Novecento di Francesco Bartolini
DESCRIPTION:Martedì 26 aprile 2016\, alle ore 17.00\, presso la biblioteca di storia moderna e contemporanea si presenterà il volume La Terza Italia. Reinventare la nazione alla fine del Novecento di Francesco Bartolini\, Carocci\, 2016. Intervengono: Marco Gervasoni\, Marco Magnani. Coordina: Marco De Nicolò. Sarà presente l’autore.
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SUMMARY:Amore meno zero
DESCRIPTION:Giovedì 21 aprile 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume Amore meno zero di Stefano Rizzo\, Mincione\, 2015.\nIntervengono: Benedetta Bini\, Rita di Leo\, Alessandro Portelli. Coordina: Rosanna De Longis.\nSarà presente l’autore. \nNew York 1972\, Richard Nixon ha vinto le elezioni\, ma lo scandalo Watergate sta per scoppiare e alcuni suoi collaboratori sono già in carcere. Un professore di Logica\, protagonista senza nome\, risponde ad un’offerta di lavoro della “ Fondazione” che si rivelerà terreno di ricatti per estorcere informazioni sul mondo universitario\, artistico ed intellettuale. Anche Candice\, ex compagna nera che insegna in una scuola di Harlem\, di cui è ancora innamorato\, è in pericolo. L’incontro con Esteban Sandoval\, soldato reduce dal Vietnam\, metterà in luce i giochi atroci della guerra attraverso i diari che il giovane è intenzionato a pubblicare. Non rimane che fuggire in Messico mentre però arriva la notizia di un colpo di stato in Cile ad opera di “un certo colonnello Pinochet”. \nStefano Rizzo ha vissuto a lungo a New York dove si è laureato in filosofia. Studioso di relazioni internazionali\, tra le pubblicazioni in merito ricordiamo Teoria e pratica delle relazioni internazionali. Da Machiavelli a Barack Obama (Nuova Cultura\, 2009); La svolta americana. Cronache dalla fine del bushismo 2006-2008 (Ediesse\, 2009); Le rivoluzioni della dignità. 18 mesi che hanno cambiato il mondo arabo (Ediesse\, 2012) e The Changing Faces of Populism. Systemic Challengers in Europe and the U.S. (Feps\, Bruxelles\, 2013). Per la narrativa Variazioni (Rubettino 1998)\, Mohammed (Mesogea\, 2003). Ha curato numerose traduzioni dall’inglese; sua è la prima trascrizione e traduzione in italiano delle canzoni di Bob Dylan per la Newton Compton.
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SUMMARY:L’ultimo anno di una pace incerta. Roma 1914-1915
DESCRIPTION:Mercoledì 20 aprile 2016\, alle ore 17.00\, presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove – Via Michelangelo Caetani 32\, Roma)\, sarà presentato il volume L’ultimo anno di una pace incerta. Roma 1914-1915 di Marco De Nicolò\, Le Monnier\, 2016. Intervengono: Mario Ajello\, Adriano Roccucci\, Alessandra Staderini.\nCoordina: Fulvio Cammarano.\nDurante il periodo giolittiano\, con la formazione della Giunta Nathan\, Roma aveva trovato una sua cifra nazionale. Il conflitto sociale\, le tornate elettorali e la tensione internazionale determinarono una rapida trasformazione della sua fisionomia politica. La risposta del ceto medio alla Settimana rossa\, il tramonto della Giunta progressista\, l’erosione del fronte non interventista\, il coinvolgimento di molti giovani nella campagna nazionalista\, l’emersione di una figura catalizzatrice come D’Annunzio\, in un contesto privo di leader politici carismatici\, innalzarono la temperatura politica fino a giungere a una guerra civile\, interrotta solamente dalla guerra nazionale. L’interventismo\ndiede la percezione di una volontà popolare capace di imporsi attraverso una mobilitazione di massa\nnonostante la scelta dell’entrata in guerra fosse presa in altre sedi e a dispetto di una larga maggioranza del Paese ostile al conflitto. \nMarco De Nicolò insegna Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Cassino. Ha proposto monografie e saggi su Roma e sulla sua amministrazione in età contemporanea e ha organizzato ricerche collettive sull’argomento. Nel campo storico-istituzionale ha prodotto saggi sull’istituto prefettizio e sul Ministero dell’interno\, oltre che sulle proposte federaliste tra fine Settecento e l’Unità. Negli ultimi anni ha allargato il suo campo di interessi dedicandosi alla storia\ndei giovani nel Novecento e all’analisi sui «Muri in età contemporanea»\, come elemento di permanente divisione. Si occupa\, per conto della Società italiana per lo studio della storia contemporanea (Sissco)\, del sistema degli archivi e delle biblioteche pubbliche in Italia.
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